Archivio Dicembre 2010

susini1Stefano Susini è stato un poeta, un drammaturgo e un pittore. Non è stato un Vate nazionale come Pascoli o Carducci, la sua opera è misconosciuta ed egli stesso si paragonava “al più oscuro artista, l’orafo“. Ma è stato un grande cantore dello spirito identitario, dell’orgoglio sardo e dei palpiti d’amore.
La bellezza dei suoi versi è fuori discussione: vorrei linkarne qualcuno ma in Rete non c’è quasi nulla.
Per chi non lo sapesse Stefano Susini era nato a Sant’Antioco. Dopo l’armistizio del 1943 regge il Comune di Sant’Antioco come primo sindaco democratico anche se solo per un anno a causa di una sommossa popolare. Siamo in piena epoca fascista, in paese nasce il Movimento Sociale Italiano, l’effige del Duce è impressa nelle case dei pezzi grossi del paese. Il Susini non resta in silenzio di fronte a quella stucchevole elegia di un Impero di Cartone e comporrà alcune poesie piene di humor ed ilarità, come un Trilussa antiochense, che verranno diffuse dai suoi amici e conoscenti. Ma tali divertissement non tardano ad arrivare alle orecchie degli fascisti notoriamente privi di senso dell’umorismo: il poeta sarà investito da odio, diffamazione, sarà accusato di follia e messo al bando dai suoi stessi concittadini.
Trascorrerà la sua vecchiaia nella più cupa solitudine. Corsi e ricorsi storici per chi non si conforma al pensiero corrente.
A Stefano Susini è dedicata una piccola viuzza di Sant’Antioco che percorrerete nel medesimo tempo che impiegate a leggere la targhetta dell’intestazione della via: poco tempo fa il professor Giampaolo Piras – che ha dedicato parte della sua vita al recupero, al riordino e alla pubblicazione delle opere edite ed inedite di Stefano Susini – aveva racconto centinaia e centinaia di firme per chiedere all’Amministrazione Comunale un piccolo gesto di risarcimento a favore del poeta Susini, che almeno dopo la sua morte gli fosse reso un briciolo di quell’onore negatogli da vivo.
Che via Nazionale fosse dedicata al nostro illustre cittadino. Di anonime vie Nazionali ne è pieno il mondo.
Nessun sussulto toponomastico a tutt’oggi. Ma da queste parti non si dispera visto e considerato che per la par-condicio una via a un altro grande anti-fascista verrà garantita prima o poi.
susini 2Stefano Susini poi, non ha certo un imponente mausoleo nel cimitero di Sant’Antioco. Che certo non siamo al Verano di Roma. E neppure una tomba finemente decorata, facilmente riconoscibile o piena di fiori come potete scorgere nelle foto.
Quella tomba ne conserva le spoglie mortali ma non rende giustizia alla grandezza dell’uomo.
Stefano Susini è stato vittima non solo dell’oppressiva dittatura fascista ma del suo stesso paese natio, che con i suoi limiti geografici e con la sua arretratezza culturale, gli ha precluso ogni forma di successo. Un paese che non l’ha mai compreso, sorte comune a tantissimi Grandi, ma anzi , guardato con disprezzo e sufficienza: dicevo, corsi e ricorsi storici.
Sarebbe bello che i governanti di oggi, certamente ben più illuminati di quelli che tanto male fecero al grande Poeta, riconoscessero la grandezza di un così illustre cittadino, intitolandogli via Nazionale e restaurando e curando a dovere la sua tomba. Parrebbe ai più un bellissimo gesto che forse incomincerebbe a tagliere quel marcio cordone ombelicale che ancora ci lega con quel triste passato.

uomonero
susini3

Comments 13 Commenti »

