Archivio Marzo 2009

Ricevo e pubblico il commento presumo disinteressato della scrittrice e amica Michela Murgia

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Il  Comitato Spontaneo Cittadino "Sgarbi? No grazie!" chiede al sindaco di S.Antioco l’ingegner Mario Corongiu, che ha deciso di conferire a Vittorio Sgarbi la cittadinanza onoraria con relativa consegna delle chiavi della Città, di rinunciare a questo incomprensibile progetto poiché si ritiene che Vittorio Sgarbi non possa in alcun modo onorare la nostra Città. 

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Presso la Biblioteca comunale di Sant’Antioco il giorno sabato 28.03 alle h. 18 Giulio Angioni presenterà il suo nuovo libro Tempus, un poema scritto in lingua sarda (e accompagnato da una "riscrittura" in lingua italiana). Il libro restituisce attraverso la memoria del personaggio quel "tempo" da cui proveniamo, un tempo che in passato "non si lasciava legare al polso" e che forse ancora esiste nelle sedimentazioni della lingua. L
‘iniziativa è promossa da Roberto Serra in collaborazione con l’associazione culturale Il libro ritrovato e le librerie Libropoli e Cultura Popular.
 
La Libreria Cultura Popular organizza, invece, domenica 29 Marzo alle ore 18 presso l’hotel EDEN la presentazione del libro "Figli della Società" di Paolo Pisu

Interverranno:

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Siamo sempre qui a parlare di S.Antioco, enigmatica città del sud-ovest Sardegna, ricca di cultura e di blandizia, di archeologia e emotività, di fame e di disagio sociale, da sempre morbosamente afflitta dal potere e incurante sugli strambi modi usati per ottenerlo.
In questo bizzarro feudo
catto-fascio-liberal-socialista dove la raccolta dei rifiuti, Sa Festa Manna, intere porzioni di florido territorio, coste, spiagge e fra un po’ anche l’aria, viene gestito da un gruppo di uomini con le terga saldamente fissate a incarichi e stipendi; in questa landa dove chi trova un amico trova un tesoro, purché l’amico faccia parte (anche solo come chierichetto) della stirpe smunta delle Brave Persone; in questa landa dove è molto facile trovare lavoro foss’anche per 10 ore mensili ai servizi sociali o in quei strani, interminabili cantieri comunali che rattoppano in modo strano, interminabile le strade, oggi come ieri il potere è gestito alla maniera dei Borboni con i sudditi del Regno delle due Sicilie.
Ora ieri, martedì 24 marzo, questa eterogeneo ensemble politico doveva riferire in un affollato, come quasi mai,  Consiglio Comunale su quella strampalata storia del Rio S’Arriaxiu (e Maladroxia).
Son sicuro che i più hanno ben presente a cosa mi riferisco.
Grazie al lavoro certosino e responsabile delle opposizioni in consiglio comunale la cittadina di S.Antioco ha scoperto così un bel po’ di cosette interessanti che quasi, quasi passavano in cavalleria: tipo che mancavano una surra di autorizzazioni (tra le quali, essenziali, quella di Valutazione di Impatto Ambientale e quella dell’ufficio Demanio e Patrimonio) oppure che arrivavano – il nullaosta del Geoparco ad esempio è datato 27/01/2009 – quando i lavori ai rii erano già iniziati da un bel pezzo; che il faraonico progetto di sbancamento del Rio S’Arriaxiu era stato redatto un anno prima di affidarlo al progettista che lo avrebbe realizzato che, per uno strano gioco del caso, poi sarà lo stesso; che alcuni appalti sono stati affidati ad affido diretto senza procedure comparative e di evidenza pubblica, né tantomeno con avvisi agli ordini professionali come da legislazione vigente; che S.Antioco è stata considerata stranamente zona al massimo grado di rischio idrogeologico quando tutte le statistiche sul grado di piovosità degli ultimi trent’anni considerano l’isola di S.Antioco a grave rischio di desertificazione; che il comitato dei cittadini de S’Arriaxiu si è appellato per ben 2 volte al Giudice delle Acque di Roma (competente per la materia in oggetto) e il Comune di S.Antioco è risultato contumace entrambe le volte; che l’associazione ambientalista Italia Nostra ha un sacco di interessi privati nel denunciare gli scempi ambientali (questo per bocca dell’immaginifico assessore ai Lavori Pubblici
Antonello Pittau); che l’amministrazione comunale non conosce una che sia una legge in materia di bonifica ambientale e di relativi enti competenti; che l’amministrazione comunale ha espropriato i cittadini proprietari de S’Arriaxiu da un giorno all’altro senza dare adeguata comunicazione di ciò che si andava a fare come si evince dalle proteste dei proprietari in consiglio comunale. E tutte quelle altre questiuncelle che abbiamo messo in evidenza nelle pagine di questo blog.
Tra i numerosi interventi sentiti ieri è impossibile non citare quello dell’Assessore all’Ambiente Massimo Melisalmeno solo per la profonda irritazione procurata ai proprietari di S’Arriaxiu dalle sue parole – che con la prosopopeica convinzione che i cittadini debbano sempre stare sotto a prenderle e altri come lui stare sempre sopra a darle e a decidere senza il parere delle parti in causa, non ha capito che è inutile citar fior di professoroni universitari – avesse detto nominato Sandro Roggio o Gae Aulenti – se stai giustificando, per tutta la carne al fuoco che si è arrostita sopra, un coacervo di palesi abusi amministrativi e ambientali. Ma anche e soprattutto perché non essendo originario di S.Antioco non può, arrampicandosi su specchi dialettici scivolosi con prosa incerta, cercare di raccontare e spiegare a signori di 70 e più anni, che coltivano e si occupano di quei campi da 50, come ci si deve comportare in quella porzione di mondo che è S’Arriaxiu.  E vi risparmio le banalità sulla sicurezza nei posti di lavoro.
In chiusura di mozione, dunque, dopo aver tutte sentito tutte queste criticità il nostro loquace Capomastro con oracolare chiosa finale ha concluso "Fossi matto, i lavori andranno avanti della grossa!".
Amen e andate in pace. Armata presumo se un pò ho capito le intenzioni del Comitato S’Arriaxiu.
Ai Tribunali competenti l’ardua Sentenza, dunque. Sperando però che non la si finisca come a Is Pruinis o Stan’e Cirdu .
Questa dunque – come dicevo in apertura – è S.Antioco, menefreghista signora sulcitana, dove il mondo che viviamo è una realtà sottosopra e dove le domande si fanno solo per non avere risposta.

