Archivio Ottobre 2011

Premessa d’obbligo, a scanso di strumentalizzazioni politiche e/o animaliste.
Io amo gli animali.
Solo che non posso ospitarne a casa o rilasciare espressioni tipo “ohi, che bellino questo cucciolotto” perchè il pelo di gatto mi recerebbe un grosso danno psico-attitudinale visto il mio stato allergico permanente.
Ma qui siamo, come sempre quando si parla di Sant’Antioco, nel campo delle precedenze, del soddisfacimento di necessità primarie, della mancanza della giusta plasticità mentale per capire che – l’ho scritto altre volte, attirandomi un pò di strali – prima i cuccioli di uomo (o magari anche l’uomo) poi gli animali.
E se devo dirla tutta prima, preferibimente, anche i giovani musicisti, gli sportivi spompati del fine-settimana, gli adolescenti graffittari, gli atleti del parkour, quelli che amano le piste ciclabili più dei marciapiedi, gli appassionati del gardening guerrilla, quelli che vanno matti per il trekking e chi più ne ha più ne metta. Mille hobbies infatti, abitano sotto il cielo stellato.
Perchè forse qualcuno se ne sarà accorto ma nella nostra isoletta c’è qualche problemino dal punto di vista della fruizione degli spazi di socializzazione e svago. Che praticamente non esistono: ergo qualcuno dovrebbe avere bene in testa una scala di priorità.
Ora, non bisogna essere Licia Colò che spupazza il koala Ciuffo per capire che il “Dog Park” che sorgerà per gli amici a quattro zampe nel lungomare Silvio Olla grazie all’assessore all’Ambiente è certamente opera meritoria ma solo qualora vivessimo in un mondo perfetto dove le richieste più ragionevoli e immediate dei cittadini fossero prontamente soddisfatte.
Invece devo constatare con dispiacere che le rivendicazioni fatte via facebook – mezzo che ormai ha sostituito la normale dialettica democratica tra amministratori e cittadini, ahinoi o per fortuna – di circa un centinaio di padri e madri di famiglia, tendenti ad avere a Sant’Antioco un parco giochi attrezzato per i loro bambini, vengono allegramente prese sotto gamba. Quando non snobbate totalmente.
Anche perchè se l’assessore all’Ambiente (o chi per lui) leggesse le proposte costruttive e circostanziate di quel gruppo di persone vedrebbe che con una spesa praticamente irrisoria risolverebbe un problema realmente spinoso.
O almeno uno dei tanti.
Finalmente così, citando l’articolo dell’Unione, anche a Sant’Antioco potrà concretizzarsi una richiesta più volte avanzata da semplici mamme e papà e dalle associazioni degli amici che gattonano. Che non esistono ma se quello è il passo obbligato per ottenere un pò di attenzioni dalle istituzioni incomincio seduta stante a raccogliere l’adesione dei soci.

