Archivio Febbraio 2009

Probabilmente tutto è stato scritto e detto sulle elezione sarde e questa mia riflessione poco aggiungerà al già sentito. Tuttavia un amico, sul mio profilo Facebook, mi incalzava, tacciandomi di essere stato troppo blando nei confronti del PD.
A mia totale discolpa posso dire che lo sono stato essenzialmente perché volevo raccogliere le idee e martellare meglio senza farmi distogliere dalla depressione post sconfitta elettorale.
Tirate dunque un sospiro di sollievo perché non parlerò nuovamente del mutamento socio-antropologico subito dal sardo prima di mettere nell’urna la scheda con il voto e che a S.Antioco si sublimerà nel dubbio amletico su quale padroncino locale farsi comandare – tra Claudietta Lombardo e Giorgio Locci – dopo aver confuso un sacrosanto diritto per un favore.
Tra tutte le letture metafisiche e statistiche che possiamo fare sul voto sardo (molto interessante e completa è quella fatta dal sito insardegna.eu) a me pare che, alla fine della fiera, tutto possa semplificarsi con una semplice sommatoria matematica: l’accatastamento, una sull’altra, come una pila di vecchi libri, delle categorie che non hanno votato Soru perché Soru non esse non ha saputo dialogare (qualsiasi cosa possa voler dire quella parola in politica) equivale pressappoco allo scarto in termini di voti subito il 15 e 16 febbraio.
Non bisogna essere luminari di statistica o sociologia per capire che se i dipendenti regionali (il 3% dell’elettorato!), i lavoratori della formazione professionale (la categoria con il più alto numero di cassintegrati), i pescatori (per i quali val più una ferrettara che un progetto ad ampio raggio) , i cacciatori (per i quali vale più una giornata di caccia in meno che il Master&Back per il figlio), gli operatori della cultura (trattati come minus habens dalla Mongiu), i costruttori-speculatori-edili-e-indotto e mezza Sanità non ti votano sicuramente le elezioni non le vinci.
È per tale motivo che nei seggi qualcuno notava in me una faccia un po’ così. E me ne scuso a posteriori.
Ancora l’altro ieri un’amica, invitata ad un’assemblea pubblica a Cagliari organizzata dal circolo "Franco Oliverio", mi raccontava, irritata e disgustata assieme, che il riepilogo finale dell’analisi del voto era che il popolo sardo è beota e vota pure in massa Marco Carta a Sanremo. Ancora ieri non si sa che fine abbiano fatto i cosiddetti dissidenti Fadda-Cabras-Milia-Spissu ecc…
Esemplifico con l’accetta in mano per dire che solo un allocco può desiderare la riproposizione in sede di composizione di liste per le primarie – le do, forse erroneamente, per scontate – per la segreteria regionale PD del mortifero scontro tra soriani e anti-soriani: si, avete inteso bene, proprio quello che ha avvelenato i pozzi del PD sardo e creato il fertile humus per la sconfitta elettorale.
Tra il culto acritico della personalità e la preservazione dello status quo, c’è l’elaborazione del pensiero libero, della valutazione e riflessione anche critica ma solo nei luoghi deputati a farlo.
Dunque nei circoli o sezioni, nelle assemblee cittadine, provinciali, regionali. Dove poco ma sicuro si è tutto ma non allineati.
Ed è qui il vulnus: tutto questo non è stato possibile perché in primis la critica, il tentativo di abbozzare un minimo di ragionamento e quindi di ricercare la sintesi non è mai stata ammessa da Renato Soru e i suoi fedelissimi e poi perché, per decisione della segreteria di Antonello Cabras, non si sono fatti nascere gli organismi cittadini e provinciali dove tale critica poteva essere legittimamente svolta.
Ora Renato Soru si accorge che c’è bisogno del PD ma ho i brividi al solo pensiero, per averlo vissuto sulla mia pelle come delegato dell’Assemblea Costituente Regionale, che lo si possa confondere per una claque di ultras oranti e urlanti.
Tra il "sorismo" e l’"anti-sorismo" dunque deve esistere una terza via ed è quella del dialogo, quella che si concentra sugli argomenti e non sulle correnti, quella che fa del confronto anche serrato – come capisce bene chiunque abbia fatto anche solo le battaglie nelle riunioni di condominio ai tempi dell’università – un momento di crescita e non di conflitto.
E questa linea politica può essere portata avanti solo da una persona fuori dai due schieramenti.
Una persona che abbia a cuore la creazione (perché di questo in fondo si tratta) di un partito di cittadini che partecipano alle scelte decisionali, con primarie per qualsiasi carica, e non di portaborse e/o chierichetti che adulano e/o incensano il Capo Bastone e il Ministro del Culto.
Così di primo acchitto persona che potrebbe ricoprire degnamente il ruolo potrebbe essere Giampaolo Diana l’ex segretario della CGIL sarda, e neo consigliere regionale del PD, persona di sinistra – e non è un dettaglio secondario – autorevole e autonomo, capace di garantire organizzazione, mediazione, dibattito interno e rinnovamento, abituato ai marosi in tempesta di un’organizzazione  plurale e con un profondo radicamento territoriale.
Superare la logica del "sorismo" e dell’"anti-sorismo" deve divenire dunque la regola aurea ben prima di parlare di candidature  perché a me francamente di stare in un PD sardo che riproporrà per la segreteria regionale – calandola conseguentemente nei territori comunali – la stucchevole divisione tra soriani e anti-soriani non me ne può fregare di meno.

