Archivio Novembre 2010

VieniviaconmeFabioFazioRobertoSaviano_01Alcune richieste che, prima o poi, arriveranno sul tavolo del presidente della Rai Paolo Garimberti e degli autori del programma Vieni via con me:
“Se quelli del Movimento per la Vita vanno da Fazio e Saviano, la puntata successiva sia dedicata alla pratica sarda dell’accabadora;
“Da appassionato di snorkeling si imponga ai fratelli Vanzina di girare Natale a Sant’Antioco dopo aver finito l’ultimo Vacanze di Natale”;
“Da fedigrago convinto, voglio un faccia a faccia contro coloro che dicono che la fedeltà coniugale sia moralmente giusta”;
“Tifo il Torino dunque voglio Piero Chiambretti in tutte quelle trasmissioni che invitano lo juventino Capezzone. O almeno chi l’ha preso a schiaffi”;
“Qualora Fabio Volo presenti da qualche parte uno dei suoi libri si organizzi, in contemporanea, una Giornata della Memoria dedicata a Dino Buzzati;
“Trasmesso il TG1 o il TG4 poco dopo bisogna mandare in onda un telegiornale che dia le notizie”;
“Rispettoso della buona grammatica voglio la presenza di Piero Dorfles ogni volta che in televisione compare Antonio Di Pietro o Umberto Bossi”;
“Se si fa vedere un servizio con Maurizio Gasparri tempo 5 minuti si mandi in onda il backstage dell’ultimo calendario Pirelli”;
“Dopo l’ennesimo servizio su Ametrana si parli per almeno 5 minuti di personaggi morigerati come Jeffrey Dahmer o la mamma di Cogne”;
“Dopo un’intervista a Berlusconi subito dopo si mandino in onda i gol di Milito in finale di Champions League”;
“Per la par condicio voglio i “Nemici di Maria de Filippi”;
“E dopo una parata militare, un bel corteo no-global”;
“Da arzillo vecchietto quale sono pretendo un programma canoro sulla terza età che faccia da controcanto – è il caso di dirlo – alle migliaia di trasmissioni su mocciosi con voci da tenori. E a condurlo sia Gegia al posto della Clerici”;
“Ogni volta che Ignazio La Russa si fa vedere a una celebrazione per i 150 anni dell’Unità d’Italia si faccia seguire la messa in onda dei riti celtici del Popolo Padano. E poi i retroscena dal backstage dell’ultimo spot di Belen”;
“Esigiamo una targa di Francesca Barracciu all’entrata del Palazzo della Regione Sardegna per bilanciare in qualche modo le pur sagge parole di Sua Targhezza Claudia Lombardo”;
“In ossequio al pluralismo religioso esigiamo la lettura alla messa domenicale da parte dell’imam di Cagliari di almeno una cinquantina di sure coraniche, perchè non è che l’arcivescovo Mani puo’ continuare a dire e fare tutto quello che gli passa per la testa”;
“Vorrei il diritto di replica al mio ultimo post. Ultimamente, come la Gelmini, non d’accordo manco con me stesso”.