uomonero

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A pochi giorni dal circo di Baradili, paese con quattro gatti dell’Oristanese che andrebbe subito accorpato alla sagra de sa lissa di Marrubiu, organizzata con grosso dispiegamento di mezzi e risorse dal Partito Democratico, dove gli organizzatori assicurano che si parlerà solo di assetti interni mentre quegli sfigati della tastiera di Facebook son convinti di essere lì per scrivere il programma del Partito, si fa sempre più complicata la situazione di quel nanetto in doppiopetto di Silvio Lai.
Silvio Lai, ostaggio di correnti e sottocorrenti – il trio Cuccu, Sabatini, Moriconi racconta che persino Mirko Solinas, dopo il catfight con Mondino Schiavone, possa influenzare la linea politica del segretario regionale – cerca di scongiurare in qualsiasi modo un congresso che per lui sarebbe devastante. Perchè potrebbe riportarlo alle ben poco eccitanti occupazioni di un tempo come fare il dentista o giocare a Uno con Franco Marras.
Nel PD intanto cresce il peso di Paolo Fadda. Il parlamentare di Villa San Pietro sta letteralmente facendo il bello e il cattivo tempo nel partito anche grazie alla potenza di fuoco del sito Fare Politica (il sito specializzato YouJizz parla di 3000 accessi al giorno circa) che ha sostituito nei cuori degli amanti del peer-to-peer porno il quotidiano Rosarossa online.
Ma dicevamo di Paolo Fadda. Dopo aver imposto il presidente dell’Anci, il capogruppo in consiglio regionale e l’acquisto di Thiago Ribeiro Cardoso detto “El Diablo” a Massimo Cellino si prepara alla zampata finale anche nella scelta del nuovo leader regionale del partito, del candidato alla presidenza della Regione e del nuovo CEO dei Testimoni di Geova di Sassari, proprio a casa di Silvio Lai.
Una di queste tre figure sara’ scelta dall’ingordo gruppo di democristi con buona pace dell’asse Cabras-Lai-Soru che pare strafatto di ketamina vista l’incapacità di capire che il futuro del Partito è giocare a briscola, tresette e Aziende Sanitarie Locali con Giorgio Oppi. O almeno riprendere a farlo.
Il rischio è che si mandi a gambe all’aria un progetto che anche a livello nazionale stenta a decollare: appare strano poi che quelle teste quadre arroccate in via Emilia non abbiano ancora iniziato la corsa a tesserarsi a Sel, vista l’aria che tira, o a studiare le proposte referendarie della Base di Efisio Arbau.
Fadda ha capito tutto questo e si rigira come vuole Cabras e Soru, tipi notoriamente malleabili.
In questo contesto sono molti a chiedere al senatore di Sant’Antioco e al tycoon di Sanluri di resettare tutto e creare soggetti federati col PD. Molti uomini vicini a Cabras infatti chiedono con insistenza di rifare un’operazione simile a Federazione Democratica cercando un’allenza trasversale sia con i Vendicatori della Marvel, sia con la Justice League della DC. E non a caso abbiamo parlato di DC.
Così com’è chiaro che qualora Renato Soru versasse al fisco il maltolto rilancerebbe l’entusiasmo della base soriana: perchè caro Renato Soru, non ci si difende così. E credete a noi, che vi abbiamo dato la notizia in anteprima, Soru vuole fare un nuovo partito. Solo che ancora non lo sa.
Solamente così, forse, boh, crediamo, non abbiamo prove certe ma, verrebbe meno anche la ragione del Pd così come lo conosciamo ora e cesserebbe quel dualismo tra ex Ds ed ex Margherita che vede in Silvio Lai e Paolo Fadda i massimi interpreti, con Giacomo Spissu e Paolo Fadda a muovere le fila nelle retrovie.
Ah, quasi dimenticavamo: Thomas Castangia è un coglione.

uomonero

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12112010280E poi vennero le liste civiche ed i sindaci eletti dal popolo
Spazzati via i vecchi partiti vengono alla luce le liste civiche ed i Sindaci eletti dal popolo.
Forti dell’aria di cambiamento che soffiava forte dopo l’ondata di Tangentopoli, ecco la formazione di liste civiche e civiche camuffate che hanno portato ad amministrare chi fino ad allora era stato all’opposizione.
Una ventata di aria nuova che si ritrovava nel cassetto un parco progetti e finanziamenti per circa 19 miliardi di lire e che negli anni successivi beneficiò di ulteriori 11 miliardi di lire con i finanziamenti delle piccole Isole oltre i normali finanziamenti regionali.
I primi cinque anni furono di amministrazione facile, in quanto c’erano i progetti ed i finanziamenti ereditati dalle buone prassi della precedente giunta comunale di centrosinistra.
Gli anni successivi finite le scorte che altri come cicale avevano predisposto, sono iniziati i loro progetti e le loro idee che avrebbero secondo loro “rivoltato l’isola come un calzino” , “spezzato le gambe” ai funzionari comunali, rilanciato l’edilizia, smantellato le fabbriche e dato impulso al turismo.
Sono passati 20 circa e grazie a quegli stessi uomini di allora – nonostante numerose e remunerate poltrone in provincia, consorzi e Regione – Sant’Antioco è scomparsa dalla scena politica ed amministrativa di Sulcis e della Sardegna.
Si certo, hanno approvato il Puc, dopo aver saturato di metri cubi il centro urbano facendo sparire anche gli ultimi residui di spazi verdi con aumento del carico insediativo e tutte le conseguenze in termini di traffico, di parcheggi e servizi. Hanno dato l’ultimo colpo al saccheggio delle zone agricole in spregio delle direttive regionali recepite successivamente dal PPR.
Hanno risolto l’annoso problema dei dipendenti comunali con promozioni a gogò.
Hanno rifatto il look alle nostre piazze, stravolgendo il tessuto urbanistico e la storia di Sant’Antioco.
Gli scempi sono ancora sotto i nostri occhi (Piazza Umberto, Piazza della marina, Piazza Italia).
Non contenti hanno messo a disposizione dell’impianto di itticoltura di Is pruinis i pochi terreni di proprietà comunale, che ben altro ruolo avrebbero potuto avere in un ottica di valorizzazione turistica, creando un ecomostro in quella che sarebbe dovuta diventare “la spiaggia del Paese”.
Ma il fiore all’occhiello è la vicenda di Mari Biu e la gestione di quell’affare che è andato a finire come è andato a finire. Beh, comunque l’imprenditore ha preso.
In vista delle prossime elezioni comunali assistiamo a movimenti e formazioni di gruppi sotto sigle di comodo che affacciano ed altre si riaffacciano per prendere il potere da gestire in modo famigliare alla faccia dei dibattiti, delle discussioni, dei confronti con la società civile.
Società civile che è tale solo nel momento in cui si richiede il voto, per poi dimenticarla e fare i propri affari, sempre e naturalmente “nell’interesse dei cittadini”.
La storia quando docet?

