Archivio Gennaio 2010

Nella vita arriva sempre un momento in cui, trovandosi di fronte ad un bivio, bisogna scegliere quale direzione prendere. La Sardegna e i Sardi negli ultimi anni, prima di incrociare questo bivio, potevano intravederlo?
Potrei qui attirare l’attenzione, elencando una sfilza di cose fatte e non fatte, ciò potrebbe animare e surriscaldare gli animi alla ricerca di capri espiatori, ma non è nelle mie intenzioni porre in essere azioni di riflesso versus strategie precedenti, siano esse di destra o di sinistra, vorrei andare oltre.
Vorrei si pensasse EX NOVO, non perché un approccio ex novo sia una moda di sicuro interesse, ma semplicemente perché in prossimità del bivio, non intravedo utilità alcuna, nel fare una riflessione di "retromarcia", guardare la realtà Sarda attraverso lo specchietto retrovisore, ne tanto meno tirare il freno a mano per assumere posizioni di comodo.
In questo contesto, una forza Democratica di progresso non può accettare passivamente che il destino delle persone sia fortemente condizionato da circostanze sociali, culturali, economiche ed istituzionali, senza che queste siano preventivamente ponderate, valutate, sviscerate e in caso estremo combattute, al fine di adattarle all’interesse generale.
Vivere in una Terra dove la stragrande maggioranza non sta bene (risale ad oggi un indagine-dossier del Sole 24 ore, in cui si riscontra che il Sulcis-Iglesiente è drammaticamente a livello nazionale, al 1° posto fra i territori in cui si vive con maggior preoccupazione il tema del lavoro, 77% degli intervistati) equivale ad una navigazione incerta in una dimensione, in cui nessuno può permettersi il lusso di vivere con il sorriso stampato sulle labbra e la bandiera sarda sulle spalle, a prescindere dal colore degli occhi del protagonista di turno.
Sono un ottimista di natura ma in tempi di pigrizia culturale generale, in un sistema che non guarda in faccia a nessuno e che spesso si aggrappa ad aridi numeri, spesso fasulli, per giustificare determinate condotte, nel passato meno recente ho avvertito da cittadino Sardo, una carenza evidente, di progettazione economico – sociale per la ns terra, questo senza voler ricercare responsabilità politiche.
La situazione è ancor più drammatica se aggiungiamo ai giovani, coloro i quali, anagraficamente parlando, giovani più non sono, che si trovano all’improvviso privi di fonti di sostentamento. Costoro hanno paura o già vivono nella difficoltà, se non nella disperazione di chi si trova in balia delle onde, dell’oscillazione dei mercati, delle volontà ultranazionali e/o delle inerzie comunitarie, nazionali o regionali.
Oggi mi domando: con quale mentalità dobbiamo affrontare la drammaticità della situazione attuale? Cosa proponiamo in concreto ? In un periodo in cui è di moda parlare con ilarità di "bamboccioni" , in una società dove l’effetto mediatico è più importante delle azioni concrete e dei progetti reali per i territori, si trova sempre il tempo per un sorriso per deviare dai problemi concreti.
Condivido l’inciso secondo cui, Il buon senso deve prescindere dai colori, non si può procedere senza mappa e bussola, ma la mappa non può essere rappresentata esclusivamente da ciò che abbiamo in testa come militanti, consapevole che un esigenza di solidarietà SARDA, mai come in questo momento è necessaria per il superamento di questa angosciosa fase di crisi economica e sociale, ponendo in essere tutte quelle iniziative, anche bipartisan, se fosse necessario, in grado di creare progetti di sviluppo reale, investendo in materia di servizi ed infrastrutture che possano essere funzionali sia al mantenimento di ciò che di Produttivo permane nella ns terra, sia per la creazione di nuove iniziative in settore ancora sommersi. La Sardegna ha bisogno di una Bussola, Il Partito Democratico deve offrire con chiarezza la sua, pensando esclusivamente ai problemi della Sardegna. Entrando nello specifico, un efficace tutela degli interessi dei più deboli non può essere rappresentato, per quanto necessario, solo da un tempestivo intervento di Regione ed Enti Locali nel gettare un salvagente ( ammortizzatori ) onde evitare fenomeni di affogamento, ma cercare nella Nostra agenda politica il primo foglio bianco utile, ove scrivere un progetto ex novo. Bisogna avere il coraggio di prendere decisioni difficili su quello che deve essere lasciato alle spalle e quello che va mantenuto.
La nostra passione politica dovrebbe ora convergere su un Progetto REALE di sviluppo, salvaguardando la nostra autonomia di elaborazione. Paradossalmente un primo deficit è ravvisabile, a parer mio, nella carenza di un moderno sistema normativo, attualmente abnorme, il quale necessita di un opera riduzione e di semplificazione con occhio sensibile verso le nuove generazioni. Bisogna allo stesso tempo porre in essere un opera di demolizione di schemi normativi e regolamentari "ad excludendum", che solo apparentemente hanno come obiettivo principale la massima inclusione sociale.
Una visione moderna non dovrebbe avere come obiettivo esclusivo, la tendenza alla promozione di politiche pubbliche di supporto, senza investire su un REALE processo di innovazione.
Auspico che una volta ammortizzati i colpi della crisi, in contemporanea alla salvaguardia dell’esistente, ci sia lo spazio per la creazione di alternative concrete per uscire dall’impasse dello sviluppo, prima di tutto a livello locale attraverso
• buon senso e non solo razionalità economica
• lo sviluppo non solo di competitività e produttività in senso stretto, ma opera di integrazione attraverso l’introduzione di temi sociali etici
• un processo di Investimento del capitale umano del futuro, in termini di pari opportunità, sviluppo dello "SKILL" sommerso dei sardi e della Sardegna, siamo come uno scoglio con la testa immersa sott’acqua