uomonero

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intanto in via emiliaSi dice tra gli scuri corridoi di via Emilia che Silvio Lai e parte del gruppo dirigente del Partito Democratico abbiano una fifa matta di tutto ciò che si scrive in Rete.
Se queste notizie venissero confermate, ma io non credo, figurati se è vero, parrebbe che i Nostri rischino un coccolone ogni volta che esce un articolo sull’inappuntabile Rosarossa on-line, qualche nota al fulmicotone su Facebook di certi pseudo segretari di circolo o una di quelle manganellate informatiche firmate dell’uomo-fatto-notizia Vito Biolchini.
O Giorgio Melis: a patto di uscirne vivi dalla lettura di un pezzo di Giorgio Melis.
Quest’improvvisa cateratta di extra-sistole, una certa sottostima del fenomeno e una inequivocabile stizza di ritorno da parte dei nostri dirigenti piddini creano quello strano fenomeno che sta portando un bel pezzo della comunità di sinistra a un reiterato disinteresse verso il PD sardo: se non fosse che esiste – grazie a Dio e nello Statuto ragà, mica capre e cavoli – quel fantastico strumento di partecipazione popolare chiamato primarie dove simpatizzanti, militanti e iscritti possono scaricare tutto il loro fuoco amico contro i loro adorati dirigenti. Che masochisticamente continuano a fare orecchie da mercante.
La capacità di mobilitazione e comunicativa del maggiore partito di opposizione sarebbe dunque in pensoso stand-by e in vista della ormai imminente battaglia elettorale non pare una buona notizia.
Tutto il contrario della “gioiosa e digitale macchina da guerra” messa su da Nichi Vendola che gli ha portato in dote, maramaldeggiando tra l’altro, la Presidenza della Regione Puglia e il successo alle primarie milanesi tramite il suo avatar Giuliano Pisapia. Tanto sempre di realtà virtuale stiamo parlando.
E no, non sto parlando dei verbali sull’approvazione dello Statuto del PD sardo.
Blog, forum, siti ufficiali, chat aperte, YouTube, Facebook, Twitter, My Space, altri social-network, videolettere ai simpatizzanti. Un sistema di propaganda 2.0 tirato su in poco più di un anno che solo per le primarie di Milano ha mobilitato migliaia di persone. Convincendone 30553 che hanno votato contro il candidato ufficiale del PD, l’algido Stefano Boeri conosciuto più dalle parti di La Maddalena che tra i Navigli.
E poi le Fabbriche di Nichi: ommadonna, le Fabbriche di Nichi.
Se certe notizie venissero confermate, ma io non credo, figurati se è vero parrebbero una sorta di Sardegna Democratica nazionalpopolare ma con numi ispiratori Albert Einstein, Corrado Guzzanti, Lev Tolstoj, Groucho Marx, Antonio Gramsci invece che Maria Antonietta Mongiu e Marcello Fois.
Con perno dell’azione politica centinaia e centinaia di giovani virgulti e non attempati professoroni.
Applicando così uno di quei algoritmi a capocchia che tanto vanno di moda oggi si può senz’altro affermare che i capi del Partito Democratico – anche sardo certo – hanno preso le regole basilari che governavano il delicato equilibrio tra consenso, confronto, trasparenza e netiquette , le hanno guardate dall’alto in basso, hanno sputato per terra in modo sbilenco come un Clint Eastwood un po’ bolso e hanno detto: “Poffarbacco, io posso fare di meglio, io deciderò in solitudine e farò scrivere a Valentina Sanna i miei deliberati facendole intingere una piuma d’oca in un democratico calamaio. Poi metterò tutto nel sito del PD che così sembriamo ggggiovani”.
Non è quindi solo questione di armamentario tecnologico ma piuttosto di riuscire a padroneggiare quel linguaggio ed essere capaci di interfacciarsi degnamente. Soprattutto quando volano le critiche che a prendersi gli applausi e i posti blindati in listino son capaci tutti. E capire che le rimostranze non sono ostilità gratuita ma voglia di partecipare al rafforzamento e miglioramento di un soggetto, il PD of course, che forse a tutt’oggi non è quello che ci aspettavamo.
È tempo di assimilare il concetto anche dalle parti di Via Emilia, Cagliari. Altrimenti ben presto qualcuno si inventerà le strips su un Silvio Lai sballottato a destra e a sinistra (ma soprattutto al centro) da Paolo Fadda e dall’allegra cricca del PD nuorese.
E vi assicuro che il mio sarebbe un riso amaro.

