Archivio Maggio 2011

massimo_zedda_sindaco_cagliariPer un attimo, solo per un attimo, appena Veltroni ha lanciato la sua fatwa contro Berlusconi ho avuto paura.
Paura che l’avere “passato a’ nuttata” come ha detto lui, una nuttata lunga 17 lunghi anni, fosse solo l’inconsapevole divertimento di boiardi di lungo corso incapaci di capire che chi ha ingoiato troppi bocconi amari non ha più la forza e la pazienza di stare ad ascoltare.
Paura che, come da sempre fa l’improvvido Walter, avesse detto la solita parola di troppo, avesse messo apposta quel granello capace di inceppare l’ingranaggio perfetto, avesse messo le mani avanti per leggerci in modo sincopato la prognosi riservata sul suo futuro come se fossimo in un libro di Philip K.Dick.
Lui che sicuramente mai ha letto un libro di P.K. Dick, si rivolge a noi che del suo futuro non ci frega nulla.
Gente capace di rovinare un giorno solenne come farebbe lo zio americano che si presentasse ubriaco alla prima comunione del nipotino.
Poi ho acceso la televisione e ho visto folle saltellanti vestite di rosso in tutt’Italia come a una Festa della Liberazione dagli istinti primari, come se si fosse ingerito un Maalox emozionale capace di ripulire viscere incrostate da troppo populismo, come se improvvisamente il sonno della ragione avesse abbracciato e spazzato via mille false promesse, come se un default sentimentale fosse stato capace di resettare stantie pubblicità al cattivo gusto e alla mala amministrazione, la Milano da trombare e la Bat-casa assieme, le 4 M casteddaie – la quarta honoris causa è quella a monsignor Mani – e Nicola Cosentino mentre si fanno specchio riflesso.
Milano, Napoli, Cagliari e poi Arcore dove a un tiro di schioppo dal mausoleo berlusconiano hanno avuto l’ardire di tumulare lo zio della nipote del faraone. Quasi a nascondere arcani segreti e il corpo del reato assieme.
La conquista di Arcore poi è l’abbattimento di un archetipo junghiano.
E’ una vera e propria aberrazione fisiologica: come quando le cellule si rivoltano contro te stesso e mutano in tumore. Che tuttavia sarà difficile da estirpare nonostante il primo ciclo di chemio abbia dato buoni frutti.
Le metastasi, maledetta Daniela Santanche’, quella è la vera metastasi.
E poi il nostro popolo.
Il meraviglioso popolo della sinistra: ma io riesco meglio se parlo con cognizione di causa, dunque della gente del Partito Democratico.
Che non è giovane, nè anziana. E’ responsabile, ha civismo e la pazienza di Giobbe.
La gente del Partito Democratico è da maneggiare con le molle perchè mica si sarebbe messa a dar retta a Bassolino, a dare ancora credito a chi ha clamorosamente toppato.
E poi mica si sarebbe messa a remare contro il sorriso gentile e i modi garbati di Giuliano Pisapia.
E non avrebbe neppure messo in discussione, nemmeno per un attimo, la lealtà nei confronti della faccia da impunito e dell’entusiasmo di Massimo Zedda.
E poi mica ci saremmo messi a fare le pulci e a controllare se il candidato sindaco del centro-sinistra aveva il volto scavato di Piero Fassino o la spacconaggine sfascia-nomenklatura di Luigi De Magistris.
Al popolo del Partito Democratico basta che gli si chieda il parere.
E non fa differenza se le urne sono quelle di cartone stra-usato dei gazebo delle primarie o quelle ufficiali del Ministero dell’Interno.
Noi il nostro parere lo diamo sempre. Se ce lo chiedono.
E da oggi in poi pretenderemo che ce lo chiedano.
Adempiuto il sacrosanto dovere poi non c’è gauche caviar che tenga, una bella 0.40 e via in Piazza del Carmine, Piazza Duomo, Piazza del Plebiscito. Sempre in piazza, noi.
E anche te, quando appenderanno le menate al chiodo D’Alema e Veltroni, anche tu voterai Partito Democratico.
Son pronto a scommetterci.
È solo una questione di tempo, delle domande che ti faranno e delle risposte che vorrai dare.
Perchè da ora in poi nulla sarà uguale a prima.
Neppure per il Partito Democratico.

