Archivio Gennaio 2011

autunno-a-madridUn parco cittadino d’autunno. Una panchina, due persone sedute.
Les feuilles mortes se ramasse à la pelle.
- Sembriamo due pensionati.
- Davvero, tutti questi discorsi sulla politica ci hanno invecchiato parecchio. Ci manca solo la passeggiate con le mani dietro la schiena e il cappello.
- Il colbacco vorrai dire: tu e le tue nostalgie fiommesche, come dice Scalfarotto.
- Si, perché io non ci vedo niente di male a difendere chi lavora, chi si piega in due dalla fatica, chi è sfruttato. È un vizio che non mi toglierò mai.
- Dicono che servono ricette nuove a problemi nuovi. Rimanere attaccati al tuo ideale di uguaglianza non ha senso per loro.
Ti bolleranno sempre come un comunista.
Peggio di Berlusconi sono: comunista, comunista, comunista!
- Certo, ma poi sono incapaci di indicare sia le ricette che individuare i problemi, ma questi per loro sono dettagli.
- A me sembra il problema solito dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo, ma attento a non dirlo altrimenti Renzi potrebbe azzannarti una clavicola.
- Senza “se” e senza “ma” con Marchionne, lui.
- Bè, certo: altrimenti non fa gli investimenti e manda a casa i lavoratori.
- Questo atteggiamento a casa mia si chiama ricatto tenuto conto che i costi della manodopera incidono per l’8% del fatturato della Fiat a Mirafiori, non sull’80%!
- Senti, se anche tu snoccioli i dati precisi. Se spieghi perché un’Azienda come la Fiat ha il dovere etico e morale di investire in Italia loro ti daranno sempre del passatista. Si inventeranno qualsiasi artifizio verbale per negare l’evidenza e far aderire il più possibile il loro riformismo al riformismo berlusconiano.
- Hai ragione: guai a dire poi che ci possono essere riforme buone e riforme pessime che portano indietro l’orologio della storia indietro di decenni. Per loro le riforme sono tutte buone: anche la reintroduzione del Codice Rocco te la farebbero passare per necessaria. Troveranno qualche appiglio per giustificare anche lo jus primae noctis, se fosse il caso.
- Se anche spieghi che il Contratto Collettivo Nazionale ha tenuto insieme il Paese contro le spinte della Lega a romperlo loro ti citeranno l’ultima intervista di Ichino sulla contrattazione decentrata.
- Si, si nutrono di queste fissazioni. Si immedesimano sempre in un nuovo idolo perché non hanno un’idea che sia una. Vivono in branco perché è più facile. E poi sono affascinati dai paroloni, dal vuoto pneumatico delle parole d’ordine come la vocazione maggioritaria, le primarie, la partecipazione.
- Si come le Primarie di Napoli: ma come si può candidare uno come Cozzolino? Uno che si chiama Cozzolino, dico.
- Certo, poi questi qua confondono la loro partecipazione a una convention con la partecipazione popolare, con le decisioni prese dal basso.
- Sono fatti così, per loro tu sbagli sempre. Gli unici che hanno ragione solo loro. Dicono di avere una ricetta per tutto, ma poi non si sono mai candidati manco ad amministrare il proprio condominio.
- Che poi le Primarie: prendi a Cagliari, ma chi voteresti?
- Bè, se uno ci tiene a fare un minimo di ragionamento politico non può che votare Cabras.
- Perché?
- Come perché? Almeno ha avuto il coraggio di mettersi in gioco, di affrontare la competizione, di rischiare anche una figuraccia colossale se le cose dovessero andare male. Ed è l’unico che si può giocare la vittoria.
- Forse hai ragione anche se io gli direi: perfetto, hai il mio appoggio, ma se perdi le comunali non è che ti spetta di nuovo il seggio al Senato, eh!
- Ma sei così ingenuo da non capire che è la stessa richiesta che gli ha fatto Soru?
- Quindi Soru al Senato al posto di Cabras?
- Dipende da quanti voti prende Zedda, forse.
Poi si alza un alito di vento e i due stanno in silenzio per buoni dieci minuti. A pensare.
E pensano, rimuginano, tornarno indietro nel recente passato, i due amici.
Riflettono su quale fu l’Origine del Male.
Tornano col pensiero a chi aprì il vaso di Pandora.
A chi si travestì da ammazzasette della destra finendo per fare la copia-carbone del sicario di Trotsky.
Maledicono, sfogliando la Repubblica, il nome di quell’Eratostene delle politica al contrario perché incapace di capire che l’olio difficilmente si mischia all’acqua e il democristiano raramente va in sacrestia a fare il vespro mano nella mano con il comunista.
Walter Veltroni.
La prova provata che effettivamente sono i migliori che se ne vanno.
Solo un matto, un amante del cinema o Eugenio Scalfari può benedire l’ennesimo ritorno in scena di Walter Veltroni.
- No, dico. Walter Veltroni. Quello che nel 2007 si fece carico del masso di Sisifo per mandare a casa Berlusconi. E ora quel sasso l’ha passato a Bersani, che poverino si arrabatta come può e ora c’ha pure la grana Adinolfi…
- Eh si, come l’ha spedito a casa l’abbiamo visto tutti. Le conseguenze le stiamo sperimentando sulle nostre tasche e sui nostri schermi: la colpa non è solo sua ma almeno la prosopopea, che ce la risparmi. Perlomeno ha ripreso a nominare il nome del trombeur des femmes.
- Il Walter proprio non riusciamo a schiodarcelo, è sempre qua nonostante la saudade di Africa. Lo abbiamo tutti sentito al Lingotto 2, no?
- “Uscire dal ‘900” ha detto: lo ha detto nonostante la pappagorgia with triplo mento e calvizie incipiente. E giù un fiume di copia-incolla dal Lingotto 1 e di americanate giovanilistiche. Tanto americanizzato che ci ha chiaramente indicato in Sergio Marchionne il top della modernità. Con la Fiom fuori dalla sala a fare i picchetti contro il Padrone della Fiatnam torinese. Come se Woody Allen girasse un film horror.
- Hai ragione: te lo immagini Umberto Eco che scrive il continuum del Nome della Rosa?
Tipo: Adso return. Capisci? Non c’è coerenza. Logica. E non c’è più neppure entusiasmo.
- Per quale recondito motivo Scalfari, leggi qui, lo rilanci in quota non ci è dato di saperlo. Eppure il vegliardo dovrebbe ormai sapere che non si rianima il Partito Democratico giocando una partita a scacchi con giocatori che ormai si conoscono da una vita e che ormai non hanno più nuove mosse da regalarci per stupirci.
Chi ci osserva è arcistufo di vedere sempre le stesse mosse.
- Caro mio, non si tratta solo di una partita a scacchi. Siffatta politica mi sembra piuttosto un’amichevole di cricket, perché il nostro Partito – perché è anche nostro finchè non ci cacciano – si sta riducendo alle dimensioni di un circolo esclusivo.
- Un circolo dove si parla difficile, dove il linguaggio è oscuro e i riti sono per i soli addetti ai lavori: guarda caso sempre gli stessi.
- Ma queste disfunzioni le trovi amplificate e incarognite sul territorio coi bersaniani più ottusi di Bersani, coi dalemiani più baffuti di D’Alema, coi veltroniani più kennediani di Kennedy.
- Si, per loro basta uno slogan, è sufficiente un’idea da riciclare, una kermesse nuova di zecca, ma con le ragnatele all’angolo della sala, le bandierine e l’applausometro e con una parola evocativa del vuoto.
- Del baratro nel quale stiamo cadendo.
- Ma poi te la sei chiesta una cosa? In un mondo dove le disuguaglianze si stanno dilatando come le gambe della Minetti è proibito di parlare di “sinistra”.
- No, no questi soloni delle liberalità ti diranno che è il solito vecchio modo da anni ’70. Se non stai attento sono pronti ad evocare anche il fatto che puoi essere un fiancheggiatore dei terroristi. Ti diranno – al colmo della loro prosopopea – che le disuguaglianze le regola il mercato, la concorrenza.
- E poi ti parlano della Germania omettendo naturalmente il fatto che un metalmeccanico tedesco guadagna un bel po’ di più di un suo omologo che ha la sfiga di avvitare bulloni a Mirafiori.
- Di nuovo Mirafiori? (continua…)

