Archivio Maggio 2009

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Ieri sera sono stato fermato in via Rinascita da una coppia di turisti che, trafelati e speranzosi, volevano recarsi su una bellissima spiaggia che avevano visto in un opuscolo su S.Antioco.
Non capendo immediatamente a quale amena porzione dell’isola facessero riferimento mi porgono il dépliant mostrandomi una bellissima foto di Coaquaddus nella benevola giornata e nella favorevole inquadratura fotografica "AAA arenile ampissimo, pulitissimo, non "mangiato" dalle correnti e dal maestrale cercasi".
Considerato che la mattina ero stato a Coaquaddus per il primo bagno di stagione mi son sentito in dovere di non istillare particolari aspettative nei due turisti continentali anzitutto per non creare un nuovo caso di turista padano ex amante di S.Antioco  -  che però mi ha fatto sapere via mail che vuol dare al nostro paese una seconda chance  – e poi perché, al 23 maggio 2009, la spiaggia è in condizioni realmente scandalose e non avremmo certo fatto un bell’affare se avessi confermato, con  riserva mentale, che le fattezze della nostra spiaggia preferita sono effettivamente quelle in saecula saeculorum.
Sapete quella cosa del passaparola che fa danni ferali alle reputazioni altrui etc…etc…
Infatti le strade che portano a Coaquaddus sono completamente invase da erbacce e sterpaglia vari con grande pericolo per gli automobilisti e somma gioia dei piromani; gli accessi a mare sono pericolanti, sdrucciolevoli e mal segnalati (quello della seconda spiaggia poi, dalla parte della strada, è quasi inagibile e pericolosissimo per bambini e anziani ma anche per noi giovinotti che vorremmo aiutare bambini ed anziani a farsi un bagno senza rischiare l’osso del collo); le due spiagge sono sporchissime con quintali di plastica e sintetici delle più svariate fogge – bottiglie, piatti, mastodontiche boe di segnalazione, reti per i pesci, rifiuti di pasti e persino la chiglia di un natante – mancano i servizi igienici e i cestini (anzi i cassonetti) per i rifiuti che "costringono" i più malintenzionati a lasciare tutto sul posto; la pedana in legno per i disabili è ancora nella Mente di Dio o più verosimilmente è in un piccolissimo rimpostiglio neurale dell’assessore preposto così come è da fare la manutenzione ai muretti a secco e alla macchia mediterranea che ormai "straripa" quasi nella carreggiata.
E devo essere completamente sincero affinchè chi di dovere ne tragga le logiche conseguenze: ho visto pure qualche zecca probabilmente a causa delle sterpaglie che circondano la spiaggia e agli animali che ivi pascolano.
Tacendo poi per decenza su quel pugno negli occhi che taluni reputano un servizio che è il camping-tendopoli fronte spiaggia. Ma quella è un’altra storia e probabilmente tange solo me.
Ora visto l’andazzo presumo che la competenza amministrativa del decoro ambientale sia dell’attivissimo assessore all’ambiente, potatura, differenziata e idrovolanti Massimo Melis al quale chiedo cortesemente di darsi da fare affinché non sia più costretto a contravvenire al secondo e all’ottavo comandamento a causa delle orde di turisti che vorrebbero ammirare un posto immaginario ma soprattutto vorrei esser fiero di mostrare i nostri gioielli naturalistici ai forestieri consapevole che li sto mandando a vedere uno spettacolo realmente meritevole e non una pallida imitazione di Monte Caboni.
Dovrebbe accontentarmi anche solo per farmi uno sgarbo.

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Clamoroso: maggiorenne inglese corrotto da Berlusconi.

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L’elenco dei rimborsi presentati dai parlamentari inglesi che il Daily Telegraph sta pubblicando da qualche giorno, senza che nessuno apra bocca, è meraviglioso.
C’è dentro un po’ di tutto.
Da quelli che si sono fatti pagare dal contribuente mutui che avevano già estinto a quelli che fingevano di non avere una prima casa per poter far la cresta sulla seconda.
Ci sono quelli che hanno presentato ricevute per farsi rimborsare i fumetti o i film pornografici e quelli che hanno cambiato lampadine nelle seconde case di cui sopra.
Chi ha cambiato la tavoletta del water e chi ha comprato qualche centinaia di sterline di decorazioni natalizie o quintali di letame per il giardino.
Ma la cosa spettacolare per noi italiani non è certo questa.
E’ che molti di questi poi se ne vanno davvero per mai più ritornare.