uomonero

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coaCerte volte son proprio soddisfatto di avere i miei connotati.
Alzarsi dal letto, lavarsi la faccia a lingidua de’ gattu, andare a lavoro – un bel lavoro, grazie a Dio o chi per lui -, avere un pò tempo per i propri interessi, essere amato e riamare, coricarsi possibilmente cercando di dormire il sonno dei giusti.
Presuppone una certa routine che ti permette di avere tutto sotto controllo.
Non come il sindaco di Sant’Antioco Mario Corongiu.
Il sindaco di Sant’Antioco non può riposare nè il corpo, nè la mente, non può avere un attimo di tregua.
Sopratutto se ha tra le mani una bruttissima gatta da pelare come il centro termale di Coaquaddus.
Gli arriva infatti, tra capo e collo, questo Tonino Deriu con il suo carico da dodici e volete che un pò non destabilizzi le certezze e le prospettive di chiunque?
Così, il sindaco di Sant’Antioco, si ritrova a galleggiare indeciso tra la necessità di preservare un bene ambientale intonso, a tutela integrale e contemporaneamente a cercare di mettere una toppa al grande problema della disoccupazione.
Il problema dei problemi a Sant’Antioco. Nel Sulcis. In Italia. In Europa. Dappertutto.
Il sindaco di Sant’Antioco poi ha la testa e il tavolo pieno di teorie altrui: chi lo “minaccia” dicendo che i colletti bianchi col culo al caldo non capiranno mai la necessità di una roba del genere e “voglio vedere chi si mette di traverso in questa cosa”*; c’è chi dice che a 25° non è possibile concepire un centro termale visto che a Sardara e a Fordongianus l’acqua ha minimo-minimo 68° e chi pontifica che non c’entra una mazza la temperatura dell’acqua ma piuttosto le sue proprietà organolettiche considerato che nelle Terme della Versilia l’acqua ha solo 17°; c’è chi spara, avido e goloso, che non si può rinunciare a una torta da 20 milioni di euro e che il falco pellegrino certamente capirà; chi è convinto che la procedura amministrativa per rendere edificabile un bene a tutela integrale sarà roba di anni, tanto da far desistere qualsiasi imprenditore e chi ammicca supponente che “poteri politici molto forti” hanno già trovato la quadra su tutto**; che nessuno è contro le infrastrutture turistiche ma non si capisce perchè si debbano sempre costruire in riva al mare in un posto che MAI è stato toccato da mano umana (vabbè quella fattoria, poche centinaia di metri più in là, esclusa); c’è chi dice che il gioco speculativo non vale la candela lavorativa e c’è chi urla – voi stupidi, voi incompetenti – , che la Gead di Deriu fornirà un eliporto con elicottero per tutte le emergenze, un bus navetta tra la struttura e la città 12 mesi all’anno, parcheggi a servizio dei bagnanti per una spiaggia che rimarrà “libera” e sarà sempre pulita con tutti i servizi di salvamento, torretta e persino un motoscafo per le operazioni di salvataggio e soccorso, la promessa con tanto di firma davanti al notaio di utilizzo di maestranze e prodotti locali.
In fondo non aspettavamo dal giorno della chiusura della Sardamag un progetto serio che desse gambe alla tanto strombazzata vocazione turistica?
E tante, tante, altre teorie che le tesi farlocche su Pisapia ci fanno un baffo.
E tante, tante, altre ne avrete sentite anche voi.
No, decisamente non sarà una decisione facile da prendere per il sindaco di Sant’Antioco Mario Corongiu.