2013Non credo abbia avuto troppe ragioni il defunto Padoa-Schioppa quando parlava di bamboccioni.
E neppure tutti quei sapientoni fautori della rivoluzione liberale che scrivono su Libero e il Giornale.
Ultimamente, sulla questione, si è svegliato dal suo sonno ministeriale pure Sacconi.
Basta insomma, dicono quelli, con i figli che si lamentano che i babbi – e i nonni e gli zii e certi fratelli maggiori – gli stanno rubando il futuro e pure la pensione. Dimentichi del fatto che la pensione già gliela stiamo pagando e mai l’avremo, noi, quella pensione.
E per noi, intendo tutti quelli sotto i 40 anni.
Se può consolare i nostri scandalizzati matusa i nostri coetanei francesi avrebbero già messo a ferro e fuoco gli Champs-Elysées in una situazione come la nostra: gli italiani al massimo rischiano di farsi sparare da un finanziere alle prese con una crisi di nervi.
Figuriamoci poi se possono avere ragione tutti quei genitori-adulti antiochensi che smanettando su Facebook, cercando di dare la loro ricetta per risolvere la decadenza di Sant’Antioco affermano pomposi che la colpa del degrado antiochense è anche colpa dei sciami di adolescenti che bighellonano per il paese “…che le famiglie si tenessero a casa i figli che ai nostri tempi le mamme facevano le mamme e i babbi i babbi…”.
Io già sapevo che era solo questione di tempo. E il conflitto generazionale – seppure velato e sottinteso, come da sempre qualsiasi argomento serio in paese – sarebbe emerso prima o poi.
Pura questione transitoria in un paese da sempre costretto a ragionare in termini bi-polari, di contrasto tra opposti, come quasi due decenni di menate berlusconiane impongono:
- i commercianti contro i sostenitori dell’isola pedonale;

- i pescatori contro i cormorani;

- i costruttori edili contro Soru;

- gli (ex) operai della Sardamag contro gli ambientalisti;

- il sindaco del momento contro la ragionevolezza;

etc…

Eppure basta poco per sciogliere questo paradosso logico. E l’unico modo di farlo è cercare conforto nella malattia di cui sopra: la sindrome bipolare.
Hanno interesse a confondere i due piani, ad evitare la mescolanza, a rifuggere come la peste dalla sintesi, tutti coloro – e sono tanti- che il futuro a quei giovani l’hanno sottratto, conducendo il nostro ameno paesello in un baratro dal quale sarà difficilissimo venire fuori; tutti coloro che non vogliono che si parli delle loro politiche farneticanti, irresponsabili e fallimentari, quando si andrà nuovamente ad elezioni; tutti coloro che non intendono assumersi (così com’è giusto che se le assumano quei ragazzi che hanno divelto le mattonelle del vascone, sradicato uno di quei pannelli che racconta la storia di Sant’Antioco, distrutto i lampioni del parco Giardino et similia) le proprie responsabilità.
Ebbene, se costoro si limitassero a dire che le cagate che hanno fatto non devono essere giustificate e facessero un sonoro mea culpa, allora mi troverebbero più ragionevole dunque malleabile: invece, incuranti della vergogna si spingono oltre, cercando di fare in modo che tutte le porcherie fatte dai “grandi” in paese non vengano neppure affrontate.
Che mettere un dito nel buco per tappare la falla è tempo perso.
Trovo che questo sia un atteggiamento irresponsabile, cieco, violento ideologicamente. Quindi inaccettabile.
Semplificando il ragionamento.
Credo che i danni fatti al mio, tuo, nostro paese dagli adulti (in)consapevoli che si sono succeduti in quel caseggiato rosaceo posto nel Corso da quasi vent’anni a questa parte siano ben più nefasti di un atto vandalico o di un muro imbrattato il sabato sera.
Eppure a sentire e a leggere taluni su Facebook quei gentiluomini ben vestiti e pettinati sapevano e sanno parlare e indossare le mutande meglio di quei “vandali” che a notte fonda imperversano per le strade di Sant’Antioco.
Quasi fossimo a Caracas e quasi che sapere mettere in sequenza un soggento, un complemento e un predicato sia una nota di merito.
Credo che aver reso il nostro paese un posto senza prospettive, senza degni luoghi di aggregazione, senza presente e con un futuro incertissimo sia molto più grave di un ragazzotto che bighellona sino alle 3 di notte perchè magari a casa, o a scuola, o in chiesa si trova fuori posto. Credo che aver distrutto un intero litorale, tutta la zona compresa tra piazza Italia, Piazza Umberto e Piazzale De Gasperi e la più bella zona verde di Sant’Antioco siano peccati ben più deprecabili del giovinotto che piscia alla Stazione magari perchè non ci sono bagni pubblici.
Io vorrei dieci, cento, mille ragazzi che passeggiano senza meta in Passillara perché vorrebbe dire che c’è ancora qualcosa di buono da fare nel nostro paese e non si è stati costretti ad andare a cercare fortuna altrove.
E che finalmente si è smesso di puntare il dito verso qualcuno o a piangersi addosso.
Molte volte un atto di vandalismo è una richiesta d’aiuto o una degna protesta ma una malversazione, un imbroglio, una furbizia rimangono sempre e solo un danno alla collettività.
Se mi chiedete di condannare la gli atti vandalici insieme a voi, contate pure su di me.
Se cercate di farlo per pararvi il culo, non guardarvi dentro e gettare fumo negli occhi, trovatene un’altra.?