uomonero

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legazzoStasera il leghista d’antan Roberto Maroni sarà a Vieni via con me, su Rai3, a declamare un elenco di sani principi leghisti.
Immodestamente cerco di dargli una mano a compilare il suo vademecum suggerendo alcuni punti che, a parer mio, meriterebbero attenzione:
- Identità cattolica: Quegli islamici di merda e le loro palandrane del cazzo! Li prenderemo per le barbe e li rispediremo a casa a calci nel culo! (Mario Borghezio, europarlamentare);
- Orgoglio razziale: Per i negri bisognerebbe usare pallottole di gomma e prendergli le impronte dei piedi per risalire ai tracciati particolari delle tribù. (Erminio Boso, europarlamentare);
- Difesa dell’attività venatoria “Gli immigrati bisognerebbe vestirli da leprotti per fare pim pim pim col fucile”. (Giancarlo Gentilini, vice sindaco di Treviso)- Orgoglio maschile: Meglio noi del centrodestra che andiamo con le donne, che quelli del centrosinistra che vanno con i culattoni. (Umberto Bossi, ministro delle Riforme per il Federalismo);
- Contro le tossicodipendenze (e i gay, che ci sta sempre bene): Nella vita penso si debba provare tutto tranne due cose: i culattoni e la droga. (Renzo Bossi, consigliere regionale della Lombardia);
- Pari Opportunità: Mi faccia una lega! (Gino Volta, consigliere comunale di Castel San Pietro Terme, su un paio di slip regalati al sindaco Sara Brunori);
- Memoria storica: Gli omosessuali? La tolleranza ci può anche essere ma se vengono messi dove sono sempre stati… anche nelle foibe. (Giancarlo Valmori, assessore all’ambiente di Albizzate);
- Difesa dell’artigianato: A Gorgo hanno violentato una donna con uno scalpello davanti e didietro. E io dico a Pecoraro Scanio che voglio che succeda la stessa cosa a sua sorella e a sua madre. (Giancarlo Gentilini, vice sindaco di Treviso)
- Manifesto della Razza: Uomini della padania, questi bingo bonghi col cazzo lungo vogliono scoparci le mogli, le nostre donne! (Matteo Salvini, eurodeputato);
- Manifesto della Razza 2: Sono stato, sono e rimarrò un razzista secondo le ultime direttive UE poichè credo, e aspetto smentita da quei pochi che mi leggono, che certe notizie riportate solo da Il Giornale definiscano chiaramente che tra razza e razza c’è e ci deve essere differenza. (Giacomo Rolletti, assessore all’ambiente di Varazze);
- Orgoglio maschile 1: La civiltà gay ha trasformato la Padania in un ricettacolo di culattoni. (Roberto Calderoli, ministro della Semplificazione Normativa);
- Sicurezza pubblica: Gli sciacalli vanno fucilati. Bisogna dare alle forze dell’ordine l’autorità di provvedere all’esecuzione sul posto. Ci vuole la legge marziale. (Leonardo Muraro, presidente della provincia di Treviso);
- Sicurezza (anche anale) per i cittadini: Darò immediatamente disposizioni alla mia comandante affinché faccia pulizia etnica dei culattoni. (Giancarlo Gentilini, vice sindaco di Treviso);
- Diritto all’apprendimento: I disabili nella scuola? Ritardano lo svolgimento dei programmi scolastici, più utile metterli su percorsi differenziati. (Pietro Fontanini, presidente della provincia di Udine);
- Tolleranza religiosa: Siamo in un Paese libero, o no? E poi la cosa che mi fece più arrabbiare non furono le botte, ma gli insulti. Ebreo. A me. Capito? (Mario Borghezio, eurodeputato);
- Risparmio energetico: E’ un reato offrire anche solo un the caldo ad un immigrato clandestino. (Luca Zaia, presidente della regione Veneto);
- Rispetto delle tradizioni: Noi ci lasciamo togliere i canti natalizi da una banda di cornuti islamici di merda. (Mario Borghezio, eurodeputato;
- Tutela dei Dialetti: Siamo stanchi di sentire in tv parlare in napoletano e romano. (Luca Zaia, presidente della regione Veneto);
- Quoziente familiare: Le nozze miste, in linea di massima, durano poco e producono più danni che fortune. (Marco Rondini, deputato);
- Incentivi al Turismo: I gommoni degli immigrati devono essere affondati a colpi di bazooka. (Giancarlo Gentilini, vice sindaco di Treviso);
- Difesa ambientale: E’ inammissibile che anche in alcune zone di Milano ci siano veri e propri assembramenti di cittadini stranieri che sostano nei giardini pubblici. (Davide Boni, capodelegazione nella giunta regionale della Lombardia);
- Orgoglio maschile 3: Gli omosessuali devono smetterla di vedere discriminazioni dappertutto. Dicano quello che vogliono, la loro non è una condizione di normalità. (Flavio Tosi, sindaco di Verona);
- Federalismo fiscale: E’ proprio per questo che invito ad assumere trevigiani i meridionali vengono qua come sanguisughe. (Leonardo Muraro, presidente della provincia di Treviso).

