Archivio Dicembre 2011

Lo so bene che avevo promesso di essere off-line per due giorni.
Avevo fatto anche giurin, giurello.
Ma la morte di don Verzè in un ospedale delle isole Cayman mi ha fatto capire che infrangere le promesse fa accadere qualcosa di bello agli altri.
Ancora un paio di ore e se abbiamo una botta di culo nei supplementari forse B. ci lascia. Ci accontentiamo anche di San Vittore, che non siamo così drastici da queste parti. E riabiliteremo in parte pure uno zombie puteolente come il 2011.
Lo so Maria che non si deve giubilare per la morte di un uomo ma io sono abbastanza bravo a dissimulare i sentimenti, sapevatelo.
E poi non sono lucidissimo perchè ho un tremendo raffreddore.
Dunque dopo i fuochi d’artificio e i trenini alla Brisgitte Bardò-Brisgitte Pesgio’ passiamo alle cose serie.
Agli auguri. Agli auspici.
E non vi tedierò con profezie da aruspici, prometto.
Auguri di buon anno, amici.
O meglio: amicizie come si dice in questa simpaticissima, democraticissima, eccitantissima, noiosissima, schizofrenica comunita’ virtuale.
A chi mi vuol bene, a chi me ne vuole a tratti perchè obiettore di coscienza e odia le armi. Comprese quelle a salve.
Anche a chi non me ne vuole, certo. Ma solo perchè non ha mai giocato a calcetto in squadra con me e non sa quanti assist faccia in una singola partita.
A chi la pensa come me, quasi come me, e anche a chi non pensa perchè la pensa diversamente da me.
E state attenti con i botti di fine anno, amici miei. Anche se non ho mai capito perchè si debba mettere in guardia da una cosa che è vietata e non dovrebbe esistere. Un occhio vigile sui bambini, adulti.
In questa sacrosanta notte divertitevi, abbracciatevi, ballate, cantate come se il 2012 fosse una cornucopia capace di sfornare mille delizie, che manco una predica del Mullah Omar saprebbe rendere meglio. Perchè sarà sicuramente così.
Non dimenticate mai infatti che la crisi è solo psicologica come diceva quello che finirà tra poche ore a San Vittore.
Arrigiurin, giurello.
Ci si vede dopodomani. E chissa’ su chi dovremmo inventare battute che non fanno ridere nessuno.
Ma qualsiasi cosa succeda, in alto i calici e il cuore sempre oltre l’ostacolo.

uomonero

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Alessio Satta direttore esecutivo della Conservatoria delle Coste in una discussione-confronto che troverete nel mio profilo Facebook, sulla cessione dell’Ostello della Gioventù di Sant’Antioco allo stesso Ente Regionale fa questa “pesantissima” dichiarazione d’intenti: “…il Semaforo di Capo Sperone così come tutti gli altri fari e semafori della Sardegna passeranno alla Conservatoria a breve e finalmente si aprirà una nuova stagione di messa in valore del bene che verrà condivisa con l’Amministrazione Comunale sin dalle prime fasi…“.
Se le parole sono pietre le parole del buon Alessio credo siano una rivelazione – e pure una risposta esaustiva agli amici del Comitato No Radar che in un comunicato stampa di avant’ieri chiedevano proprio quello – che ripaga tante, meravigliose, generose, persone dei giorni spesi, delle notti al freddo, delle battaglie intraprese, delle iniziative organizzate dalle parti de Su Semafuru.
Affinchè Su Semafuru non diventasse roba di altri.
Forse, da qualche parte, in qualche impolverata stanza dei bottoni, si stanno finalmente arrendendo.

