1) Vabbè, se lo sgorbio non perdeva la presa, col cazzo che vi fumavate l’erba-pipa (Sauron).

2) Vabbè, fare la traversa un pò più alta eh? (Roberto Baggio).

3) Vabbè, che poi a me le brioches fanno pure cagare (Maria Antonietta).

4) Vabbè, se quella merda non faceva la spia, vedevi l’after che vi organizzavo (Leonida).

5) Vabbè, se gli americani si facevano i cazzi loro vedevate il fatturato di Trenitalia (Mussolini).

6) Vabbè, e io convinta che nella cesta ci fosse un koala (Cleopatra).

7) Vabbè, se non era per lo spread facevo un mazzo tanto alle banche (Mario Monti).

8 ) Vabbè, aspettare che mi disintossicassi, no? (Dave Mustaine).

9) Vabbè, se Assad non spifferava il mio numero di cellulare (Mu’ ammar Gheddafi).

10) Vabbè, però se non era per il Patto di Stabilità (un sindaco qualsiasi)

uomonero

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Cari amici,
sento la necessità di comunicare direttamente a voi che in questi anni avete seguito con maggiore attenzione le mie scempiaggini scritte su Facebook (e magari avete pure messo qualche mi piace), la mia trascurabile carriera di calciatore e la mia risibile attivita’ politica.
In data 21.06.2012 ho pagato una multa recapitami dalla Polizia Municipale di Iglesias che reclama il pagamento di imposte ritenute per un totale di euro 55.32
A voi, innanzitutto, devo la massima chiarezza su alcuni fatti che, se mal interpretati, potrebbero farmi sembrare un pericoloso pirata della strada atteggiamento che potrebbe essere contradditorio ed incoerente rispetto ai valori ed ai principi di comportamento su cui ho basato il mio impegno politico e la mia vita personale.
Ma sopratutto la mia vita personale che l’impegno per questa politica non vale la pena.
Con tale puntualissimo pagamento credo che si evidenzi che il mio proposito sara’ di pagare, nelle prossime decadi, qualsiasi infrazione, ammenda, contravvenzione che possa essermi comminata dalla Banca di Credito Sardo, da Abbanoa, dall’Enel, dall’Unita’ o – qualora non pagassi l’abbonamento della linea Adsl – da Tiscali.
Somme che saranno sicuramente ingenti per le mie esigue casse, delle quali non dispongo neppure, e a cui dovrò far fronte con la cessione dei miei beni personali: nella fattispecie una tuta da ginnastica rattoppata del Torino calcio, la discografia dei Suicidal Tendencies, la tessera del Partito Democratico e una mountain-bike blu regalatami da mamma.
Mi rimane una certa professionalità e una quota di partecipazione a YouPorn.
Ma che mia moglie non venga a saperlo.
Questo è quanto.
Pago ingiustamente per un autovelox pessimamente segnalato, e per avere superato di due soli chilometri (72 invece che 70) il limite fissato nel tratto Bindua-Iglesias. Quindi, a parere dei miei collaboratori, un’errata interpretazione del codice della strada, e non certamente volontà da parte mia, di non adempiere completamente ai miei doveri di autista: soprattutto in un periodo in cui il prezzo della benzina non consente troppe scorribande o una velocita’ di crociera sostenuta.
Un inchino alla Schettino, amici miei.