 

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Domani martedì 24 marzo alle ore 17 in prima convocazione ci sara’ in Consiglio Comunale un ordine del giorno riguardante i lavori sul rio S’Arriaxiu. Spero che sarete numerosi solo per la sana curiosità di sentire le risposte che l’Amministrazione Comunale darà per giustificare lo scempio in corso.

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"Altro che argini meravigliosi, vigneti rigogliosi, e chiacchere varie, qui si vuole evitare di fare un opera pubblica programmata da tanto, che se non si realizza, si dovranno anche restituire i soldi alla regione. il comune non può perdere i soldi, non se lo può permettere, sono posti di lavoro" postato da ecco di cosa parilamo il 18/03/2009 16:39

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Il giorno del Crollo della Borsa di New York, l’inizio della Grande Depressione del ’29, la madre di tutte le crisi. è stato di martedì. E di martedì cade anche la fine del Carnevale dove alla legittima, per quei giorni, pazzia succede la quotidiana e un po’ perbenista serietà. E martedì, per me è stato il giorno della Conferma dopo un’illuminante gita mattutina ai lavori del Rio S’Arriaxiu. E’ stata la conferma che in quel posto meraviglioso si sta perpetrando un paradossale, smisurato caso di abuso di potere, disprezzo del quieto vivere, tracotante prevaricazione della politica che si fa deteriore e fa letame di ogni misura e che viene imposta come schiacciante prevalenza di interessi privati su quelli collettivi.
E mi scuso per l’inizio un po’ verboso et pomposo utile ad attirare l’attenzione dei più distratti.
Acclarato che Maladroxia ormai è persa definitivamente e posto che la forma per taluni sia salva, la sostanza è vilipesa perché ciò che sta succedendo a S’Arriaxiu (ma pure nei terreni di Sa Barra e a Su Pranu) è la scelta più infamante per il Comune – inteso come collettività di persone e non certo come amministrazione immobile e pavida di fronte alle decisioni più razionali da prendere – in tutti i sensi. In qualsiasi modo la vogliate leggere.
Ma è soprattutto un’offesa ingiustificabile agli "autoctoni" quelli per i quali si è espropriato il terreno con elemosina pubblica (1 euro a metro quadro!*) e che invece dovrebbero esserne i fruitori e guardiani privilegiati trattandosi di una zona di incomparabile bellezza paesaggistica. nata per essere coltivata e goduta dagli antiochensi tutti.
Anche solo per cercarci asparagi.
E invece no: è il mondo che si capovolge.
Gli abitanti abituali della zona, magari agricoltori amatoriali, dovranno quasi smammare e regalare il LORO terreno per un’opera inutile e dannosa come potete ben vedere dalle foto. Che sono più eloquenti di mille parole. Come se, per usare un’espressione letta nei commenti del blog, si volesse far passare un innocuo fiumiciattolo come capace di scatenare una piena che neanche il Nilo.
Davanti al loro sdegno forse tremerà tutta S.Antioco che per ora pare insensibile a ciò che sta succedendo da quelle parti: extra omnes ai comuni mortali, magari proprietari di notevoli appezzamenti di terra, il fertile terreno di S’Arriaxiu diventa un laboratorio economico per le voglie di ingegneri-vip .