I nostri rappresentanti nelle Istituzioni saranno tanto più efficaci quanto il Partito sarà in grado in ogni spazio utile di sviluppare e realizzare soluzioni concrete da proporre presso le sedi competenti.

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È verosimile che molti di voi si stiano chiedendo che fine avesse fatto pcsb.
O meglio ancora cosa avesse da fare di più eccitante che scrivere in un Blog gestito da un uomo di colore letto solamente da brave persone , moralmente serie, intellettuali, oneste e da Vittorio Sgarbi.

La risposta più corretta sarebbe questa: un ca**o di niente.

Ero in vacanza in Brasile – ve lo ricordate? -, ad abbronzarmi al sole, bevendo pestati alla menta, a fare tonificanti esperienze di anal sex con modelle lesbo-fetish e a provare nuove droghe.

Ma ho fatto anche cose piacevoli.

Il guaio è che rientrare in Italia e sentire dei fatti nel mentre accaduti mi ha letteralmente scosso.

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Socrate: maître à penser e pedofilo-sodomita ante-litteram;

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Per raccontare la tragicomica storia della scuola elementare di via Virgilio, sgomberata per ordine dei Vigili del Fuoco, credo che sia necessario partire dalle ormai famose dichiarazioni rese in consiglio comunale dal sindaco poco tempo fa. Del tipo, sono il miglior sindaco che ci sia.
Qualche giorno dopo sul sito del comune appare il grande piano delle opere pubbliche realizzate dall’amministrazione. Ma è sufficiente dare un’occhiata all’elenco per verificare che i "nostri", confondono manutenzioni più o meno ordinarie per opere pubbliche e sopratutto pensano che trattasi di grandi investimenti. Confusi direbbero le pagelle di Paolo Ziliani. Non entro nel merito, poi, di come vengono gestite le procedure di appalto e i controlli su chi esegue i lavori (ad esempio vedi la questione dei rii ma anche le manutenzioni del verde pubblico e delle emergenze). Il discorso è solo apparentemente slegato  infatti tornando alla scuola di via Virgilio, venerdì scorso, a causa delle abbondanti pioggie, le aule erano  allagate che neanche a S’Arriaxiu e i muri inzuppati d’acqua per cui le mamme,  giustamente, hanno pensato bene di vietare l’ingresso dei bambini e chiamare i Vigili del Fuoco.
Appena si è sparsa la notizia in questo paese di bodetterisi la squadra tecnica capitanata dall’ineffabile assessore alla sicurezza detto Sceriffo Paolo Garau, ha tentato di rimuovere macerie ed ingombri dai vari ingressi e dalle uscite di sicurezza.
Non parliamo poi del filo telefonico ad altezza di bimbo che di fatto bloccava (blocca?) le scale anti-incendio. 
A questo tentativo di rabberciare le cose le mamme hanno bloccato gli operai che si sono ritirati repentinamente.
Dopo il sopraluogo i vigili del fuoco hanno ordinato a sindaco e direttore didattico di chiudere la scuola per evidente pericolo di crollo.
Il sindaco si è scandalizzato e oggi parla di chiusura per semplice umidità, l’assessore alla pubblica istruzione Daniela Ibba tace e quello alle manutenzioni e lavori pubblici (vedi sopra) si bea del suo efficiente operato.
Per ora i bambini sono stati trasferiti nei vari edifici sparsi nella città, con buona pace di chi dice che è tutto a posto. E fanno compagnia, come sfollati dell’istruzione primaria, agli abitanti dell’ex Mattatoio.
Vogliamo scommettere che la gloriosa scuola di via Virgilio non riaprirà più?