uomonero

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sarmagUn pò avete imparato a conoscermi: non sono tipo che anela ad avere l’ultima parola.
Tranne quando cercano di farmi saltare la mosca al naso.
Io ci provo pure a cercare Sant’Antioco, o le aree ex-Sardamag che dir si voglia, tra le zone sensibili e degne di attenzione per i nostri legislatori come ci consiglia Giorgio Locci dalle pagine dei giornali amici.
Ma nulla, proprio non ci riesco.
Nel Sito di Interesse Nazionale del Sulcis-Iglesiente-Guspinese (ma anche nel sito del Ministero all’Ambiente) parrebbe più importante la pompa di benzina di Giba che non la Palmas Cave, per fare un esempio.
Non veniamo citati manco di striscio come qualcuna ha già fatto notare.
L’onorevole Giorgio Locci, che vede più lungo di tutti noi, sostiene che “…se l’area ex Sardamag è ancora oggi un’incompiuta la responsabilità è della giunta Soru che ha ingnorato che i terreni erano inquinati”.
E’ notorio infatti che un’industria di magnesio produca odorose essenze tropicali che devono aver inebriato Renato Soru (o i suoi assessori) a un punto tale da confondergli i sensi e fargli fare la figura dell’allocco.
Come un Cappellacci qualsiasi.
Godevamo del Genius Lo(c)ci e non ce ne eravamo accorti.
E ci mette pure il carico da dieci dandoci pure degli ignoranti. Specchio riflesso.
Tra l’altro vorrei chiedere al consigliere regionale di Sant’Antioco quali esoterici documenti siano stati mandati al Ministero dell’Ambiente e immantinente rispediti indietro prima di iniziare e poi concludere le demolizioni della vecchia fabbrica della Sardamag.
Mi pare che pure quei vecchi tubi arruginiti fossero in un Sito (presunto) di Interesse Nazionale, no?
Con un sorrisetto ironico sulle labbra poi leggiamo – siamo persone che sfruculiamo, noi – un documento interessantissimo riguardante il piano di bonifica dei siti inquinati alla pagina 14-15 dove si parla di competenze: citiamo a memoria “alla Regione compete, ai termini dell’art. 18. del D.L. n.22/97 l’eleborazione, approvazione, aggiornamento dei piani di bonifica di aree inquinate…le linee guida e i criteri per la predisposizione dei progetti di bonifica e di messe in sicurezza, nonchè l’individuazione delle tipologie di progetti non soggetti ad autorizzazione. L’autorizzazione è sempre rilasciata dal Comune tranne nei casi in cui il sito interessi più comuni”.
Ergo la Regione, considerato che è risaputo che il comune abbia rilascerebbe prontamente l’autorizzazione, dorme.
Non vogliamo credere, tra le altre cose, che l’onorevole G. Locci ignori che sulle aree di proprietà regionale non sussistano vincoli particolari salvo gli obblighi di caratterizzazione e di bonifica secondo i protocolli ordinari. Ricordiamo, inoltre, che alcuni studi di caratterizzazione sono gia’ stati eseguiti così da permettere, a suo tempo, di poter fare i bandi internazionali.
Quindi che c’azzecca la frase “…la stessa giunta Soru aveva affidato alla Progemisa, il 30 giugno 2008, l’incarico di provvedere alla caratterizzazione dei suoli, intervento terminato nel febbraio 2010. Nel luglio scorso la Progemisa ha trasmesso gli atti al servizio attività estrattive che il 3 agosto ha inviato per competenza il tutto al ministero dell’Ambiente. Una procedura che ha causato una perdita di tempo di circa 2 anni” se i bandi internazionali sono andati deserti solamente per un mero problema di volumetrie, considerato che la bonifica era inclusa nel pacchetto senza problemi di conflitti di competenze col Ministero dell’Ambiente?
La cronologia dei fatti in casa Locci ha la funzione di un soprammobile?
Ma sopratutto ci chiediamo ancora una volta: con chi ce l’aveva l’onorevole Locci con quel suo manifesto?
Comunque al di là delle schermaglie tra parti politiche avverse il Partito Democratico di Sant’Antioco, considerata l’importanza che tali aree hanno per lo sviluppo non solo economico del paese, ritiene doveroso e necessario, così come già aveva fatto la Giunta Soru – accusata dall’on. Locci di incompetenza sulla Nuova Sardegna del 17 novembre – che tale problema sia affrontato e discusso in Consiglio Comunale, con l’Amministrazione Comunale, le forze economiche e sociali e la popolazione tutta.
Nell’unica sede designata per discutere di tali questioni. Mettendoci la faccia in prima persona che con i manifesti e gli articoli sul giornale senza diritto di replica siamo tutti fighi.
Crediamo di avere il diritto, al di là dei colori politici, di conoscere quale sarà il futuro di tali aree e di chi sia la responsabilità di eventuali inadempienze.
Attenderemo fiduciosi l’adesione dell’onorevole Giorgio Locci.
Per toglierci molti dubbi.