uomonero

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Siamo tutti minatori.
E operai.
Di più: siamo tutti minatori e operai sulcitani.
I più smaliziati sono quelli riescono a capire al volo che i minatori e gli operai sulcitani, seppur uniti dalle medesime inquietudini, combattono su fronti diversi. Non assimilabili tra loro.
E che l’Alcoa, multinazionale americana e non canadese, non ha nulla da spartire con la Carbosulcis.
In questi giorni il giornalista, il politico, la scrittrice, l’analista economico sono sulcitani per affinita’ elettiva.
Gli altri giorni girano per reading letterari, si ingegnano sul come giustificare i soldi del gruppo consigliare, buttano giù due righe per magnificare l’opera di Fornero e Passera ma in questi giorni si deve dire – è vitale dire – qualcosa sugli operai e minatori del Sulcis.
Anzi, sul martoriato Sulcis. Che l’attributo martoriato e il sostantivo Sulcis vanno sempre in coppia.
Hanno il compito improbo ma messianico di spiegare agli autoctoni quali siano stati i motivi che li hanno portato a questa situazione. Perchè in fondo hanno sempre avuto ragione loro – gli intellettuali, i colletti bianchi, gli indipendentisti, le partite Iva – a dire che le fabbriche nel Sulcis avrebbero avuto vita corta, che quello era un Piano di Rinascita for dummies, che si sapeva da tempo come sarebbe andata a finire, che ci stavano colonizzando. Negli anni ’50 siamo stati beoti inconsapevoli e narcotizzati tanto da farci piazzare in mezzo alle chiappe migliaia di tonnellate di ciminiere sferraglianti e inquinanti in cambio di spiagge intonse e mare smeraldino. Un pò come, mal comune mezzo gaudio, i pastori della Barbagia che hanno rinunciato all’aulica, lucrosa e sanissima vita di campagna – e alla zoofilia, giusto per non venir meno agli stereotipi e al copia-incolla compulsivo – per lo stipendietto sicuro ed omologante di analoghe fabbriche.
E poi la questione dell’energia: se ci svendiamo spiagge e mare smeraldino è chiaro che siamo in presenza di un’isola.
E “isola” è la radice della parola isolamento: anche energetico. Si può, obtorto collo, ingoiare che paghiamo sul prezzo della benzina i costi della guerra del Libano, ma 0,1 cent pro-capite per l’isolamento della Sardegna non si può tollerare un giorno di più. E non dimentichiamoci, nell’analisi della crisi del Sulcis, la politica: vorace, ricattatoria, clientelare come solo da queste parti riesce ad essere. Come se la tara di una classe politica sentenziante e inconcludente non fosse una delle questioni dirimenti per spiegare tutte quelle iatture che da sempre affossano la Sardegna.
Ma non ce l’ho con loro per quello che scrivono – è il loro mestiere e forse vocazione, loro responsabilità, croce e vanto assieme – ma mi sale l’embolo per la sfilza di epigoni da social network che hanno generato, latori di commenti da bar dello Sport.
Come se si potesse applicare a qualsiasi argomento il rigido modulo zemaniano.
Spettacolare certo, una vera gioia per gli occhi, ma incapace di portare risultati concreti.
Si va dall’archetipo “le bonifiche, le bonifiche subito”, all’agreste ma stupidotto ” tottusu a marrai in bingia…che ritornino all’agricoltura, c’è un sacco di terreno da coltivare”. C’è pure la declinazione culinaria e bio-termica “si installino i pannelli buio-termici e Nuraxi Figus e si sfrutti l’energia per la coltivazione dei fichi d’India e delle carrube da rivendere a prezzo d’oro sui mercati europei”. Non si può andare a nanna tranquilli senza la chiosa dell’economista da bignami, che ci fa sapere che “…se si dessero agli operai lasciati a terra i soldi che dargli nuovamente avrebbero 200.000 euro a testa, buoni per un’altra attivita’”. Non ci è negata neppure la consulenza da ufficio di collocamento che ci fa sapere che ” il Sulcis può vivere con la vendita della bottarga, del tonno, del carignano, dei fichi molli, della pesca, dell’agricoltura e del turismo”. Figuriamoci poi se qualcuno non si spinge ad analizzare la questione dal punto di vista psicologico-collaborazionista dicendo che gli operai “sono coscienti di fare un lavoro che avvelena gli altri, in nome del dio stipendio perseverano e quindi sono colpevoli come le grandi multinazionali”…
(continua martedi 11 settembre…)