 

(continua…)

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Di una cosa son convinto per riprendere il discorso sulle sorti del Partito Democratico e della sua sopravvivenza.
Che è lo stesso, poi.
Si devono fare le Primarie subito.
Per eleggere i segretari del partito ad ogni livello. Per iniziare nuovamente a fare politica nelle sedi giuste. Con legittimità ed entusiasmo. Per aver referenti certi e non Referenti. Piantarla con le assemblee temporanee. E con i gazebo. Che noi mica siam buoni a inventarci la svolta del Predellino e scimmiottare il Partito delle Libertà.
Mica si può andare alle Europee con un segretario di transizione che è a sua volta vice del segretario che ha fallito in precedenza!
Il PD prenderebbe il 15%: e sto esagerando per eccesso.
Una dirigenza nuova – e sottolineo nuova sperando non se ne abbiano a male i fan di D’Alema, di Marini,  di Veltroni – e legittimata sarebbe un vantaggio non indifferente in campagna elettorale.
E’ una questione temporale perchè di solito prima di deludere ci mettono almeno un paio di mesi per citare Luca Sofri.
Allora come da Statuto si chieda il Congresso che vota i candidati alle primarie e si facciano le primarie.
Un pò prima di giugno però cosi arriviamo alle Europee belli gasati.
Ora ci vuole solo che lo capisca qualcuno sveglio, tipo Adinolfi, Cuperlo o Parisi e se ne faccia carico sabato alla Direzione Nazionale.
In Inghilterra stavano messi meno peggio di noi, quando mandarono a carte e quarantotto tutto e affidarono il partito a uno nuovo.
Ora è favorito per le prossime elezioni.

