Archivio Aprile 2009

Vittorio Sgarbi mio malgrado è cittadino onorario di Sant’Antioco.

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Da Maladroxia a S’Arriaxiu

 Incontro pubblico per la promozione di una cultura del territorio

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 Giovedi 30 aprile alle ore 18 all’hotel Eden ci sarà la presentazione del libro "L’Ultima Battaglia" di Salvatore Cubeddu. Sara’ presente l’autore: coordinerà il dibattito Roberto Serra.

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E’ oramai tangibile il dissenso che presso la cittadinanza cresce quotidianamente nei confronti delle ultime iniziative promosse dall’amministrazione comunale: la cittadinanza onoraria a Vittorio Sgarbi, gli interventi presso il rio Maladroxia e S’Arriaxu. E non basta la pioggia insistente della  Pasqua trascorsa a dar loro riparo, se i disagi sono stati causati, come sembra più probabile, proprio dalle opere intraprese, e se in tutto il paese è inesistente il minimo monitoraggio e manutenzione degli alvei, delle cunette, del sistema fognario che in più punti ha ceduto riversando nelle strade le acque maleodoranti. A completamento della reiterata attenzione degli amministratori si deve aggiungere la perdita dei fondi per i siti archeologici che sarebbero dovuti seguire alla Maratonarte e, più in generale, la percezione di inattività che sembra caratterizzare in generale il profilo di questa amministrazione rispetto ai problemi di crescita e sviluppo produttivo del paese. Una amministrazione dunque ancora ben lontana, a metà del suo mandato, dall’aver realizzato alcunché del programma proposto agli elettori.

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Il Comitato Spontaneo Cittadino "Sgarbi? No grazie!!" ringrazia la popolazione di Sant’Antioco per il grande supporto e il senso civico dimostrato nell’opporsi al conferimento della cittadinanza onoraria al discusso e discutibile Vittorio Sgarbi firmando con partecipazione la petizione popolare da noi proposta: in meno di venti giorni si sono raccolte ben 1113 firme.
Le firme verranno protocollate in data 22 aprile sebbene la decisione di dare le chiavi della città venga ormai data per scontata.
L’Amministrazione Comunale di Sant’Antioco infatti – non curandosi affatto del volere di gran parte della popolazione antiochense, come si evince dai manifesti della Festa del Santo Patrono Antioco – ritiene che il conferimento della "benemerenza" a Vittorio Sgarbi debba essere uno degli appuntamenti irrinunciabili della Sagra di Sant’Antioco Martire, assolutamente degno di figurare accanto alla processione solenne di lunedì 27 aprile.
Il Comitato Spontaneo Cittadino "Sgarbi? No grazie!!" stigmatizza questo modo di qualificare una festa religiosa che dovrebbe essere sopratutto di puro folklore popolare e invece viene banalizzata con operazioni di criticabile marketing pubblicitario che si fatica a comprendere quale beneficio possano arrecare alla cittadina.

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Alcune volte mi piacerebbe partecipare a quello sport così tanto in voga a S.Antioco che è lo sparare su quella succursale della Croce Rossa che è diventata la nostra scalcagnata amministrazione comunale.
Poi però mi guardo allo specchio e vado in crisi.
Identici scrupoli non hanno certo gli inquisitori con qualche scheletro nell’armadio di Città Nuova.
Certo dopo la recentissima querelle S’Arriaxiu-Maladroxia, dopo l’ormai assegnata cittadinanza onoraria al professor Vittorio Sgarbi – l’ho letto nel manifesto de Sa Festa Manna – è difficile fare altrimenti ma credo che sia opportuno per tutti prendere le iniziative del sindaco Mario Corongiu per quello che sono.
Un estremo tentativo di mettere in sesto una baracca che dire che traballa è offendere la centenaria sedia a dondolo di mia nonna.
Dunque non trovo sconsiderato più di tanto, con quei precedenti, se si destinano 80000 euri allo staff del sindaco o altri (quasi) 80000 euri per la Festa di Sant’Antioco.
Nel primo caso è solo la certificazione che la modestia intellettuale e amministrativa di queste persone necessita di qualcuno che pensi per conto terzi. E per questo lodo questo loro tardivo bagno d’umiltà.
E vi assicuro che sono serissimo.
Nel secondo: non ci siamo sempre detti, tra una passeggiata e l’altra in quel Corso diventato ormai una caricatura agreste della bella e rinomata Passillara di una volta, che la festa di Sant’Antioco aveva bisogno di un’adeguata pubblicizzazione e di una notevole spendita di risorse economiche per decollare definitivamente?
O siete di quei drittoni che sanno celebrare le nozze con i fichi secchi ma poi si lagnano con  la moglie ubriaca perchè la botte non è più piena da un pezzo?
Dunque delle due, una: o stiamo assistendo alla classica ipocrisia pelosa dell’antiochense medio che critica qualsiasi cosa a prescindere oppure ormai la memoria corta è divenuta un elemento indissolubile del paesaggio.
Ma a me la memoria corta fa paura da sempre e il paesaggio che ho sotto gli occhi sinceramente un po’ mi ripugna.