uomonero

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La crisi non accenna a fermarsi e gli esperti dicono che ne avremo per tutto il 2013: i fratelli Mortimer e Randolph Duke dell’agenzia di rating Duke&Duke oggi mi hanno mandato un dispaccio che diceva che chi avesse investito sul nuovo libro di Michela Murgia a fine giornata si sarebbe ritrovato con una filippica di Marcello Fois.
E’ la Sardegna che paga il prezzo maggiore della crisi in Italia. Del Sulcis non ne parlo e tantomeno lo metto in fundo, intanto perchè ci vivo e poi perchè non si fanno classifiche di differenti, ma omologhe, disperazioni.
Tuttavia gli operai e i minatori del Sulcis-Iglesiente hanno insegnato all’Italia che per attirare l’attenzione dei media e del Presidente Napolitano non bisogna essere in tanti, spaccare vetrine e teste, o rivolgersi con deferenza a Cappellacci ma occorre avere un pò di fantasia e faccia tosta. Grazie al lavoro sotterraneo di di Louis Winthorpe III – il vero guru di gente come Lele Mora cioè di coloro che son caduti e poi son stati capaci di rialzarsi – son venuto in possesso del dossier che racchiude il programma di tutte le manifestazioni di protesta delle categorie sarde più vessate. Parrebbe, a quanto leggo, che i vari sit-in, scioperi, agitazioni sindacali si terranno nei due luoghi più amati dal sardo medio: il Palazzo della regione di via Roma e il prossimo stadio del Cagliari. In qualsiasi posto esso verra’ ubicato.
Così son venuto a sapere che:
- Le partite Iva si divideranno in gruppi di quattro e andranno a razziare tutti i carnet di fatture nei vari empori sardi per creare profondo disagio a dentisti, medici che visitano in privato, notai, commercialisti e partite Iva. La loro lotta verra’ seguita passo dopo passo sulla tv della Margherita s.p.a. in diretta streming.
- I membri del Comitato sulla Continuita’ Territoriale faranno un’azione dimostrativa per mostrare al mondo che lo Stato Italiano non recuperera’ mai il suo debito facendo pagare caro come benzina il prezzo dei biglietti di aerei, navi e carrette del mare varie: di più non so dirvi perchè nel papello c’è scritto solamente che il loro sponsor sara’ la Red Bull.
- I lavoratori dei centri commerciali in data XX-XX-XXXX si metteranno in contatto tra di loro tramite sofisticati software basati su bicchieri di plastica uniti da un filo e spegneranno in contemporanea tutti i condizionatori d’aria dei centinaia di Conad, Eurospin, Lidl, Pellicano dislocati nei vari punti Sardegna. Si prevede che la veemente protesta degli anziani che nei centri commerciali trovano refrigerio possa attirare l’attenzione sulla loro condizione di precari. O almeno una visita della Guardia di Finanza.
- I camerieri (quelli stagionali, non “assicurati”) con tipico orgoglio sardo, si metteranno ritti di fronte ad ogni turista continentale presente in qualsiasi bar, ristorante, pizzeria, kebabberia, birreria sparandogli una supercazzola in sardo, a bruciapelo. E alla richiesta di chiarimenti porteranno uno scontrino maggiorato con su scritto POBA.
- I consiglieri regionali e parlamentari sardi protesteranno di fronte agli stabilimenti dell’Alcoa, della Vynils, dell’Eurallumina, all’Isola dei Cassintegrati, di Ottana ma saranno irriconoscibili perchè avranno sul volto una maschera tipo quella del film V come Vendetta. Ma con le sembianze di Mauro Pili.
Le pagine sugli agricoltori, sui pastori, sugli animalisti e i vegetariani (inclusi i vegani),sui proprietari di stabilimenti balneari e gli indipendentisti sono strappate o illegibili.
Unico indizio per capire la provenienza del testo, in alto a destra della pagina un logo, di azzurro vergato: “La Sardegna torna a Sorridere”.

