Archivio Febbraio 2012

Vorrei avere il dono della telepatia.
Avrei così sondato la testa dell’Assessore agli Annali Ibba Daniela e carpito la preziosa informazione che il Parco Giochi per bambini al parchetto del Lungomare era in procinto di essere finanziato.
Non da oggi, “ma da appena ci siamo insediati” .
Non avendo quel superpotere, come segretario del Partito Democratico ho semplicemente accolto l’appello di alcuni genitori e amici del gruppo facebook “A Sant’Antioco un parco giochi attrezzato” e sensibilizzato sull’argomento gli amici consiglieri del gruppo Sant’Antioco Nostra!, Piergiorgio Testa e Salvatore Massa, che hanno prontamente presentato una mozione.
Credo sia una pratica alquanto comune in regime di sano confronto democratico.
Almeno, così mi dicono dalla regia.
Non ho mai ricevuto alcuna raccolta firme anche perchè le sottoscrizioni alla petizione sono state rese inutili dalla mozione del gruppo consiliare di cui sopra e dalla conseguente mossa operativa dell’amministrazione comunale.
Ora giaciono, inutilizzate, in qualche cassetto di qualche genitore, probabilmente tra un biberon, un sospiro per il tempo che fu e alcuni pouff ludico-ricreativi per la gioia di grandi e piccini.
Decideranno i proponenti la petizione che uso farne.
Senza chiedere conforto, non ne hanno mai avuto bisogno, al Partito Democratico se quello è il vero cruccio dell’assessora Ibba.
Tra l’altro ci vorrebbe un minimo di buon gusto, decenza e conoscenza dei fatti prima di accusare chicchessia – sopratutto persone che hanno a cuore le sorti dei propri figli – di strumentalizzazioni o di aver bypassato l’assessore.
Quasi fosse un peccato di lesa maesta’.
Ma quelle sono virtù che nessuna carica pubblica può regalare.

uomonero

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Gianni Alemanno, sindaco di Roma, riferimento nazionale del centrodestra di Sant'Antioco, sensibilizza gli abitanti della Citta' Eterna: "Che gli uomini "spalino". Che donne, vecchi, bambini non escano di casa per andarsi a fare le foto".

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Io sono un persona di media intelligenza, curiosita’ e cultura.
Almeno la metà degli abitanti della Sardegna è come me.
Un numero esiguo di quella metà legge i quotidiani sardi.
La stragrande maggioranza di quella minoranza compra un quotidiano per la cronaca cittadina e per sbirciare i necrologi. Non sia mai che zio sia morto e c’è da mandare il telegramma.
La mia curiosità nella media mi fa interrogare sul perchè abbia chiuso il quotidiano Sardegna24, nato con altissime aspettative e responsabilità.
Ovvero essere “una voce fuori dal coro nello stantio duopolio giornalistico che non lascia spazio alle voci libere. Ma libere veramente”.
Mi pare che certe fanfare mass-mediatiche – sintetizzabili con Sardegna Democratica – lo presentassero così.
Non farò esegesi economica, statistica, sociologica, politica come si sta facendo da più parti per evitare l’analisi di un fallimento e celare un dato di fatto.
La constatazione che Sardegna24 era veramente difficile da leggere, dalla prima all’ultima pagina.
Palloso direbbe la mia nemesi.
Tranne qualche pezzo della solita, bravissima, Michela Murgia e qualche sprazzo di buona scrittura di Marcello Fois.
Quando dismetteva per un attimo i panni del predicatore.
Un mattone insostenibile davvero, tolte dal computo ragioneristico dei costi-benefici, le apprezzabilissime inchieste di un manipolo di bravissimi professionisti del reportage d’inchiesta.
Per dirla tutta, fuori dai denti.
A mio modestissimo parere su sui vari social network o nei vari blog disseminati qua e la’ per la Rete ci sono almeno una venticinquina di buone penne che parlano di cultura e identita’ in maniera più coinvolgente di Maria Antonietta Mongiu, di politica in maniera meno autoreferenziale di Massimo Dadea, che fanno satira e/o vignette più audaci e incalzanti di Chicco Gallus o Tullio Boi.
Perchè su Sardegna24 persino l’ironia era cervellotica.
E sul web possiamo trovare scribacchini che scrivono in maniera molto più retorica di Flavio Soriga.
Ribadito in modo più lapidario, così sintetizziamo ancora più il discorso: se devo leggere un’analisi politica su cose di Sardegna spero nella verve analitica-poetica di Emiliano Deiana e non nell’editoriale formalmente inappuntabile di Carlo Mannoni.
Perchè dunque avrei dovuto spendere un euro per comprare un giornale quando posso trovare le stesse cose aggratis in qualche social-network, con in più la possibilità di dire la mia?
In più il pregiudizio mai dissipato completamente che Sardegna24 fosse il combat-journal (ma contro chi, poi?) dei soriani in servizio permanente effettivo non ha certo aiutato le sorti generali della testata: sopratutto in una contingenza storica dove persino uno come Renato Soru ha dovuto fare i conti con lo spread economico e tributario.
Con tutti gli annessi e connessi.
Il capolavoro poi, che sintetizza mirabilmente tutta la mia personalissima pappardella, è stato il numero finale: quello con la minaccia di tornare, prima o poi.
Quello con i saluti di Michela Murgia, Soriga, Giorgio Melis, Gianmario Demuro, Dadea, Alessandro Mongili, Elena Ledda.
Ma sopratutto con le domande e risposte di Marcello Fois.
Come se l’urgenza di dare l’ennesima imbeccata ai Maestri della Parola – quelli appena sopra il nome della testata – fosse stata più importante di mostrare un minimo di empatia verso quel gruppo nutrito di persone senza più lavoro.
Come se le decine e decine di articoli sui diritti e doveri violati avessero sempre riguardato “gli altri” e mai quelli che lavoravano sopra e sotto la scala a chiocciola.
Magari per 12-14 ore.
Nessun mea culpa.
Nessun rimorso.
Nessuna manifestazione di solidarietà, direttore Bellu.
Ma poi: tornare a fare che?