uomonero

Comments 2 Commenti »

treno natalizioNo, dai non so se sia il caso di fare gli auguri natalizi in questa modalità.
- Ci abbiamo anche tentato, a fottercene, più per affetto che per senso della realtà.
- Magari sono proprio l’affetto e l’ammirazione sconfinata nei confronti di tutte quelle persone accorse ad Oristano, a dettare questo pezzo.
- Possono due stronzi come noi parlar male di Prossima Fermata Sardegna?
- Sì (se penso a Massimo Marini e a quanti post bit.ly mette al giorno tra il suo blog e Facebook).
- No (se penso che Massimo Marini si è fatto un culo tanto ad Oristano).
Si apre il dibattito di fronte a 3/4/5 birre Ichnusa. Ad libitum. E due tramezzini che a stomaco vuoto non sta bene.
- Prossima Fermata Sardegna è una novità assoluta che almeno, almeno ci evita i politici esperti con baffi, pappagorgia e cipiglio, le MILF democratiche con labbra e seno rifatto, le claque con parenti sino al terzo grado, gli oratori da circolo e federazione che non dicono un cazzo ma parlano come fiumi in piena.
- Mmmmm..non lo so se è quella novità che dici tu caro. E non so neppure se lo sarà ancora tra un po’ di tempo: sai troppi gggggiovani amici del Presidente della Provincia e poi dai l’intervento paraculissimo di Chicco Porcu, ajò.
- Posso solo fare squallide congetture da cortile: forse per via della presenza di Franco Marras; forse per colpa di Civati che ci fa vergognare da parte di Renzi; in grandissima parte per colpa del format che, per fare un sillogismo a capocchia, sta all’approfondimento come Andrej Cikatilo all’infanzia; forse perché da fottuti criticoni di sinistra ci stancheremo presto anche di questo giocattolo; forse perché non ci sono né Soru, né Cabras; forse perché si è parlato troppo di Partito Democratico o perché se n’è parlato poco; forse perché le nostre proposte non hanno contatto con la realtà sarda fatta di scorciatoie facili, facili telefonate per riaprire fabbriche e facili accordi sotto banco, forse per un sacco di altri motivi che, rincoglioniti da queste 7 Ichnusa, non riusciremo a cogliere pienamente. (continua…)

Comments Commenti disabilitati

odio

Comments 4 Commenti »

Vieniviaconme_albaneseR400Questo delirio è venuto fuori dopo una notte ad alto tasso alcolico – ma giuro che con Kafka Natale non abbiamo guidato e abbiamo bevuto a stomaco pieno – tra due personaggi non meglio identificati: uno ben disposto a difendere Sant’Antioco nonostante tutto, l’altro con una matta voglia di cambiare aria.