uomonero

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A chi come me, la mia dolce meta’ e amici vari, capita di bazzicare scogliere, spiagge e anfratti di Sant’Antioco può succedere di imbattersi in diversi sacchetti di rifiuti, bottigliette di plastica, fazzoletti di carta, cicche e pacchetti di sigarette, bottiglie di birra, bric di Tavernello, abbandonate sugli scogli stessi, incastonate con una buona dose di creatività nelle insenature o lasciate nella vegetazione lungo le discese che portano al mare.
Ad un osservatore particolarmente portato alla malizia potra’ sembrare che la tipica psicologia antiochense è quella di essere un fottuto menefreghista, incurante della bellezza che gli gira attorno, fancazzista e ignorante, convinto di essere Al Capone e quindi di poter fare tutto quello che gli dice il suo unico neurone. La verità è che è solo un’inutile stronzo, una brutta copia di Briatore senza i suoi soldi, viziato, inetto tanto da essere incapace pure di riportare a casa una busta per l’immondezza e poi differenziarla in un secondo momento.
Ma le cose non sono così lineari, ci mancherebbe, basta leggere molte delle cose che scrivono le decine di copie delle Pussy Riot in sedicesimo su Facebook. Da quelle parti la colpa è come sempre della Casta che non ha saputo sensibilizzare bene la popolazione autoctona e anche turista (romani, maledetti romani che a massetta cercate di piantare un ombrellone a Cala della Signora) sul giusto modo di fare la differenziata.
E così i nostri concittadini, non sapendo bene dove collocare i vari tipi di rifiuti, per evitare figuracce pensano bene di lanciarli dal punto più alto della scogliera come se fossero in missione per conto di Dio e dovessero fare la loro parte nel salvare Fukushima dall’eccesso di rifiuti radioattivi.
Ma i contenitori delle Pringles non contengono cesio 137, sciocco subumano.
Ora visto che chi di dovere non farebbe il suo dovere provo io a fare la mia parte da buon cittadino stilando un prontuario minimo che permetta di evitare di insozzare il posto dove persone per bene e con la testa sulle spalle vorrebbero riposare le sacre terga senza temere di mettere le mani in fazzolettini impregnati di chissa’ quale liquido corporeo.
Bottiglie, bric di Estatè – anzi del più economico the alla pesca del Lidl – stipali in bocca della tua fidanzata.
Perchè se sta con uno come te è perchè per te farà qualsiasi cosa. Incluso imitare la rana dalla bocca larga.
Per i fazzoletti di carta, i sacchetti di plastica et similia son sicuro che la vostra mammina saprà cosa farne.
Quindi prima di fare qualche gesto inconsulto provate a chiamarla.
Con l’addebito, magari.
E poi le sigarette, cavolo, le cicche delle sigarette, porcogiuda.
Ecco quelle spegnetevele sulle balle e tenetevele per il tragitto sino a tornare a casa nel vostro costumino da bagno griffato o nel vostro microscopico perizoma. Una volta arrivati a la maison le collocherete accanto all’urna cineraria di qualche vostro caro estinto. Che del porco non si butta via mai niente.
Credo che con questo prontuario minimo si possa fare tanto: unisciti a me e aiutami a tenere Sant’Antioco pulita.
O anche solo un po’ meno zozza, su’.

*imbeccata dai Paguri

uomonero

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(ma non totalmente)