uomonero

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ruota criceti“Lo strumento fondamentale per controllare la realtà è il controllo delle parole. Se tu puoi controllare il significato delle parole tu puoi controllare le persone che devono usare le parole.” (Philip K. Dick)

Da 16 anni Berlusconi è il padrone dell’Italia perché, come i bambini in fase egocentrica, ha scelto lui i nomi con cui chiamare i propri balocchi. La grammatica berlusconiana è stata scritta con le trombe assordanti di Publitalia e i fendenti menati dalle spade del gruppo Mediaset, non certo con i ragionamenti in punta di fioretto degli epigoni di Petrarca, Dante e Boccaccio.
Anche se boccaccesco è un attributo a Lui ben confacente.
Giorno dopo giorno, per 3 interminabili lustri, Lui ha deciso quali parole mettere in prima pagina e quali tacere, quali immagini mettere all’apertura dei suoi telegiornali e quali tagliare, quali culi&tette far fare carriera e quali screditare, quali toghe colpire e quali clergyman omaggiare, quale calciatore coprire di miliardi e quale meccanismo oliare continuando, pervicacemente e con la prodigalità tipica della Milano da Bere, a fare la rivoluzione copernicana delle viscere italiane.
Noi neppure ce ne siamo accorti che ci stava cambiando l’orizzonte da sotto gli occhi.
Ad abiure ad alta voce – avete mai sentito qualcuno uscire dal seggio dire che ha votato Berlusconi? – quasi mai è corrisposto il gesto conseguente. Teste vuote, urne piene.
Gli pseudonimi berlusconiano sono diventati i lemmi della Nuova Grammatica Berlusconiana, dunque: zotici cortocircuiti mentali capaci di intorcigliare persino i ragionamenti delle persone al di sopra di ogni sospetto.
Ho perso il conto delle volte che ho dovuto mordermi la lingua per evitare di urlare fieramente, con il pollice alzato: “Italia 1!”.
In questa nuova centrifuga morfologica dove l’analisi logica va a puttane perchè il Soggetto (Silvio Berlusconi) è sempre sottinteso le offese/il dileggio/le bestemmia non sono tali, ma derubricate a verve dialogica; l’inciucio non è inciucio, ma riformismo; il regime non è regime ma garantismo; i mafiosi non sono mafiosi ma stallieri in vena di baby-sitting; la secessione non è secessione, ma federalismo fiscale; i corrotti non sono corrotti ma vittime del giustizialismo; l’evasione fiscale non è evasione fiscale ma autodifesa personale; la guerra non è guerra, ma missione di pace; i processi non sono processi, ma guerra tra giustizia e politica; il razzismo non è razzismo, ma sicurezza; le leggi incostituzionali non sono leggi incostituzionali, ma forzature necessarie per risolvere problemi reali.
E mentre continuiamo a chiederci se si potrà scendere ancora più in basso Lui continua a girare la ruota. Noi a fare i criceti.

