Archivio Dicembre 2009

"come si puo? QUESTA BANDA DI COMUNISTI A S.aNTIOCO?"

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Rio S’Arriaxu: a lavori eseguiti arrivano le prescrizioni regionali
 
L’adozione da parte della Giunta Regionale della deliberazione 54/22 del 10 dicembre u.s., che detta una serie di prescrizioni da rispettare nella realizzazione dei lavori sul rio S’Arriaxu, conferma, qualora ce ne fosse ancora bisogno, che i lavori sul Rio s’Arriaxu (ma il discorso vale anche per il rio Maladroxa) erano privi delle necessarie autorizzazioni.
Infatti la richiesta di assoggettabilità a Valutazione di Impatto Ambientale è stata presentata soltanto lo scorso settembre, a lavori parzialmente eseguiti. È davvero curioso che lo scorso 15 luglio l’assessore ai LL.PP. dichiarasse che per il "rio S’Arriaxiu abbiamo provveduto ad una verifica dell’impatto che abbiamo già espletato e concluso".
Da un anno Italia Nostra e il comitato di cittadini denunciano, inascoltati, questa assurda anomalia, ricevendo dagli Amministratori Comunali offese e insulti. Oggi si tenta di scaricare sui funzionari responsabilità e colpe, quando è del tutto evidente che il progettista e gli amministratori competenti per materia non sono stati in grado di interpretare, neppure dietro segnalazione specifica di Italia Nostra, la normativa vigente.
Purtroppo le tardive prescrizioni della Regione tendono a sanare le varie irregolarità fingendo che i lavori non siano stati ancora iniziati. Se invece l’iter amministrativo fosse stato eseguito regolarmente, e quindi le indicazioni regionali fossero davvero arrivate prima dell’inizio lavori, di certo non ci sarebbero stati i danni causati dall’alluvione di Pasqua e si sarebbe potuto, probabilmente, limitare l’impatto dell’opera sul territorio intervenendo solo sui tratti di rio individuati ad alto rischio idrogeologico.
Anche per il rio s’Arriaxu, come per il rio Maladroxa, si sta chiudendo la stalla dopo che i buoi sono scappati, con buona pace del territorio compromesso e dei soldi pubblici inutilmente sprecati.

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Vigilia del Natale 2009.
Un uomo ben piazzato, di rosso vestito, si avvia verso casa con calma, ridendo sarcasticamente tra sè e sè già sapendo che all’arrivo alla sua catapecchia simil-natalizia avrebbe trovato il camino acceso e la sfera di cristallo al centro della mensola già apparecchiata da mefistofelici elfi.
Rientrato a casa ed affondatosi nella poltrona attendeva la mezzanotte ben concentrato su suo  diabolico disegno recitando formule arcane per mettere in moto la sfera di cristallo.
Alle 24 precise, Kafka Natale immaginò il Futuro e tramutò i suoi pensieri in realtà.
Fece comparire sotto l’albero degli amministratori (uno ciascuno) un regalo di Natale del tutto imprevisto ma drammaticamente meritato.
Al presidente del consiglio una scatola della Lego, i cui mattoncini comunque li  si assemblasse, davano la figura di un aeroporto con il bar, la società di gestione, i magazzini nei quali frugare i bagagli, gli aerei, gli hangar e la torre di controllo vicino alle antenne della pineta comunale.
Il capogruppo ebbe il suo gioco preferito il cui numero massimo di giocatori era uno: Il Piccolo Assessore.
L’assessore ai servizi sociali ebbe un kit magico contenente un crocefisso a scomparsa da appendere negli hotel di Bruxelles quando alla corte europea sarebbe andata a difendere le radici cristiane del continente.
L’assessore all’ambiente si trovò un vagone di Baci Perugina dai quali attingere nuove frasi per i suoi manifesti.
Al vicesindaco ben due regali. Gli venne regalata una qualità e – lì Kafka Natale diede fondo a tutte le arti magiche – la capacità di abbozzare un sorriso.
All’assessore ai lavori pubblici una spada tipo Star Wars capace di rendere inapplicabile il Piano Paesaggistico.
All’assessore alla cultura venne regalato un libro nonostante avesse rinnovato il mobilio e pertanto nessun tavolino bisognasse di un sostegno.
Quello al commercio si trovò in casa due pittoreschi clown disposti a dimostrare a tutti che il suo apporto alle attività produttive era sicuramente  nullo ma volete mettere le matte risate?
L’assessore alla sicurezza ebbe una pettorina, un distintivo e una pistola ad acqua: avreste dovuto vedere il sorriso che gli nacque in volto, pareva un bambino. A volte basta poco.
E al sindaco oh perdinci, Kafka Natale stava per dimenticare il sindaco. Al primo cittadino un addetto stampa vestito di calzamaglia nera con la delega di rubare i regali ai suoi assessori.
Il resto dei consiglieri di maggioranza si trovarono pochi euro dentro una bustina così da comprarsi un sostegno di legno per tutte le volte che avrebbero dovuto alzare il braccio in consiglio comunale.
Mentre all’opposizione venne fatto un regalo cumulativo: l’opera omnia dell’ayatollah Hossein-Ali Montazeri  per ricordare che non siamo certo in Iran dove il dissenso non è mica tanto tollerato!
Fatto ciò, con somma soddisfazione, Kafka Natale entrò in letargo gustandosi il meritato sonno del quasi giusto.
E fu così che il paesello rimase quello di sempre ma perlomeno con un 2010 che si apre con la Bandabardò: nonostante la situazione kafkiana non tutto è perduto…

