Archivio Agosto 2009

Gentili amici del blog e amabili due o tre critici scandalizzati che scrivete inorriditi sulle pagine di questo umile giornaletto virtuale di provincia capisco quanto possano prudere le mani sulla tastiera quando vi (e ci) toccano qualcosa che mette in pericolo il nostro orticello faticosamente coltivato.
Probabilmente mi sbaglio e magari qualcuno di voi storcerà il naso e mi maledirà con fantasiose imprecazioni prese direttamente dal Talmud ma mi pare che qualcuno di voi si stia comportando come qualcosa di simile a un organismo monocellulare.
Attento solamente alla soddisfazione degli istinti primari e al modo più prossimo di soddisfarli.
Un posto di lavoro nella S.Germano.
L’invidia per la fortuna toccata al vicino.
La sedia in prima fila per la conferenza di Sgarbi o alla messa buona della Festa di S.Antioco.
Un posto per il proprio figlio/a all’asilo nido o per se stesso ai cantieri comunali.
L’assegnazione di un alloggio popolare.
Messa così capisco tutte le vostre ragioni ma sicuramente non comprendo quale voglia essere il vostro contributo per fare di S.Antioco, con gesti disinteressati, un posto migliore.
Mi azzardo a scrivere queste parole perché la controversa questione del trasferimento di una decine di famiglie indigenti dall’ex Mattatoio in alcuni locali comunali è solo la punta dell’iceberg di una grande emergenza sociale presente a S.Antioco che può sfociare in Dio sa solo cosa.
Il riprovevole e assolutamente condannabile fattaccio dell’aggressione di Massimo Lillu all’assessore ai servizi sociali Mariella Piredda e l’assistente sociale è lì a testimoniarlo e tutti, indistintamente, dobbiamo prendere le distanze da simili vigliaccate aldilà dell’antipatia politica o personale che si può provare per assessore o assistente sociale.
E’ in gioco la pacifica convivenza civile poichè la discussione sul modo in cui si amministrano i servizi sociali a S.Antioco non è materia di contendere in questo momento. Sono due discussioni molto diverse anche se qualcuno si ostina a non comprenderlo e a confondere le acque rimestando nella mota.
La situazione all’ex Mattatoio è un "antico" caso di disagio sociale, è la mai risolta banlieu antiochense – con le amministrazioni comunali del passato che se ne son lavate le mani ponzio-pilatescamente – e qualsiasi provvedimento avesse adottato l’amministrazione comunale sarebbe stato criticato in egual modo. Conosco bene i miei polli.
La delibera adottata dalla Giunta Comunale è misura d’urgenza e non c’entra nulla con le iniziative dal fiato corto proprie delle politiche dei servizi sociali di S.Antioco e di una giunta comunale che dopo due anni e mezzo è più spompata di un velocista alle prese con un arrivo in salita. Quello è assodato ormai e pure quello non è oggetto di contesa.
C’è stato bisogno di garantire un posto per dormire e dei pasti a delle famiglie in difficoltà è si è deciso di farlo in quel modo. Punto. Ognuno di noi avrebbe potuto fare di meglio?
Non lo so francamente ma non si sarebbe potuto certamente potuto lasciarli all’addiaccio privi di assistenza, sussistenza e di un tetto  sotto il quale far dormire i figli come qualcuno/a auspicava in alcuni deliranti commenti del post precedente.
Francamente non credo che chiamando a raccolta la popolazione di S.Antioco per prendersi cura amorevolmente di loro ci sarebbe stata la fila. Lo dimostra il fatto che ogni albergatore e affittacamere di S.Antioco interpellato dal sindaco per dare temporaneamente un alloggio agli sfollati abbia risposto picche.
Il "dovere inderogabile di solidarietà", presente nella Costituzione Italiana non è concessione, né compassione, né pietosa indulgenza: è il fondamento della civile convivenza.
E vale anche quando viene concesso a persone non propriamente amabili, non propriamente limpide, non propriamente sopra ogni sospetto.
Non propriamente parte attiva e produttiva del corpo sociale della nostra amena ma poco solidale cittadina. Tranne poche mirabili eccezioni. Le conto sul palmo della mia mano.
Occuparsi dell’altro-da-se è imperativo categorico anche a costo di perdere per un mese il centro giochi per il proprio pargolo.
O la palestra per l’educazione fisica del proprio genietto in erba.
Chi ha qualche visibilità personale o ruolo politico in vista deve stare attento a non fomentare una guerra tra poveri e più poveri cittadini di S.Antioco per meri calcoli elettoral-politici-lavorativi-personali.
Non conviene a nessuno giocare col livore e inimicizia altrui anche perché se si lancia la merda nel ventilatore gli schizzi sporcano tutti indistintamente. Buoni e cattivi.
Se si strumentalizza tutto, tutto diviene una mazza per pestare la banda avversaria.
Se questo è il clima, bè non sarò certo io ad adeguarmi, anche a costi di prendermi tutti gli improperi di cui sopra.