*sentita con le mie orecchie
** idem come sopra

uomonero

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piazza_umbertoEnnesimo incidente sotto casa mia: l’incrocio tra via Eleonora e p.zza Umberto si è rivelato ancora una volta pericoloso, nonostante si sia provveduto gia’ da un anno a mettere lo STOP sulla pavimentazione stradale.
Soltanto una preghiera: fermatevi sempre agli STOP, sempre!!!
L’estate è alle porte,tanti turisti che non conoscono le nostre strade si lanciano in gincane imprudenti e sprovvedute, causando forti disagi e spaventi.
Per ora, fortunatamente solo questo: pero’ d’ora in poi, come tutti gli anni, ho paura a passarci persino a piedi con la mia bambina, che il solo pensiero di trovarmi qualsiasi cosa contro mi fa camminare raso raso lungo il muro di casa!
Non sono solo i turisti i soliti irresponsabili, anzi.

p.s. Vorrei dare voce a questa nota attravverso le bacheche facebookiane di due amici antiochensi decisamente attivi e sensibili a determinate tematiche, sperando in qualche modo di arginare il pericolo: Fabrizio Steri e Luca Mereu grazie!
Chiedo scusa se ho fatto tutto senza prima avvertirvi. Ciao!

alessandra tardini

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249178_1891202373780_1653138184_1855006_4050158_nLa proposta di realizzare un centro termale e benessere in località Coaquaddus nell’Isola di Sant’Antioco è da valutare attentamente con criteri di sostenibilità turistica, sociale, economica e ambientale.
E’ bene quindi sin dall’inizio sgombrare il campo da tutte le possibili incongruenze o cose poco chiare prima di trasformare in modo irreversibile una costa conosciuta in tutto il mondo per l’acqua cristallina e soprattutto per l’ambiente ancora selvaggio e incontaminato.
Il ritrovamento di ipotetiche acque calde è un caso tutt’altro che eccezionale scavando in profondità, come ci insegna la geotermia, e il loro sfruttamento a scopo terapeutico non deve essere utilizzato come fine ultimo per giustificare un intervento da 67.000 mc di cemento.
Purtoppo, essendo in una cosidetta “isola minore”, la fascia di rispetto dei 300 metri dalla battigia viene ridotto per legge a 150 metri e queste aree a ridosso della spiaggia diventano appettibilissime.
La struttura a 5 stelle, destinata quindi ad una elitè da Costa Smeralda, contrasta in modo palese con la funzione principale del centro terapeutico che sarebbe quello curativo e sanitario. Insomma proprio non ci vedo Marta Marzotto a Coaquaddus a curare i reumatismi. Il progetto inoltre prevede accanto alla struttura seminterrata del centro benessere una decina di casette sparse sulla collina chiamate con l’accattivante nome “superior suites” ma che in realtà possono facilmente essere trasformate in villette dotate di cucina, soggiorno terrazza vista mare e seminterrato.
Applicando il decreto Floris (vecchio di 28 anni, una eternità…) e derogando al Piano Paesaggistico Regionale (il primo in Italia ad essere adeguato al decreto Urbani e giovane di appena 4 anni ma con evidenti problemi di gestione nella fase di attuazione), si arriva a calcolare una capacità insediativa nelle Zone F del Comune di Sant’Antioco pari a quasi 33.000 posti-bagnante ma non viene sottolineato che questa cifra è stata calcolata considerando una costa lunga 45 km, in pratica tutto il litorale comunale partendo da Stanescirdu a Cala Lunga comprendendo, quindi, Su Pranu, Sa Barra, l’istmo, lo stagno, Is Pruinis e tutta la costa rocciosa e inaccessibile e non balneabile per inquinamento.