uomonero

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Ebbene si, finalmente a Sant’Antioco scriveremo la parola fine su quella “fabbrica de S’Anna” in sedicesimo chiamata Ostello della Gioventù.
Avete presente?
Trattasi di quel caseggiato giallo, pieno di graffiti e di persiane chiuse, piantato da circa 15 anni al Lungomare Cristoforo Colombo e definito, con estremo pudore, dal Tg1 come eterna incompiuta.
Tuttavia il lieto fine che si vuol scrivere non sarà per nulla poetico o pragmatico o vattelapesca visto che l’amministrazione comunale di Sant’Antioco vuol cedere l’immobile in comodato d’uso alla Conservatoria delle Coste: come si evince da uno degli ordini del giorno del consiglio comunale del 22 dicembre.
Che poi non ci sarebbero particolari eccezioni alla cessione di immobili comunali a un ente regionale se non fosse che “del futur non v’è certezza” e che la comunità antiochense potrebbe trovarsi privata di un suo storico bene pubblico che potrebbe essere gestito da chissà chi e per chissà quali fini.
Se poi si fa un pò di mente locale ci sarebbe da rabbrividire o perlomeno da stare sul chi va là visti i recenti accadimenti: infatti la cessione di un Ostello della Gioventù appetibile perchè finalmente ultimato sarebbe condotta da quella stessa Regione Sardegna (seppur mediata da una sua propaggine istituzionale come la Conservatoria delle Coste) che tempo fa ha dato Su Semafuru in comodato d’uso alla Guardia di Finanza per “coltivarci” un bel radar di profondità pericoloso per la nostra salute e il nostro ambiente.
Ora, considerato che gli ostelli della gioventù stanno tornando di moda (la provincia di Carbonia-Iglesias sta finanziando una struttura similare a Carbonia, ad esempio) non sarebbe il caso che il Comune di Sant’Antioco – oltre a completare finalmente la struttura – predisponesse un bando per la gestione dello stesso?
O magari, una volta completato, cambiasse la destinazione d’uso dello stesso facendone una struttura a scopi ricettivi non strettamente legata al termine “gioventù”? Come ben sapete l’immobile si trova praticamente al centro del paese e vista la cronica mancanza di posti letto in loco sarebbe una manna caduta del cielo. Anche dal punto di vista occupazionale direi, preferibile mille volte a cattedrali nel deserto, dall’incerta realizzazione e giustificazione amministrativa, tipo quella robaccia incasinata che si vuol tirare su a Coaquaddus con la scusa dell’acqua calda.
Perchè il rischio manco troppo velato è che, se l’Amministrazione Comunale di Sant’Antioco declinasse o rinunciasse alle proprie prerogative decisionali, quel vuoto verrà sicuramente colmato da altri soggetti che sicuramente se sbatteranno allegramente delle necessità occupazionali, strategiche, identitarie, culturali e anche economiche, della popolazione tutta di Sant’Antioco.
E un’altra delle poche freccie rimaste al nostro arco fallirebbe nuovamente il bersaglio.
Per l’ennesima volta.

uomonero

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Il 18 dicembre in Piazzetta Piria a Sant’Antioco si inaugurerà un albero di Natale diverso dai soliti, carico di significati. Gli organizzatori sono Italia Nostra, il comitato No Radar, l’associazione “Sant’Antioco Abbraccia il Mare”; ha collaborato, oltre al Comune per la location, la Guardia Forestale locale.
Si è scelto un albero secco, fornito dalla Guardia Forestale, spoglio e triste, a rappresentare il nostro presente, spoglio di valori, secco nei sentimenti, spesso un po’ triste. Ma lo si è riempito dei colori, della fantasia, delle speranze dei bambini: centinaia di disegni che i bimbi delle primarie hanno realizzato per l’evento. Ci si vuole in questo modo augurare che il loro futuro sia più allegro, pieno di colore e gioia, con più attenzione all’ambiente e al territorio, certamente senza radar.
C’è un ulteriore significato: l’iniziativa è ad impatto e costo zero, per preciso desiderio degli organizzatori. Si è scelto di non uccidere un albero per celebrare il Natale; i volontari hanno partecipato con gioia, i regalini per i bimbi sono dati donati da aziende specializzate in gadgets.
Ingredienti semplici: idee, volontà, coraggio, partecipazione, solidarietà. Una ricetta che di questi tempi potrebbe tornare utile non solo a livello locale.
La banda musicale Giuseppe Verdi accompagna, anch’essa a titolo gratuito, la manifestazione.
Per augurare a tutti Buon Natale e Felice Anno Nuovo.

italia nostra sant’antioco

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Leggo con pena infinita l’articolo dell’Espresso sui tirocini di Ufo Cappellacci e non posso fare a meno di pensare a quale distanza abissale ci sia tra le intenzioni manifestate e la possibilità di attuarle.
Il caso del (S)Governatore Sardo in realtà mi pare la classica eccezione che conferma la regola.
Ha passato questi tre anni di legislatura a mettersi prono di fronte alle imposizioni del Governo “Amico”, a farsi fottere tutti i finanziamenti possibili ed immaginabili, a pregare che altri gli togliessero le castagne sul fuoco che un altro epilogo non era possibile davvero.
E se tanto ci da tanto tra le nuove tipologie di schiavitù precaria proposte ai giovani sardi dall’attuale Giunta Regionale potrebbe trovare alloggio l’esperto nell’uso di detergenti per la pulizie del porto di Sant’Antioco.
Ma solo per sei mesi.