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giorno della memoria 2Lo so, lo so, non c’entra nulla con l’agitato clima politico italiano e probabilmente qualcuno leggendola si annoierà ma questa nota è un modo un pò auto-consolatorio per ricordare che la perseveranza dell’asino fa danni in tante, troppe, occasioni. Oggi è il 27 gennaio ed è la Giornata della Memoria per ricordare gli ebrei sterminati nell’Olocausto. E va benissimo ci mancherebbe.
Ma allora perchè non sarebbe normale un’altra giornata della memoria il 28 gennaio per ricordare i nativi americani sterminati dagli USA?
E magari un’altra ancora il 30 gennaio per ricordare gli armeni sterminati dai turchi?
Poi un’altra ancora il 31 gennaio per ricordare i Maya e gli Aztechi steminati dai conquistadores spagnoli?
Poi però tutti concentrati e dall’ 1 febbraio in poi, una commissione d’inchiesta dell’ONU contro Israele che trovi i responsabili del massacro della striscia di Gaza in cui sono state uccise 1500 persone, tra cui 400 bambini.
Al lordo delle necessità di un popolo di difendersi dalle aggressioni esterne.
Poi infine, dal 2 febbraio in poi, smetterla di tirare fuori la Shoah per giustificare gli israeliani ogni sciagurata volta che gli israeliani bombardano di qua e di là perché – sarò un po’ tardo io – ma non capisco che diavolo c’entri un bambino palestinese nel 2011, col fatto che un ebreo è stato ammazzato da un tedesco settant’anni fa.
Con la stessa logica dovremmo giustificare i discendenti dei nativi americani che bombardano New York o Los Angeles, o gli armeni che bombardano Istanbul e Izmir, o i discendenti del Maya e degli Aztechi che bombardano Lima e Città del Messico,
Facciamo una bella giornata della memoria per tutti i genocidi, giusta e doverosa, ma senza usarla per giustificare tutti i crimini successivi del popolo che ha subito il genocidio.
Non mi pare equo, né solidale.
Se continuiamo a giustificare con la pelosa ipocrisia dell’assonanza politica o religiosa ogni sterminio fatto da un popolo con quelli subiti dallo stesso popolo nel passato, finiremmo per giustificare qualsiasi cosa.
Perchè ogni popolo ha subito un’ingiustizia nel passato, piccola o grande che sia, come noi sardi ben sappiamo.
Ricordiamo tutti i genocidi, tutti gli stermini, tutti i morti, di tutti i popoli, di tutte le culture e di tutte le tradizioni poi però chiudiamo quella triste pagina, cominciando a rispettare tutti i popoli, le culture, le tradizioni e le vite umane.
Ma tutte allo stesso modo, senza privilegiare nessuno poichè il dolore non ha né bandiera, né razza, né religione.
Ecco la vera, unica, cosa da non dimenticare mai.