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Segnaliamo le manifestazioni culturali, organizzate dall’associazione culturale "Sant’Antioco abbraccia il mare" col patrocinio dell’Ammnistrazione Comunale, che si terrano nei prossimi giorni a Sant’Antioco in ricordo del maestro Gianni Salidu, recentemente scomparso.

 

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Trascorso un buon weekend? Il mio è stato disastroso.
Mi ero appartato nei pressi del ponte Romano con la mia ragazza quando sono stato aggredito da 2 individui dall’accento Rumeno che mi hanno rinchiuso nel bagagliaio e l’hanno stuprata.
Il vero dramma è che ero in scooter.
"Ok Pcsb, adesso finiscila, non è divertente. Non si scherza sugli stupri"
"Certo, ma stupro è proprio la parola che più si addice alla realtà economico-sociale di S. Antioco", rispondo meravigliandomi soprattutto per il corsivo.
Mi piace sempre meno la S. Antioco stuprata. E sareste sorprendentemente concordi con le mie idee se riusciste ancora a pensare in maniera razionale. Quantomeno vi accorgereste che in paese succedono cose strane: sparisce una Fontana dal centro, compare una palazzina abusiva in periferia. Sparisce Pino in via Armeni e compare Marco in viadeltuttoeccezionale. Sparisce la spiaggia a Maladroxia e riappare magicamente Fontana con aeroporto.
Aereoporto? A S. Antioco?
Esatto. Avete sentito bene. Qualcuno propone di risolvere la questione in Paese migliorando il trasporto AEREO.
Mi immagino già i titoloni sui giornali quando, tra 2 anni, lo vedremo realizzato: "L’impeccabilità organizzativa dei trasporti aerei nella nuova capitale del Sulcis-Iglesiente è un riflesso dello stile di vita assai attivo, trasparente e Corongiu dei suoi abitanti, che conferisce a S. Antioco quella caratteristica vitalità che nel 2011 le è valsa il gemellaggio con l’Autogrill di Castellamare di Stabia sulla A3 Napoli-Pompei-Salerno".
Mi duole deludervi, manica di stronzi.
Fare finta di nulla, accettare tutte le cialtronerie che ci vengono proposte dallo sgarbiditurno, trascurare tutto quello che succede in paese, o meglio quello che – ormai da diversi anni – non sta più succedendo in un paese importante quale è S. Antioco da quando l’attuale giunta e gli alleatitantoperfarenumero ci governano, sarebbe una gravissima manchevolezza , così come trascurare i cori razzisti al S. Elia contro i napoletani. Anche se ho già avuto modo di dare la mia versione dei fatti sabato scorso alla Polizia di Cagliari.
Pcsb è dissacrante ed anche un razzista?
Giuro, quando dite certe cose, vi prenderei a schiaffi. Se solo non temessi che la cosa vi ecciterebbe.
"Non capisco perchè la gente debba per forza vederci della speculazione" sento ripetere dal comitato pro aereoporto.
Formato da individui con l’accento Rumeno che si incontrano solo una volta nella vita.
Se sei sfigato, due.