uomonero

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foto fai

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12112010280So cosa state pensando.
L’ennesimo manifesto 6×3, capirai.
Rischia di confondersi con l’ennesima svendita totale dell’ennesimo esercizio commerciale che sta chiudendo i battenti nel martoriato Sulcis-Iglesiente. Ma anche no.
Magari potreste vederla semplicemente come un modo per redimere un mezzo ultimamente un pò bistrattato. E scusate se pecchiamo di modestia.
La verità è che come Partito Democratico di Sant’Antioco dovevamo usare quel format lì, perchè è con quel format lì che si è offesa l’intelligenza dei cittadini di Sant’Antioco.
Ed è il modo più rapido per veicolare un messaggio: ovvero dissipare al più presto almeno un paio di quintali di quelle tonnellate di fumo demagogico che l’on.Giorgio Locci ha sparso in giro con quel suo j’accuse multicolore che campeggiava sui muri di Sant’Antioco sino a poco tempo fa.
Sintetizzo velocemente: il Nostro sbottava contro i perdigiorno della Regione Sardegna colpevoli della sfiancante attesa alla quale sono costretti gli abitanti di Sant’Antioco sulla questione della bonifica dell’area ex-Sardamag.
Si sa che da quelle zone dipende il nostro futuro economico, no?
La mia militanza nel Partito Democratico ha alcune pecche, rispetto a quella classica che si fa nelle sezioni.
Ad esempio non sono particolarmente a mio agio con certo linguaggio politico-politicante o certe liturgie presenti ahimè anche nel mio partito. Capirete perché l’intero circolo del PD di Sant’Antioco abbia convenuto, che non si possa più assistere al gioco sporco di spargere disinformazione a piene mani come se il cittadino di Sant’Antioco fosse un minus habens che si beve ogni panzana.
Crediamo che sia quanto di più deleterio ci possa essere per la comunità antiochense abituata da tempo a credere che le grandi decisioni le prendano “i pezzi grossi”. Ebbene cari concittadini, vi diamo una meravigliosa notizia: esiste “il pezzo grosso” anche a Sant’Antioco, l’avete pure eletto in Consiglio Regionale e si chiama Giorgio Locci.
L’onorevole Locci ha degli speciali super-poteri derivategli dalla sua carica istituzionale: può legiferare (si, anche sull’area ex-Sardamag considerato che è terreno di proprietà della Regione); può intrattenere rapporti strettissimi e strappare promesse d’impegno con il consesso degli altri super-eroi della Giunta e del Consiglio Regionale Sardo; può fare dei sit-in di protesta sulla questione a casa dei due Grandi Capi Ugo Cappellacci e Giorgio Oppi qualora notasse un pò di indifferenza; può addirittura, se fosse uomo di nerbo e dalla schiena verticale alla Roberto Capelli, minacciare le dimissioni – quello si che sarebbe una figata di manifesto – se le sue richieste di rivolgere l’attenzione ai NOSTRI problemi cadessero nel vuoto.
È quindi evidente che l’onorevole Locci invece di continuare a fare il vecchissimo giochetto del cercare il nemico all’esterno, che magari funzionava bene ai tempi del Ventennio, debba rivolgere una sana sollecitazione e una serena autocritica a se stesso. Specchio riflesso.
Perché i cittadini di Sant’Antioco meritano un attimino di rispetto e di impegno istituzionale in più di quello sinora profuso.
Per quanto ci riguarda – come Partito Democratico di Sant’Antioco intendo – continueremo a usare anche i manifesti per avvicinare quella gente che forse non ci starebbe ad ascoltare se non fosse per quei benedetti 6×3.
È un inizio, ma di certo non finisce qui.