uomonero

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nicole-minetti-foto-sexy-600x450Un alunno entra in classe, trafelato, concitato ansante.
- Professore’, corra, venga in giardino! – grida a gran voce, interrompendo l’interrogazione dei suoi due sfortunati compagni di banco.
- Che succede, Andrea? –
E, mentre cerco di mantenere la calma, solo apparente peraltro, mi alzo dalla sedia, pronta ad intervenire perché, anche se ho dimestichezza quasi esclusivamente con storia e letteratura, il mio ruolo m’impone di far fronte ad ogni emergenza si presenti in orario scolastico.
- C’è un ragazzo di V che spaccia cocaina ai ragazzini della scuola media! –
Inutile dire che una simile notizia scatena la morbosa curiosità degli altri studenti che, seppur inorriditi, si spalmano contro il vetro della finestra cercando qualche spunto per ricostruire la storia.
Arrivo in giardino, lo spacciatore è ancora lì, si chiama Luigi. Un ragazzotto tristemente noto al corpo docente per una serie di malefatte che hanno infangato la sua carriera scolastica e personale. Con le spalle mollemente appoggiate al cancello ed una mano in tasca, che gli conferisce un’aria da duro, è affiancato da un amico complice, Edoardo.
E’ vero, spacciano. Un nugolo di bimbetti con banconote arrotolate in mano attendono il loro turno per gli acquisti.
Corro dal preside, segnalo il fatto sottolineando l’urgenza di un intervento delle forze dell’ordine.
- Ma è sicura? – mi chiede
- Certo, preside… le risulta che io sia solita allarmarmi per cosette di poco conto?-
- No… ma sa, è che talvolta le cose non sono come sembrano… Conosce i ragazzi che, a detta sua, spacciano? –
- A detta mia??? Sta scherzando, spero… spacciano oggettivamente, preside! Li conosco bene, sono Luigi ed Edoardo, della V –
E mentre cerco di discolparmi (da quale colpa poi?), scorgo fra le scartoffie della scrivania una bustina di polvere bianca.
- Beh, sa professoressa che la sua è un’affermazione piuttosto forte che espone la scuola ad una pubblicità negativa e poi non possiamo violare la privacy di questi ragazzi… -
- Violare la privacy? Siamo in presenza di un reato bello e buono e lei si focalizza su un dettaglio quasi irrilevante?
- No, no… professoressa. Non è questa la chiave di lettura per l’episodio in questione. Lei sa che l’Istituto PincoPalla ci fa la guerra e ci vuole rubare gli studenti, vero?
- Sì vabbè, ma che c’entra? –
- Mi sembra evidente che quell’Istituto ha corrotto i due ragazzi della V per infangare il buon nome della nostra scuola-
- Preside, ma non è un discorso di reputazione… -
- Professoressa, quale suo superiore le ordino di tornare in classe e punire il ragazzo che ha segnalato la cosa, interrompendo il suo lavoro in classe, oltretutto… e glielo scandisca a chiare lettere che NON SI FA LA SPIA! Anzi, vediamo di prendere dei provvedimenti per quel suo alunno che ha deliberatamente violato la privacy di altri compagni… -
- Ma… -
- Non m’interrompa, per favore! E poi riuniamo il Consiglio di Classe e vediamo di modificare il regolamento della scuola, sottolineando che non si può PER NESSUN MOTIVO interrompere l’operato di un insegnante durante il suo servizio! –
- Preside, si rende conto di…-
- Zitta! Il preside nella sua scuola ha sempre posseduto un giardino nel quale si sono svolte attività all’insegna del massimo decoro e non si azzardi a contestare le mie affermazioni perché le faccio una riservata, sa? –
Gli volto le spalle, tristemente rassegnata ad una subordinazione che non posso combattere e, mentre mi giro per chiudermi la porta alle spalle, lo vedo chinarsi sulla scrivania e preparare la sua pista si coca.
L’autrice della storia si affretta ad affermare che ogni riferimento a fatti realmente accaduti e/o a persone realmente esistenti è da ritenersi puramente casuale.
Personaggi in ordine di apparizione:

