Archivio Giugno 2012

Da bambino non avevo l’IPhone, la Wii, la Playstation e l’Xbox.
Giocavo a nascondino, tornavo a casa quando faceva buio e la mamma gridava “sali sopraaaa!”, mica mi chiamava al cell.
Io più che salire correvo sopra perchè dovevo scappare dal coltello (coltello?!?) del pedofilo del quartiere che cercava, un giorno si e uno no di molestarmii.
C’erano anche negli anni ’80, sapete?
Solo che nessuno per loro chiedeva la castrazione chimica.
Perchè ancora non avevano la tecnologia adatta.
Giocavo con i miei amici invece di chattare, non c’era il gel antibatterico per le mani e giocavamo con la terra.
Ricordo come fosse oggi i brividi per il tetano appena buscato.
Mi sporcavo un giorno sì e l’altro pure e non c’era il detersivo che toglieva la macchia al primo colpo: il primo bacio l’ho dato a 18 anni perchè sino ai 17 puzzavo da far paura a forza di “così ti fai gli anticorpi!” come diceva mamma.
Non scrivevo SMS per chiedere se usciva il mio amico, andavo a suonare. E infatti il padre di Tobia mi accoglieva sempre con la girogna in mano.
Io che almeno una volta ho bevuto acqua della fontana e sono sopravvissuto. Ma forse erano gli effetti del tetano perchè mia zia mi ha detto che a Sant’Antioco non si sono mai viste fontane.
La vecchia generazione condivida per ricordare, è un pezzo della nostra vita ed era UNO SPETTACOLO.
Ma sopratutto si prenda atto che si rischia di diventare un gruppo di 40/50enni rincoglioniti che rimpiangendo il passato non si godono le meraviglie del presente come YouPorn, i campi di calcetto in erba sintetica o i viaggi low-cost.
Ah dimenticavo, “Tutti in campo con Lotti” faceva cagare.

uomonero

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Ero davanti alla casa di Massimo Zedda con Emiliano Deiana e stavamo cercando di attaccare l’adesivo “Meglio Soru” nello specchietto retrovisore della Smart ecologica del sindaco di Cagliari quando ricevo al cellulare una chiamata di Ugo Cappellacci che mi fa: “Luca dopo la sconfitta alle elezioni comunali di Sant’Antioco sono incasinato perso, la Claudia Lombardo mi ha fatto un culo così e non so più che fare per risollevarmi e tentare un secondo attent…ehm, mandato”.
“Scusa – faccio io deciso – rivolgiti ai Riformatori, no? Quei volponi la mattina fanno i sit-in con Efisio Arbau di fronte al Consiglio Regionale all’urlo “Castra la Casta” e di sera piazzano il loro Sannitu nel primo CdA libero. Se non tirano fuori un coniglio dal cilindro loro non so chi altri può farlo!”.
“Eh, volentieri – fa Ufo – ma proprio adesso Fantola si sta giocando ai dadi con Michele Cossa il CEO dell’Ente Foreste nella pausa pranzo del Convegno: “Chi volete che vi liberi la Provincia di Carbonia-Iglesias o Barabba?” e non risponde al telefono”.
“Mmmm, capito. Di cosa hai bisogno in sostanza?”.
“Tu che conosci il PD sardo dall’interno e sai come farne esplodere le contraddizioni, dovresti prepararmi un piano d’attacco affinche’ in dieci giorni (venti al massimo se l’Italia va in finale agli Europei) io possa vincere le elezioni”.
Ecco in anteprima le strategie di Ugo Cappellacci per sconfiggere Zedda o Renato Soru o Silvio Lai o Francesca Barracciu o Tore Cherchi o Giorgio Oppi alle prossime elezioni regionali.

1. Bastonata diretta al candidato PD-UDC.

Durante il faccia a faccia ad Arasole’ Ugo Cappellacci potra’ giocare in attacco dicendo che Giampaolo Diana ha scritto un comunicato congiunto con Silvio Lai affermando che “è giusto che ad ogni legislatore sia riconosciuta un’indennità adeguata al ruolo che gli è attribuito dalla Costituzione che lo renda indipendente da condizionamenti economici esterni nel proprio operare”. Ma sopratutto, mentre lui rinunciava allo stipendio di Governatore il capogruppo PD ha peggiorato la precedente comunicazione politica sottolineando che “non si può buttare il bambino con l’acqua sporca”.
Dando un colpo mortale alla pazienza del militante del Partito Democratico.
E al buon senso.