- Resto qui per la curiosità di vedere un altro prete in Basilica, un altro Presidente della pro-loco, altri dirigenti per il Sant’Antioco Calcio;
vado via perché il massimo che si otterrà e quello di avere due preti, due pro-loco, due squadre di calcio… forse anche due sindaci!.
- Resto qui perché sono sicuro che i commercianti prima o poi capiranno che, per una mera questione di selezione naturale, se si raddoppiano le attività si dimezzeranno le entrate;
vado via perché quelli sono convinti che meglio morire tutti di fame che assistere alla piena soddisfazione di pochi;
- Resto qui per rivedere Piazza Italia gremita di bambini, libera dai petardi, ricca di fiori e persone, con lo zampillo a fare da cornice nelle fotografie;
vado via perché Piazza Italia non sarà più la stessa nemmeno se ci ficcano quello zampillo dentro la nuova vasca…a sciaquarci gli occhi;
- Resto qui perchè voglio vedere Via Silesu e Via Grazia Deledda finalmente asfaltate ;
vado via perché l’asfalteranno pur sapendo che vi sono degli imminenti allacci fognari per nuovi mirabolanti condomini;
- Resto qua perché voglio la soddisfazione di vedere tutto questo fottio di bi-familiari finalmente affittate o vendute;
vado via perché tanto nel frattempo ne avranno costruite altrettante.
- Resto qua perché vorrei finalmente giocare a calcetto in un campo in erba sintetica, con copertura, con docce che funzionano, con tariffe “umane”;
vado via perché lo costruiranno a ridosso dei locali pubblici perché il mondo è tutta una vetrina.
-Resto qui perché, per un eccesso di zelo o perché il capoccia della Corte dei Conti diverrà qualcuno che amerà alla follia Sant’Antioco, vedremo finalmente puniti coloro che hanno distrutto Is Pruinis e violentato S’Arriaxiu;
vado via perché dopo pochi anni li ri-vedremo candidati e pure votati;
- Resto qui perché a sant’Antioco sono sicuro ci sarà almeno uno capace di progettare strade che non si allagano alle prime piogge, prive di barriere architettoniche, che se chiuse per manutenzione non bloccheranno l’intero traffico cittadino;
vado via perché quando quel qualcuno inizierà a lavorare in Comune gli rifileranno l’autocad usato a L’Aquila;
- Resto qui per gli scorci di natura incontaminati, per la Storia, per il clima meraviglioso, per il mare;
vado via perché qualcuno pensa all’ambiente solamente se deve essere da sfondo per le proprie villette da costruire o affittare;
- Resto qui perché prima o poi la politica non si baserà solo sulla Sardamag o sulla ex Sardamag con manifesti annessi;
vado via perché è triste un paese che si schiera pro o contro qualcosa, ma che volete farci Berlusconi e i suoi scagnozzi in paese ci hanno abituato al suo linguaggio calcistico;
- Resto qui perchè checchè se ne dica per la cultura si sta facendo tanto e bene e finalmente ci conoscono anche a Spoleto;
vado via perchè da Carbonia a Cagliari, passando per Sassari, ci prendono per il culo a causa del nostro cittadino “onorario” Vittorio Sgarbi;
- Resto qui perché qui ho trovato l’amore e il lavoro;
vado via perché non l’ho trovato;
- Resto perché finalmente si sta delineando un’isola pedonale, una coscienza civile, un traffico che rispetta le regole, denuncie verso gli abusi edilizi e gli immondezzari e un ottimo grado di cortesia verso il prossimo;
vado via de pressi perchè si vede che hai bevuto molto.