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L’altro giorno Casini ha detto la cosa più sensata (e banale) di questo mondo: "Se Berlusconi vuole andare a elezioni anticipate sappia che troverà alle urne uno schieramento repubblicano in difesa della democrazia".

Partito Democratico, Italia dei Valori, Udc e pezzi di sinistra insieme per difendere la democrazia dagli attacchi di un folle consapevole.

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Io rispetto con tutto il cuore movimentisti, girotondisti, NBdisti, Vaffambagnodaysti et similia.
Mi danno ragione nel sostenere l’uomo, sempre. Qualunque ciofeca porti in piazza.
Ma non credo di essere un eretico grillo parlante se mi permetto di dire che il No Berlusconi Day non era essenziale.
Uso un eufemismo per non alienarmi i favori dei gggiovani.
Ora dicendo questo non vuol dire che do degli alibi al ducetto di Arcore o spalleggio quei 5 pezzi grossi del PD che proprio non gli entra in testa l’importanza di essere sensibili alla Piazza nella arruffapopoli Italia. Qui il discorso è un altro.
È che a urlare tanto per urlare troverai qualcuno che urla sempre più di te.
E sapete che "quelli li dell’altra parte" hanno megafoni ben più grossi dei nostri.
E non sto facendo doppi sensi pecorecci.
Io mi posi in posizione critica già nei confronti dell’Onda e quasi, quasi, mio zietto – insigne professore di biologia – mi diede in pasto alla sua collezione di formiche rosse giganti quando gli dissi che, si certo, la Maristella è più bella che intelligente – oh almeno a lei, posso dirglielo? – ma forse occorrerebbe davvero ripensare agli organici smisurati di insegnanti, professorini/oni e bidelli.
Cioè ragionare un po’ di più sulla provenienza della carne e discettare un po’ di meno della consistenza della pelle.
Quando poi alla manifestazione contro la Gelmini fatta a Sant’Antioco vidi bambini di 5 anni che urlavano "Berlusconi cacca" istigati da maestre invasate capì esattamente che cosa non doveva essere la Piazza.
Ecce NBday. Sabato 5 dicembre: una marea viola di persone chiedono una cosa apparentemente banalissima (ma non nello Stivale) ovvero che un ometto ambiguo e volgare, coinvolto in mille loschi affari, eternamente affaccendato nell’ideare leggi ad personam atte a toglierlo dai guai invece che a risolvere i problemi di milioni di italiani ceda il passo a persone più limpide di lui.
Sacrosanto a una lettura superficiale. Ma il milione (?) di persone presenti quel sabato erano, nella maggior parte, indifferenti a discorsi più in profondità. Tra un megafono strombazzante una rima baciata e l’ennesimo discorso alla Flores d’Arcais.
L’anti-berlusconismo, se per un verso favorisce le pretese, appaga gli animi e raduna in piazza un milione di persone dall’altro nasconde i noccioli delle questioni. Fa caciara, non focalizza, tanto che mi ritrovai a chiedermi dopo la manifestazione: bello, bellissimo e mò tutti a casa a continuare a giocare a freccette sui poster di Sacconi e Brunetta?
Il punto dunque non è, come dice Bersani, che "non bisogna mettere il cappello sulle manifestazioni" – capirete il danno psicologico o d’immagine che può fare al PD andare a quei raduni – è che dovremmo cercare di legare a quelle bellissime iniziative delle battaglie concrete. Tra l’altro se Berlusconi ci fa il dito medio da Palazzo Chigi è anche grazie a qualche dirigente del centrosinistra che sabato era festosamente in corteo. Prima parlavo di differenziare la carne dalla pelle. La forma dalla sostanza. E la butto lì apparentemente facile, facile: perché Bersani non prende tre, quattro grandi temi e prova a coinvolgere questo popolo viola secondo l’assunto che le grandi battaglie, dunque i grandi cambiamenti, si fanno dentro e/o con i grandi partiti progressisti?
Ne suggerisco alcuni: mi daranno del facilone, ma i mille parlamentari di oggi appaiono i vincitori di un reality politico indecoroso. Quindi Bersani proponga il taglio di decine di quelle poltrone. Poi: cambiare questa legge elettorale da Repubblica delle Banane. E ancora: ne vogliamo parlare di sostenibilità ambientale o lasciamo tutto in mano ai vari convegni di Copenhagen? Vogliamo o no discutere con i giovani di merito? I ventenni dei social network sanno benissimo che hanno davanti un’Italia di vassalli e valvassori, di professori che stanno in cattedra da tre generazioni. Bersani potrebbe lanciare questi grandi temi d’innovazione e vedrete che non ci sarà giovane con sciarpa viola al collo che non sarà al fianco del Partito Democratico. Questo differenzia un grande partito riformista dal protagonismo di piazza senza progetto e dalla politica senza militanza: senza fare moralismi, ma con attenzione realista, bisogna discutere di queste cose e capire quali sono gli argomenti che attirano il popolo e cominciano a fare moltitudine. Anche nelle urne.