partito democratico di sant’antioco

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fotoUomoNero 012Questi paesi della Sardegna disabitati, svuotati, squarciati dall’ululare dei cani mannari.
Le case vuote, con l’intonaco scrostato, le imposte chiuse coi battenti che si chiudono come palpebre danzanti per il vento. Tegole invecchiate dalle intemperie penzolano pericolosamente dai cornicioni.
Le case custodiscono segreti, ricordi, storie e inquietudini. Sono impresse nella memoria dei muri le vite degli antichi, le loro miserie nere come la caligine che ha sporcato i muri e le anime. Gli intonaci mantengono odori, fiati, sospiri e memorie. Hanno assorbito i vagiti, i gemiti, le urla, i silenzi fino all’ultimo respiro prima della morte. E l’odore del pane fatto in casa mischiato all’odore di fieno e paglia, all’impasto di terra e sudore, al mischiarsi di lamenti e liti.
Tutto questo nascondono le case abbandonate dei paesi di nessuno, nei paesi della desolazione. Paesi che si svuotano come un sospiro. Incessante, deprimente, oltraggiante. Un oltraggio all’essenza intima di questa terra sbattuta dai venti. Una terra tenace, ma prossima alla resa. Una terra feroce nell’esaltare il ricordo di un passato inglorioso, un passato macchiato da vigliaccherie, da abbandoni, da lutti e sottomissioni. Un passato tempestoso fatto di dominazioni, di ingiurie, di tradimenti, di singulti animali, di vergini violate, di uomini incatenati, di figli educati all’obbedienza, di vecchi mutilati. Una terra che genera piccoli orrori quotidiani, piccole violenze minime, ma incessanti. Piccole distruzioni, ferite, lacerazioni: la grazia violentata, la grazia offesa, la grazia ingiuriata, l’armonia fustigata, l’armonia vilipesa, l’armonia asserragliata da un manipolo di stolti.
Questa è la nostra terra oggi.
Nonostante i nuraghi millenari, i dolmen eterni, le domus di pietra è una terra fatta di solitudine e abbandono, degrado e sporcizia, sussurri e risa. E polvere di stelle, vetri rotti, strade disadorne. Una terra screpolata dalla calura, dalla lebbra, dagli insulti e dagli inganni. In superficie pochi uomini si affannano inutilmente, denunciano il degrado. Per il resto iene l’assediano la terra, voraci si lanciano sulla carogna. È la notte che non finisce più. (Emiliano Deiana sindaco di Bortigiadas)

Nel frattempo gli imprenditori liberi di Sant’Antioco chiedono di far partire i lavori del centro termale di Sant’Antioco condannando quelli che, “…strumentalmente, per egoismo politico o personale, con cavilli insignificanti, creano ostacoli e rallentamenti al progetto”.
Credo che ce l’abbiano con noi ma è strano perchè non siamo nè egoisti, nè abbiamo l’abitudine di guardarci l’ombelico.