uomonero&kafka natale

Comments 12 Commenti »

trenonero222Lavorando da tempo nel mondo del disagio sociale e della disabilità mi permetto l’azzardo di affermare che nel nostro Paese, nella nostra Regione, siamo ancora ben lungi dal poter assicurare che si stia facendo tutto il possibile per affermare la dignità e la reale cittadinanza delle persone diversamente abili.
In Sardegna i sindacati denunciano un taglio tra docenti e personale ATA di 1700 posti circa a fronte della presenza di 4400 alunni con disabilità certificata. I tagli fatti dalla Legge Gelmini al personale docente e non docente peggiorano ulteriormente il quadro generale della scuola con classi molto affollate (da 25 a 27 alunni) e con il sostegno alla disabilità ridotto da 9 a 4 ore e mezzo settimanali. Si lamenta anche un numero insufficiente di collaboratori scolastici per i bambini che hanno bisogno di assistenza continua e in molte scuole non si è ancora attivato il servizio di assistenza specialistica educativa dal primo giorno di lezione. Al discorso prettamente scolastico del sostegno alla disabilità si lega a doppia mandata, per i benefici che reca ai nuclei familiari, il problema dei tagli regionali alla legge 162/98. Da sempre il sostegno istituzionale alla disabilità in ambito extra-scolastico si è incarnato nella buonissima prassi dei progetti personalizzati per la disabilità grave, universalmente conosciuti come legge 162. Toccare i fondi per quella legge è sempre stato tabù: qualsiasi giunta regionale – aldilà del colore politico – mai si era mai spinta ad intaccare quella che era diventata, da dieci anni a questa parte, la via sarda in tema di disabilità. Esempio che molte altre Regioni italiane hanno adottato.
Oggi “grazie” ai tagli operati al Fondo Nazionale per la non autosufficienza dal Governo del Fare e ai 25 milioni di euro stornati dai “nostri” amministratori regionali si calcola che, al 15 dicembre data di scadenza dei piani personalizzati per l’handicap grave, migliaia di persone con disabilità grave non otterranno assistenza; che ci saranno circa 3000 posti di lavoro in meno (perché la legge 162 produce notevole forza lavoro) e che le famiglie che già hanno un carico familiare pesantissimo dovranno pure pagarsi la certificazione mediche per una spesa presunta tra i 900 mila e i 2 milioni di euro.
È inoltre facilmente prevedibile che, non essendo sufficienti i fondi per soddisfare tutte le domande dell’annualità in corso, si dovrà stilare una graduatoria per aggiudicarsi i finanziamenti, determinando – evidentemente – una “competizione” e quindi una discriminazione tra persone in seria difficoltà. Normalmente non userei la stucchevole definizione di “guerra tra poveri” ma perdonatemi a me non viene in mente frase che renda meglio l’idea.
Se, sia nel caso dell’assistenza scolastica all’handicap che nel caso della legge 162, nessuno si può permettere di dire che la spesa deve essere un pozzo di San Patrizio e che si possono stimare parametri di valutazione per evitare finanziamenti a pioggia, possiamo anche dire che siamo ancora lontani da una matura cultura dell’handicap, visto che su questa materia chi ha in mano la Borsa dei 30 denari confeziona un mediocre ragionamento di tipo ragionieristico e contabile. Ed è proprio in questo modo che si opera una banalizzazione della disabilità immolandola a puri calcoli economici. Si crea così una scuola (e una società) dove per avere attenzione occorre essere semplicemente normali – qualsiasi cosa voglia dire quell’attributo – altrimenti si deve sperare nella fortuna di capitare in una scuola o in un comune con un servizio sociale particolarmente sensibile, lungimirante, dotato di tutti gli strumenti necessari per garantire i migliori percorsi di integrazione e di cura. Per motivi di tempo, che non permettono l’approfondimento, cito solo en-passant anche il tasto dolente dell’accessibilità – o meglio, delle difficoltà d’accesso – dei disabili alle professioni lavorative: lavoro che potrebbe essere il tassello essenziale del percorso di vita dei diversamente abili e invece è quasi esclusivo appannaggio degli iscritti alle categorie protette. Quasi che aldilà dell’usciere comunale o del centralinista, perdonatemi l’esasperazione del concetto, non possa esserci impresa per i disabili.
Non si tratta, dunque, di una semplice offerta di maggior numero di ore o di insegnanti di sostegno ma si tratta di intervenire sulla continuità didattica, sul clima generale di indifferenza verso queste tematiche, di formare il personale in itinere in modo continuativo e obbligatorio (anche retribuendo lo sforzo), potenziare gli interventi finanziari, gli studi e le banche dati, i laboratori e le attività integrative.
Perché l’handicap è un ospite di riguardo e va trattato con i guanti di velluto: l’handicap – certo, non fisico – è un’esperienza che noi tutti facciamo e come noi pseudo-normali pretendiamo attenzione e cura pensate, chiudendo gli occhi, alle necessità dei diversamente abili.
Ne restereste colpiti.