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In queste Regionali ha prevalso il bisogno matto e disperatissimo di avere un Referente.
Ha bisogno del Referente il pescatore che lega la sua sorte alle ferrettare o il cacciatore che vuol sparare un giorno in più.
Ha bisogno del Referente l’operatore ai beni culturali che vuol trattenere tutto l’incasso del museo.
Anche il prete ha bisogno del Referente per perpetuare la Memoria del Santo.
Ha bisogno del Referente il manovale pagato in nero e quindi piantona senza sosta il seggio.
Così come ha un comprensibile bisogno del Referente in cui riporre le sue ultime speranze l’operaio dell’Eurallumina.
Ovviamente l’idraulico, l’imbianchino e l’elettricista han bisogno del referente considerato che si è promesso la cancellazione del PPR. Persino i rappresentanti di lista han bisogno del Referente.
Se non altro per ricevere il pattuito.
Non ci facciamo mancare neppure l’ex democristiano pluri-trombato alle recenti comunali che agogna il Referente per la sua ennesima rinascita politica da agiato sessantacinquenne.
E se il Referente di sinistra ha dimenticato che dopo il Ponte inizia S.Antioco è ovvio che si intavola un allegro  do ut des con quello candidato nel centro-destra perché il bravo Referente usa sempre le parole giuste e prescinde dalle preferenze politiche.
E grazie a dio (o al diavolo) ci si lava la coscienza con quel machiavellico strumento del voto disgiunto a proposito di preferenze. E così spieghiao pure le decine e decine di voti disgiunti Cappellacci-Esu o Soru-Locci.
"Tengo famiglia Luca, mi spiace" mi ha detto senza guardarmi in faccia un caro amico alla richiesta del voto per Soru.
"Anche io" – ho risposto – "ma non è che a 36 anni inizio a credere alle favole".
Poi però dopo due secondi mi son vergognato della mancanza di sensibilità mostrata considerato il fatto che quando si hanno due figli disoccupati si finisce per credere a tutto. E’ il famoso coltello che penetra nel burro.
È la restaurazione massiccia, pervasiva de su connottu politico. E argomentare sulla politica lungimirante di Renato Soru era pressoché impossibile. Nei quarantacinque minuti che impiegavi per chiarire le idee all’elettore stordito dal Pensiero Unico indotto dall’Unione Sarda-Videolina-Reti Mediaset group, la controparte aveva già convinto (comprato?) un’intera via di S.Antioco. E non il cortissimo vico Roma bensì l’intero Lungomare Cristoforo Colombo.
È dunque il ritorno alla rassicurante politica di sempre, quella dei clientes e dei piccoli-grandi favori personali, alla quale molti restano tenacemente, disperatamente attaccati perché in periodo di crisi galoppante se nientepopodimeno che il Presidente del Consiglio ti dice che creerà centomila posti di lavoro solo in Sardegna tu devi per forza di cose attaccarti a quella speranza.
Seppur flebile e assolutamente irrealizzabile.
Quindi signori miei lavoro per tutti, opportunità per tutti, sorrisi e pacche sulle spalle per tutti.
È un dato umano-antropologico, scritto nei geni: al sardo piace essere vezzeggiato, blandito, coccolato. Ed è pure banale ripetere che il sardo è servile per natura.
Non è mai tracimato dal Sassarese l’orgoglio dei Dimonios signori miei.
Siamo nell’animo un popolo di mendicanti, sempre lieti di ricevere l’obolo.
E poi chi se ne frega se il candidato non è di S.Antioco come quella giovane e rampante signorina di Carbonia – con i voti democristiani di papà – che fa fatto girare in sa idda tanta di quella moneta che pareva fossimo a Beverly Hills.
E la cosa triste è che qualcuno da noi crede veramente che potremmo divenire come Beverly Hills ora che Cappellacci ha vinto le elezioni. Con piscine, bifamiliari, palazzi e aquafan per tutti. Incuranti di ciò che succede nel mondo.
Ha vinto sfortunatamente – ed è un mio ovvio giudizio di parte – un’altra idea di politica, un’altra visione del mondo.
E ha vinto in Sardegna – certo anche e soprattutto alla sgraziata e invasiva campagna elettorale di Berlusconi – ma vince nel Paese da più di 15 anni. E vince sicuramente tra gli speculatori e gli affaristi di mezza tacca, siamo d’accordissimo, ma pure tra le masse popolari, al Villaggio, in via Matteotti e nei centri del Sulcis-Iglesiente dove una volta si votava orgogliosamente a sinistra.
Ma sono validi – per chi non è di S.Antioco – anche i classici esempi di La Maddalena, Capoterra e del quartiere S.Elia andati tutti alla destra nonostante gli sforzi anche economici profusi in quei posti da Renato Soru.
Questa è la prova piu’ grande che, almeno per ora, la Sardegna non potrà mai essere Altro rispetto al resto d’Italia, che non è diversa antropologicamente dalle altre Regioni e cioè che il sardo non ha tratti caratteristici – lo stereotipo della fierezza sarda? – rispetto dagli altri italiani.
E i Sale e i Sollai la piantino di cercare di farne una Nazione.
Da questo dato grezzo dovremmo ripartire per cominciare una serena riflessione sul da farsi, nella fattispecie come sostenitori del PD, ma soprattutto come votanti TUTTI del centro-sinistra per evitare in futuro di fare campagna elettorale senza essere in sintonia con l’elettorato.
È assolutamente necessario per elaborare il lutto ma sopratutto per avere un solido punto di partenza che non siano solo le macerie di questa tornata elettorale.

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Oggi in Italia la democrazia è veramente a rischio.

