In medio stat virtus o sui motivi della chiusura di Sardegna24
Scritto da: uomonero in Argomenti vari
Io sono un persona di media intelligenza, curiosita’ e cultura.
Almeno la metà degli abitanti della Sardegna è come me.
Un numero esiguo di quella metà legge i quotidiani sardi.
La stragrande maggioranza di quella minoranza compra un quotidiano per la cronaca cittadina e per sbirciare i necrologi. Non sia mai che zio sia morto e c’è da mandare il telegramma.
La mia curiosità nella media mi fa interrogare sul perchè abbia chiuso il quotidiano Sardegna24, nato con altissime aspettative e responsabilità.
Ovvero essere “una voce fuori dal coro nello stantio duopolio giornalistico che non lascia spazio alle voci libere. Ma libere veramente”.
Mi pare che certe fanfare mass-mediatiche – sintetizzabili con Sardegna Democratica – lo presentassero così.
Non farò esegesi economica, statistica, sociologica, politica come si sta facendo da più parti per evitare l’analisi di un fallimento e celare un dato di fatto.
La constatazione che Sardegna24 era veramente difficile da leggere, dalla prima all’ultima pagina.
Palloso direbbe la mia nemesi.
Tranne qualche pezzo della solita, bravissima, Michela Murgia e qualche sprazzo di buona scrittura di Marcello Fois.
Quando dismetteva per un attimo i panni del predicatore.
Un mattone insostenibile davvero, tolte dal computo ragioneristico dei costi-benefici, le apprezzabilissime inchieste di un manipolo di bravissimi professionisti del reportage d’inchiesta.
Per dirla tutta, fuori dai denti.
A mio modestissimo parere su sui vari social network o nei vari blog disseminati qua e la’ per la Rete ci sono almeno una venticinquina di buone penne che parlano di cultura e identita’ in maniera più coinvolgente di Maria Antonietta Mongiu, di politica in maniera meno autoreferenziale di Massimo Dadea, che fanno satira e/o vignette più audaci e incalzanti di Chicco Gallus o Tullio Boi.
Perchè su Sardegna24 persino l’ironia era cervellotica.
E sul web possiamo trovare scribacchini che scrivono in maniera molto più retorica di Flavio Soriga.
Ribadito in modo più lapidario, così sintetizziamo ancora più il discorso: se devo leggere un’analisi politica su cose di Sardegna spero nella verve analitica-poetica di Emiliano Deiana e non nell’editoriale formalmente inappuntabile di Carlo Mannoni.
Perchè dunque avrei dovuto spendere un euro per comprare un giornale quando posso trovare le stesse cose aggratis in qualche social-network, con in più la possibilità di dire la mia?
In più il pregiudizio mai dissipato completamente che Sardegna24 fosse il combat-journal (ma contro chi, poi?) dei soriani in servizio permanente effettivo non ha certo aiutato le sorti generali della testata: sopratutto in una contingenza storica dove persino uno come Renato Soru ha dovuto fare i conti con lo spread economico e tributario.
Con tutti gli annessi e connessi.
Il capolavoro poi, che sintetizza mirabilmente tutta la mia personalissima pappardella, è stato il numero finale: quello con la minaccia di tornare, prima o poi.
Quello con i saluti di Michela Murgia, Soriga, Giorgio Melis, Gianmario Demuro, Dadea, Alessandro Mongili, Elena Ledda.
Ma sopratutto con le domande e risposte di Marcello Fois.
Come se l’urgenza di dare l’ennesima imbeccata ai Maestri della Parola – quelli appena sopra il nome della testata – fosse stata più importante di mostrare un minimo di empatia verso quel gruppo nutrito di persone senza più lavoro.
Come se le decine e decine di articoli sui diritti e doveri violati avessero sempre riguardato “gli altri” e mai quelli che lavoravano sopra e sotto la scala a chiocciola.
Magari per 12-14 ore.
Nessun mea culpa.
Nessun rimorso.
Nessuna manifestazione di solidarietà, direttore Bellu.
Ma poi: tornare a fare che?
uomonero

Articoli (RSS)