2. Magnificare il lavoro svolto per la Regione.

Durante il concerto di beneficenza in piazza Vulcano a Villa Certosa per raccogliere fondi a favore dei capitani della Dimonios e di Scintu Ugo Cappellacci prenderà il microfono e annuncerà che ogni anno, per favorire la libera impresa, la barca sequestrata di Massimo Cellino verra’ distrutta e ricostruita più bella e più aerodinamica.
E i proventi della stessa verranno reinvestiti in parchi eolici sempre più grandi, sempre più ecosostenibili in modo da rilanciare l’asfittica economia sarda.

3. Carpire l’elenco delle primarie del PD.

E’ una strategia, che in passato ha dato buoni frutti, suggerita da alcuni malpancisti del PD sardo che vogliono rimanere anonimi tali PF, GD e TL, insoddisfatti delle strategie politiche e comunicative di Franco Marras.
Si prende l’elenco delle primarie del PD – inclusi quelli che alle elezioni vere votano solitamente UDC, Fli, Riformatori, Grillini, Liste Civiche, ma non PD – si mandare a casa di ognuno di loro un Riformatore, lo si fa citofonare dando il nome di Mario Bruno, salire, fare una congrua offerta e comprandoseli tutti.
Reinvestendo tutto in Eurobond.
Grazie a questi consigli si prevede un Ugo Cappellacci al 101% ai sondaggi perchè nella foga si è sbagliato ed ha comprato anche i voti dei cinesi del Brico China, degli italiani all’estero e dei Rom accasati grazie a Massimo Zedda.
Perchè tanto in un futuro molto prossimo verrà buono tutto.

uomonero

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Ragazzi, vi prego, vi scongiuro.
Usate l’ironia, il sarcasmo, il calembour, il motto di spirito, la boutade, il paradosso, l’antinomia.
Non sfraccassateci gli zebedei con offese, livore, recriminazioni, “se si fosse fatto così invece che cosa’” sul risultato delle elezioni comunali di Sant’Antioco.
Tanto come nelle partite di calcio, dove non sempre vince la squadra migliore o quella con più fuoriclasse, chi porta a casa il risultato grosso ha sempre ragione.
E il sindaco Mario Corongiu ha ragione da vendere.
Punto.
Poi certo ci sono i distinguo e le fighissime analisi del post-votazioni.
Dove a bocce ferme tutti sono geni.
Ma se proprio dovete, vi prego fatelo con classe, prendiamo le distanze dal vocio del popolo-bue, dall’euforia della maggioranza relativissima, dalle dissertazioni fatte con la pancia perchè incazzati per il pareggio della Polonia con la Russia.
Se proprio dobbiamo dire che un assessore ha fatto gestacci all’indirizzo delle liste concorrenti non diciamo che ha fatto “il ghigno”, che sa di rosicume.
Diciamo che ha avuto una paresi momentanea al dito medio. Sottolineate temporanea, mi raccomando. Che le elezioni passano dalle nostre parte ogni 5 anni.
E che pure Cassano non voleva dire frocio ma “metrosexual”.
Se si vuol denunciare la compravendita di voti previo recapito a casa di lavatrici, televisori, buste della spesa o sfalcio dell’erba ad personam non urliamo al vento che c’è stato voto di scambio, punibile ai sensi ai sensi dell’art. 416-ter del codice penale.
Piuttosto spieghiamo a chi non se ne intende che la ruggine che ormai aveva ridotto come un colabrodo numerosi elettrodomestici di classe G siti nelle zone popolari del paese ha fatto si che animi particolarmente sensibili – casualmente anche candidati consiglieri – si adoperassero per evitare infortuni domestici per cause elettriche e/o abrasioni.
O che le buste della spesa alla Conad non fossero altro che il mezzo per trovare il Puffo Cialtrone, l’unico Puffo mancante per finire la collezione degli amici blu.
E difatti la sfilata e la gara di rutti di lunedi notte era solo per quello, non certo per chissà quale recondito motivo.
Infine, un consiglio alle cinque liste che hanno preso una scoppola alle elezioni comunali: mia compresa.
Non diciamo che abbiamo perso: diciamo che non abbiamo vinto e che faremo tesoro degli errori.
Oppure che non siamo riusciti a comunicare bene le nostre rivoluzionarie proposte programmatiche come quella di costruire 30 alberghi, sguazzare nel parchetto termale o scorporare gli appalti pubblici.
La prossima volta, magari, sara’ la volta buona che verra’ messa in atto la coesione che a questo giro è stata solo predicata tra un comizio, una pedalata e un sit-in in piazza Italia.