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C’era una volta un segretario di nome Luca Mereu che viveva al primo piano della ex-Contessa di Zombieland.
A Luca piaceva l’incredibile somiglianza tra il Ponte di Sant’Antioco e quello di Sarajevo, ma il suo piu’ grande sogno era sempre stato diventare un eroe.
Un giorno Luca senti’ bussare forte alla porta e corse ad aprire saltellando mentre mangiava dei Fonzies, che se non ti lecchi le dita godi solo a metà.
Sulla soglia c’era un ramarro parlante che disse: “Luca! Luca! Devo darti una notizia!”.
“Cosa succede?” – rispose Luca.
E il ramarro esclamo’: “Il ragazzo che abita di fronte a casa tua che di mestiere fa l’attizzatore di fuochi a Corongiu Murvoni e’ stato rapito dalla ragazza che zittì il mondo per sei minuti. E’ la tua occasione per diventare un eroe”.
Allora Luca urlo’ a gran voce: “La pecora arrosto ha un gusto un pò troppo forte e quando ti lavi le mani rimane l’odore peggio dei gamberoni ma…ragazzo che arrostisce, o arroste, pecora io ti salverò”.
L’indomani Luca si mise in viaggio a bordo della sua apixedda Fast&Furious per raggiungere la grotta dove viveva la terribile ragazza che zittì il mondo per sei minuti e sfidarla per salvare il ragazzo che di mestiere fa l’attizzatore di fuochi a Corongiu Murvoni.
Quando giunse alla grotta decise di fare una pausa per riposarsi e spense l’apixedda.
All’improvviso apparve il genius Locci che disse: “Ciao Luca! Io posso aiutarti a salvare il ragazzo che abita di fronte a casa tua che di mestiere fa l’attizzatore di fuochi a Corongiu Murvoni, ma prima devi dimostrarmi il tuo valore superando una prova!”. “Cosa devo fare?” – chiese Luca. ” Devi farti il bagno a Is Pruinis senza ingollare quell’acqua putolente piena di batteri anaerobi provenienti dagli scarichi cloacali ubicati nei pressi – rispose il genius Locci.
Luca si tuffò a trassa di tuffatrice cinese dopata e si rese conto che il compito era abbastanza agevole perchè le sue orecchie erano tarate a 40 decibel e quindi otturate. Alla fine Luca riuscì nell’impresa perchè decise di usare, per uccidere i batteri anaerobi, l’Amuchina liquida datagli da Luca Turilli dei Luca Turilli’s Rhapsody, presidio medico-chirurgico di Is Pruinis. “Complimenti Luca! Sapevo che ce l’avresti fatta! – esclamò il Genius Locci – ora ti diro’ la formula magica che dovrai urlare alla ragazza che zittì il mondo per sei minuti . Non appena incrocerai il suo sguardo urla forte “Abbiamo l’attestato di Comune Riciclone!” e la ragazza che zittì il mondo per sei minuti scomparira’. E ora corri!”. Luca ringrazio’ il genius Locci e si mise rapidamente in viaggio.
L’indomani Luca raggiunse finalmente la grotta dove viveva la ragazza che zitti il mondo per sei minuti.
La grotta era spaventosa, piene di zecche, blatte e merdone perchè non si era ancora provveduto alla disinfestazione ma Luca entro’ ugualmente, avvicinandosi col passo del giaguaro nella camera dove riposava la temibile ragazza che zittì il mondo per sei minuti. Il ragazzo che abita di fronte a casa tua che di mestiere fa l’attizzatore di fuochi a Corongiu Murvoni era in un ecocentro nella stessa stanza e Luca corse li’. “Oh Luca! Non ne potevo più a di differenziare il secco, dall’umido e il vetro – disse il ragazzo che abita di fronte a casa tua che di mestiere fa l’attizzatore di fuochi a Corongiu Murvoni – finalmente qualcuno e’ arrivato per salvarmi! Grazie mille!”.
La temibile ragazza che zittì il mondo per sei minuti, svegliata dal rumore del vetro, vide Luca e stringendo forte gli occhi chiese aiuto a Oratio Caine: “Oratio inforca gli occhiali e vieni in mio aiuto ti prego!”. Ma Oratio Caine infatti non poteva intervenire perchè occupato a risolvere, con il suo CSI Miami, il mistero dei bagnini scomparsi dalle spiaggie di Zombieland. Solo per un attimo apri’ gli occhi e Luca, approfittandone, urlo’ fortissimo: “Abbiamo l’attestato di Comune Riciclone”.
La temibile ragazza che zittì il mondo per sei minuti, contorcendosi per il dolore, svani’ in una nuvola di polvere di amianto.
L’ecocentro si apri’ all’istante e il ragazzo che abita di fronte a casa tua che di mestiere fa l’attizzatore di fuochi a Corongiu Murvoni torno’ di nuovo in liberta’.
Il giorno successivo, davanti a tutto il popolo del primo piano della ex- Contessa di Zombieland Luca divenne un eroe.