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Non sono sparito amici miei.
Sono un pò fiacco, sicuramente. Certamente il caldo.
Sono in ferie e perciò un pò bolso. Faccio giornalmente per diletto la strada per le  nostre spiagge e coste.
Dunque costretto a sorbirmi quell’assurdo logico del maxi cartellone "SANT’ANTIOCO CITTA’ PULITA. GRAZIE A TE". Con relativo cognome e nome del "genio" populista che l’ha ideato. In basso a destra.
Sarebbe facilissimo per me scendere su quel terreno e dare il via alla guerra dei manifesti pagando l’affissione e facendo colletta per realizzarne uno composto dal bel collage* della foto del post.
Non ne ho alcuna intenzione e francamente credo che i 5 sensi (e il crescente scontento) del comune cittadino provvedano alla bisogna meglio di mille tazebao. Il cittadino vede, odora, tocca, sente che S.Antioco è divenuta una biasimevole e sozza discarica a cielo aperto, ora anche resa incandescente dall’afa che ne esalta la puzza di piscio e merda in metà delle strade del paese.
Ho mille prove a mia discolpa se uso questo linguaggio scurrile, signor giudice.
Alcune volte ho l’incubo di fare quella famosa strada per le spiagge per evitare di incocciare la solitudine di quel mucchio di alliga che adorna la strada industriale et Is Pruinis et Coaquaddus et Cala Lunga et Calasapone etc…etc….
Quello shopper ti guarda sconsolato chiedendoti implorante perché sia così difficile colpire con multe salate chi l’ha illuso, sedotto e poi abbandonato sul ciglio della strada sulla falsariga di quei poveri cagnolini che all’inizio dell’estate diventano un fardello ingombrante. Nessuna pubblicità progresso a S.Antioco per i poveri sacchettini dell’alliga nonostante abbiano appiccicato sull’intestazione della busta nome e cognome del proprietario e i danni fatti all’ambiente e alla reputatazione del paese siano indegni quanto la sorte che si riserva alle povere bestiole.
Taccio per decenza su chioschetti abusivi in riva al mare con annesso e rumorosissimo gruppo elettrogeno, su soste camper che paiono gironi infernali, sulle strade pericolose dalle parti de Su Pranu. Ci ritorneremo.
Confesso quanto mi sia difficile, soprattutto con questa calura, respirare quest’aria buzzurra, insolente, borderline, fancazzista, socialmente e burocraticamente analfabeta. E’ per tale motivo che non dovrete preoccuparvi e strapparvi i capelli dalla disperazione se sparirò dalle pagine di questo blog e dalla nostra S.Antioco.
A partire da oggi per una settimana.
A presto e finite bene quest’estate…
 

*Le foto del collage sono state fatte tra il 15 e 16 agosto. Si puo’ dunque affermare con certezza che l’"imponente" task force messa su dal Comune di S.Antioco per monitorare il Ferragosto antiochense abbia funzionato perfettamente.

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Il provincialismo e la sudditanza alla cultura dell’immagine delle pubbliche amministrazioni non smettono di stupire.