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Le inondazioni e gli allagamenti dei giorni scorsi hanno evidenziato ancora una volta la totale assenza di una "cultura del territorio", intesa come tutela dell’ambiente e salvaguardia del paesaggio e delle sue peculiarità. La pioggia caduta nell’ultimo fine settimana ha soltanto accentuato i danni che da troppi anni l’uomo sta causando all’ambiente in cui vive; fatti che Italia Nostra da sempre denuncia: case costruite sugli argini dei corsi d’acqua, gore interrate o manomesse, rii deviati e ostruiti, colpevole assenza di manutenzione degli alvei e dei canali di raccolta, acque meteoriche convogliate nelle pubbliche fognature etc…
Alla luce di quanto accaduto non si comprendono i toni trionfalistici e la soddisfazione espressa a più riprese dall’Amministrazione Comunale "per i lavori di manutenzione dei maggiori corsi d’acqua che proprio in questa occasione si sono rivelati indispensabili". È vero piuttosto che si sono verificati tanti danni proprio a causa dei lavori di manutenzione non effettuati (sia nell’agro che in prossimità del centro urbano) e degli interventi (non certo manutentivi, ma di forte impatto) che hanno stravolto il territorio!
Constatiamo infatti – anche in base alle testimonianze raccolte in questi giorni, alla documentazione fotografica, alle riprese dall’alto trasmesse dai TG, alle notizie di stampa – che i lavori in corso nei rii Maladroxa e s’Arriaxu hanno di fatto contribuito ad accentuare i problemi causati dalle piogge. Sono dovuti intervenire anche i mezzi meccanici per disostruire i rii dai detriti creati proprio dai cantieri aperti e la grandissima quantità di terriccio trasportato verso la sua foce dal rio s’Arriaxu ne è una testimonianza.
I lavori sul rio Maladroxa hanno invece favorito la nascita di un nuovo corso d’acqua parallelo a quello imbrigliato dalle sponde artificiali. Infatti, le acque provenienti dalle colline che delimitano l’ultima parte della vallata, non essendo più raccolte dal rio Maladroxa – il nuovo alveo "artificiale", infatti, ha le sponde più alte del piano di campagna! – hanno creato un nuovo percorso dilavando i campi circostanti e isolando, come è successo domenica, le case che si trovano a sud della frazione di Sant’Antioco.
Italia Nostra continua a denunciare la presunta illegittimità degli interventi sui rii s’Arriaxu e Maladroxa in quanto privi di alcune fondamentali autorizzazioni – risulta che non sono mai stati autorizzati dal Demanio e non è mai stata avanzata la richiesta di assoggettabilità delle opere alla Valutazione di Impatto Ambientale.
L’auspicio è che il pericolo, tutto sommato scampato dei giorni scorsi, possa servire a tutti, amministratori e cittadini – ma soprattutto ai primi per le competenze loro attribuite dalla legge – per una seria riflessione sulla gestione del territorio in cui viviamo e sulla necessità di utilizzare i denari pubblici per i veri bisogni della comunità e per mettere in sicurezza luoghi che in assenza di regolari manutenzioni possono davvero trasformarsi in occasione di reale pericolo. Come in tutti i casi in cui si verificano eventi eccezionali la parola d’ordine è "prevenzione": solo così si può far fronte a "calamità" che troppo spesso vengono definite, impropriamente e opportunisticamente, come "naturali".
Per questo solleciteremo l’intervento della Corte dei Conti, alla quale alcuni mesi fa abbiamo già presentato un esposto.