uomonero

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Un forte mal di testa.
Nausea no, in fondo me l’aspettavo.
Come quei deja-vu che sai che prima o poi sai che si avvereranno ma nonostante tutto cerchi di scacciare concentrandoti sulle cose belle della vita. Perchè c’è sempre qualcosa di meglio che una sconfitta alle comunali, ve l’assicuro.
Si è perso, si.
Malamente, certo, non lo nascondo.
Si poteva fare meglio?
Candidato sindaco scelto con modalità più inclusive, candidati più rappresentativi, diversa campagna elettorale, più aggressività, migliore organizzazione, più porta-a-porta e comizi elettorali.
Col senno di poi etc…etc…etc…
La verità è che questa è Sant’Antioco, come recita quel gruppo Faceboook.
Non serve essere lievi e colorati incontrando i cittadini pedalando.
Non paga presentare un articolato programma elettorale.
Non giova lo sponsor continentale e nemmeno spiegare le ragioni di una candidatura con un libro.
Non ti aiuta incontrare ogni domenica i cittadini in piazza e nemmeno fare la lista di protesta per contarti a sinistra.
Sant’Antioco è questa.
E’ quella che si vota il meno peggio.
E’ quella dove molti tesserati della CGIL alla richiesta di voto cincischiano, prendono tempo e ti fanno capire che voterebbero chiunque tranne te. Perchè al nostro candidato sindaco non si è perdonato nulla.
E’ quella dove ci si divide in mille liste – ieri un amico mi ha fatto un giustissimo cazzettone mega-galattico dal balcone di casa sua sulle divisioni che continuano ad agevolare gli altri – perchè tutti hanno la loro verita’, il loro candidato sindaco, il proprio personalissimo nemico da combattere.
E vincono sempre quelli la’, è matematico.
E’ quella dove il Partito Democratico se ne fotte, ora lo possiamo dire, e dove i pezzi grossi in Provincia lanciano segnali beneauguranti alla costruzione del Centro Termale. Divide et impera, ma vi assicuro che tutto sara’ restituito con gli interessi.
E’ quella dove chi vince le elezioni ha sempre ragione – a proposito, auguri davvero sinceri di buon lavoro al confermato sindaco Mario Corongiu – però a me tremerebbero i polsi al pensiero di dover contrattare le cambiali che prima o tra poco presenteranno quell’orda di suonatori di trombette da stadio presente ieri in Sa Passillara..
(to be continued…)

uomonero

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Gruttaio1: “Oh Lu, votato?”;
Gruttaio2: “Eja”;
Gruttaio1: “Du scisi che mentre votavo canticchiavo la canzone di Povia?”;
Gruttaio2: “Goppai la battutina su “Luca era gay” è vecchiotta, non credi?”
Gruttaio1: “No, veramente pensavo a quell’altra…a quella sull’eutanasia…”.