Comments 3 Commenti »

tzerrius

Comments Commenti disabilitati

passillaraSono almeno trent’anni che, puntuale e periodico, ritorna il grande tema della chiusura al traffico del Corso Vittorio Emanuele. Ricordo ancora, ragazzo, i “giovani” di Democrazia Proletaria, oggi cinquantenni attempati ben avviati verso la sessantina, con mascherine e banchetti a denunciare l’inquinamento e a raccogliere firme nel Corso per la sua chiusura. Pertanto, leggere oggi, dell’esistenza su facebook di un nuovo gruppo di cittadini che chiede per l’ennesima volta la chiusura del Corso non può certo suonare come una novità. Così come non è una novità che i “residui e resistenti” commercianti si siano, a torto o a ragione, sempre schierati contro. E’ sempre stato contro questo fronte dei commercianti che hanno sbattuto tutti i Sindaci che si sono succeduti alla guida della città, non trovando mai forza e coraggio per affrontarlo e superarlo. Il rinvio è stata l’arma più usata per mascherare la ritirata.
E così siamo a oggi. Aldilà dei commenti qualunquistici e ricorrenti che ogni volta sono costretto a leggere e sentire da chi non conosce i numeri per pronunciarsi, partiamo da un dato di fatto incontestabile che personalmente posso testimoniare per ragioni ai più comprensibili: il Corso è chiuso da 15-20 giorni, a oggi ogni singola attività del Corso sta perdendo mediamente il 30-40% degli incassi abituali che produceva finchè il Corso era aperto al traffico. Questo è ciò che oggi sta avvenendo, questo è ciò che sempre è avvenuto nei periodi in cui, per lavori in corso o altra motivazione, il Corso è rimasto chiuso al traffico. Partendo da questo semplice dato di fatto, credo che qualunque persona dotata di buon senso possa ben comprendere perchè i commercianti si allarmino, e si allarmino a ragion veduta e non per partito preso. Tanto più in un periodo di crisi drammatica come questo. Tutti, Sindaco in testa, devono mettere in conto che per talune attività la perdita secca e repentina del 30-40% dei guadagni, in questo momento, può essere fatale e portare nuovi disoccupati, semmai possiamo permettercelo. E il fatto che nuove chiusure possano sopraggiungere in silenzio non addolcisce affatto la drammaticità della cosa: fa parte del DNA del commerciante, infatti, non esportare in pubblica piazza le proprie difficoltà, il fallimento della propria attività, troppo spesso vissuto come il proprio fallimento…
Già non si contano più, in paese, le vetrine buie e con il cartello AFFITTASI, pensare che possano addirittura aumentare e che questo possa avvenire per espressa volontà di qualcuno non può che essere da irresponsabili.
Fatta questa premessa, vi stupirò dicendovi che io sono assolutamente favorevole all’ isola pedonale nel Corso. Attenzione: ISOLA PEDONALE nel Corso, non CHIUSURA AL TRAFFICO del Corso. Perchè per chi ancora non lo avesse memorizzato c’è una piccola, bella, grande, gigantesca DIFFERENZA fra il realizzare e progettare un’isola pedonale e/o chiudere una strada al traffico!
Per questo “piccolissimo” dettaglio non sono mai andato ad ingrossare le fila dei gruppi che chiedevano semplicemente la chiusura al traffico del nostro viale alberato! Guardate la foto e ditemi: il Corso di questi giorni è un’isola pedonale o una strada chiusa al traffico? A voi la risposta. Ecco, una strada chiusa al traffico è quanto di più desolante si possa proporre e, senza portare particolari giovamenti alla vivibilità del paese (i marciapiedi del corso mi sembrano più che sufficienti per far passeggiare tranquillamente i quattro gatti rimasti), è in grado di procurare nuovi e spesso fatali danni a decine di attività commerciali già al limite della sopravvivenza e che, davvero, sono fondamentali all’economia del paese, non foss’altro che per la sua già pesante inconsistenza. Diverso è se, da oggi, si vuole iniziare a discutere della creazione nel Corso di una vera, attrezzata, bella e accogliente ISOLA PEDONALE. Un’isola pedonale che, per l’appunto, non essendo una semplice strada chiusa al traffico, ha bisogno di un progetto serio, condiviso, che dimostri che anche a Sant’Antioco si può riqualificare e abbellire il centro città senza distruggerlo, come abbiamo visto fare sotto i nostri occhi negli ultimi vent’anni! Un’isola pedonale che voglia definirsi tale deve prevedere una serie importante di interventi, a partire dal livellamento dell’attuale piano stradale con i marciapiedi, fino alla realizzazione di un’area giardino centrale attrezzata con panchine, cestini, fontanelle (non vasche per anguille…), aree giochi per bambini, portici, insomma un vero CENTRO COMMERCIALE NATURALE bello, attrezzato, accogliente.
Con un serio progetto di isola pedonale, il paese può davvero rinascere e con esso i suoi commercianti che, di fronte ad un siffatto progetto, non potranno che esserne lieti. Ma d’ora innanzi, per grazia di Dio, se ancora si sogna il Corso senza auto, si inizi a parlare di un’ ISOLA PEDONALE e di come può essere realizzata e la si smetta di profondere energie per chiedere la miseria di una desolante strada chiusa al traffico. Sant’Antioco e la nostra storica “passillara” meritano davvero di più.