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bunker
Per assecondare le mire espansionistiche del Regno d’Italia nel continente africano, già dagli inizi del 1900 in Sardegna fu realizzato un imponente sistema di fortificazioni costituito da un insieme di strutture militari, che raggiunsero con il tempo il numero di circa 1.500 (fortini, batterie, casematte, capisaldi, campi minati, fossati anticarro, trincee e reticolati, etc).
Soprattutto durante la 2° Guerra Mondiale, in previsione di un probabile sbarco alleato (cosa che accadde poi in Sicilia e Normandia), tutta la costa sulcitana, da Portopino fino a Funtanamare, venne presidiata dai militari che avevano principalmente il compito di proteggere le miniere del bacino carbonifero. Per la politica autarchica adottata dal regime, il carbone era infatti l’unica risorsa energetica italiana e per la sua estrazione furono fondate in pochi anni la città di Carbonia e le sue attuali frazioni di Cortoghiana e Bacu Abis (per le quali si prevedeva una popolazione insediata pari a 100.000 abitanti).
Nel Sulcis le principali difese furono concentrate a Sant’Antioco e nella zona di Santa Caterina a protezione dei porti, degli impianti industriali (A.CA.I. nel porto di Sant’Antioco), della centrale termoelettrica di Santa Caterina e delle principali vie di comunicazione, soprattutto le linee ferroviarie che si dipartivano dal Golfo di Palmas in direzione Carbonia, Siliqua e Teulada-Santadi.
Il porto di Sant’Antioco, da cui si imbarcava il minerale nero, registrava all’inizio degli anni 40, un movimento merci superiore al porto di Genova! Quindi un sistema produttivo di importanza strategica nazionale e per il quale fu realizzato un sistema militare difensivo unico in Italia.
La prima linea difensiva era costituita da circa 90 postazioni, che avevano il compito di resistere a 360° fino all’ultima cartuccia “anche se circondati o superati dal nemico”. Immediatamente dietro si trovavano le batterie di artiglieria, dell’esercito e della contraerei, a cui spettava il compito di aprire il fuoco contro gli sbarchi sulle spiagge o contro le truppe lanciate con il paracadute.
Queste strutture, soprattutto nel periodo maggio-settembre 1943, effettuarono non pochi interventi a fuoco contro i velivoli da caccia statunitensi provenienti dalle basi del nord Africa e che bombardarono sistematicamente i paesi sardi. Solo a Sant’Antioco ci furono 3 incursioni aeree con il bombardamento del porto e del paese, centinaia di bombe sganciate da decine di aerei che causarono ben 7 morti fra la popolazione inerme.
Oggi, alcuni di questi manufatti militari sono integri e recuperati ad altre funzioni, la maggior parte sono però abbandonati, irriconoscibili e ricoperti di vegetazione; altri sono ridotti a cumuli di macerie, tutti però hanno un alto valore storico, ma anche un pregevole interesse architettonico (per es. realizzati in cemento armato e mimetizzati con la pietra locale) e paesaggistico, essendo posizionati in punti panoramici e strategici, di alta valenza ambientale (promontori, zone umide, crinali collinari).
Si tratta di una linea di frontiera strategica durante la 2° guerra mondiale, oggi dimenticata, e che rischia domani di essere completamente cancellata. E’ urgente che queste strutture militari siano al più presto salvaguardate, perché siano ricordate e conservate intatte per le generazioni future.
Questo non è sicuramente il periodo adatto per parlare di investimenti nel settore della cultura, ma stiamo parlando di beni che rischiano di scomparire per sempre e per i quali ancora oggi non esiste un censimento e una mappatura completa, nonostante il PPR abbia inserito, seppur genericamente, tutte le architetture militari sino alla 2° Guerra Mondiale fra i beni paesaggistici da tutelare. In gran parte d’Europa, ma anche in Trentino e in Veneto, le architetture militari sono considerate una risorsa e vengono tutelate e valorizzate inserendole in itinerari turistici e didattici che, nel Sulcis, permetterebbero di differenziare ulteriormente l’offerta turistica, oggi caratterizzata principalmente dal connubio “Mare e Miniere”.
Ci sono numerosi giovani in Sardegna che, spinti unicamente dalla passione storica e riuniti in associazioni, stanno raccogliendo ormai da 10 anni documentazione, materiali vari, cartografie e fotografie.
Aiutandoli a valorizzare questo patrimonio di conoscenze, potremmo aiutare noi stessi a non dimenticare un periodo tragico della nostra storia recente.
Un grazie a Daniele Grioni dell’A.s.s.fort Sardegna (Associazione Studi Storici Fortificazioni – assfort@hotmail.it) – Progetto Quartu 900 e a Giuliano Usai – gruppo facebook “Sardegna Bunker Archeologia – Memoria e futuro”.