Usando invece il buon senso bisognerebbe applicare gli standard del Decreto Floris alla sola spiaggia di Coaquaddus visto che è proprio quella la spiaggia chiamata in causa.
Ebbene 351 metri di spiaggia per 1 bagnante/metro dà come risultato 351 bagnanti per tutta la spiaggia di Coaquaddus.
Considerato che la struttura in oggetto dovrebbe disporre di 250 posti-letto avanzano quindi (351-250)= 101 posti-bagnante sulla spiaggia libera. Insomma il risultato di questa operazione potrebbe comportare il rischio di una privatizzazione effettiva della spiaggia di Coaquaddus e i giorni d’estate solo i primi 101 santiochensi che vi arriveranno potrebbero trovare posto per stendere il proprio asciugamano
Se poi calcoliamo la volumetria insediabile applicando la LR 8/2004 avremmo 30 mc x 351 bagnanti = 10.351 mc (e non i 67.000 citati nel progetto). Equivalenti a circa 3.000 mq, che sono già stati saturati considerando l’Hotel Costa Blu e le casette della piana, sorte al posto delle vigne di carignano.
Ma quali sono i benefici per la comunità? Dovrebbero essere ben rilevanti se la posta in gioco è la trasformazione, in maniera irreversibile, di una zona classificata E/H (agricola e di salvaguardia) in zona F/G (servizi)!
Del resto in una qualsiasi lottizzazione urbana (quindi in terreni già classificati edificabili) i lottizzanti privati cedono al Comune il 40% dell’area prendendosi carico inoltre della realizzazione delle opere di urbanizzazione primaria (strade, marciapiedi, fognature, rete elettrica etc) oltre a pagare una quota delle opere di urbanizzazione secondaria.
Nell’operazione “Coaquaddus” invece il privato ingloba le attuali aree comunali dei servizi igienici e dei parcheggi per le quali il progetto prevede il trasferimento proprio sull’alveo del rio che sbocca a mare, con l’aggravante di allontanarsi ancora di più dalla Seconda Spiaggia che diventerebbe veramente inaccessibile a causa della mancanza di parcheggi e servizi.
Il privato cederebbe poi il 30% della superficie per verde e attrezzature pubbliche, circa 7 ettari, che però sono stati localizzati in cima alla collinetta nella costa a precipizio sul mare, mentre il verde privato, guarda caso, è proprio nella parte vicina alle dune.
Questi sono i dubbi che dovrebbero essere chiariti prima di portare avanti qualsiasi intenzione.
E non ci si può trincerare dietro l’occasione di sviluppo da non lasciarsi sfuggire per rimediare alla situazione tragica della disoccupazione. Del resto esistono oggi intere aree inutilizzate che possono essere trasformate, aree e vecchie strutture ex minerarie ed ex-industriali che la Regione da anni sta tentando invano di cedere al miglior offerente! I 16 milioni di euro previsti come investimento non sono sufficienti per l’Area ex Sardamag oppure la Palmas Cave, la Laveria La Marmora di Nebida o Masua?
Senza dimenticare la Centrale di Santa Caterina di proprietà del Comune di San Giovanni Suergiu che potrebbe essere riconvertita proprio come centro benessere e terapia essendo vicinissima alle saline e con il sale e i fanghi quante terapie ci puoi fare! E si può utilizzare anche il molo sulla laguna per ospitare lo yacht di Marta Marzotto!!
Altro che acqua calda.