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Se per qualche strano scherzo del destino, mi reincarnassi in uno del PartitoDelleLibertà sardo, ma non uno di quei cletus che coltivano gazebo come i cambogiani oppio; uno grosso insomma minimo il sardomuto Ugo Cappellacci o sua Signora delle Processioni Claudia Lombardo ma va bene anche la sentinella dell’ambiente Giorgio Locci from S.Antioco;  uno che conta insomma e che quando parla tremano ad Arcore e dintorni  farei  una mossa della Madonna.
Una roba che quei pirla del PD, comunisti, atei, mangiabambini eccetera ci restano di cacca.
Una raccomandata con ricevuta di ritorno indirizzata agli stati generali del PDL proprio il giorno che sono riuniti a Villa Certosa ad applaudire Silvio Berlusconi che jamma con Apicella del tipo: «Ho giubilato alle promesse in campagna elettorale in Sardegna del presidente Silvio Berlusconi.
Perché ci credevo profondamente.
Sventolavo con forza la mia bandierina di azzurro pittata perché lo vedevo potente, capace di tutto grazie a un telefonino pieno dei numeri di telefono delle persone che contano. Cittadino onorario sardo e quindi amante i sardi come solo un habituè del grande Billionaire può fare.
Allora mi conveniva crederci considerato che sono tuttora (sarò?) un operaio della Portovesme srl.
Così mi son morso le labbra al borseggio dei fondi Fas della Regione.
E per la prima volta in vita mia, io cattolico ratzingeriano, ho bestemmiato alla cancellazione della Sassari-Olbia progettata e finanziata da quel sinistro motherfucker di Soru. Ma ho tenuto duro solo per Lei, presidente.
Poi ho messo all’asta su E-bay la mia divisa da black-block una volta trasferito il G8 da La Maddalena a L’Aquila e tuttavia ho messo in stand-by i miei neuroni bevendomi la panzana della solidarietà ai poveri abruzzesi.
Ho divelto i tasti delle reti Mediaset dal mio telecomando alla chiusura dell’Eurallumina e della Rockwool  dopo la telefonata famosa di Papi a quell’anima buona di Putin. Ma dissentendo mentalmente andavo a frastimare il Milan al Bar Olimpia senza manco la forza di bermi una Ichnusa.
Ho bestemmiato per la seconda volta in vita mia per l’evaporazione del collegio sardo unico alle Europee e ho sacrificato un capretto lombardo a Belzebù dopo l’eliminazione dei soldi per le bonifiche nelle zone industriali di Portovesme e Portotorres.
Cazzo PresdelCons però il nucleare no. Questo è veramente troppo.
Tutto avrei potuto digerire ma le centrali e le scorie nucleari in Sardegna no, cribbio!
Ho dei bambini piccoli, io!
La prego di ripensare quella che pare una decisione ormai già presa altrimenti sarò costretto ad iscrivermi  per protesta all’Italia dei Valori.
Con un pò mutata stima, Luca
 
ps. devo confessarle con il cuore in mano che quando dava rassicurazioni sullo stato di salute della mia fabbrica io una pizzicatina alle balle l’ho data".
Una cosa del genere o una di quelle cosette che fanno e dicono tutti quelli che sono indignati, che hanno la schiena dritta come i sardi orgoglioni di una volta e che contestano le decisioni dannose per la Nostra Terra fossero imposte dall’Altissimo in persona.
Perchè non possiamo mai sapere se Egli fosse un attimino distratto o se mentre ti parlava avesse le dita incrociate.
Se foste un congruo numero di persone dovrebbero farvi fessi e contenti anche solo per non sentire nominare Di Pietro.
 