uomonero

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Oggi* ho deciso improvvisamente di tagliarmi i capelli.
Ho la mia parrucchiera di fiducia, ma mi è girata così: volevo essere più aerodinamico alla pedalata elettorale di stasera e non era possibile tergiversare.
Sono finito nel Corso Vittorio Emanuele in mezzo a due comizi, due.
La gente di Sant’Antioco – o almeno quella che passeggiava placidamente nel Corso – pareva assuefatta alla circostanza plurima.
Tempestati da troppi giorni da promesse scritte sull’etere di posti di lavoro e centri (o parchi) termali e 30 alberghi non era proprio possibile prestare attenzione a un milanese che urla che la novita’ ha messo le tende in piazzetta Piria, o al mercatino, o in piazza De Gasperi o vattelapesca e toglietevi l’anello dal naso che i ragazzi tecnici hanno un piano di marketing territoriale.
“Parole, parole, parole” – mi fa il barbiere – “Luca tu che sei studiato e non sei solo laureando ma che cazzo è un piano di marketing territoriale?”.
Sorrido, pago e chiedo l’aiuto da casa.
Non riesco a sentire perchè le urla del milanese sovrastano la risposta.
Mi riservo di chiedere il 50 e 50 al prossimo giro.
Qualcun altro passeggiatore del Corso sospirando afferma che ha nostalgia del camionioncino che alle 7.30 di mattina spara con gli altoparlanti a tottu pompa: “Mele, pere, cipolle, allu, perdusemini…”.
Anch’io francamente, perchè quella è la vera Sant’Antioco: quello che si sente e si vede in questi giorni non saprei.
In Piazza Umberto un altro candidato libero se la prende con Oppi e con Corongiu e con Locci e con la Lombardo. Clicco mi piace ma, pur non essendo radical-chic, passo oltre perchè ho promesso a mia moglie di cenare per una volta a casa. Faccio a tempo a fare due chiacchiere con un’amica che era accompagnata da un’altra amica comune. E’ passato uno di quelli nuovi che ha fulminato con lo sguardo l’amica della mia amica. E giuro che stavamo parlando solo del mio nuovo taglio di capelli.
E che mi ero appena lavato i denti col collutorio. E che il barbiere mi aveva tolto tutti i peletti dalle orecchie. Il nuovo che avanza.
O s’arrastu, diceva nonno giocando a briscola.
Salgo in macchina, parto ma subito mi imbottiglio nel terzo comizio di quattro.
In Piazza Rossa non è prevista alcuna sosta o passaggio.
Questa volta quello di quelli che gia’ fecero faville un po’ di tempo fa.
Ora messa così, con quel verbo messo lì quasi a caso, parrebbe che sono finito in mezzo a una folla oceanica tipo Tour de France al passaggio di Contador.O ai tempi gloriosamente dopati di Pantani.
In realtà, molto più banalmente, sono bloccato perchè le macchine dell’ex-collettivo Msi sono messe alla c.d.c., tutti i loro quattro gatti sono in mezzo alla strada – e io ho un gran rispetto degli animali per tirarli sotto e poi chi la sente Tiziana Frongia- gli applausi pre-registrati fanno cumulo con le promesse di centinaia di posti di lavoro per imbianchini, muratori, elettricisti, tubisti, ballerine di lap-dance e pure benzinai a leggere quello che si scrive su Facebook.
Riesco a passarci in mezzo con sicumera: non sara’ certo la pelle d’oca a tenermi ingolfato in quel maelstrom di demagogia e cattivo gusto.
Non oso pensare cosa sara’ domani – vi prego vivamente di lasciare le macchine a casa – con tutte le liste occupate in comizi sparsi in giro per il paese, l’ultimo giorno di campagna elettorale, ma sopratutto non riesco ad immaginare cosa sara’ il buffet e la musica dal vivo di quelli che dicono a tutti che hanno gia’ vinto le elezioni.
Ma poichè è risaputo che i sovrani (e i politici) dispongono di Tigellini, Mazarini, Rasputini e a Sant’Antioco di brutte copie di Alfonsi Signorini mi sento di consigliare di non far caso alle voci che si sentono in giro e di combattere con le unghie e con i denti sino a lunedì.
Oh, lo sto dicendo agli amici e candidati della mia lista, sia ben chiaro.