uomonero

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rastrellata parchetto

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blog-internetDal primo gennaio ci si potrà collegare liberamente, senza restrizioni, alla rete wi-fi, lo ha promesso il ministro dell’Interno Maroni, abolendo di fatto il decreto Pisanu del 2005 che “ingabbiava” l’accesso alla Rete nei luoghi pubblici dopo gli attentati di Madrid e Londra. Contrario al provvedimento Piero Grasso procuratore nazionale Antimafia secondo il quale l’accesso libero alle postazioni wi-fi e agli internet point porterebbe a “ridurre moltissimo la possibilità di individuare tutti coloro che commettono reati attraverso Internet e che “…bisogna rendersi conto che dietro queste reti wi-fi e internet point ci si può nascondere benissimo nella massa degli utenti non più identificabili e si possono trovare anche terroristi, pedofili e mafiosi”.
Certo mi costa dire quello che sto per dire e no, non sono impazzito.
Sto con Roberto Maroni, ministro rocker &leghista dell’Interno, e non con Piero Grasso.
Chi da sempre sfrutta (abusa?) le potenzialita’ – certo, anche in modo negativo – di Internet non può accettarne la demonizzazione per un pregiudizio o un sospetto o una visione avuta scrutando in una sfera di cristallo.
O per semplificarsi la vita, pur conoscendo benissimo le condizioni precarie nella quali stanno agendo le forze dell’ordine ora che di fatto le intercettazioni sono tabù e i fondi per il potenziamento del pattugliamento stradale, per fare un esempio, sono qualcosa di simile a una chimera.
Perchè a forza di vedere terroristi, pedofili e mafiosi dappertutto alla fin-fine si andrebbero a colpire, se dovessimo seguire la weltanschauung di Grasso, gli studenti, gli imprenditori, i cuori solitari, quelli che vogliono conoscere nuove persone e i patiti di videogiochi on-line. Non certo i delinquenti.
Quelli troveranno sempre nuovi e fantasiosi modi per fare quello che facevano anche prima dell’avvento di Internet.
Con buona pace di chi, da destra o da sinistra (o dalle procure), ciclicamente si trastulla nel giochetto facile della pseudo-censura tecnologica.

uomonero

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fotoUomoNero 030Vorrei intervenire in merito alla dichiarazione rilasciata in data 29/10/10 sul quotidiano L’Unione Sarda. In tale dichiarazione riportata in virgolettato, auspico che si stia realmente lavorando alla riqualificazione del nucleo antico della nostra cittadina
anche rivisitando il sistema della viabilità del centro storico. In sintesi, dopo aver appreso le reali intenzioni degli amministratori, esprimo la mia totale contrarietà ai provvedimenti in oggetto, perché tali modifiche comprometterebbero oltremodo la viabilità causando altri disagi ai residenti e ai turisti.
Io e un consistente numero di residenti, siamo del parere che il sistema di traffico del Centro Storico sarebbe adeguato ai bisogni della popolazione residente istituendo nuovamente il doppio senso di marcia nel tratto finale (nel tratto di strada compreso tra via Azuni e piazza De Gasperi ) della via Regina Margherita e in piazza De Gasperi, indirizzando il flusso di traffico del lato destro della carreggiata verso via Calasetta, e il flusso di traffico del lato sinistro della carreggiata da via Borgo Solci verso via Regina Margherita. A parer nostro, questa modifica permetterebbe di decongestionare il traffico nel Centro storico, liberando le rispettive carreggiate sia in via Giordano Bruno sia in via Manno e consentirebbe un collegamento funzionale tra le due parti (ora, separate) del Centro Storico, liberando gli automobilisti dall’obbligo di fare circoli viziosi su percorsi improponibili in altri comuni a vocazione turistica.
A onor del vero, purtroppo bisogna rilevare che il comma 1 dell’art. 10 dello Statuto Comunale non è applicato nel nostro quartiere e, probabilmente, a causa della tutela di interessi economici ed esigenze egoistiche di pochi, si obbligano i residenti ad effettuare tragitti interminabili tra vie poco adatte a sopportare flussi di traffico considerevoli per giungere alle relative abitazioni.
Vorrei ricordare che il comma in oggetto, dell’articolo 10, non a caso, rubricato “circolazione e trasporti” enuncia che:
“1. Il comune attua un sistema coordinato di traffico e di circolazione adeguato ai fabbisogni di mobilità della popolazione residente e fluttuante, con particolare riguardo alle esigenze turistiche, commerciali, lavorative e scolastiche e del tempo libero”.
Purtroppo il Centro Storico, già in decadenza da anni, grazie alla cecità dei vari amministratori ed all’incapacità se non alla connivenza di alcune persone, è destinato ad un’inesorabile e lento declino. Però non mi appartiene lo spirito di rassegnazione ed ignavia comune ad altre persone che bene non apporta al paese ed è giunto il momento di risolvere definitivamente questo problema. Saremo lieti di collaborare con gli amministratori ed il consiglio comunale qualora ci sia una reale volontà di risolvere il problema in oggetto ed i problemi del rione storico nella loro complessità ma ove non ravvisassimo alcuna volontà in merito, annuncio, che riprenderanno le iniziative volte al rilancio del quartiere insieme alle persone che, senza secondi fini, veramente lo amano.
Distinti saluti,

francesco saverio piras

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