Solki Cixerri

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coaquaddus 01Pensavamo che le edificazioni nelle vicinanze delle coste e delle spiagge di pregio fossero ormai definitivamente sventati. La stessa normativa di tutela ha infatti registrato in tal senso notevoli passi avanti, in particolare con il Piano Paesaggistico Regionale.
Eppure è di questi giorni la proposta della realizzazione di in centro termale a Coa ‘e Cuaddus, luogo di grande pregio ambientale e naturalistico, meta di svago per migliaia di cittadini e di turisti.
La società immobiliare Gead srl, committente dell’intervento, lo “lancia” esaltandone i meravigliosi effetti: centinaia di posti di lavoro, architetture da ricconi, miglioramento della qualità della vita dei residenti e crescita dell’attrattività dell’isola.
In un paese con un tasso di disoccupazione alle stelle la proposta potrebbe sembrare una panacea.
A ben vedere però le cose non stanno così.
Coa Cuaddus non può essere di certo “valorizzato” più di quanto non lo sia già: natura incontaminata, Sito di Importanza Comunitaria e Zona di Protezione Speciale, spettacolare vista sul Golfo di Palmas, presenza di macchia evoluta e di rara avifauna, luogo caro ai cittadini che la frequentano da decenni.
A detta della Gead andrebbe “bonificata” e “sistemata”: ma di che bonifica di parla? Il sito è perfettamente conservato e nessuna realizzazione edificatoria potrebbe dargli maggior pregio!
Lo strumento dell’intesa proposto per accelerare l’approvazione dell’intervento – in un’aerea classificata agricola e a tutela integrale dal PUC – pare del tutto inadeguato; e, anche volendolo utilizzare, si scontrerebbe con gli stessi principi ispiratori del PPR a causa della assoluta inammissibilità dell’intervento (assodata la valenza storico, culturale, ambientale e paesaggistica del
luogo).
I dichiarati benefici per la collettività propagandati dalla Gead sono inoltre tutti da verificare: in particolare l’analisi sulle ricadute occupazionali e i tanti interventi per infrastrutturare una spiaggia che già possiede tutti i servizi di cui necessita. È bene ricordare che anche per questi motivi la spiaggia ha ottenuto l’ambizioso riconoscimento ambientale della “bandiera blu” già a metà degli anni ’80. I servizi esistenti hanno semplicemente bisogno di essere manutenzionati e gestiti professionalmente.
La nostra Associazione ritiene tuttavia che la possibilità di valorizzare un’importante risorsa locale quale quella delle acque e dei fanghi di laguna a scopi termali e terapeutici rappresenti una valido obbiettivo che andrebbe seriamente perseguito da questa comunità. È necessario però considerare che si tratta di una risorsa reperibile nell’intero tratto di costa centro orientale dell’isola, e che l’area di Santa Caterina è ricca di fango di laguna, formatosi dalla lenta sedimentazione dei sali minerali e delle
sostanze organiche dell’acqua marina nel fondo dei bacini di raccolta delle saline.
All’interno di queste aree sono reperibili tante zone che “veramente” necessitano di trasformazione e di recupero urbanistico del territorio, diverse aree degradate e alcune fortemente compromesse. È in questi siti che può e deve trovare accoglienza una struttura di questo tipo.
La spiaggia di Coa ‘e Cuaddus, come tante altre località costiere di notevole valenza paesaggistica e ambientale, deve essere adeguatamente protetta e non può essere alienata in cambio di un box per bibite e neppure per un gommone d’altura.

Graziano Bullegas – Italia Nostra Sant’Antioco

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231145_1862987866210_1586393501_1779264_3725994_nL’associazione Artisticamente si propone il recupero dei locali ormai abbandonati con l’attivazione simbolica del centro servizi culturale situato nell’area archeologica presso l’Arena Fenicia dove si è svolto il Festival Hip Hop ‘’Potere alla parola” del 24-25 Aprile a S.Antioco.
Sara’ allestita una mostra d’arte contemporanea di autori locali, con le opere dei Writers tra cui Top of Torino, Blef da Genova, Orgh da Roma, L’altro Me crew,Rigani crew, Nero saf crew, Okan di S.antioco, Skinny Powa crew, GiulioRosk Gebbia da Palermo, Dott. Fonk da Sassari e una mostra fotografica legato all’evento musicale e una serie di video installazioni con i video clip degli artisti Hip hop.
Con l’aiuto della stampa, della televisione e con la sensibilita’ delle forze politiche vigenti si spera di dare uno sprone per la riattivazione delle opere incompiute abbandonate.
La mostra di arte contemporanea sara’ aperta prossimamente.
Partecipate numerosi.