*Ieri per chi legge

uomonero

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Il Re di Picche, non stava troppo bene ma la sua ingordigia era tale da spaventare persino la morte stessa e la Regina di Cuori, arrivista e calcolatrice, gli propose di far fuori i quattro manigoldi e più di tutti, il secondo che in questo momento tirava le fila della piccola isola. ” Dobbiamo assolutamente liberarci di quell’arraffone in giacca e cravatta, tu sai, o mio Re, che a lungo andare perderemo di credibilità anche noi se gli indigeni scoprono cosa realmente ha fatto!” disse la nobil Donna arruffando il naso e il neo regale che con disinvoltura portava dalla nascita. “Devi avere pazienza piccola magra Regina…” disse il Re con voce grave e sicura… “se non ci daranno l’acqua calda magica degli elfi del Monte del Cavallo, stai pur sicura che le loro teste cadranno, facciamo creder loro per ora che tutto va per il meglio e intanto prenderemo accordi segreti con altri manigoldi che non vedono l’ora di mettere mani al bottino.”
Con fare regale si mise in posizione d’attesa, braccia lungo la sedia del grande Castello rosso blu.
“Mio sommo Sire, ho già preso accordi con un mio uomo che stà vicino ai quattro, quello un po’ viscido e maleodorante, quello che si occupa delle latrine… chi meglio di lui può fargli la forca? Non sarebbe la prima volta che lo fa, si dice sia un Giuda nato!” ….”Ci si può fidare di costui?”… ” A dire il vero, non gli darei mai le spalle ma se vi sarà un lauto compenso so per certo che farà ciò che gli viene chiesto, ha già lavorato per me in passato!” …”Bene allora, a te l’onore delle trenta monete!”.
I quattro manigoldi, ignari di ciò che accadeva alle loro spalle, felici e contenti, continuavano con le loro scorribande: Statue di Santi vestiti di Rosa, cittadinanze inutili ad altri manigoldi, cene e pranzi da nababbi, convegni senza alcun senso solo per sperperare denaro e tante tante altre ancora.
Il lavoro però iniziava a mancare e gli indigeni erano stanchi di vedere tanti sprechi da parte dei quattro Briganti… le promesse rimanevano tali… nulla si vedeva all’orizzonte se non la fame più nera… Il popolo della Montagna continuava ad osservare e sorrideva al nuovo vento che stava per arrivare, sarebbe venuto dal Sud? A
vrebbe soffiato dal Nord?
I quattro manigoldi sarebbero stati traditi?
Oramai erano passate cinque primavere e cinque inverni e alle porte della quinta estate i manigoldi correvano il rischio di diventare nuovamente dei semplici rubagalline. La tensione era molto alta, non si fidavano l’uno dell’altro perchè ognuno di loro aveva creato un piccolo regno nel regno, clientelismi e favoritismi erano all’ordine del giorno, ognuno aveva i suoi “amici” su cui poter contare, addirittura avevano comprato anche un uomo della montagna per un po’ di notorietà e qualche cartello quà e là.
La situazione da tesa diventò quasi imbarazzante perchè altri manigoldi decisero di levargli il potere e si fecero avanti a tutto campo, non tutti però… qualcuno tra i sei clan dimostrava serietà di intenzioni, erano degli indigeni che stanchi di subire angherie e minacce, faticosamente con duro lavoro volevano rimettere un po’ d’ordine nella piccola isola una volta felice.
Nessun grande re li commandava e nessuna regina poteva impartire loro degli ordini, erano umili e poco arroganti e conoscevano le leggi.
Morale della buona Novella: Diffidate sempre di chi vuole spaventarvi col termine “Cultura” , perchè la vera cultura è come si accoglie qualcuno a casa vostra, sia esso un re o il più umile dei porcari, perchè davanti al cesso, cari miei, siamo tutti uguali!
Mi inchino a chi zappa la terra e lavora dignitosamente tenendo la sua onestà e la sua dignità.
Tutto il resto è nulla!!!!