Andrea: la Giustizia

Edoardo: Lele Mora

Luigi: Emilio Fede

Il Preside: Silvio Berlusconi

Professoressa: il popolo italiano

romina fiore

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walter veltroni e pierluigi bersaniNel lontano 2007 ci hanno raccontato – e noi vogliosi di novità l’abbiamo bevuta – che il Partito Democratico nasceva con “vocazione maggioritaria”. Veltroni e i teocrati del Lingotto ci spiegarono, fuor di metafora, che finalmente nasceva un nuovo partito di sinistra ma anche moderato (o moderato ma anche di sinistra), che stava con gli operai ma anche con i beneficiari delle stock options, che voleva la giustizia sociale ma anche le liberalizzazioni più spinte, che aspirava a ridurre i costi della politica ma non le provincie o il numero dei parlamentari, che difende a spada tratta le necessità spirituali di Bagnasco ma anche la laicità dello Stato, che sfila per la pace nel mondo ma non disdegna di votare in Parlamento il ri-finanziamento delle missioni in Afghanistan e l’ampliamento del Poligono del Salto di Quirra.
Gli altri partiti più piccoli del cosiddetto centro-sinistra non hanno mai ambito a tutto sto popò di cose: si sono semplicemente accontentati di urlare più forte degli altri contro Berlusconi, di sostenere il meglio possibile gli interessi di una parte – marginale – della società, di opporsi a qualsiasi iniziativa. Di fare una cosa ma di farla bene. Buono o sbagliato non era certo questione di fare le pulci agli argomenti sul tavolo.
Ma quelli mica mirano a governare come la vocazione maggioritaria del PD impone per statuto ontologico.
Ma soprattutto: quelli sono molto più piccoli del Partito Democratico e come un Proteo antagonista si adeguano alle sue mosse per muoversi di conseguenza: uno sgraziato balletto dove un primo ballerino un po’ bolso “porta” un’étoile minuta ma restia. Messa così non parrebbe ma trattasi di una fatica fisica e nervosa inimmaginabile
Come si pone il PD rispetto al referendum di Mirafiori?
Cosa dice il PD sulla questione delle alleanze elettorali?
Che ne pensa il PD del nodo mai risolto delle primarie?
Così se il PD dà picche quelli rispondono fiori. Mettendoci dentro i cannoni.
Ma il PD se vuol tornare protagonista deve fare quelle cose per cui è nato: tracciare una rotta decisa, forzare la mano se il caso ma uscire dall’incertezza una volta per tutte.
Avere un candidato, un progetto di governo, un programma ben definito e poi vedere se gli altri aderiscono.
Senza cambiare l’ordine dei fattori poiché il risultato non sarebbe certo lo stesso bensì una caduta nell’escortismo politico alla Casini o nel machiavellismo di Fini. Senza dimenticarci che tutte le altre forze politiche ricevono solo benefici da questo monocorde status quo: gli altri partiti del centro-sinistra perché succhiano l’anima e i voti a questo Partito Democratico ambiguo fino all’eccesso, il Terzo Polo, beh, forse solo quando Tunisi diverrà capitale d’Italia potrei giustificare un Governo di Unità Nazionale con quei furboni di tre cotte.
E allora che la si smetta una volta per tutte con la balla della vocazione maggioritaria: questa eterna tensione a cercare di rappresentare tutti riuscendo in realtà a scontentare ciascuno. Così facendo il PD non può governare questo paese.
E non c’entra nulla la vocazione maggioritaria bensì l’anima più profonda di questo scalcagnato paese che non è progressista, né riformista, bensì vaticano-centrico, eccessivamente moderato e fancazzista perché avvelenato dal berlusconismo.
Per analogia mi sovvengono in mente quelle contee del profondo sud americano dove il cambiamento sta cercando di attuarlo – con inenarrabili difficoltà – un figlio di questo tempo come Obama e non uomini con un formazione intellettual/politica del secolo scorso alla Veltroni, D’Alema e Fioroni.
Guardiamoci allo specchio e concretizziamo una volta per tutte un PD che sappia almeno rappresentare un parte viva e consapevole dell’Italia e un giorno forse quello stesso PD, finalmente divenuto adulto, andrà al governo incarnando il minimo comune multiplo di un’unità possibile in mezzo a tante, troppe, voci discordi.
Non è certo il massimo per chi è nato con l’intento di cambiare il mondo politico italiano ma è molto più saggio ed onesto intellettualmente dello stare a rincorrere le voglie da politica in menopausa di Fini, Rutelli e Casini.