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Signor "per pineta o chi sia", a parte il fatto che non sono abituato a ricevere insulti gratuiti, lei purtroppo dimostra molto provincialismo e secondo me dovrebbe fare qualche viaggetto (magari anche oltre i 40 km di Iglesias) per vedere cosa succede al di fuori dell’"isola nell’isola".
I parchi moderni non sono recintati.
Nelle città europee gli unici recinti sono quelle delle aree dedicate ai cani, dove le persone civili possono portare i cani a passeggiare.
Oppure sono recintate le aree per i giochi dei bambini.
Se ha tempo, le prossime ferie le utilizzi per fare un viaggio di istruzione in Germania, Francia, Olanda ma basterebbe anche l’Emilia o la Lombardia.
Recintare un parco (con orari da ufficio) tipo "parco di massima sicurezza" darebbe solo una illusione-speranza di maggiore sicurezza.
Innumerevoli sono gli esempi (basta citare il Parco Solari di Milano, o il Battery Park di New york, dove l’unico spazio recintato è quello dedicato ai bambini, essendo il parco accessibile solo da strade pedonali o ciclabili).
I parchi recintati oggi sono solo quelli storici e molte volte non sono neanche chiusi nel senso che non hanno cancello che apre o chiude ogni giorno.
La Pineta e il Parco del lungomare di Sant’Antioco non si recuperano recintandoli con inferriate (come delle galere) ma ravvivandoli e favorendo un interessamento e una partecipazione da parte dei cittadini in prima persona. L’amministrazione comunale dovrebbe cercare nella società civile risorse disponibili alla loro cogestione (sussidarietà orizzontale), sia per accrescere il senso di responsabilità dei cittadini verso la cosa pubblica, sia per una questione di sostenibilità dei costi (quanto costa installare una recinzione? quanto costa fare la manutenzione periodica? E quanto costa dare la mansione ad un dipendente comunale di chiudere e aprire i cancelli ogni giorno?).
Perché non affidare il parco o la pineta ad associazioni o comitati di quartiere che si assumeranno il compito di vigilarle e tutelarle?
Oppure perché non dare in gestione strutture al loro interno (vedi la bellissima batteria militare di Monte Cresia) a cooperative di giovani, create ad hoc, magari per gestire dei punti di ristoro?
L’affidamento a terzi porterebbe interesse, motivazione e creatività nell’organizzare manifestazione culturali o ludiche, che ravviverebbero così il rapporto tra la cittadinanza e il parco da loro adottato.
Inoltre, la loro sola presenza (potrebbero disporre in loco di una piccola sede) di fatto realizzerebbe un "presidio di controllo" dell’area, di segnalazione di situazioni di emergenza, sia sanitaria che di ordine pubblico. In questo modo il lungomare Olla non sarebbe solo un luogo di passaggio ma la gente inizierebbe a frequentarlo come merita.
Comunque al di là degli insulti gratuiti (che dovrebbero essere cancellati dal blog!! E non ditemi che non ce ne sono!) il tema è di grande attualità (vedi dibattito a Torino per la recinzione del Parco del Valentino, dove però ci sono seri problemi di ordine pubblico!!!).
Grazie per l’attenzione.