omar formentin

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I quattro manigoldi riuscirono così e eludere le masse e prendere il potere tanto desiderato, da rubagalline a manigoldi era già un grosso salto di qualità!
Però i manigoldi si sà, hanno i loro tirapiedi e faccendieri e così i quattro si proccuparono di trovare della manovalanza nella popolazione indigena della piccola isoletta. Per far questo, tante furono le promesse e i favori da scambiare ma alla fine riuscirono a creare il loro piccolo misero regno di burattini senza fili. Molte cose cambiarono all’interno del palazzo del potere, il secondo dei quattro divenne ufficialmente il capo perchè i suoi modi da Cardinale del medioevo, permettevano ai quattro di raggiungere accordi sotterranei con poteri ben nascosti nella comunità e far si che alcuni guadagni non proprio leciti potessero avvenire alla luce del sole!
Non tutti però nel palazzo erano consenzienti e allora con non pochi sotterfugi videro di eliminarli come pedine di una scacchiera, rimpiazzando qua e la alcuni elementi scomodi.
Ciò che profondamente ignoravano era che il popolo della montagna osservava ogni loro mossa e aspettava.
Il popolo della montagna era abituato a vivere di stenti, lassù il clima era diverso, erano più silenziosi ma anche più reazionari e difficilmente comprabili, questo era un grosso neo per i quattro manigoldi che facevano di tutto per ridurli ancora più alla fame! Su in cima, davanti al Tempio si stagliava una piccola piazza semi distrutta da tutti i pseudo lavori iniziati e mai finiti da chi aveva preceduto i quattro. Pensarono bene allora che se gli altri erano quasi riusciti nell’intento, forse loro essendo più scaltri, sarebbero riusciti a portare a termine la distruzione!
Come si suol dire: non avevano fatto i conti con l’oste!
Si inventarono le scuse più assurde e banali per dirottare tutto il benessere nella grande pianura, addirittura pagarono bottegai e artigiani con spettacoli di vario genere, diedero ingenti somme di denaro per il rifacimento di altre piazze e chiusero l’unico accesso che portava alla montagna ogni volta che l’equinozio di primavera si presentava alle porte fino al calar della calda estate.
Nel frattempo, coinvolsero il famoso arciere che veniva da lontano e benchè lui fosse in buona fede, ne fecero un’icona per le loro ignobili abbuffate.
Lo intrigarono con la “cultura” e fecero in modo di sfruttarlo a dovere con libri e libretti che rimasero li fini a se stessi ma diedero al contempo stesso visibilità ai quattro furbastri che si presero gli onori lasciando i doveri come sempre agli altri. La situazione però diventava appetitevole e si sa che dietro i manigoldi c’è sempre qualcuno che a sua volta più scaltro, entra in ballo e fu così che si presentarono al cospetto il Re di Picche e la Regina di Cuori (to be continued…)

omar formentin

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Un bel dì quattro rubagalline, decisero che si sarebbero spartiti una piccola isoletta felice, l’unico problema era soggiogare gli abitanti del luogo.
Uno allora disse: “Possiamo raccontare loro che vogliamo fare un’isola turistica, creare tanti posti di lavoro, creare benessere, naturalmente per fare questo dobbiamo prima crearci un’immagine da bravi ragazzi…”.
L’altro rispose:” Si, non è male male come idea, naturalmente faremo tutto il contrario, a noi non interessa che arrivi gente nuova e diversa altrimenti dobbiamo dividere la torta!”.
Il terzo:” Se stanno male, saranno costretti a vendersi tutto e noi potremo fare tutti gli abusi edilizi e le speculazioni che più ci interessano e poi creare dipendenza perchè non avranno di che mangiare e li prenderemo per la pancia.. eh eh eh”.
Il Quarto li guardò con fare solenne e aggiunse:”Naturalmente abbiamo bisogno di piegare non solo i corpi ma anche le anime e per me non sarà diffile farlo!”.
I quattro rubagalline, dopo aver raggiunto l’accordo si sedettero alla tavola ben imbandita, tanto era tutto gratis e potevano abbuffarsi a più non posso.
Mentre consumavano il lauto pausto continuarono la conversazione e il primo, con la bocca piena di ogni prelibatezza e le labbra unte, quasi colanti per il troppo cibo, disse: ” Sentite un po’ ma…come facciamo a convincere questi fessi che abbiamo intenzione di fare del turismo?” chinò nuovamente il capo verso il piatto e continuò ad abbuffarsi.”.
Non è cosa difficile” – intervenne il terzo – “gli altri prima di noi si sono limitati a dargli tanti piccoli specchietti per le allodole! Guardati in giro, spiagge tagliate a metà, opere incompiute da anni che crollano alle intemperie del tempo”. Il quarto quasi non curante, sorseggiando del buon vino dolce, quello che di solito viene chiamato vino del prete, alzò le soppraciglia e sul suo viso si stampò un ghigno: “Cari miei, sarà facile abbindolarli, lo hanno fatto tutti prima di noi, pensate che non hanno neanche un piccolo depuratore, le fogne sono in condizioni disastrose… sarà come fargli prendere l’ostia!…” Il secondo, forse tra i tre il più scaltro e il più falso, con il viso che nulla faceva trasparire, aggiunse: “Cercate di ragionare… di cosa ha paura il comune popolino? Ve lo dico io, del termine Cultura… sarà di questo che ci riempiremo la bocca e rimpingueremo le nostre tasche.
So io come fare, conosco un’arciere che viene da molto lontano e ci darà una mano…” (to be continued)

omar formentin

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