uomonero

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Il Gasdotto Galsi s’ha da fare, perché:
1. la Sardegna è l’unica regione europea ancora senza gas metano;
2. il gas metano è molto meno inquinante rispetto agli altri combustibili;
3. le bombole gpl in Sardegna costano il doppio rispetto alle altre regioni, incidendo notevolmente nel bilancio di ogni famiglia sarda;
4. il gas metano è una delle fonti di energia a minor costo;
5. le zone industriali sarde, da Portovesme, a Ottana a Porto Torres, oggi tutte in forte crisi, hanno una fame urgente di energie a basso costo:
6. il tracciato non comporta espropri ma solo servitù di passaggio, con adeguati indennizzi ai proprietari;
7. la servitù di passaggio non comporta cambi di destinazione d’uso “eterni” dei terreni e non impedisce la coltivazione agricola degli stessi;
8. la rete di distribuzione secondaria, per la maggior parte, è già stata progettata e appaltata;
9. quando nel futuro remoto il gas metano algerino sarà esaurito, le tubature potranno essere rimosse e smaltite, come un qualsiasi traliccio di energia elettrica, riempiendo di nuovo gli scavi;
10. la procedura di Valutazione di Impatto Ambientale, iniziata più di tre anni fà, ha permesso di ridurre al minimo gli impatti negativi sull’ambiente facendo variare in vari punti il tracciato originario al fine di salvaguardare le aree sensibili.

MA ….. PERO’

- Considerati i seppur minimi impatti ambientali negativi, soprattutto nella zona marina del Golfo di Palmas ove sono presenti colonie di Pinna Nobilis e banchi di alghe Poseidonia;
- considerato che il territorio sud-ovest è l’unica zona costiera della Sardegna in cui mancano aree protette, sia marine che terrestri;
- considerati i sacrifici ambientali già sopportati dal territorio con l’area industriale di Portovesme e le servitù militari della zona di Teulada;
sarebbe auspicabile pretendere, da parte della società multinazionale Galsi, adeguate MISURE DI COMPENSAZIONE, come per esempio la realizzazione, presso la zona umida delle saline di Sant’Antioco, di:
un centro scientifico per lo studio, la tutela e la valorizzazione della fauna/flora marina del mediterraneo + centro di educazione ambientale + acquario con laboratorio sperimentale sulla Pinna Nobilis che consentirebbe di valorizzare l’antica tecnica della tessitura del bisso, ancora esistente a Sant’Antioco e riconducibile agli antichi fenici.

spiagge sarde bene comune

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Al minuto 3.22 di questo video didattico-esplicativo si può ascoltare la frase che dà il titolo al post.
Dell’altro ieri la manovra montiana (qui il testo integrale) che tassa le barche da diporto.
La stessa roba che voleva fare Soru, ma quella è un’altra storia di un’altra era politica.
Di ieri la levata di scudi del Governatore che, sempre sul pezzo e sempre capace di mettere nel giusto ordine le priorità, si scaglia contro il premier Mario Monti reo di spacciare come doverosa”una misura su beni di lusso che in concreto rischia di rivelarsi un siluro per la nostra economia”.
Come se tutti i poveri cristi avessero barche da 10-12 metri.
Quindi un Governatore che alza la cresta, lancia in resta, alla difesa dei diritti degli spinnaker più trendy incurante del fatto che i pensionati, i lavoratori dipendenti, i precari, gli allevatori con animali colpiti da peste suina, i familiari con figli disabili, i lavoratori dei vari poli industriali sardi subiscono la doppia supposta montiana/cappellacciana senza lamentarsi più di tanto, alla fin fine.
Nonostante i continui appelli a dotarsi di forconi appuntiti e andare alla ricerca del politico affama-popolo di turno.
Con una dignità consapevole resa ancor più mirabile dal fatto che i tempi sono bui e tempestosi e un passo in avanti fatto senza cognizione di causa vorrebbe dire la discesa nel baratro.
Perchè, se è pur vero come dice il Gran Capo, che il terreno sul quale camminiamo ci è stato dato in prestito dai nostri figli immaginate un pò le benedizioni che proferiranno i nostri pargoli quando si troveranno senza pensione.
Ecco, mi piacerebbe ogni tanto da questi attori protagonisti di questo disaster movie in salsa politico-amministrativa un mea culpa. Anche detto sottovoce, che da queste parti non ci formalizziamo.
Ma che non sia la solita fregnaccia che la colpa di tutto questo sfacelo è della crisi sistemica: perchè ormai non ci crede più nessuno.
Manco loro.