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I giovani sardi mediamente, impiegano tantissimo tempo per trovare un lavoro, e quando lo trovano, soffrono di disturbi d’ansia per via della scadenza dei contratti a termine (pratica comune sul territorio italiano) e il doversi spostare da casa, condizioni che spingono oltre la metà dei giovani a rifiutare proposte di impiego e offerte varie. L’altra faccia della medaglia, assai brutta e complessa, è che molti di questi hanno grosse difficoltà a trovare un’occupazione in linea al proprio titolo di studio, le proprie capacità personali e le competenze maturate. Molti di loro, in particolare chi è laureato, lamentano di essere usciti dal percorso formativo e di studio con carenze e lacune nella conoscenza delle lingue straniere, nell’uso del computer, nella capacità di lavorare in gruppo, nelle abilità comunicative e relazionali.

Perchè questo interesse verso la disoccupazione o meglio la precarizzazione?

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Leggendo nel blog e su Facebook e’ strano vedere molta gente che si lamenta che non ci sia futuro per i giovani nel nostro paese, dispiace che nella maggior parte dei casi non siano i giovani a lamentarsi, però almeno qualcuno lo fa e vorrà dire pur qualcosa.
Qualcuno lo dovrà pur fare, direte voi!
Ed è comico come queste lamentele aumentino in maniera esponenziale in periodo elettorale!

Sia ben chiaro, non vogliamo accusare nessuno, nè tantomeno entrare in ambiti politici.
Secondo il nostro modesto parere chi veramente potrebbe aiutarci e ha i mezzi non l’ha mai fatto.
Non dubitiamo che avessero altro di più importante per la testa!
E’ anche vero, tranne in qualche caso isolato, che i giovani di Sant’Antioco non si siano mossi per creare qualcosa di concreto, unirsi per il bene comune, per rendere la nostra monotona quotidianità più piacevole e interessante!

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Mia mamma, alla quale da un po’ di tempo staranno fischiando le orecchie, da bambino appena mi vedeva buttare cartacce o sputare in terra mi dava dei sonori scappellotti ricordandomi che l’ambiente va tutelato perché è qualcosa che va restituito il più intonso possibile ai posteri.
Come pena, mi raccontava la genitrice, minimo il purgatorio o l’inferno se particolarmente portati per la speculazione edilizia.
Gli stessi calci nel sedere e la stessa pappardella me la riservava appena mi vedeva insozzare il mare foss’anche con la pipì di ordinanza che un bambino doveva pur espungere una volta arrivato all’ex-affascinante ex-spiaggia delle famiglie di Sant’Antioco Is Pruinis.
Questo al fine di imparare la pedagogica lezione che i principi di salvaguardia ambientale vanno rivolti ai quattro elementi indistintamente e non solo a quelli che non permettono aumento di volumi per ovvia impossibilità di matrice fisica.
È per tale motivo che non riesco a comprendere tutto il fervore del sindaco ing. Mario Corongiu versus la realizzazione del metanodotto ad opera del Galsi mentre manco uno stizzito no pasaran, neppure un quarto di afflato ambientalista è stato esternato dal nostro primo cittadino mentre mezza Isola di Sant’Antioco nella figura dei rii S’Arriaxiu e Maladroxia andava persa per sempre sotto i ben poco ambientalisti colpi di strabordanti ruspe, rumorosi Bobcat, malintenzionate vanghe  che hanno agito per quasi un anno intero solo in virtù di poco chiare manovre burocratiche. A meno di non farci credere che, vista l’assenza nei dintorni de Su Pranu della rinomata poseidonia, non occorresse avere rimorsi ecologisti di sorta.
È inoltre sospetto tutto questo amore e vicinanza nei confronti di associazioni ambientaliste dopo che per l’anno che dicevamo ha riempito di contumelie – lui e parte della sua Giunta nella persona di Massimo Melis e Antonello Pittau – comitati di cittadini che protestavano per gli strani espropri subiti e un’associazione ambientalista che forse non sarà simpatica come Gli Amici della Terra e il Gruppo di Intervento Giuridico perché magari non può citare a garanzia del suo menomato e recentissimo amore ecologista.
O più verosimilmente perché non gli stanno a rompere tanto le balle come fa un’Italia Nostra che ha il suo occhio vigile prevalentemente nel territorio di Sant’Antioco e sapete quanto il nostro sindaco abbia problemi con chi guarda da malintesi muretti a secco sopratutto abusi e scempi edilizi e ambientali.
Della serie, in ambedue i casi: occhio non vede, cuore non duole.
E a scanso di equivoci meglio chiedere più volumi per le aree ex-Sardamag che sono pure fronte mare
.
 

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"Cattivo odore, puzzo tremendo, fetore insopportabile".

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Se cercate immagini di Sant’Antioco nel web troverete splendide foto di un ridente e soleggiato paese in riva al mare, con spiagge favolose che vi ricorderanno i Caraibi oppure "Sant’Antioco, isola a sud ovest della Sardegna, alla quale è collegata tramite un istmo artificiale."

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"Andate da qualche parte di preciso, voi ragazzi, o viaggiate senza meta?"

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