Associazione Artisticamente Sant’Antioco

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logo pd sant'antiocoIl direttivo del Partito Democratico di Sant’Antioco al fine di sgomberare il campo da tutti gli equivoci e mettere a tacere le voci incontrollate che si stanno rincorrendo ultimamente in paese e su Internet assicura ai propri tesserati che il PD di Sant’Antioco non ha concluso nessuna alleanza con alcun partito o gruppo politico in vista delle elezioni comunali dell’anno prossimo.
Tantomeno ha designato – per ora – il proprio candidato sindaco che verrà proposto ai propri tesserati e alle forze politiche che condivideranno il nostro programma amministrativo nel rispetto di modalità di selezione partecipate, condivise e trasparenti.
Si precisa inoltre che dai prossimi giorni la delegazione del Partito Democratico incomincerà gli incontri con le altre forze politiche e i movimenti cittadini per verificare se esistano le condizioni per la stesura di un programma politico-amministrativo condiviso incentrato sulla trasparenza, il rispetto delle regole, la tutela dell’ambiente e del territorio, la difesa delle classi sociali più disagiate e il sostegno delle politiche per il lavoro. Solo dopo aver stilato il programma con le forze che comporranno la coalizione il PD individuerà il candidato sindaco che potrà meglio interpretare il progetto da sottoporre al giudizio degli elettori.
Quindi qualsiasi rumors che mettesse in discussione ciò è destituito naturalmente da ogni fondamento.

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coaquaddusDunque dopo Gucci, Bulgari e la Gioconda anche la Parmalat diverrà franscese.
Beh, francese è già qualcosa.
Calpesterà un po’ il nostro ammaccato orgoglio italiano ma non c’è bisogno di strapparsi i capelli.
Poi la Francia è nazione all’avanguardia, patria dei diritti civili, stimata e apprezzata nel globo terracqueo: un po’ antipatica e supponente ma rispettata ovunque. Tranne nel Congo e nella Costa d’Avorio, per ovvi motivi.
Se venisse un imprenditore francese a proporre un progetto per valorizzare in una qualche maniera Sant’Antioco – io, sindaco – quantomeno aguzzerei le orecchie, metterei la mano alla calcolatrice e farei un bando di concorso per l’assunzione di madrelingua francofono. Patto di stabilità permettendo.
Il problema, l’equivoco, il motto andreottiano sorge spontaneo quando il “benintenzionato” viene da Paringianu frazione di Portoscuso e ci propone, ehm, un centro termale per Coaquaddus.
Si, avete capito bene: una di quelle robe che devono avere come pre-requisiti fondamentali possedere un minimo di proprietà terapeutiche e la temperatura dell’acqua compresa tra 20 e 40 gradi centigradi.
Notizia di questi giorni è che quel qualcuno esiste già ed è tale GEAD impresa immobiliare appunto, di Paringianu frazione di Portoscuso, che ha come scopo sociale “…l’esercizio dell’attività turistico alberghiera, la valorizzazione di strutture agrituristiche e di complessi alberghieri, villaggi turistici integrati, campings, strutture per lo svago…la compravendita di immobili e complessi immobiliari in genere …”.
Lette tali intenzioni della GEAD messe in calce nello statuto, perdonate, sono a me che girano gli ammenicoli.
Eppure tali obbrobriosi pensieri cementificatori si bypasserebbero facilmente ragionando di ubicare in altro loco il centro termale invece che nel luogo balneare più amato dagli antiochensi e non solo.
Così mi evito anche l’accusa che quelli lì sono contro a prescindere.
Infatti la linea di faglia delle acque termali dell’isola di Sant’Antioco comprende anche Su Forru a’ Macchina e Maladroxia che hanno dalla loro il fatto che presentano zone degradate – la prima – e fortemente urbanizzate, la seconda.
Quindi per attuare il Piano B necessita ambasciator che porta pena.
Chiedo pertanto all’assessore Massimo Melis (di provenienza Paringianu, toh!) di intercedere presso i suoi concittadini dalla lottizzazione facile chiedendo di rimodulare il medesimo progetto proponendolo per una delle zone su citate.
Metterebbe la museruola ai cattivi pensieri di molti cittadini.
Inclusi i miei.