uomonero

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Non abbiamo detto nulla del modo in cui si può contrarre il virus dello zombismo.
E se non abbiamo fatto quello figuriamoci se diremo chi ha creato il virus che rende zombies, anche se in fondo all’animo qualcuno di voi la risposta se l’è gia’ data.
Ma poichè ci piace contraddirci qualcosa comunque dovremo pur dirla, consapevoli che – dalla holding ubicata in Sa Passillara – l’Umbrella Corporation ci sta ascoltando.
C’è la modalità classica: quella alla Night of the Living Dead di George Romero, per intenderci.
Ti fermi un attimo a guardare i nonnetti che ballano il latino-americano nel Lungomare e sei fottuto.
A meno che non ti cavi gli occhi e mozzi le orecchie, come detto ieri.
Poi c’è quella un pò cervellotica di Mortal Kombat: in pratica siete creta nelle mani di un paio di matusa morti di sonno che vi comandano come marionette.
Infine ci sono gli zombies di Thriller che diventano tarantolati con la musica: non importa quanto sarete in disfacimento, voi ballerete come Michael Jackson.
Ma quel tipo di zombies li potrete trovare solamente all’Aquarium.
Che per la cronaca è a Calasetta, anche se chi lo anima sono ragazzi antiochensi.
Insomma la solita questione dell’emigrazione giovanile.
Ritornando alle regole per sopravvivere a Zombieland una delle più importanti è l’allenamento all’uso delle armi bianche: poichè difficilmente troverai una birra dietro il cespuglio, ma dovrai pagarla a prezzo maggiorato in qualche bar del Centro, cerca di allenarti almeno con la pattadese. E ricordati, l’abbiamo gia’ detto: se vedi uno zombie (magari uno con le fattezze di qualche politico anti-movida) affonda sempre il colpo.
Cerca di muoverti costantemente da un luogo all’altro, alla ricerca di cibo, acqua, armi, alloggio e lavoro.
Infatti sostando troppo in un punto gli zombie vi scoveranno, meglio non affezionarvi troppo ai posti e alle persone se vorrete vivere più della vostra donna (o uomo) che sicuramente vi starà cercando.
Per mangiarvi.
Il fatto poi, che gli zombies siano i responsabili del 98% delle morti in questo mondo post-apocalittico non ti rende immune da altri tipi di incidenti come partecipare all’Arrostita di Corongiu Murvoni.
Potresti ad esempio riuscire a fuggire sino a Coaquaddus e slogarti in modo serio la mascella dalle risate dopo aver visto che un parcheggio per i camper viene chiamato “Area Osservazione Naturalistica”.
Nello zaino di un sopravvissuto poi, deve esserci tutto l’occorrente: almeno un’Ichnusa, un sacco a pelo, una corda e biglietto per la Germania. A meno che non siate McGyver, allora avete solo bisogno di una forcina per i capelli. Ah, anche un preservativo. Non si sa mai che vi tocchi la fortuna di avere come compagna di sventure Emma Stone.
Altra regola fondamentale è avere la consapevolezza che non esiste un posto sicuro per nascondersi.
Ma sopratutto non ascoltate mai il genio che nei film horror – c’è sempre un genio nella cricca – dice “dividiamoci!”.
State sempre in gruppo perchè sei liste, ricordiamolo sempre, favoriscono la frammentazione e fanno fare utili milionari all’Umbrella Corporation.
Non fate rilevare mai la vostra presenza: non chiedete mai “C’è qualcuno?” oppure “Chi è là?”.
Di certo ci sarà veramente qualcuno che non vorreste mai incontrare tipo qualche consigliere che fa la pennica sui banchi del consiglio comunale.
E voi urlando lo potreste svegliare.