uomonero

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cave_di_BedizzanoLa sezione di Sant’Antioco di Italia Nostra ha presentato una circostanziata e documentata denuncia alla Commissione delle Comunità Europee richiedendo l’apertura della procedura d’infrazione, ai sensi dell’art. 226 del trattato U.E., nei confronti della Repubblica Italiana per le possibili violazioni delle Direttive Comunitarie nel rilascio delle autorizzazioni regionali e comunali relative al piano di recupero della cava di calcare di proprietà della Calcidrata spa ubicata in Sant’Antioco in località Cannai.
L’Associazione ha chiesto alla Commissione delle Comunità Europee di verificare se nell’iter autorizzatorio seguito per il progetto in questione siano state rispettate, in particolare, la Direttiva Europea sulla conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche (1992/43/CEE del1992 – Direttiva “Habitat”) e quella sulla valutazione dell’impatto ambientale (Direttiva 85/337/CEE del 1985).
La segnalazione alla Commissione è basata in particolar modo sull’equivoco creato dalla denominazione dell’intervento.
Infatti, i permessi e i nulla osta rilasciati da Comune e Regione per “risanamento ambientale dell’area” autorizzano a tutti gli effetti, a parere dell’Associazione, attività di escavo che non si differenziano dalla normale attività estrattiva prevista per la
coltivazione di una cava. Peraltro, il trasporto presso gli stabilimenti del materiale estratto in cava, dove poi verrebbe trasformato in materiale commercializzabile per essere immesso sul mercato, non presenta alcuna differenza dall’attività produttiva di un qualsiasi soggetto che coltiva una cava e ne trasforma il materiale estratto.
L’Associazione ritiene pertanto che non possa essere la sola denominazione con la quale il progetto e l’intervento vengono titolati (“attività di ripristino” piuttosto che “attività estrattiva” o altro) a condizionare il rilascio delle diverse e obbligatorie autorizzazioni o a far decidere se il progetto debba essere assoggettato o meno a procedura di Valutazione di Impatto Ambientale e Valutazione di Incidenza.
Per questi motivi e per il danno ambientale che potrebbe derivare dai lavori della Calcidrata si è chiesto alla Commissione un’immediata presa di posizione nei confronti delle Autorità Italiane, al fine di verificare la regolarità della procedura e, in mancanza, di fermare immediatamente il cosiddetto “Piano di Recupero e rinaturalizzazione” della suddetta cava al fine di sottoporlo a preventive verifiche di compatibilità ambientale.