uomonero

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carnigliaIn un libro sulla storia del calcio sfogliato distrattamente in una libreria di Praga lessi un divertente aneddoto sullo stravagante allenatore argentino Luis Carniglia che venne in Italia a guidare il Bologna del 1967.
Carniglia con il Bologna infila una lunga serie di partite anonime: qualche scialbo zero a zero, un paio di vittorie risicate, qualche pareggino e alcune sconfittine.
A un certo punto convoca una conferenza stampa con gli inviati dei grandi giornali sportivi. Un giornalista chiede: “Allora Luis com’è il Bologna quest’anno?”. Carniglia che si fidava dei giornalisti come un ossesso dell’acqua santa risponde sospettoso: “Informal o para la prensa?”.
Per la stampa naturalmente, se la ridono sotto i baffi i giornalisti.
E lui: “Es un equipo muy forte, che puede comodamente ganar el campeonado, gracias all’esfuerzo economico del señor presidente”.
Gli astanti rimangono perplessi ripensando alle grigie partite precedenti.
Cosicchè uno dei giornalisti più esperti gli fa: “Perdona la domanda Luis: …e informal?”
“Una mierda total”.
Non so perchè perchè ma lo show di Berlusconi ieri a Olbia – con l’ennesima sventagliata di promesse al Nord-Sardegna – mi ha fatto venire in mente il bluff a carte scoperte di Luis Carniglia.