fabrizio steri

Comments 6 Commenti »

Calcidrata1Una recente ordinanza del Giudice per le Indagini Preliminari di Cagliari, dott. Roberto Cau, ha accolto la proposta del PM e disposto la definitiva archiviazione del procedimento penale per diffamazione a mezzo stampa intentato da Mulas Guido in qualità di presidente della società Calcidrata spa nei confronti di Graziano Bullegas, presidente della sezione di Sant’Antioco dell’associazione Italia Nostra.
Il giudice ha ritenuto non esistenti i requisiti oggettivi della diffamazione a mezzo stampa, in quanto le espressioni utilizzate nei comunicati e negli articoli di stampa rappresentano l’esercizio del diritto di critica e del diritto di cronaca giornalistica. L’ordinanza del GIP oltre a evidenziare l’importanza del corretto e puntuale esercizio del diritto di cronaca esercitato dalla stampa sulla vicenda “Calcidrata”, afferma il diritto – da parte del responsabile della più importante associazione ambientalista italiana – di manifestare legittimamente un giudizio di segno negativo nei confronti dell’attività della Calcitrata.
L’ordinanza richiama inoltre il diritto di critica e naturalmente della disapprovazione dell’operato altrui – espressione del più ampio diritto alla libera manifestazione del pensiero garantito dall’art. 21 della Costituzione – anche attraverso l’utilizzo di espressioni e toni aspri, purché non si infranga il rispetto della persona, fatto non ravvisabile nella vicenda in oggetto.
I fatti sono abbastanza noti e sono conseguenti ai diversi esposti e segnalazioni presentati all’autorità giudiziarie e amministrativa dalla sezione di Sant’Antioco di ITALIA NOSTRA con i quali si sollevavano perplessità sul corretto iter nel rilascio delle autorizzazioni per la realizzazione di un “Piano di Recupero e Rinaturalizzazione” della cava di calcare di proprietà della Calcidrata in loc. Cannai a Sant’Antioco e si “prospettava il rischio che l’attività di risanamento potesse celare in realtà la ripresa dell’attività di cava”.
A seguito degli esposti e dei successivi articoli di stampa, il presidente della sezione locale di Italia Nostra è stato querelato dalla società Calcidrata per diffamazione a mezzo stampa. Accusa dalla quale è stato definitivamente scagionato dall’ordinanza del GIP.
Attualmente i lavori “di rinaturalizzazione e ripristino ambientale” sono sospesi. Attività, che è bene ricordarlo consiste nella estrazione del materiale, vaglio e selezione, trasporto negli stabilimenti Calcidrata di 120 mc di calcare, successiva lavorazione e conseguente commercializzazione del prodotto.
Anche al fine di chiarire definitivamente se tale attività sia compatibile in prossimità di un Sito di Importanza Comunitaria e senza che ci sia stata una adeguata Valutazione di Impatto Ambientale, l’Associazione chiederà l’intervento della Commissione delle Comunità Europee per verificare se esistano gli estremi di apertura di una procedura di infrazione nei confronti della Repubblica Italiana per violazione di diverse Direttive Comunitarie.