pps. grazie a Dio non dovrebbe esistere la Reincarnazione. Almeno spero…

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La tragedia greca è un celebre genere teatrale nato, toh guarda un pò, nell’antica Grecia.
Nella tragedia greca succedevano cose turche, inverosimili, botte da orbi, massacri degni di uno slasher movie e tête-à-tête pruriginosi: figli che fornicano con le proprie madri, neonati uccisi nella culla, madri che ammazzano i propri figli per fare un dispetto ai mariti fedigraghi, faide tra famiglie tanto che, se paragonati ai bulletti di quei tempi i balentes barbaricini parevano una scolaresca in gita al Tofet, comandanti che intortano i propri luogotenenti per rubargli la donna e via discorrendo.
Ok, ok, lo so benissimo che la vera pantomima la stiamo vivendo oggi sentiti  gli scoop di Studio Aperto e Libero  ma comunque quella era l’antica Grecia, cribbio!
In questo intreccio intricatissimo di odio e amore che erano questi drammoni ellenici la cosa difficile da scrivere, anche se ti chiamavi Eschilo o Sofocle, era il gran finale.
Così cosa ti combina quel drittone di Euripide?
Ti inventa il deus ex machina.
Ora tu potevi essere morto o moribondo, mentre il pubblico singhiozzante si asciugava le lacrime con l’equivalente acheo dei nostri fazzoletti a doppio velo, che arrivava un attore travestito da Zeus con una mascherina un po’ scema a coprire il proprio profilo greco, il quale salendo su una scala di legno di acacia diceva, io sono Zeus, tu morto risuscita, tu muto e vai a chiedere scusa e dopo "de pressi" vai in esilio in quell’isola sperduta del Peloponneso e  tu, figlio di Trota, fonda Roma e non fiatare perché sono io Zeus  il Re degli Dei che te lo ordino.
Il pubblico per un po’ bofonchiava per la scorciatoia da soap-opera venezuelana ma poi si spellava le mani perché in fondo si trattava di Euripide ed è pure comprensibile se pensiamo che oggi, in Italia, si da a Bondi il gravoso compito di risollevare il "comparto cultura" italiano.
Per questo, quando qualcuno risolve un problema -  aggiungerei anche la postilla "senza grosso dispendio di energie intellettuali e senza uno straccio di canovaccio" – si dice deus ex machina perché ricorda il dio mascherato che parla dalla gru e mette a posto le cose con uno schiocco di dita.
Così noi tutti rimaniamo in fremente attesa di un formidabile deus ex machina che sedendosi, manco inerpicandosi, sull’ultima zolla fertile di terra rimasta a Su Pranu e S’Arriaxiu, faccia ritornare tutto com’era prima.
Che tanto i Tazenda e Vittorio Sgarbi son già saliti sulla scala di legno.

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Silvio Berlusconi non mi fa più ridere.
Da anni ormai.
Mi interessa poco che sia un sagoma, un personaggio, una maschera della commedia dell’arte, un elemento imprescindibile del paesaggio: secondo me non è imprescindibile e questo scorcio di paesaggio italiano ormai fa schifo.
Ecco probabilmente la Rete, intesa come estrema sintesi di tutte le libertà di pensiero in action, potrebbe essere il posto ideale per scrivere due paroline su di lui: perchè un luogo decente, per il resto, non c’è.
La cronaca di questi giorni lo conferma tra l’altro, no?
”E’ una vicenda personale che mi addolora, che rientra nella dimensione privata, e di cui mi pare doveroso non parlare”. Silvio Berlusconi cerca di liquidare così la vicenda messa in piazza da Veronica Lario.
E la stragrande maggioranza dei mass-media dietro per convenienza, paura, mollezza.
Eppure la Veronica pronuncia frasi agghiaccianti: "E’ una persona che non sta bene, che va con le minorenni, io ho provato ad aiutarlo, ma ora non posso più restargli vicino".
Per la prima volta qualcuno dice che il re è nudo e che non vale sostanzialmente una cicca, che è malato come può essere malato uno che fa il karaoke con una minorenne invece di impegnarsi nel risolvere chessò il dramma dei disoccupati del Sulcis, che se ne frega della propria famiglia nonostante la vicinanza con la CEI e le comparsate ai Family Day, che candida delle soubrette salvo poi fare marcia indietro, in barba alle firme depositate dal notaio, appena scoppia il putiferio.
E non lo dicono quei cattivoni dei cattocomunisti alla Luca Mereu ma la persona che lo conosce più di tutte,  sua moglie da diciannove anni e sua compagna da quasi trenta Veronica Lario. E comunque nessuno dice bà come si suol dire dalle nostre parti.
Omissioni o meno da qui in poi la questione cessa di essere un fatto privato per divenire riflessione comune, pubblica e pure politica come cercherò di argomentare.
Quella che forse non ha mai fatto il PD – anche se con Franceschini va un pochetto meglio – e tantomeno la sinistra alla Bertinotte.
Ecco per il futuro prossimo, gia’ dalla campagna elettorale per le europee, mi piacerebbe che il Partito Democratico avesse le palle quadre e la lucidità di Veronica Lario così da dire con forza  che  non bisogna votare Silvio "Papi" Berlusconi perché è un uomo dalla dubbia condotta morale, incapace di governare un paese in profonda crisi economica, tanto da urlare a Reti Unificate che è un ultrasettantenne incolpato dalla moglie di "andare" a minorenni (ne deriva la mignottocrazia), così da ricordare che è una persona che non sta bene (ne deriva un governo borderline incapace di prendere le giuste decisioni) e che  candida alle elezioni le proprie sbarbe riqualificando così Caligola e i suoi cavalli (ne deriva una classe dirigente inetta e ricattabile).