uomonero

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autogestiteOggi il Sulcis soffre di una crisi economica senza precedenti, con un tasso di disoccupazione fra i più altiin Europa. Le nuove generazioni rimangono giusto il tempo per prendere un diploma o la laurea per poi emigrare come si faceva negli anni 50, con la differenza che oggi quelli che fuggono sono giovani istruiti e colti, i cosiddetti migliori ce…rvelli.
Con la fine delle miniere e la lenta agonia del polo industriale di Portovesme, l’unica risorsa rimasta, e veramente pregiata, su cui costruire il futuro è l’ambiente ed è opinione condivisa che lo sviluppo economico si possa basare principalmente su quelle attività che ci girano attorno, come il turismo, l’agricoltura, la pesca.
Ma nel 2011 nel Sulcis, e in particolare a Sant’Antioco, ancora non esiste 1 mq di terra e 1 litro di acqua marina tutelato e valorizzato dal punto di vista naturalistico e ambientale. Il Parco Regionale del Sulcis esiste solo come intenzione, non essendo ancora stato istituito, e l’unica Area marina protetta prevista è quella di Carloforte, la cui procedura di istituzione è bloccata sulle scrivanie del Ministero dell’Ambiente.
Eppure attorno all’Ambiente girano soldi e finanziamenti: i fondi ministeriali per i Parchi arrivano a 1 milione di euro e per le Aree Marine Protette ce ne sono a disposizione 300.000.
In Sardegna l’Area Marina Protetta di Villasimius conta 1 milione di presenze l’anno, l’Area Marina Protetta di Tavolara ha una ricaduta economica sul territorio pari a 15 milioni di euro. Insomma ci sono interi territori che oggi vivono principalmente di turismo ambientale, agri-turismo, pesca-turismo.
Il nostro territorio è distante anni luce dalla realtà che si sta affermando in altre parti della Sardegna, come dimostrano gli appena 2,9% di turisti che in Sardegna scelgono il Sulcis Iglesiente.
Anche i dati del Piano Faunistico provinciale, oggi in corso di revisione, dimostrano le potenzialità ancora inespresse per quanto riguarda l’ambiente. Un Piano faunistico necessario per adeguarsi alle leggi nazionali e per rispondere alle sanzioni dell’Unione Europea, che deve pianificare le zone da destinare alla caccia e le zone da proteggere non solo dal punto di vista faunistico ma anche di particolare pregio ambientale e paesaggistico meritando di essere tutelate e valorizzate come Oasi Permanenti di Protezione Faunistica.
Il territorio dell’isola di Sant’Antioco è interessato in minima parte da Oasi Permanenti di Protezione Faunistica: l’unica Oasi presente nell’Isola è quella di Mercuri, la più piccola del Sulcis Iglesiente, ricadente per la maggior parte nel territorio del comune di Calasetta e in minima parte nel territorio del comune di Sant’Antioco (da Cala Lunga a Cala Sapone). L’Oasi di Mercuri protegge un tratto di costa roccioso caratterizzato da poca vegetazione e con habitat idoneo solamente per poche specie animali, tralasciando altre zone dell’entroterra con una natura incontaminata e le zone costiere di maggiore interesse naturalistico come l’istmo di Santa Caterina, Is Prunis o Stanescirdu.
La tutela di queste zone con la valorizzazione attraverso sentieri, piste ciclabili, punti ristoro, centri di educazione ambientale, consentirebbe una fruizione turistica di zone che oggi sono completamente trascurate dagli itinerari turistici tradizionali, rappresentando una forte attrattiva di promozione del territorio anche in considerazione degli sforzi attuati da tutti i soggetti economici impegnati nel turismo, al fine di allungare la stagione turistica, oggi essenzialmente balneare e concentrata esclusivamente nei mesi estivi.
Riequilibrare la sproporzione oggi esistente fra i territori liberi alla caccia e le Oasi di Protezione faunistica rappresenterebbe un primo passo per avviare uno sviluppo economico realmente basato sulla valorizzazione delle risorse ambientali. L’ampliamento dell’Oasi Permanente di Mercuri, oggi veramente insufficiente, permetterebbe di bilanciare il rapporto, attualmente in forte disequilibrio nell’Isola di Sant’Antico, fra la parte del territorio destinato alla caccia e la parte soggetta a protezione, anche al fine di ottenere una efficace e produttiva gestione faunistico-venatoria nella parte restante del territorio.La superficie concessa in autogestione di caccia comprende infatti l’intera isola raggiungendo una superficie pari ad un quarto dell’intera superficie complessiva provinciale. L’Autogestita di caccia presente nell’isola di Sant’Antioco è infatti la più estesa in provincia (7.600 ettari sui complessivi 31.000 ettari provinciali) e oggi i cacciatori, avvalendosi di una legge degli anni 20, possono entrare indisturbati in qualsiasi terreno armati fino ai denti e sparare come gli pare, con pericolose interferenze con le attività umane presenti, essendo il nostro territorio caratterizzato da un insediamento rurale diffuso. Del resto i cacciatori di Sant’Antioco sono quelli che hanno la disponibilità maggiore di ettari a disposizione (42,4 ettari a disposizione per cacciatore, contro i circa 30 ettari di media provinciale).
Le tesi secondo cui le Autogestite di caccia permettono una gestione ottimale dei rapporti della fauna, cadono di fronte a quanto riportato dai recenti studi che dimostrano che l’eccessiva estensione dell’Autogestita di Sant’Antioco non ha consentito fino ad oggi una gestione efficace del patrimonio faunistico: i dati comunicati risultano infatti altalenanti, se non completamente mancanti, facendo sorgere il dubbio di una gestione faunistica svolta unicamente attraverso interventi massicci di ripopolamento (per es. con l’introduzione di cinghiali non autoctoni).
Inoltre i comuni di Calasetta e Sant’Antioco risultano costantemente interessati da danneggiamenti alle colture dovuti alla fauna selvatica sia per quanto riguarda l’importo dei danni stimati che per quanto riguarda le denunce presentate e le richieste di risarcimento danni.

antiogu sulcitanu

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