Italia Nostra Sant’Antioco

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freccia sinistra2

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orbetelloParliamo della gestione dello stagno di Santa Caterina a livelli produttivi.
Da Punt’e Trettu all’ex rifornitore realizzando la palificazione in legno e ferru (come a Oristano) e le annesse griglie che si incastrano ai pali, neccessarie per il ricambio d’acqua, provviste di lavorieri sia per la rimonta del novellame di cui il nostro stagno e’ ricchissimo e di varia natura ( es.triglie orate saraghi muggini ghiozzi mormore ecc…) che per la cattura del pesce adulto si potrebbe realizzare un bell’indotto lavorativo.
Per i non addetti ai lavori mi riferisco a realtà tipo quelle di andare a Cabras, Tortoli,Muravera, Chioggia ecc.ecc..
Lo sbarramento, se così si vuol chiamare, deve permettere il continuo ricambio dell’acqua e si dovra’ realizzare al fianco del canale dello stagno senza precludere la navigazione delle barche da pesca e diporto. Attualmente i pescatori professionisti che pescano alla giornata in regola saranno venti o trenta (non molti di più) che risiedono nei comuni ricadenti nello stagno: S.Antioco e San Giovanni Suergiu.
Realizzando l’opera facendo una rapida proiezione da trenta operatori del mare si arriverebbe almeno, e non esagero, almeno alle cento unita’ lavorative senza contare le persone che saranno impiegate alla guardiania – minimo 10- e considerando la vasta area, sicuramente saranno il doppio.
Voi provate ad immagginare lo stagno che tutti i giorni per trecentosessantacinque giorni l’anno continua incessantemente essere riempito sia da novellame che da pesce adulto senza possibilità di fuga. Stiamo parlando di un’opera che una volta realizzata da’ immediattamente reddito a centinaia di persone e all’intera zona.
Numerosi disoccupati nel settore peschiero (disoccupati per modo di dire) che attualmente fanno salti mortali per sostenere le proprie famiglie finalmente verranno messi in regola, con le leggi in materia di pesca e non saranno piu’ braccati dalle forze dell’ordine, avranno una busta paga, assicurati e se hanno figli con i relativi assegni famigliari.
I due comuni dovranno gestire la laguna come fanno ad Orbetello che da sempre la fa da padrone in Italia e occupa migliaia di persone. Onde evitare furbi e furbetti e garantire un adeguato reddito alle persone che ci dovranno lavorare i comuni dovranno fare un’asta pubblica diretta ai commercianti all’ingrosso di pesce affinche’ acquistino tutto il prodotto pescato :BENDA MALA O BENDA BELA, con prezzi prestabiliti e fjdeiussioni.
Il mercato del pesce che il Comune di Sant’Antioco ha intenzione di realizzare puo essere utilizzato come centro di raccolta e vendita del pescato, che dovra’ essere tutto fatturato dalla A alla Z: e tutti dormiranno felici e contenti!
Giustamente i Comuni dovranno costituire un consorzio per la gestione della laguna e far costituire una nuova societa’ o cooperativa di gestione con i pescatori che lavorano nello stagno, lasciando fuori tutte le cooperative di pesca attualmente presenti nel territorio, visto e considerato che sono tutte cullu a pai…compresa quella che gestico io.
Tutti fuori!!!
Sicuramente sfruttando sostenibilmente le risorse naturali disponibili con un’acquacoltura estensiva e attuando una strategia aziendale che copre tutta la filiera pesce si può sviluppare un’impresa redditizia che procuri lavoro ai numerosi disoccupati della zona.
Questo è ciò che consiglio io: provare per credere!