Ma avallare questo modus operandi sarà la definitiva discesa nell’abisso perché ai più parrà che si vuole dire: andiamo a S.Antioco che tanto c’è un’amministrazione di gonzi che si vende il territorio per due lire, noi facciamo soldi facili e lasciamo solo le briciole in sa idda. Per la maggior gloria di pochi privilegiati.
L’abbiamo sempre detto da queste parti: la peggior forma di colonialismo è l’auto-colonialismo promosso da antiochensi di nascita ma che di S.Antioco non vogliono capirne l’intima essenza che risiede esclusivamente nella salvaguardia del poco territorio ancora incontaminato disponibile. Coste per ora escluse. La disanima sociologica di tale faciloneria per ora ve la risparmio.
Si è talmente banali che importiamo anche le imprese edili che quasi non lavorano altrove ma vengono tronfie  nella S.Antioco degli scimpri, dove ancora si possono spacciare le perline colorate come Cristoforo Colombo agli indigeni delle Americhe.

Questa paradossale storiaccia – che tra le altre cose vede in campo anche un gravissimo conflitto d’interessi poichè tale ingegner Nazareno Vacca funzionario  della Regione che ha deciso che il Rio S’Arriaxiu è pericoloso quanto il Gange durante la stagione dei monsoni è putacaso omonimo dell’ingegnere che ha progettato l’intervento agli argini, anzi ARGINI – è tutta totalmente a carico dalle vittime che la patiscono. Gli abitanti de S’Arriaxiu ammessi come invisibili comparse e tagliati fuori in partenza da una decisione con trama e finale forse già scritta stanno ricorrendo si alla Procura, magari in futuro come class action alla Corte dei Conti o ad altri Organi Istituzionali, ma col ragionevole timore che poi gli Alti Papaveri gliela faranno scontare in altri modi.
Doppiamente coraggiosi dunque nell’indifferenza generale del paese, ripeto.
Come nota di colore a questa vicenda kafkiana aggiungiamoci pure gli "intransigenti" e "temerari" consiglieri comunali di opposizione in Comune che paiono voler sfogliare la margherita per decidere se mettersi di fronte ai cingolati che calcestuprano il bel paesaggio memori degli studenti di Piazza Tienanmen o affogare nelle vane chiacchiere di protesta scritte in decine di mozioni e interrogazioni.
Resta alla fine della giostra anche la sfrontatezza di un Sindaco determinato a una decisione che sembra essere irragionevole sotto ogni aspetto rispetto agli interessi dei cittadini. È lo stesso  humus sul quale sembrano poggiare decine di altri incomprensibili decisioni dell’amministrazione comunale.
Sì, questo affaire-Rio S’Arriaxiu è l’ennesimo uso-abuso di forza che inquina il clima generale già viziato da in maniera sgradevole e arrogante da continue decisioni de imperio che magari i combattivi componenti del comitato Rio s’Arriaxiu potranno spiegare con dovizia di particolari anche nelle pagine di questo umile blog di provincia
Questa sporca querelle andrebbe bonificata, questa volta finalmente in modo regolare, da un intervento chiarificatore magari della magistratura ordinaria: per rassicurare i cittadini – sopratutto quelli che sono parte in causa – che assieme al loro pezzo di terra, lavorato e acquistato con il sudore della fronte, non si stia affossando anche la legalità e il quieto vivere di un intero paese.