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Esordiva con questi bei propositi, il Sindaco Mario Corongiu alla sua prima uscita pubblica con un’intervista su HB Sulcis perlando dei lavori dell’Ifras.
Poi succede, ed è roba dei nostri giorni, che un bel pacco di lavori, per svariate migliaia di euro, invece sono stati effettuati e lo saranno in seguito con un affidamento ad impresam stabilito da un regolamento ben preciso.
Nulla di strano, anzi meglio, non c’è mica scritto il nome di chi si prenderà i lavori: eppure se il buon giorno si vede dal mattino, sembra che questi lavori non verranno mai e poi mai dati alla Ifras, (nonostante ora ci siano commesse di lavoro e il sindaco Corongiu avesse votato per la loro stabilizzazione)  composta da 10 padri di famiglia antiochensi con esigenze da antiochensi, bensì dalla SSI società di Portoscuso, si dice legata ad ambienti della Portoscuso srl piena di operai di Portoscuso con esigenze da portoscusesi.
La prima cosa che salta all’occhio facendo un’analisi del passato ma se vi rimane tempo guardate pure questo presente, cosa che spesso vien difficile ad alcuni ed impossibile ad altri, è che ogni volta che qualcuno – ditta, s.r.l, società mista-pubblica o cooperativa lavora in modo più o meno continuativo, è sempre frutto di un ciclo politico.
Quanti ne sono passati di questi aggiudicatari?
Quanta gente abbiamo visto che non sembrava schiodarla niente e nessuno?
Ecco: questo andazzo non sta venendo meno manco con l’allegra cricca delle presunte Brave Persone.
Ultimamente (diciamo gli ultimi 20 anni) pare che le esigenze politiche siano preferite rispetto ai bisogni collettivi e sono quelle di accontentare l’impresario, liberale e liberista di turno, che senza la pubblica amministrazione pare non sappia proprio lavorare autonomamente. E così si assiste a spendite di denaro frutto solo delle urgenze che abbiamo detto e non certo per sistemare le varie cose e cosette del nostro piccolo paese.
E così amministrazione che si succede, appaltatore e trafficone che si propone: passata l’amministrazione del momento, gabbato o’ bilancio, insomma.
Ora finalmente, si fa un regolamento perché è necessario porre regole – "ahia ‘ste regole" – per stabilire quali sono le esigenze e le priorità ed inquadrare in certi canoni le questioni. Alle volte sono solo la forma di tutela dei dirigenti comunali che non prendono la responsabilità di "firmare" ed "erogare", per non entrare in controlli da Corte dei Conti. E così si prende un regolamento standard che li tuteli e li garantisca e magari lo si modifica, pacatamente, serenamente, in modo da creare le condizioni perché solo chi ha certi requisiti possa aggiudicarsi determinati lavori.
E chi può lagnarsi di qualcosa in questo modo?
Avete presente l’eterno dilemma  della forma e della sostanza?
A S.Antioco la forma domina e permette di distruggere i rii s’Arriaxiu e Maladroxia, di avviare la costruzione di un mercato ittico attaccato al Ponte Romano di avere come cittadino onorario Sgarbi perché c’è un progetto pregresso già finanziato, una conferenza di servizi conforme alla legge (ndUomonero: la stessa legge che ha liberato i massacratori di innocenti Fioravanti e Lambro, quindi fallace per definizione) o un regolamento comunale lo legittima. Perché è stato fatto ad hoc.
Ti dicono: "Fatti la tua società, presenta il tuo progettino e partecipa, proponiti, rischia, offriti, mettiti sul mercato".
Salvo poi che anche tu, con progettini, cartelline ricche di proposte mirabolanti a cose che nessuno ha mai pensato, ti butti nello stesso "modus", quello della chiacchierata con l’assessore tal-dei-tali e forse, se ti andrà di culo, potrai anche sentirti dire che non ci sono soldi.
Avrai l’animo in pace ma non capirai perché quel tizio che ha presentato lo stesso tuo progetto ha ricevuto tutta la torta e a te manco un pezzo.
E così forse, anche se non c’erano commesse come nel caso della Ifras, qualcuno avrebbe potuto dare una risposta a quelle persone che sono state illuse da alcuni chiacchieroni della politica, che per infusione e teoria dei vasi comunicanti hanno conoscenze, soluzioni e impegno che valgono solo per gli altri.
Mai per te.
Così, se a pensar male spesso ci s’azzecca, forse questa volta resterà un regolamento per i posteri, ma occorrerà vedere se controllare muri pericolanti, potare con la motosega gli alberi del Corso, sfalciare le erbacce a tre metri dalla cunetta o sistemare un plesso scolastico sarà un esigenza di chi vuol vedere eseguiti veramente quei lavori per la sicurezza del cittadino o se sarà solo un’esigenza  clientelare del politico in voga in questo momento.  Foss’anche un portoscusese con esigenze da portoscusese
 
ps. A S.Anna Arresi i lavoratori dell’Ifras sono stati stabilizzati dall’amministrazione comunale.
pps. con 20000 euro gli operai della Ifras, 10 padri di famiglia antiochensi con esigenze da antiochensi, sarebbero stati stabilizzati  (…continua…)

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La libreria Cultura Popular organizza il tour di Piero Ricca in Sardegna:

(continua…)

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