ugo piras

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256765_1576569753053_1799886958_1028832_3359376_o“Un ambiente non inquinato, la natura incontaminata, un efficiente sistema di riciclaggio rifiuti, l’offerta culturale e, ancor più, la pulizia di spiagge e del mare. Sono questi i criteri di scelta di una meta turistica e, comunque, i primi elementi che vengono in mente all’83% degli italiani. E la Sardegna è al primo posto nelle citazioni, come ha confermato un sondaggio presentato oggi al “Carloforte Green Workshop”.
Secondo un sondaggio Ispo, presentato dal presidente dell’istituto di ricerca Renato Mannheimer oggi al ‘Carloforte Green Workshop’, “l’ecocompatibilità è una prospettiva di business che riguarda tutte le località italiane, ma in particolare le isole. La Sardegna è citata tantissimo, seguita dalla Sicilia e, queste isole, nell’immaginario degli amanti delle vacanze green, lasciano il segno ancor più della montagna e del Trentino Alto Adige che ha tante attività legate all’ ecocompatibilità. L’attesa di qualità ambientale sembra maggiore per il mare, e per le isole in particolare. L’ambiente pulito e incontaminato, nelle risposte degli italiani, supera come elemento di scelta della meta delle vacanze, le infrastrutture: strutture ricettive, servizi, offerta culturale, presenza di discoteche. “Stiamo assistendo – ha detto Mannheimer – a un cambiamento delle priorità nella domanda turistica e a un’evoluzione del concetto di vacanza, con la maggioranza degli italiani che è disposta a spendere il 10% in più pur di scegliere mete green. E queste inclinazioni, se ben assistite, possono rappresentare un volano per una voce, quella del turismo, che con il suo indotto vale 150 miliardi di euro l’anno”. Pensando a quali località devono necessariamente essere ecocompatibili, agli italiani, precisa infine il sondaggio Ispo, vengono in mente soprattutto le località marittime (55%), poi la montagna e le città d’arte. Tra le regioni, primeggiano le due grandi isole, la Sicilia e la Sardegna…
(Unione Sarda del 09/10/2001)

A Sant’Antioco si concedono strutture istituzionali per convegni “promozionali” ad imprenditori privati che, con numeri arbitrari e fantasiosi, aspirano a portare il cemento nelle nostre spiagge più belle e incontaminate.
A Carloforte si utilizzano strutture non istituzionali per convegni che, numeri alla mano, dimostrano come la natura incontaminata e l’ambiente integro siano oggi gli elementi più richiesti dall’83% degli italiani che vanno in vacanza.
Chissà se, dalle nostre parti, con le colate di cemento a Coaquaddus, l’obiettivo è attrarre il residuo 17% degli italiani per mandare al diavolo il restante 83%.
In quanto a strategie, d’altronde, siamo sempre stati una spanna sopra gli altri.
Sant’Antioco e San Pietro. Due isole: così tanto vicine, così tanto lontane.

fabrizio steri

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inguscio

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328718La famosa “Prima Spiaggia” del paese gallurese è stata transennata nei giorni scorsi dopo il ritrovamento di una ventina di cerchi concentrici tracciati sulla sabbia e troppo perfetti per essere considerati un passatempo di fine estate di qualche turista. Qualcuno lancia l’allarme “Qui sono passati gli Ufo”.
In Gallura non era mai successo. Ma la storia è piena di geometrie fotografate per di più sui campi di grano e ancora oggi avvolte dal mistero. Erano gli anni Ottanta quando quando l’Inghilterra finì sotto i riflettori per una interminabile catena di episodi che, alla fine, divenne moda. I tre ideatori – Bower, Chorley e Lundberg – ricevettero nel ’92 il premio Ig Nobel (la parodia delle onorificenze svedesi). Ma oltre le burle, ci sono i gialli. E il caso di Golfo Aranci, al momento, viene ascritto a questa categoria.
(Dalle cronache del 3.10.2011 riportate sul quotidiano “L’Unione Sarda”)

Anche all’estremo opposto della Sardegna, nell’isola di Sant’Antioco, succedono cose altrettanto curiose.
Nella famosa spiaggia di Co’ecuaddus, rinomata per essere considerata l’Ultima spiaggia incontaminata esistente al mondo, vengono ritrovati alcuni tubi metallici affioranti dai promontori calcarei affacciati sul mare.
Chi li ha messi?
Come sono arrivati lì?
Alcuni tubi sono chiusi da lucchetti, altri aperti e contenenti all’interno, a profondità imprecisata, acqua forse salmastra (come si evincerebbe da un semplice esperimento scientifico con un sassolino soggetto a forza di gravità).
Nel Sulcis non era mai successa una cosa del genere. Le tesi sono le più varie, alcuni sostengono “Qui sono passati gli Ufo, e quei tubi sono i piedi dei dischi volanti atterrati indisturbati nelle ore notturne!!”.
Ma la tesi prevalente sostiene che “…sono semplicemente i carotaggi…forse non autorizzati boh, che proverebbero il ritrovamento di acque dalle mirabolanti proprietà terapeutiche e che giustificherebbero l’intervento di nuova costruzione di un centro termale (nda. pardon, hotel a 5 stelle + 11 villette) a 150 metri dal mare”.

spiagge sarde bene comune

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