Messa così non mi pare solo una vicenda privata e l’Italia intera, non solo Veronica, merita di divorziare da questo uomo.

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Un territorio martoriato da venditori di fumo che hanno pensato soltanto alla loro pessima carriera e di cui nella storia del nostro territorio non rimarrà niente se non lo squallido ricordo di un gruppo di furbetti del quartiere che hanno reso il territorio con le potenzialità e la storia più importante della Sardegna un deserto con il cancro della disoccupazione e della inefficienza politica.
Cosa è cambiato in 30 anni? Quali nuove idee ed in quali nuovi settori economici è stato indirizzato il nostro territorio?
Quando Craxi portava Moana Pozzi e Ylona Staller (Cicciolina) in parlamento, e i politici sulcitani bazzicavano nelle casette di quartiere e gozzovigliavano tra le tangenti e le laute cene di partito il Sucis Iglesiente già si accorgeva che i tempi delle grandi menti che arrivavano da tutta Italia e facevano di Iglesias e del Sulcis un polo di eccellenza economico, stavano mano a mano affievolendosi a causa di una casta inebriata dai fumi del potere privo di un bagaglio culturale.
Oggi si parla tanto di rinnovamento sia nel centro destra sia nel centro sinistra.
I vari partiti e schieramenti parlano tanto di giovani, nuove leve, nuova classe dirigente, per poi candidare in qualche lista comunale dei giovani che resteranno schiacciati dagli intrighi di bottega dei soliti ignoti.
Quando si vuol davvero rinnovare o incentivare il ricambio generazionale, si mettono i giovani nelle condizioni di poter operare ed evidenziare il proprio valore.
Il territorio è colmo di menti coltissime e preparate che vanno ben oltre il master and back, giovani diplomati specializzati, giovani con laurea, master, corsi, che si barcamenano tra un call center ed uno stage di tre mesi in qualche azienda in fallimento che aspetta il solito contributo del politico di turno. (di ieri l’annuncio di lavoro "cercasi apprendista esperto"… ridicolo!!!)
Perché negli Enti non vengono mai nominati dei giovani che potrebbero far valere la loro cultura?
Perché mai nessun giovane nei consigli di amministrazione che potrebbe mettere la sua cultura e le proprie idee innovative al servizio di un territorio incatenato da vecchie logiche antiche senza più sbocco nella società contemporanea in continuo cambiamento?
Il più della crisi del nostro territorio è una questione di uomini sbagliati nei posti giusti.
Oggi si rinominano Presidenti di ogni Ente figure antiche di una società passata con una cultura ridotta in confronto alle nuove generazioni, che come bagaglio culturale hanno soltanto l’aver militato per anni sudditi in un partito od in qualche sindacato, immersi in logiche clientelari e cristallizzati dalla mancanza di idee che possano creare sviluppo o incrementare le risorse del territorio. Ciò che spaventa è che cambiano i nomi dei partiti, ma le pedine di ogni partito hanno tutti gli stessi nomi, solo in formazioni diverse.