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Certo voterò Renato Soru se ancora non si era capito.
Ma non per i risultati sacrosanti, incontestabili, inconfutabili raggiunti dal Presidente che NON si sentono in giro e che un’informazione drogata e asservita NON fa conoscere alla famosa casalinga di Voghera. Anzi di Burcei.
Voto Soru semplicemente perché da antiochense un po’ anomalo voglio per la prima volta nella mia vita applicare alla mia intenzione di voto le solipsistiche categorie del modo di pensare del paese in cui vivo.
Quante volte parlando con qualcuno in paese vi siete sentiti dire "Soru ari bloccau tottu!"?.
Oppure "Po curpa de Soru non si poriri piscai nudda".
E ancora "Soru ari serrau s’Orafos".
E giù una fantasiosa imprecazione che colorisce ancor di piu’ la stupidaggine appena proferita.
Poi, visto che siamo in Sa Idda, scoprivi agevolmente che quel tizio voleva costruirsi la casa a cento metri dalla riva del mare, che quel pescatore voleva sostanzialmente pescare a strascico e quel povero figlio aveva sessant’anni ed era già in pensione.
Di storielle simili ne avrei da raccontare un rosario quasi infinito.
Allora egoisticamente voto Soru perché, come molte categorie lavorative fanno senza preoccuparsi del vicino che gli ronza attorno, penserò solo a me stesso, a quello che la Giunta presieduta da Renato Soru ha fatto per me e per il mio bene economico, non curandomi affatto di chi insiste a oltre 300 metri dal mio raggio d’azione per citare un’abusata massima del priore di Barbiana.
E poiché lavoro nel sociale – e come ben sappiamo bene che in questi tempi bui già lavorare è quasi tutto – e poiché i soggetti che gravitano attorno al mondo socio-sanitario sono assai di più delle persone che si giovano dello sviluppo generato dal mondo edilizio-speculativo-cementificatore non posso che prostrarmi adorante e elevare al cielo i peana piu’ osannanti per Renato Soru e per la sua fida scudiera Nerina Dirindin.
Prova che non tutti i "continentali" si comportano da ottusi colonizzatori come la triste tipologia proveniente da Arcore.
Non la farò molto lunga poiché il mio esempio è un semplice dato logico-comparativo che mi permette, grazie a politiche orgogliosamente di centro-sinistra, di esercitare una professione e adoperarmi per l’Altro considerato che, come accennato e come molti di voi sanno faccio l’operatore sociale.
Così non posso che essere grato a Soru se grazie a lui si sono stanziate risorse per il sociale in misura quattro volte maggiori rispetto al 2004. E indovinate chi c’era in Regione allora! Se si realizzeranno grazie a quei soldi 300 centri di aggregazione giovanile; se si sono attivati 20000 (ventimila!) piani individualizzati per le persone con grave disabilità (nel 2004 erano meno di 5000). Se si stabilizzeranno o reinseriranno nel mondo del lavoro 3000 persone tra cassintegrati, lavoratori di categorie svantaggiate e lavoratori socialmente utili; se e’ stato istituito un fondo di 120 milioni di euro per la non autosufficienza che permette un contributo sino a 24000 per quei poveri fratelli che sono, ad esempio, in coma. E questo ben prima che la triste sorte di Eluana ci colpisse in modo così intenso e drammatico assieme.
Per non tacere dei contributi per l’acquisto della prima casa alle giovani coppie, ai genitori soli con figli e le famiglie con portatori di handicap.
Ora so benissimo che questi dati incontestabili non smuoveranno di una virgola il grande successo della demagogia berlusconiana, sia nel mio ameno ma sgangherato paese che in Sardegna, ma ho anche la certa certezza che non è sicuramente con il conforto della maggioranza che si dimostra la bontà delle cose, come si evince da quella volta di Ponzio Pilato e Barabba.
O dalla constatazione che anche l’orologio rotto due volte al giorno segna l’ora giusta.
Insomma la solita storia che non sempre c’è corrispondenza tra causa ed effetto.
Ma questo non vuol dire che dobbiamo smettere di ricercare il meglio per noi, per quelli che da noi si aspettano un conforto di qualche tipo e per la preservazione della Nostra Terra Sarda.
E credo fortemente che il meglio, in questo periodo contingente dove QUELLI ci spacciano barzellette per verità e QUELLI ci invitano a sorridere incuranti mentre il mondo ci sta crollando addosso, sia senz’altro un voto chiaro, deciso, consapevole a RENATO SORU.