uomonero

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Molte persone mi chiedono che ne penso della protesta del Movimento degli artigiani-pescatori-commercianti antiochensi, con annesso occupy del Municipio di Sant’Antioco e blocco del Ponte.
La mia risposta è “Generica solidarietà, ci mancherebbe, ma i dubbi permangono…”.
Noto tra i capiclaque, inquadrati e intervistati da telecamere cittadine e regionali, persone che hanno sempre vissuto da cicale, quando forse era il caso di pensare come formiche. Perchè non crei troppa empatia nei tuoi confronti se, dopo una vita a fare il crapulone, ora urli con la bava alla bocca maledicendo il cielo e Mario Monti. Gente che ha sempre vissuto in quella zona d’ombra fatta di furbizia burocratica e di omissione tributaria, che finchè c’era B. nessuno stava lì a fare i conti della serva. E subito dopo a confessare, seduto sghembo sui banchi di una delle quattro parrocchie di Sant’Antioco, che in qualche modo bisogna pur tirare avanti. Un Pater, un Ave, un Gloria e mi raccomando, non distrarti più figliolo.
Ma queste come ben sapete, sono cose che non si dicono, si pensano e basta. Sopratutto in periodo elettorale.
E allora provo a dirvele telepaticamente.
Molte di quelle persone sono le stesse che hanno voluto e ottenuto la chiusura della Sardamag, ricordate?
Troppo vicina al paese, troppo puzzolente, troppo ingombrante per poter solo pensare di rilanciare il turismo con quella bomba ecologica all’entrata di Sant’Antioco.
Si, lo so. E’ una mia fissa, ma freudianamente è giustificata dal fatto che le cose accadute nell’adolescenza ti segnano nel profondo e poi, ancora, tutta quella bava alla bocca.
Alcuni di quelli avevano le reti, le nasse, si poteva ancora fare lo strascico e lo volevano nei pressi della fabbrica di magnesio.
Altri gia’ allora avevano il Suv – si chiamava genericamente Jeep – e non digerivano il fatto che la manutenzione alla Sardamag veniva fatta sempre dalla stessa ditta. Eusebio Baghino potrà pur fare qualcosa, no?
Era il 1992 e Virginio Locci promise di fare di Sant’Antioco la perla del Mediterraneo: dovevamo vivere di turismo, ricordate?. Anche ai cani avrebbe raddrizzato le gambe, il podesta’.
Sfilate, manifestazioni, invidia del posto fisso e “daje all’operaio”.
E l’antiochense, allocco geneticamente, ci credette.
Com’è finita lo ricordiamo tutti.
Oggi ci sono le occupazioni del Municipio “concordate”.
E la consegna delle fascie tricolori “simboliche”.
Gesti che fanno realmente tremare il Sistema: si chiede al sindaco se, per cortesia, per favore, può mettere a disposizione l’Aula Consiliare, che siamo rimasti a bloccare le macchine al Ponte sino alle 2 di notte e le terga abbisognano di riposo.
Maria’ passami le cozze.
Ma gli operai dell’Alcoa mica hanno chiesto il visto o l’autografo a Diego della Valle prima di bloccare il pullman?
E gli operai dell’Eurallumina, secondo voi, hanno allertato le telecamere per farsi inquadrare mentre i celerini li prendevano a manganellate in quel di Roma? E quegli stessi operai sapete che si son presi mille denunce per interruzione di pubblico esercizio quando sono andati a bloccare le piste dell’aeroporto di Cagliari? O pensate che Antonello Pirotto ha aspettato come fosse il messia l’arrivo di Angelo Cremone o di uno dei 23 sindaci del Sulcis per mandare affanculo chi pontifica con la pancia piena?
O tempora, o mores.
Altri tempi, probabilmente altri uomini, sicuramente modi diversi di gestire la disperazione.
In una cosa, solo in una, ha ragione quell’assessore di Sant’Antioco capace di essere contemporaneamente soriano e cappellacciano, ambientalista e edificatore, Masaniello e De Gasperi.
La colpa di quello che ci sta succedendo è di chi ci ha amministrato negli ultimi vent’anni.
Lui compreso, per la piccola porzione che gli compete.

uomonero

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