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Giovane è l?eccezione, vecchio è la regola.
Risulta tanto annosa la questione giovani che il ?Venerdì di Repubblica? ci dedica la prima pagina: un attentissimo stralcio sulla nostra condizione e, sembrerebbe molto interessante, sulle proposte avanzate dalla politica che vorrebbero sortire l?effetto di un ringiovanimento della nostra nazione.
Bandendo le facili considerazioni che, a torto o a ragione, porterebbero polemiche su chi ha avuto l?ardire di definire i giovani sfiduciati, riluttanti verso la classe dirigente (età media 65 anni!!!) e, questione gravissima, qualunquisti, ammetto che per come la vedo io (trentenne ma pur sempre giovane) la realtà che accomuna i giovani dal nord al sud non fa una grinza: sfiduciati-riluttanti-qualunquisti.
A nostra parziale discolpa sono teso a sostenere che la nostra condizione non è altro che il frutto delle politiche sbagliate che ci hanno sempre posto su un piano secondario, sempre volte alla conservazione del potere e non a caso, nelle Università, vige la gerontocrazia: in Italia oltre il 30% dei professori di ruolo supera i 65 anni, solo l?uno per cento dei membri formanti la classe dirigente è under 30, mentre il 4 per cento è under 40. La stessa percentuale vale per le imprese.
Basterebbero questi dati per avvalorare la tesi che ci vede sfiduciati.
C?è un dato estremamente allarmante che dovrebbe condurre alla riflessione e, stranamente, anche alla vergogna: L?Italia pare malata di ?pippobaudismo? – presenterà il festival di Sanremo anche quest?anno! – in tutti i settori vitali.
Infatti, nella nostra società le eminenze grigie comandano in tutti i comparti finché riescono ad emanare l?ultimo respiro: dall?impresa alla politica, dall?università alla cultura.
Il Parlamento italiano è uno dei più vecchi al mondo con un?età media di oltre 54 anni: gli under 44, che sono il 60 per cento della popolazione, occupano solo il 10 per cento del Parlamento!
L?Italia è un paese che si basa sul principio ereditario, su quello della raccomandazione e sulla possibilità per pochi anziché per tutti: il sistema di selezione è sempre lo stesso, il più ?forte? va avanti, pur con grandi difficoltà, il più ?debole? soccombe.
Ora, questo non è un principio di per sé sbagliato: è assolutamente normale che il più bravo e il più meritevole emerga a discapito di chi meno preparato e quindi ?debole?:il problema sorge quando ci si accorge che la possibilità di competere non è garantita a tutti, ma solo ad un?elite che è ?selezionata? attraverso il sistema ereditario. Quindi, prima devi essere figlio di chi già detiene il potere, poi puoi ambire alla selezione che sceglie i più ?forti?. Questa è la regola che impera nel sistema, ciò che avviene al di là di questa regola è una mera eccezione. Avrete capito quanto sia difficile entrare nelle stanze dei bottoni.
Come se non bastasse quei pochi giovani che lavorano pagano le pensioni dei padri!
Possiamo forse cullarci, disinteressarci della politica e permettere noi stessi di diventare qualunquisti?
No!
Abbiamo il sacrosanto dovere di ambire ad un altrettanto sacrosanto diritto: il lavoro.
Non possiamo aspettare che tale diritto ci piova dal cielo, dobbiamo aggregarci, emanciparci e reclamare a viva voce quanto ci spetta. Guai a noi considerarci delle semplici vittime del sistema: occorre legittimarsi affinché si possa diventare classe dirigente e serve una forte autocritica, il ricambio deve essere anche di idee e non solo di persone.
I giovani italiani che ?comandano? sono indietro rispetto ai giovani europei.
È vero: ci sono dei meccanismi strutturali contro i quali non bastano volontà e capacità individuali, però non dobbiamo attendere che tali meccanismi siano modificati se noi per primi non proviamo ad avanzare con coraggio e con un?infinita dose di buona volontà.