antonello dessì

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impianti sportiviUn paio di giorni fa ho avuto un simpatico scambio di vedute su Facebook, viziato probabilmente dalle differenti vedute politiche, nelle quali mi si rimproverava di non criticare abbastanza l’amministrazione della Provincia di Carbonia-Iglesias di Tore Cherchi visto e considerato che sta allegramente fregandosene di Sant’Antioco poichè, cito testualmente, non “…assume persone dissocupate del posto…e continua a finanziare solo carbonia”. Io ho risposto – credo abbastanza urbanamente e se ho trasceso me ne scuso – che la Provincia di CI ha gia’ stanziato un pò di milioncini per il Porto di Sant’Antioco, ha bandito i cosidetti Patti per il Lavoro finalizzati a contrastare la disoccupazione giovanile e il microcredito.
Strumenti, lo sottolineo a scanso di equivoci, validissimi anche per i nostri disoccupati. Se interessati.
Ho poi fatto solenne giuramento di stare attento e segnalare ogni iniziativa provinciale che potesse in qualche modo creare delle opportunità lavorative o di aggregazione sociale per il nostro paese.
In ossequio a questa promessa non posso non segnalare il bando provinciale di cofinanziamento ai Comuni dei cosidetti “Punti Sport”.
Esso permette la creazione, l’efficientamento, la diffusione e il pieno utilizzo di impianti sportivi di modeste dimensioni, al fine di favorire l’attività motoria e sportiva, nonché l’aggregazione sociale.
Tipo: campi da calcio a 5 in terra battuta o preferibilmente in erba artificiale;
- campetti di basket/volley/tennis;
- aree attrezzate con campi di tennistavolo;
- percorsi con BMX, mountain bike e cross;
- aree per skate e pattinaggio;
- percorsi salute con serie d’attrezzature per attività ginnica all’aperto.
Il Comune di Sant’Antioco, poichè ha una popolazione che supera i 10000 abitanti, può vedersi finanziati due progetti.
L’impiego massimo finanziabile e’ di euro 50.000 ed il cofinanziamneto da parte del comune e’ pari a 10.000 euro.
La stessa cifra, per fare un esempio e per stare in ambito sportivo, data alla Nazionale Volley femminile per una giornata di esibizione.
Conosciamo tutti la situazione critica di Sant’Antioco dal punto di vista delle strutture sportive e dell’aggregazione sportiva dunque sociale. Beh, credo che questo bando sia un toccasana per finire, ad esempio, una volta per tutte, il campetto di via Trilussa.
O un nuovo campo di calcetto o di basket. O dite voi lo sport.
Ah, dimenticavo il bando scade il 31 gennaio 2011.
Il primo febbraio saprò dirvi se il Comune di Sant’Antioco ha presentato tutta la documentazione utile per accedere al bando.

uomonero

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funphotobox021109500890lo9L’alterità è una bandiera facile, facile, da sbandierare.
Basta l’ebbrezza della novità, la faccia tosta della gioventù, la promessa di una rivoluzione, un pizzico di ideologia, un megafono e un palchetto appena sollevato da terra.
Chi di noi non ama l’indipendenza o la giusta giustizia per non pendere dalle labbra di chi le promette?
Ma il credersi diversi ha anche un’ingannevole rovescio della medaglia.
Impone il non avere scheletri nell’armadio, unità d’intenti, comportamenti irreprensibili, biasimo del leaderismo, partecipazione condivisa alle scelte finali.
O almeno a quelle di breve/medio-termine.
Giochi da specchio riflesso che per definizione, prima o poi, ti guardano dentro chiedendoti il conto.
Prendete infatti l’alterità dell’Italia dei Valori: partito tosto ed effervescente perché fondato sulle supercazzole giustizialiste di Tonino di Pietro. Impermeabile, non suggestionabile dalle sirene berlusconiane perché dell’anti-berlusconismo ne aveva fatto la ragione di vita (e di sopravvivenza elettorale). Fuori dagli strepitii dipietreschi l’Italia dei Valori – con la famosa abiura di Scilipoti e Razzi – ha finito per essere, per una bizzarra legge del contrappasso, la terza gamba di Silvio Berlusconi. Altro che Futuro e Libertà, altro che accurata scelta dei candidati.
Su quest’ultima questione poi basta farsi un giro per il web e leggere la rivolta in atto da parte della base del partito: o dell’Italia dei Veri Valori.
E il credersi diversi dell’Irs, poi?
Ci riporta a un periodo di faide familistiche che credevamo morte e sepolte dentro qualche polveroso libro di antropologia culturale. E ricordarci, giusto per non perpetuare un pregiudizio, che i sardi, quella roba lì, do it better.
Una disamistade politica che ricorda le pagine più tristi della storia politica sarda.
Naturalmente esclusi Efisio Serrenti e Ugo Cappellacci.
Tra sputtanamento di mail auguranti la morte del Gran Capo, simpatici cadeaux da mezzo chilo di tritolo sui davanzali dei “congiurati” (per dirla alla Gavino Sale), scontri sul simbolo, minacce sui siti web in pieno stile “metodo Boffo” versus la segretaria Ornella Demuro e la scrittrice, nonché fiera indipendentista, Michela Murgia.
È di ieri la notizia che l’area che si riconosce nelle posizioni dell’ormai ex segretaria Ornella Demuru e Franciscu Sedda ha annunciato di voler rinunciare al simbolo e di lavorare per un nuovo soggetto politico: come se iniziare un nuovo percorso politico con quelle premesse non viziasse alla sorgente qualsiasi confronto sui valori e i principi fondanti.
O come se, IDV compresa, alla loro prossima predica sulla diversità morale dunque politica, non ci fosse la remota possibilità che qualche furbacchione dalla memoria lunga possa prendere la parola e rimarcare i peccatucci di cui sopra.

uomonero

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2011Colpevole d’accidia ma gli auguri ve li faccio comunque: con le parole di un amico di penna.
Buon anno L.