per rosarossa.online

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Qualche sabato fa mi telefona Camilla, la mia ex di S. Antioco con la quale – non ci crederete – sono rimasto amico. Anche se quando mi scoprì a letto con la sorella gemella uccise per vendetta il mio cagnolino.
Ho più cani sepolti io nel giardino di casa che "Il XXXXXXXXX" nella sua cella frigo.  A meno che non crediate ancor oggi che vi siano ristoranti che possono offrirvi filetto di manzo con contorno di patatine, bibita e caffè a soli 9 €.
"Faccio la zuppa di pesce che ti piace tanto, perchè Pcsb non vieni ad aiutarmi a pulire le seppioline fresche?". Appena dopo pranzo venni incuriosito da una folla festante che acclamava un personaggio che non sono riuscito lì per lì a riconoscere.
Decisi così anch’io di seguire lo sciame lungo Corso Vittorio Emanuele ed entrare al Pierre Pub, per capire di chi fosse, metaforicamente parlando, la festa di cui sopra.
Avere a che fare con persone come Corongiu è meno fastidioso che sottoporsi ad una rettoscopia, ma richiede un analogo spirito di sopportazione.
A meno che il rettoscopio non sia il suo architetto. E pure l’architetto dei tempi d’oro del podestà Virginio Locci.
"Signor Marongiu, mi chiamo Pcsb, e dopo averla sentita parlare poc’anzi volevo chiederle se davvero Lei crede che le persone alle quali si è rivolto con le sue idee del ca**o sul Piano Urbanistico Comunale, lo stesso PUC che lei ha praticamente ideato e prevede casettine per 52000 abitanti a fronte di una popolazione di 12000 scarsi (apologia della famosa convinzione "il mattone è un investimento sicuro") come quella relativa al paragone tra il lungomare di Barcellona ed il nostro – siano dei creduloni sprovveduti. Altresì, mi permetta di dirle ancora una cosa, mi chiedevo se spera che così facendo che un domani quelle stesse persone possano votarla e diventare così il Sindaco di questo meraviglioso Paese".
"Sig. Pcsb, questa improvvisa quanto fastidiosissima puzza di pesce che mi sembra strano sia dovuta alla presenza di Soru per quanto le idee di Sardegna Democratica come dice lei, oramai necessitino di una rinfrescata d’aria, non mi consentirà di stare con lei a lungo – dannato Paese, non la sopporto più la puzza del mare, chissà invece a Sasso Marconi – la prego, con me non usi queste parole e modi arroganti che qui in Paese siamo abituati a leggere solo nel mediocre Blog di un uomo di colore che firma i suoi falsi post spacciandosi per un italiano. Strano, però… la sua faccia non mi appare del tutto nuova, mi chiami pure per nome se vuole".
"Grazie, non sa quanto vorrei. Ma dubito fortemente che i lettori dell’Uomonero e di Policlorosulcisbifenile siano disposti a pagar loro un avvocato".
Ma torniamo alla festa.
Bisogna però ammettere che negli ultimi anni la gente di S. Antioco ha messo alla guida del proprio Paese persone che della coerenza hanno fatto la loro arma vincente. Persone che sino a un mese fa, per esempio, dicevano che il Piano Paesaggistico andava raso al suolo. "E’ un piano eccezionale, Renato, conta pure sul mio appoggio. A proposito, preferisco darti la cittadinanza onoraria che intestarti una strada. Sai, Via Soru suona male in questo momento".
Una domanda finale al rettoscopio di cui sopra: è strano sentirti parlare di Piano Paesaggistico, Piano Casa, PUC,  ma non suonavi solamente l’organo, Antioco?