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La Pasqua 2009 a Sant’Antioco sarà ricordata per due eventi "tragici": la dura sconfitta subita dallo squadrone di S.Antioco a Mezzogiorno in Famiglia su Rai 2 e i danni subiti dal territorio dopo l’acquazzone pasquale con annessa coda polemica.
Anzi più che tragico direi comico, ma semplicemente perchè si sono scampati danni agli esseri umani, grazie a Dio.
Comico come questo modo di fare, di dire, di pensare.
Solo stereotipi, pensiero semplice, comune, come al solito, facile facile.
Un bla bla bla trito e ritrito tanto caro ai demagoghi, che commissionano test e quiz e poi dicono alla gente quello che vuol sentirsi dire.
Certo un ruscello pulito può essere pulito in tanti modi e uno è quello dei cantieri per LSU incrociando le dita per sperare che a nessuno venga in mente di dislocare cantieri per disoccupati, ex carcerati o gente priva di qualifica mal pagata e spesso mal diretta per prendersi cura di cose serie come i lavori di messa in sicurezza di zone sensibili. Questo vale pure per imprese in sub-sub-sub appalto ovviamente che il giorno di Pasqua sono spuntate all’improvviso come se avessero da farsi perdonare qualcosa.
Un ruscello pulito serve per evitare di straripare in qualche terreno, nessuno pensa che questo possa esondare causando danni alle persone, in teoria non dovrebbero esserci case, capanne o camping in pericolo nei dintorni. Parliamoci chiaro, il pericolo può nascere solo se qualche papavero si costruisce la casa vicino all’alveo o addirittura dentro e se qualche altro papavero appone il timbro di legittimità alla concessione con una mano mentre con l’altra sgranocchia dei fonzies e guarda fuori dalla finestra inneggiando favorevolmente al governo ladro quando piove.
Dunque prendiamo una cartina seria e stabiliamo quali sono i ruscelli più lunghi e di maggior portata dell’isola: Triga?
Tupei?
S’Arriaxiu?
Del secondo non ce ne fotte niente tanto non è nell’isola di Sant’Antioco, bensì a Calasetta.
Un’isola piccina picciò, stretta dove i ruscelli la percorrono in larghezza appunto oppure parte in lunghezza e parte in larghezza, dove aridità, vento, condizioni climatiche dettate dall’insularità, forse non causeranno quella "prima volta" che qualcuno auspica per giustificare i lavori a Maladroxia o S’Arriaxiu o, per meglio dire, difendere le scelte della propria amministrazione comunale.
No signori miei così mica vale!
E’ inutile portare a dimostrazione delle proprie strampalate teorie gli ultimi 300 anni di alluvioni, sempre a Pirri. Da un po’ di tempo a questa parte anche a Capoterra, ma solo di recente: prima solo comuni che stanno in pianura, dove le acque non scorrono quasi più, dove stagnano, dove anche opere dell’uomo impediscono il defluire al mare.
Cazzo siamo proprio sfigati: sono ambedue discretamente lontane dal nostro gruttaiume a rischio desertificazione.
E dunque vi do un primo indizio per venire a capo del misfatti:  opere dell’uomo.
Ora, se noi abbiamo una spiaggia, magari chiamata Calalunga, formata dallo scorrere di un ruscello, forse la natura ce l’ha regalata e chissà quante volte è stata spazzata via e quante volte si è riformata. Magari ci troviamo nell’era in cui ce la stiamo godendo e magari questo privilegio sta per finire.
Peccato vero? Pazienza per quella signora della S.Antioco bene che la adora tanto e chissà se la lascia pulita quando fa pipì dietro il cespuglio perché spiaggia è priva di servizi.
Ecco tutto questo muoversi della natura non prevede l’uomo, checchè ne dica il nostro caro sindaco,  che afferma che siccome l’uomo c’è deve dare un senso alla sua presenza nel mondo, deve regolare, costruire, mica può sparire; dice ancora che tutto l’ambiente è degradato se non c’è l’uomo che pianifica, sistema i buchi nelle strade, crea marciapiedi e argini nuovi, strade, pota gli alberi e le aiuole, abbellisce tutte le sterpaglie, pietre, ruscelli, rigagnoli, rii, cunette.