Ogni frase inizia con un silenzio e ogni brindisi con un poco di sete.
Per il 2011 è obbligatorio augurarsi che questo disgaraziato Paese ritorni ad essere governato in maniera decente, da gente decente. Che la decenza ritorni dove fin’ora ha regnato l’indecenza, l’orrido, la bruttezza. E che in Italia torni un minimo di ragionevolezza, di pudore, di tenerezza.
E un brindisi per gli ammalati, per gli scarti, per gli ammutinati, per i carcerati. Per gli esiliati su un’isola che è la meraviglia del creato. Per i pastori pestati, per le greggi irrequiete, per le pecore nere. Per chi non ha parole e per chi ne ha troppe. Per coloro che protestano e per coloro che non hanno manco più la forza di protestare.
Un brindisi per i cantanti di tango, per i Poeti, per i farneticatori, per le Orchestre Jazz, per le Orchestre dell’est, per le fanfare, per le Bande di ottoni, per i mariachi, per gli zingari, per i nomadi, per gli stanziali.
Un brindisi per chi canta stonato, per chi canta in coro, ma balla da solo. Per gli operai di Mirafiori, per quelli di Pomigliano e di Termini Imerese. Un brindisi per tutti i lavoratori, per i precari, per i disoccupati, per i turnisti.
Un brindisi per i clochard, per gli alcolisti, per gli astemi, per i trapiantati di fegato, per i “gruppi d’ascolto”, per chi non ascolta, per chi non vuole più ascoltare, per i sordi, per i ciechi, per i poliomielitici.
Un brindisi per coloro che fra una mina antiuomo e l’altra raccoglie morti e feriti, per gli ospedali da campo, per i barellieri, per gli infermieri, per i medici. Un brindisi per coloro che anche quest’anno perderanno dita e mani e braccia e occhi: che il 2011 li illumini sulla via dell’imbecillità.
Un brindisi e un augurio per chi sogna di essere migliore, per chi vuole imparare a ballare, a giocare a scacchi, a scrivere lettere d’amore, a narrare storie e storie ascoltare. Le storie minime che fanno la Storia.
Un brindisi all’Italia che sia un Paese più civile, accogliente, tollerante, giusto, libero.
Un brindisi alla Sardegna che non è più quel paradiso delle cartoline, ma può ritornare ad esserlo.
Un brindisi a tutti i paesi della Sardegna perchè da noi dipende la tenuta civile, economica e sociale di questa terra.
Un brindisi a quelli che ci credono e a quelli che non credono più a nulla.
Un brindisi ai credenti, ai miscredenti, ai biscredenti, agli atei, agli agnostici, ai cristiano maroniti, agli ebrei, ai musulmani, agli indù, agli zulù. agli animisti, agli scintoisti, ai pagani.
Un brindisi ai bambini che il 2011 li preservi dalle guerre, dalle violenze, dalle lotte, dai lavori, dalla pedofilia, dalla schiavitù. Un brindisi per i bambini che ritornino a fare il mestiere più bello del mondo: giocare.
Un brindisi alle donne che non siano più vittima di violenze pubbliche e private, di stupri, di minacce, di abusi, di discriminazione, di sfruttamento.
Un brindisi ai calciatori dilettanti affinchè non si tolgano più la maglietta e non si tatuino come un Materazzi qualsiasi. Che non esultino come degli idioti per ogni gol, ma che si facciano una corsa, un salto e si liberino all’abbraccio dei compagni. E dopo, a fine partita, una birra per recuperare i sali minerali.
Un brindisi per i vecchi affinchè non perdano la speranza di tornare giovani. Un brindisi per i malati di Alzahimer che non si preoccupino che questi ultimi anni non sono per nulla da ricordare.
Un brindisi per i giovani affinchè capiscano che crescere è un mestiere, un mestiere che si chiama vita.
Un brindisi a quelli dell’età di mezzo che la smettano ti tingersi i capelli e di vestirsi finto giovane, il tempo è passato e non ritornerà, suvvia un pò di dignità, fatelo per i vostri figli!
Un brindisi alle persone a cui voglio bene, un brindisi a Clara che compie un anno nel 2011 e ha diritto di vivere in un mondo migliore.
Arrivato alla fine di questo grande brindisi personale mi sento un pò ubriaco di parole e posso finalmente riposarmi per qualche giorno voi nel frattempo: Ascoltatemi se volete, perdonatemi se potete!
AUGURI

emiliano deiana

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