uomonero

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Ci sono un serie di regole essenziali da seguire se vorrete vivere a lungo a Zombieland.
O almeno sopravvivere per un certo lasso di tempo, prima di emigrare.
Innanzitutto la forma fisica: è chiaro che se sei un ciccione che va avanti a colpi di panini del Bocadillos o di Marco’s uno zombie ha più possibilità di agguantarti e divorarti il cervello. Quindi mettiti a sudare magari stabilendo il tuo quartier generale ai campetti di Mario, che almeno quei soldini li lasciamo in paese.
Poi il doppio colpo: non aver paura di sprecare una pallottola in più del previsto.
Quelli sono gia’ morti, cerca per una volta di non comportarti come certi commercianti antiochensi.
Non fare il tirchio, insomma.
Se ti trovi in un gruppo numeroso poi, non fare l’eroe cercando di salvare pulzelle indifese o l’amico del cuore: scappa a gambe levate che non devi dimostrare nulla a nessuno.
E poi lo sanno tutti che a Sant’Antioco ognuno pensa per se: non vorrai smentire, tu, proprio tu, questa consuetudine?
Una volta che sei riuscito a raggiungere l’automobile poi, controlla sempre il sedile posteriore: il tuo migliore amico potrebbe esser diventato uno zombie acquattato per meglio addentarti la giugulare mentre guidi.
Preparati poi una via d’uscita in caso di emergenza perchè quando sarai circondato da una cinquantina di morti viventi pronti a farti a pezzi non avrai certo il tempo di aprire una porta o saltare da una finestra.
Lo scricchiolante ponte di Sant’Antioco è l’ideale.
Fondamentale poi avere un compagno di viaggio stra-cazzuto: uno tipo Massimo Zedda di Cagliari ma vista la mala parata andra’ bene anche quello che spara i fuochi artificiali alle sagre paesane: perchè tu sicuramente te la farai addosso alla lettura dell’ordinanza sindacale ma lui non avrà certo paura di alzare il volume della radio.
Fai silenzio!
Non sparare un singolo zombie in Sa Passillara, riveleresti la tua presenza alle decine di zombies che sicuramente si annideranno nella Fontana Romana o nascosti tra i fiori dello Zampillo.
Preferibile usare un’arma bianca tipo un kebab o, se proprio costretto, un gelato artigianale.
Se vuoi passare inosservato tra gli zombies devi: trovare uno zombie, stordirlo con un walkman che emetta onde sonore che superino i 40 decibel, infine costringerlo a firmare una petizione che chieda al sindaco di ripristinare una soglia sonora decente.
Occhio però all’inchiostro simpatico, molti ne fanno un uso smodato.
Ogni volta che ingaggerai una battaglia con gli zombies subito dopo controlla i tuoi compagni per vedere che non siano stati morsi. Si dice in giro che esiste una petizione firmata da circa 8000 persone. Quindi se tu non l’hai firmata sicuramente l’ha fatto tuo marito o tua moglie.
Occhio ai Giuda dunque, che con sei liste il rischio frammentazione è pressochè certo…(continua)

uomonero

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“Mah, non capisco a cosa servirebbe andare in giro a dire di essere gay. Perché gli eterosessuali non lo fanno”.
Lo ha detto Gianni Rivera sul Corriere.
A parte che diffido sempre degli ex-calciatori che parlano di calcio.
Gia’ non ne azzeccano una nel loro campo figuriamoci quando cianciano di diritti individuali.
Quindi, a che servirebbe andare in giro a dire che si è gay?
A niente, presumo.
Semplicemente per evitare di nascondersi, per mostrare agli altri che non si sta facendo nulla di male, per evitare di dissimulare.
Poi Rivè ovviamente non deve piacerti per forza sta’ cosa chiamata omosessualita’.
Strano ma vero a molti, ad esempio, non piace il calcio.
Ma mica alla vista di quelle esultanze idiote, promiscue, innaturali, sudaticce vanno di fronte al primo giornalista buono a dire:
“Mah, non capisco a cosa serva andare in giro a far vedere che si è fatto un goal”.

uomonero

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