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Viziamoci del vivere, perchè la vita è bella, ogni momento, ogni gesto, ogni ricordo felice, affievoliscono e rendono meravigliosa la nostra esistenza. Impariamo il vizio di vivere, non separiamoci dal dono più bello che possa dare una madre ad un figlio non immaginate quanto sia immenso mettere al mondo un figlio, vederlo crescere, imsegnargli a fare i primi passi e a sentirlo dire MAMMA.
L’orgoglio di mamma sta in queste piccole cose, nelle conquiste che ottiene il proprio figlio e che riempiono il cuore di gioia e con questo si spera sempre che la nostra creatura possa continuare nei suoi progressi a crescere e a diventare un uomo, un pezzo di noi adulti educatori.
Ogni speranza, ogni sacrificio, ogni buon consiglio è per il figlio, affinchè questo possa a sua volta sentirsi forte ad affrontare le avversità e anche le soddisfazioni della vita: non c’è dolore più grande del vedersi strappare dalla morte il figlio della nostra vita, il figlio che è parte integrante di noi, il figlio delle nostre speranze , dei nostri pensieri e della nostra unica felicità.
E’ per questo che dico: impariamo a vivere e trasmettiamo questo importante valore che è la vita ai nostri figli e insegniamo a difenderla nonostante le difficoltà, nonostante i pericoli, nonostante niente sia facile.
Ma impariamo soprattutto ad avvertire i loro bisogni, le loro attenzioni, i loro disagi, probabili campanelli di allarme che li conduce in un mondo buio e senza uscita. Impariamo ad ascoltarli e a parlargli, anche se nell’età dell’adolescenza il ragazzoa sono chusi in un egocentrismo non facile da capire.
Il mio è un’appello a tutti i genitori e adulti per spezzare  quella catena che porta al suicidio, quella catena che spesso ci avvolge e ci coinvolge in un paese che è devastato da una piaga che si ripete da più tempo.
I casi di suicidio a S.Antioco, negli ultimi dieci anni sono aumentati in modo spaventoso e bisogna appunto carpirne i motivi, per cercare di alleviare il male di vivere di molti giovani.
Il male di vivere, non è semplice da capire, ma se tutti quanti mettessimo una buona dose di comprensione e di persuasione per far sì che questi giovani riescano ad aprire bocca, prima di commettere un’atto così apparentemente meschino e egoista, forse riusciremo a prendere in tempo la persona malata nel suo animo.
Intanto un’altra vita è andata via, un giovane di 19 anni ha lasciato un vuoto incolmabile nei cuori dei suoi genitori, e sta a noi a fermare questo atto inutile e devastante.

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