Prendiamo il contesto in cui viviamo, Sant?Antioco: avevamo un sindaco vecchio che garantiva e tutelava gli anziani.
Niente da dire al riguardo, d?altronde la terza età va tutelata e vanno valorizzate le iniziative che servono come aggregazione aiutando gli stessi a rendere più piacevole l?ultima fase di vita. Però nel nostro paese le associazioni dette di ?terza età? pullulano, quelle rivolte ai giovani, mancano.
Il Centro di Aggregazione Giovanile è stato chiuso, io le ragioni non le conosco e forse Luca potrà spiegarci meglio, sta di fatto che non esiste niente che aiuti i giovani ad aggregarsi, emanciparsi e ad uscire da questa condizione di sfiduciati e qualunquisti.
In tutta questa analisi emerge un fatto: per rinnovare, in questo paese, non è necessaria l?esperienza delle persone navigate che hanno amministrato una vita intera, ciò che conta sono le idee, l?onestà d?intenti e la volontà.
Tutte doti che non hanno età.
Finiamola con i vecchi della politica: voltiamo pagina.

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Questa è l?Italia della destra, della sinistra, e forse di un grande centro che per adesso resta latente, questo è il blog- come da più parti si dice – della sinistra antiochense, questo è uno spazio in cui ci si confronta, dove si espone il proprio pensiero, che sia di destra o di sinistra, poco importa, l?importante è avere coscienza delle affermazioni che si fanno, saperle motivare, arrivare a confrontarsi, perché diciamolo: il sano confronto-scontro che anima tutti noi all?interno di codesto spazio non è altro che il sale e il pepe della stessa democrazia.
Allora, perché non raffrontarsi, abbandoniamo per un attimo il tema: che sindaco vorremmo per il nostro paese, tanto, ci ritorniamo, eccome se ci ritorniamo? concentriamoci su ciò che noi vorremmo invece per la nostra nazione, cosa è che ci muove, cosa è della destra o della sinistra che ci unisce anziché dividere, insomma, perché crediamo nella sinistra e non nella destra, perché si vota Berlusconi invece che Prodi?
Partiamo dalla manifestazione del due dicembre che mi sembra abbia già acceso, abbondantemente, gli animi degli amici del blog, perché due milioni di persone sono andate in piazza a manifestare contro l?attuale governo?
Era davvero la manifestazione di quelli che non sapevano perchè stavano manifestando? O invece, protestavano consapevoli delle ragioni che li univa in Piazza San Giovanni? Era sicuramente la stessa manifestazione in cui c’era un asino in carne e ossa che simboleggiava Prodi, era altresì la manifestazione dei saluti romani, era la manifestazione dei due milioni di persone (siamo sicuri fossero davvero due milioni?), che inneggiavano slogan del tipo: governo ladro, esecutivo che non fa altro che aumentare le tasse, che alla lunga ci lascerà tutti in mutande! Il popolo dei due milioni erano i cosiddetti “guerrieri delle libertà” – verso il termine guerra c’è un?indiscutibile simpatia -, pronti, magari persino immolandosi, a salvare l’Italia dal regime Prodi che in soli sette mesi si è insediato. Ma è veramente così? Quando la destra parla dell?attuale governo parla di un regime, ma davvero si può parlare di una dittatura?
Sul serio il governo Prodi limita le libertà anziché tutelarle appieno come da programma?
Eugenio Scalfari dice che lo specchio in cui si riflette l?Italia si è rotto, si è frantumato in mille pezzetti in cui non riusciamo più a rifletterci, l?Italia ha perso la missione comune, Prodi dice che il paese è impazzito, Berlusconi che questo governo è un regime, io, che credo in questo governo, stento a credere che ci sia tanto malcontento, gli operai fischiano i sindacati e di riflesso il governo, i liberi professionisti, idem.
Ma cosa sta succedendo a questo paese?

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