E forse è proprio qui il punto.
Come fare tutto ciò, cosa osservare prima di prendere decisioni e stilare progetti e a chi farlo realizzare.
Il lavoro da fare, signori miei, è ben poco, se eccezionalmente piove per tante ore di fila come in questi ferali giorni pasquali sappiamo bene – a meno di non mettere la testa sotto due metri di fango -  che nelle prime ore, non succede nulla, che nelle ultime si avrà il peggio e che il tutto rientra nelle successive sei ore. C’è bisogno di "inalvare", questa è la parola tecnica giusta, un ruscello la cui portata può esondare solo di fronte ad interruzioni dell’uomo?
C’è bisogno di inalvarlo tra due argini larghi sette metri, lasciati a terra nuda, che crolleranno causando solo frane e tanta terra buttata a mare? Peggio se qualcuno pensa di cementarlo, neanche un po’ d’acqua filtrerà tra la terra e le pietre degli antichi argini assorbendo il tutto.
Prima il fondo era tutto in erba, battuto, indurito, scavato naturalmente sino a raggiungere magari la roccia viva, al passaggio di copiose acque si poteva trovare solo l’erba piegata che ne segnalava la spinta.
Fantastico da vedere e congenito nel suo auto-ripristinarsi.
Veniamo alle opere dell’uomo che dicevamo: numero uno, ripristinare la larghezza demaniale in cui due ruscelli si incrociano senza inglobarsi in stretti argini.
Forse e dico forse quelli sono i punti dove espropriare qualcosa, sempre che, come sempre non si tratti di luoghi impropriamente rubati dai proprietari confinanti. Luoghi che prima nessuno si sognava di includere nel proprio terreno. Quindi gli incroci larghi, ma si sa, non siamo aquile nemmeno con le strade, trafficate e ritrafficate, figuriamoci con questo bene misterioso chiamato "fiume".
Secondo: i ponti nelle strade. Spesso gli attraversamenti sono degli avallamenti, e quindi si crea la grossa pozza che non è possibile attraversare, se poi ci sono residenti, qualcuno potrebbe rimanere isolato. Allora le opere si possono fare solo dove ci sono quei pochi attraversamenti stradali e dove ci sono residenti.
Uhmmmmm.
Quindi fare ponti larghi, essi non lo sono mai per via dei costi, e fare ponti un po’ alti o con più archi o tubi. Magari due o tre per il rio principale, magari per il Calalunga, così è contenta la signora, e magari un altro arco per quello che scende a lato della strada che porta giù alla spiaggia e quell’altro che proviene dall’interno. Signora, cosa dice?
E’ meglio che la strada non vada troppo in discesa e si sobbarchi un grosso tubo così contemporaneamente rimane alta per far passare l’acqua anche del rio Calalunga ed affrontare meglio la salitona per Calasetta. Magari lei farebbe arrivare il rio a lato della strada sino al Calalunga, per spendere meno i soldi della gente e farlo sfociare sul Calalunga e tutto insieme passare in un piccolo tubo da un metro mezzo. Eh ge esti pagu un metro e mezzo.
Secondo me può bastare, figuriamoci sette metri per S’Arriaxiu che ha bisogno solo di pulizia, di un letto in erba in modo che non gratti la terra e di un bel ponte a Su Pranu senza che quest’acqua vada a sbattere contro la strada, magari un ponte con due tubi, in diagonale così non fa pericolosi angoli retti.
E quanto costerà mai, due milioni di euro?
Si possono vincere al gratta e vinci!
Signora su torni a sognarli ma giochi con moderazione mi raccomando e lasci fare alle persone competenti, e un’ultima cosa: non compili fogli dove il programma politico lo fate voi.
Bessiri na cagara e poi tanto non lo realizzeranno mai.

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