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Capisco pure che Studio Aperto – pseudo tg noto ai più per le sua ottime proposte culi-narie – quando trattasi di fare cronaca vera e interviste non sdraiate sia un pò come un pesce fuor d’acqua.

Ma quanto è successo con Renato Soru passa un pò il segno che dite?

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Come innamorarsi del mattone in tenera età e perdere la testa al punto di sentirsi addirittura tre metri cubi sopra il cielo?
Lo racconta Silvio B. in questo libro per adolescenti cresciutelli che giocano con il calcestruzzo che fa sognare ed emozionare le vecchie e le nuove generazioni sarde soprattutto della Gallura e del Cagliaritano.
Ugo è una ragazzetto cresciutello, di buona famiglia che veste secondo la moda del momento e da tempo ha incontraro il principe Azzurro, ma incontra Renato, il quale, anche se benestante, è irascibile, un poco di buono, frequenta gare di sardità clandestine, sfidandosi in prove di economia e rischio e ha come hobby bloccare bifamiliari e lottizzazioni degli amici dei figli di papà.
E dei papa’: ma nessuno apparentemente capisce perché agisce così.
Appartengono a due mondi diversi certo, ma bastarebbe un incontro casuale – a Ballarò, ad esempio – un incrocio di sguardi per chiarire dove sta il Bene o dove l’inconcludenza.
E’ l’inizio una tormentata storia di incomprensioni e bugie – il libro preferito di Ugo è Pinocchio – che, al di là dei contrasti sociali e dei tormenti politico-familiari, ricorreranno per tutta la vita.
Ugo ad un certo punto capirà che Renato e i suoi amici non potranno mai cambiare, che continueranno a fare una vita sbandata e per questo li avverserà senza proferire parola.
La voce fuori campo dell’autore è mirabile in tal senso.
I moralisti penseranno che sia la scelta più giusta che Ugo potesse fare, ma sarà il lettore a pronunciarsi su questo argomento.
Il libro racconta le emozioni dei due protagonisti tramite gli occhi di due manovali sulcitani, la cui felicità appare spesso una difficile conquista. Anche se a volte propone argomenti importanti  il libro fallisce il suo obiettivo a   causa della traduzione in prosa dei giornalisti dell’Unione Sarda.
Il succo del libro è l’esperienza che ognuno di noi ha vissuto o si accinge a vivere e che non si può evitare.
"Tre metri cubi sopra il cielo" è un libro indirizzato a votanti teenager, ma che possono leggere tutti, perché rievoca ricordi piacevoli.
E’ una storia volubile come solo l’adolescenza riesce sa essere e allora, come dice la frase-slogan ripetuto durante tutto il libro, "Apri gli occhi e comincia a sognare perché se vinciamo noi le elezioni il calcestupro puo’ avere inizio".

 

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Un caro amico giornalista due giorni fa mi ha detto: "Ci possiamo riciclare una celebre apertura di articolo di Fortebraccio: Al comizio arrivò un’auto vuota. Si fermò. Non scese nessuno. Era Cappellacci."
Sembra una visione crudele, ma spesso la realtà lo è, e non solo non giungono smentite in merito, ma fioccano copiose le conferme.
In questo video involontariamente esilarante il candidato PDL turba i suoi sostenitori in due tempi: dapprima li rassicura dando prova di non essere muto come si malignava.
Poi però fa loro rimpiangere che non fosse vero, mettendosi a illustrare con dovizia di particolari quelli che lui chiama "gli assi strategici" del suo programma elettorale. Godibile con pop corn la premessa su territorio, ambiente (!), impresa, diritti della persona (!), ricchezza endogena (!), il cielo sereno, un mondo migliore e altri "assi strategici" rivoluzionari.
Ma si entra nel vivo della sua visione politica quando la giornalista gli chiede cosa intende fare per l’Oristanese: lui replica sicuro di sè con un lapidario "è semplicissimo!"; in effetti più semplice di così non si potrebbe, dato che dichiara di non avere progetti suoi precisi, ma di sperare che abbiano qualcosa in testa gli amministratori locali. Poi però al minuto 2:28 vuole dimostrare di avere personalità propria e si sbilancia sul "capitale umano", affermando di voler rafforzare l’università nuorese, che come è noto per gli oristanesi è un obiettivo strategico irrinunciabile.
Ora comprendo meglio perchè i suoi spin doctor non lo mandano neanche morti a Ballarò.

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