Un’azienda come la Carbosulcis, un ente come l’Igea o il Parco Geominerario volani del nostro sviluppo, hanno oggi bisogno di giovani preparati, nuovi manager, con nuovi modi e strategie economiche,e non di pedine statiche ricompensate per i loro servigi in campagna elettorale.
Il territorio deve saper rischiare, deve sapersi evolvere partendo dalle forze nuove che son cresciute e mai se ne son andate in questo territorio.
La provincia non può sopportare ancora assetti partitici, indicando assessori fuori dalla politica dal ’93 con metodi politici che son morti insieme alla legge 142, solo per dare segnali di coesione tra coalizioni diverse. Memorabili le parole del presidente Gaviano: ""…ho bisogno di poter lavorare con persone leali che non guardano ai colori, alle destre, alle sinistre e al centro…" in barba alle persone gli hanno dato fiducia, pronto a passare sul carro dei vincitori pur di non perdere l’onda o la poltrona.
Che futuro ci può essere se i politici nostrani giocano nel nostro territorio a risiko e monopoli, gestendo incarichi in base alle prossime tornate elettorali, e indicando nuove zone edificabili o zone franche, a seconda di chi sarà il prossimo imprenditore che costruirà un nuovo centro commerciale, o a seconda di chi gestirà il trasporto gommato?
Che sviluppo ci può essere con le cariche dirigenziali occupate da persone sicuramente di valore, ma fuori da ciò che è la società contemporanea e dalle sue leggi che pone le sue fondamenta sulla programmazione e sull’intuizione politico culturale?
Analizziamo le varie nomine:
Il Parco geo minerario ha un commissario voluto fortemente dal Pdl che ha gestito da sempre parte della politica cagliaritana e quindi pressoché estraneo alle dinamiche del nostro territorio; il parco geominerario è in pratica stato utilizzato per parcheggiare un uomo di partito scalpitante, pronto alla candidatura regionale, in attesa di nuovi sbocchi. Non sarebbe stato meglio nominare una donna giovane con laurea e master in economia alternativa e sviluppo dei territori (figura esistente ad Iglesias ma son sicuro anche in altre parti del Sulcis compresa S.Antioco)?
CarboSulcis: il Pdl propone un noto amministratore, uomo di fiducia e di comprovata esperienza di forza Italia, che dovrebbe essere affiancato da giovani esperti in materia, perché i sistemi di estrazione son cambiati, i mercati si muovono in maniera differente, e con l’avvento del nuovo polo di eccellenza SotaCarbo (gestito da un altro vecchio Amministratore di cui nessuno ha mai visto i frutti) il territorio ha bisogno di mettere in gioco tutte quelle menti giovani che hanno nel loro bagaglio culturale la nuova cultura di impresa e sono figli dei nuovi sistemi tecnologici, in primis internet ed il sistema finanziario abbinato alla qualità totale; ma i partiti non vedono di buon occhio far progredire un azienda od un Ente se non gestibile con le briglie.
Igea: In procinto di esser nominato il nuovo presidente, geologo Udc, è l’ente che potrebbe realmente creare le condizioni per il nuovo sviluppo del territorio, essendo le sue proprietà il fiore all’occhiello di tutto il territorio; ma come pensare di creare economia, se nessuno è capace di gestire e razionalizzare progetti che si muovono in sinergia tra industria, ambiente e turismo?
Lo sviluppo del Sulcis passa per una via; l’inserimento di giovani preparati all’interno del sistema politico ed economico; ed il progressivo smantellamento della cultura della poltrona utilizzata come posto per bivaccare e non come alta carica morale per il bene della comunità.
Quando i politici nostrani additano i giovani di non volersi impegnare è questa solo una grande scusa per continuare a non volersi prendere le proprie responsabilità.