 

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E’ partita la gara di vicinanza e solidarietà nei confronti dei lavoratori del Polo Industriale di Portovesme, Eurallumina e Otefails in testa.

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Tra i fortunati operai edili sopravvissuti anche questo mese a Soru, all’emigrazione, alle rottamazioni, agli scioperi generali e agli incidenti sul lavoro sta girando una strana voce.
Pare che il Ponte sullo Stretto di Messina, vera e propria fissazione per Silvio Berlusconi, che finalmente vedrà la luce porterà proprio il suo nome. Il Presidente del Consiglio, uono notoriamente modesto e semplice, non nega e non conferma questo scoop: ma non c’è bisogno di dichiarazioni ufficiali per sapere che Berlusconi, per bocca di Capezzone, considera la colossale opera del Ponte come il luogo archetipico dove sublimare l’umile concezione di sé che vorrebbe tramandare alla Storia: quella di Pontefice, che casualmente vuol dire «colui che costruisce ponti».
Il mastodonte di cemento armato secondo i detrattori della sinistra del no come Franceschini incarnerà una versione sghemba delle famose «tre I» del Secondo Programma del Cavaliere, quello che dovrebbe farci uscire dalla crisi, riuscendo nel nuovo Miracolo Italiano di essere contemporaneamente inutile, instabile e iniquo.
Sarà, ma intanto l’immagine che continua a rimanermi fissa nella capoccia è quella di un immensa e avveniristica struttura sospesa e traballante, decorata in maniera un po’ kitsch con la scritta: Ponte Silvio.
Se per gli innamorati e i loro lucchetti c’è Ponte Milvio a Roma, ai cavi d’acciaio di questa struttura vedo già appese decine di manette dondolanti, ex voto per grazia ricevuta appesi da quanti scamperanno al carcere grazie al decreto contro le intercettazioni.
Rimanendo sempre in ambito di opere pubbliche, da par nostro a S.Antioco – che ancora sta festeggiando per la vittoria di Cappel-Locci e che a letizia aggiunge l’euforia della scorsa settimana per la svolta edile data dal Cavaliere – ci accontenteremmo di evitare inutili giri del paese e dell’isola semplicemente chiedendo all’amministrazione comunale di far mettere cartelli segnalatori almeno 100 metri prima dei lavori a grate, a strade sconnesse, a fogne intasate, a-cantieri-comunali-che-sono-posti-di-lavoro o a argini di Maladroxia vari: se le sospensioni delle macchine sono ormai andate almeno un po’ di benzina, sù siate buoni, fatecela risparmiare.

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Se è vero che la filosofia del Montecarlo Wine Festival si basa sulla valorizzazione delle realtà produttive che attraverso le diverse scelte di vigna e di cantina, sia tradizionali sia innovative, intendono riflettere l’identità territoriale delle loro vigne, per offrirla leggibile all’appassionato, dentro il bicchiere di vino mi spiegate perchè pagare il biglietto e il soggiorno a Montecarlo al curatore del Museo di Sant’Antioco Piero Bartoloni per un totale di euro 1559,08?
Non sarebbe stato più comodo e logico spesare di tutto Severino e "sfruttare" la sua incommensurabile conoscenza della materia?
Ovvero usare quei soldi, ad esempio, per asfaltare almeno via Nuoro visto e considerato che (presumo) già  saranno presenti gli esperti delle cantine Sardus Pater per parlare e decantare i pregi del nostro Carignano?

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