uomonero

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Io fretta non ne ho.
Non è che mi aspettavo molto di più o molto di meglio, in 17 giorni, da un Governo tecnico che deve barcamenarsi in una dinamica parlamentare alquanto confusa.
Ma di certo non è che se arriva un Lord inglese a sodomizzarmi , con la bombetta e tutto quanto, mi faccia meno male. Capisco che sono professori, loro, ma aiutarli a non sbagliare troppo credo sia dovere di ognuno di noi.
Di positivo c’è che la Manovra non è Berlusconi a farla e già questo è un netto e sensibile miglioramento, ma non basta. Anche perchè taluni, nel campo del Centrosinistra e del Pd (quelli che si danno le arie di grandi liberal…), sono talmente tanto intossicati da Berlusconi – salvo accusare gli altri di avere la fissa di Berlusconi – che se arriva uno, sempre il Lord in bombetta, e gli ordina di buttarsi dal precipizio loro si buttano e volano coi coriandoli fra i capelli, per dirla con lo zio Tom.
Partiamo dagli aspetti positivi della Manovra, ordunque.
Non c’è Berlusconi. Punto. C’è dell’altro?
Ma si, ma si.
Poca roba sui capitali portati all’estero illecitamente – solo l’1,5% di tassazione – come a dire che i furbi hanno sempre ragione. Ci dicono che l’Europa dev’essere il nostro orizzonte e non raggiungiamo neanche una tassazione media europea – non centroasiatica – sulla questione dei capitali scudati.
Ma qualcosina è.
Mancano completamente i tagli alla spesa se non quelli concentrati sulla previdenza, ma ci tornerò.
Ieri due economisti, Alesina e Giavazzi, mica tanto vicini alle cose che pure penso io scrivevano che esistono 30 miliardi di euro di agevolazioni alle imprese per le innovazioni, ma di innovazioni manco l’ombra. Possibile che non si possa studiare un meccanismo che premia le imprese virtuose e tagli le imprese che affollano i corridoi del Ministero dello Sviluppo per costruire capannoni che rimarranno chiusi?
Ve la dico una cosa di sinistra che ci avrebbe fatti veramente contenti?
Tagliare le spese militari. Quelle spese inutili che fanno fare alla Difesa una semplice partita di giro con Finmeccanica per l’acquisto di robe che producono morte e distruzione ed aggravano i nostri conti pubblici.
Per la cronaca le spese militari sono l’1,7% (37 miliari di dollari) del Pil mentre la Germania spende per le stesse spese l’1,3%. E non è che la Germania sia un paese da nulla, diciamo.
Ma cambiamo argomento. Alcuni dicono che in una seconda fase arriveranno le liberalizzazioni a sanare tutti i mali d’Italia. Ma da quando si sono avviate le liberalizzazioni c’è stato un aumento stratosferico delle tariffe. Non entro nel dettaglio perchè ci ruberebbe troppo tempo.
Posto che io sono favorevole alle liberalizzazioni sia delle professioni – che senso hanno i notai per un lavoro che potrebbero fare benissimo e a poco prezzo i segretari comunali? – che delle tariffe. Ma in Italia qualcosa si è inceppato. E si è inceppato il meccanismo del controllo o della regolazione pubblica del mercato. Sapete chi era il Garante per la concorrenza in Italia? Esatto, esatto: Antonio Catricalà.
Sapete cosa fa Antonio Catricalà, che in quanto Garante non ha garantito un piffero a quadretti, oggi?
Fa il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio e, a detta di Monti e Passera in Conferenza stampa, è stato il collante di tutte le proposte dei vari dicasteri. Possiamo fidarci di nuove liberalizzazioni senza un adeguato e ferreo controllo?
Liberalizzazioni si, ma attenzione a una cosa vecchia come il cucco nel capitalismo: il trust, il cartello delle imprese che si accordano per far salire prezzi e tariffe. Perchè poi a pagare pagano sempre i cittadini.
Un accenno brevissimo anche al costo del lavoro. Mi pare che anche Ichino denuncia l’assoluta mancanza di sgravi per le imprese che assumono. Il lavoro deve costare meno, deve essere conveniente assumere per produrre di più e meglio.
Infine le pensioni.
Innanzitutto è il messaggio che è sbagliato. Chi vive con 400 o 500 euro al mese va sempre rispettato e tutelato. Sempre. Monti doveva dirla questa cosa, con chiarezza.
Poi sulle nuove generazioni. Il Ministro Fornero, prima della lacrimuccia, ha detto che occorre fare un patto fra generazioni. Perfetto, giustissimo.
Poi ha aggiunto – fuori dai tecnicismi – che il lavoro deve produrre le pensioni. Io lavoro un tot e prenderò una pensione conseguente.
Giusto, non fa una grinza.
Ma poi vai a guardarti la realtà, al sud soprattutto. Dove l’ingresso dei giovani nel mercato del lavoro è praticamente bloccato. Nell’ultimo anno un milione di giovani under 35 ha perso il lavoro.
Spessissimo si inizia a lavorare a 40 anni, per chi lo trova il lavoro.
Un’intera genarazione dovrà lavorare fino a 80 anni se vorrà avere una pensione decente.
Oppure rassegnarsi a non avercela per nulla una pensione.
E’ questo il patto fra generazioni?
E la flexcurity dov’è?
Riflessioni tempestose che continueranno nei prossimi giorni.

emiliano deiana

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