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Calalunga è una bellissima insenatura a forma di ferro di cavallo, è circondata da un mare verde cristallino e ai lati sono presenti faraglioni che adornano e rendono spettacolare questa spiaggia di Sant’Antioco.
Il giorno 12 aprile 2009, giorno memorabile per via della forte pioggia che si è riversata su tutta l’isola, il continuo flusso dell’acqua piovana durato 48 ore, ha creato enormi disagi sulle campagne ma anche sulle spiagge e la maggiormente colpita e direi inagibile è quella di Calalunga.
Sono passati più di 20 giorni, il tratto di strada che conduce da Calalunga a Calasetta è completamente franato ed è visibile un’apertura nel terreno di circa 2 metri con una profondità di 1 metro.
Non per farne un dramma, ma di fronte a un fosso di rilevante pericolosità, un qualsiasi mezzo, macchine, fuoristrada, camper, non può passare e tanto meno sostare; non è presente nessuna segnaletica nè dalla direzione per S.Antioco e nè dalla direzione per Calasetta, quindi chi è all’insaputa di ciò, arriva bello tranquillo da Calasetta o da S.Antioco e vista la simpatica sorpresa è costretto a fare inversione di marcia (osservate la foto del camper).
E’ veramente interessante riservare ai turisti una situazione così ridicola e imbarazzante, considerando che in questo periodo è possibile incontrare numerosi camper di tedeschi o francesi, ma  anche italiani.
Altro particolare ancora più divertente e al tempo stesso umiliante è vedere il parcheggio della spiaggia di Calalunga trasformato in una vera e propria piscina naturale ove sono presenti varie specie di pesci  e, a completare questo stupendo quadro paesaggistico, si aggiunge la rovina di una spiaggia che ha preso una forma totalmente diversa dal solito con l’aggiunta di sporcizia di ogni genere e natura.
E’ impossibile sostarvi con le macchine e tanto meno portarci i bambini a prendere il sole e giocarvi: nella spiaggia non ci si può sdraiare con un’asciagamano, il terreno è talmente impregnato d’acqua che costringe il turista a cercare una spiaggia migliore!
Calalunga è inagibile e chiunque si reca osserva, si spaventa, scatta una foto e poi scappa!!!
Ditemi voi, come si può attirare il turismo di fronte a tanto menefreghismo e disagio?
Per poter risistemare questo scempio naturalistico, ci vogliono non solo fior di quattrini ma anche un bel pò di tempo.
Per chi non lo sapesse, la strada di Calalunga appartiene a due comuni; la prima metà appartiene al comune di S.Antioco e l’altrà metà appartiene al comune di Calasetta, significa che entrambi i comuni devono prendere una decisione affrettata, possibilmente in questi giorni, in quanto non c’è più tempo, l’estate è ormai alle porte.
Ma c’è sempre qualcuno che vuole lavarsene le mani e va a dire in giro che la spiaggia appartiene al comune di Calasetta!
A questo punto mi pongo una domanda, ma chi deve intervenire?
Quando dovete intervenire?
Vi interessa favorire il turismo, oppure preferite pavoneggiarvi con certi personaggi per rendere degna e illustre una così tanto dimenticata città di S.Antioco?
Vi chiedo un maggiore interesse per questa situazione
, S.Antioco rischia di prendere una piega davvero preoccupante.