graziano bullegas

Comments 3 Commenti »

necropoliL’occasione mi viene data dall’ennesimo sopruso istituzionale perpetrato ai danni di Sant’Antioco dai Governi del Fare. Nazionale o regionale nulla cambia.
Essa è gradita (insomma, gradita) per ribadirvi come la penso sul disimpegno delle istituzioni sulla questione della tutela dei beni indentitari.
Se tale fenomeno fosse almeno, almeno, preso sottogamba saremmo già un bel pò avanti ma in realtà, in questi infuocati giorni, non ho mai visto nessun plastico televisivo sul crollo della cattedrale di Noto, della casa dei Gladiatori di Pompei, della Laveria di Nebida e chi più ne ha più ne metta.
Figuriamoci della Necropoli fenicio-punica di Sant’Antioco.?
Ergo il problema della preservazione delle cose storico-archeologiche-paesaggistiche è bellamente ignorato.
Ne approfitto e ci butto dentro, nel caotico marasma di indignazione (quasi) popolare, anche il discorso sullo zampillo di Piazza Italia. Che avevamo già trattato in tempi sospettissimi. E pure quello del Parco Giardino. E di Is Pruinis.
Che mi pare che le cose siano sullo stesso piano.
Sempre di beni identitari – almeno per la memoria dell’antiochense – si sta parlando. Sempre di scempi stiamo discettando.
Ripeto quello che dissi tempo fa sulla questione, evitando di addentrarmi in tutte quelle questioni perditempo che impazzano su Facebook, come le competenze della Corte dei Conti o la decorrenza dei termini per metter mano al tanto vituperato vascone.
L’unica cosa importante, per quanto mi riguarda, è che lo zampillo sia nuovamente alla luce del sole e non in un sozzo e polveroso sottoscala del municipio di Sant’Antioco. Ma è vitale anche che il Parco Giardino possa essere finalmente fruibile e adeguatamente attrezzato e messo in sicurezza. Così come è fondamentale che pezzi di storia, anzi Storia, come la Necropoli vengano preservati dall’incuria del tempo e dall’inefficenza dei politici. Figuriamoci se sia interesse di tutti che Is Pruinis venga riqualificata e riportata agli antichi splendori.
Ed è mia intima convinzione che i denari da sborsare – e sarei disposto pure a mettermi le mani in tasca per contribuire alla cosa – non sarebbero poi così tanti e se pure lo fossero, aggiungo io, sarebbero ben spesi.
Evitando personalismi di sorta o permalosità da “lei non sa chi sono io”.
Perchè giocare con i sentimenti degli abitanti di Sant’Antioco sopratutto quando sono sotto forma di ricordi dell’infanzia non è salutare per nessuna amministrazione comunale e quell’amaro calice si potrebbe scansare semplicemente con un minimo di buona volontà e impegno.
Lo dico con il massimo disinteresse: converrebbe veramente a tutti.

uomonero

Comments 2 Commenti »