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Nessuno di noi è in grado di sapere se il Partito Democratico sopravviverà aggirata la fatidica boa delle prossime elezioni europee. A meno di non travestirci da irritanti Cassandre.
Dopo aver sentito giovedì scorso al Velio Spano l’inessenziale disamina sui massimi sistemi politici ed economici di Ignazio Cuccu – che dalla regia mi dicono sia uno dei più influenti dirigenti del PD sulcitano – un fatto mi è parso comunque chiaro. E una lampadina a risparmio energetico mi si è accesa.
Continuamo imperterriti a non capire perché milioni di cittadini (migliaia solo nel nostro Sulcis) hanno smesso di votare per il nostro PD. O, in generale, a qualcosa che assomiglia seppur vagamente a un partito di sinistra.
Non lo abbiamo capito o, forse, come fanno alcuni alti dirigenti del Pd sardo e nazionale, abbiamo fatto finta di non capire.
Il tarlo che sta erodendo il PD ha infatti un nome preciso: credibilità.
Il Pd perde perché è poco verosimile allo stato attuale delle cose. Qualsiasi cosa dica.
E non è un problema di idee o di progetti cari amici democratici o compagni che dir si voglia.
Quelle sono sempre belle e immaginifiche.
È invece una questione di uomini sbagliati nei posti giusti e dei loro comportamenti conseguenti.
Ebbene la nostra percentuale di sfiga – in Campania ad esempio il peggior degli amministratori di cosa pubblica possibili fa di nome Bassolino – si chiama PF Gaviano.
Quasi tutto attaccato che fa tanto boss di quartiere.
Nella faticosa risalita del PD provinciale dagli abissi della inverosimiglianza politica noi ci portiamo appresso questa zavorra pesantissima, questa zecca politica quasi impossibile da estirpare.
È uno che per uno sghiribizzo alla Caligola fa fuori tutti gli assessori della propria giunta e nomina come nuovi assessori i suoi cavalli.
E’ uno che nel tanto agognato bilancio (ma da chi?) prevede un piano di comunicazione istituzionale da 60000 euro invece di inserire nel sito ufficiale tutte le determine di giunta e i verbali delle sedute del consiglio provinciale alla faccia della trasparenza amministrativa.
E’ uno che da 4 anni fa e disfa in Provincia. Senza confronto, senza contradditorio. E da 4 mesi ancora di più.
E’ uno che dice a Radiostar che la Provincia, senza Giunta viaggia come un treno e mi pare di leggergli il pensiero mentre smadonna mentalmente contro quella iattura del Consiglio.
E’ un coerente gentiluomo che afferma che "…ha bisogno di poter lavorare con persone leali che non guardano ai colori, alle destre, alle sinistre e al centro…" in barba alle persone gli hanno dato fiducia, tempo e messo la faccia e che non mi pare fossero né di destra tantomeno di centro.
Di fronte a questi precedenti dobbiamo ancora a perder tempo e continuare a fare lo stucchevole gioco dello strapparci le vesti come vedove inconsolabili di fronte alle nomine dei nuovi assessori?
Sulla malmostosa storia di spartizione di poltrone, seggiole e contrattini lautamente ricompensati, sull’infornata di assunzioni e consulenze senza bisogno apparente si sono già espressi i sindacati.
E in futuro forse se ne occuperà la Corte dei Conti.
Per quanto mi riguarda lo strambo caso politico di PFG, in acronimo che fa tanto uomo che si crede importante, è una medaglietta che adoro esporre in pubblico, per marcare le differenze con certa dietrologia che va tanto di moda  in certi consessi assembleari,  per auto-stimarmi e perché è da tempi non sospetti (dal 2006!)  che faccio urlare, quasi inascoltato, quasi querelato per questo post, che lui e certi assessori ci avrebbero portato allo sfascio. A un situazione del genere il centro-sinistra prima, e il Pd poi, avrebbe potuto (e dovuto) reagire con dei gesti forti e simbolici.
Invece non è accaduto nulla.
Il gruppo dirigente – seppur con la scusante della provvisorietà, delle elezioni imminenti, delle faide interne al Pd sardo – è rimasto immobile.
Ha taciuto.
O ha parlato troppo poco. E mai nelle sedi giuste.
E dal Pd se ne sta andando la parte migliore. Gli elettori.
O credevate che non ci votano solo perché Veltroni era indeciso come l’asino di Buridano e perché D’Alema si crede la reincarnazione di Richielieu?
È anche perché il massimo esponente del PD del nostro territorio è Gaviano Pierfra: con contrazione del nome che fa tanto Grande Fratello.
Se dico questo in maniera così piccata è perché ho la convinta convinzione che la prudenza strategica, le mezze parole (comprese quelle omesse), il trattare la riflessione politica come un’interminabile partita di Risiko hanno messo in ibernazione fin troppe idee, nel centro- sinistra in questi anni e nel PD in questi mesi.
Siamo dotati di pensieri esuberanti, soluzioni, visioni ma pare non arrivare mai il giorno giusto per dirle.
E invece pensare, incazzarsi e denunciare la mal’amministrazione anche e soprattutto dei nostri rappresentanti sopratutto se iscritti al Partito Democratico è un’azione doverosa che non può farsi dare il ritmo dalla convenienza politica.
Ci permette di arrivare preparati agli appuntamenti elettorali che si susseguono a tamburo battente e che per noi sono diventati ormai solo l’alibi per procrastinare le cose veramente importanti come ad esempio il tesseramento e la formazione dei circoli.
E fare così ci permetterà di evitare nel futuro personaggi fastidiosi come Pier Franco Gaviano: tutto intero così non ci confondiamo su chi sia il complemento oggetto del nostro ragionamento. O il pretesto.
Non avendo fatto questo abbiamo dato al Presidente pro-tempore della Provincia e a chi lo sostiene (centro, destra, sinistra è solo un dettaglio) una agile scappatoia perché a tutt’oggi egli risulta, a seconda del pulpito e della prospettiva che lo inquadra, un furbetto del concorsino o un cattolicissimo difensore del territorio.
Riflettere, prendere posizione è dunque altro rispetto al rimanere immobili ed è una cosa che non dobbiamo mai temere, anche quando appare strategicamente scomoda e fa inquietare i capibastone.
Un imperativo morale per cui nessun giorno è sbagliato per dire la nostra.

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