Archivio Ottobre 2008

Rio S’Arriaxiu è un corso d’acqua composto da due ruscelli che si intersecano, scorre in una verde pianura piena zeppa di vigorosi frutteti, robuste viti di Carignano e rigogliosa macchia mediterranea, si avvicina neanche tanto minaccioso a due case anche se poi, a vederla dalla prospettiva giusta, sono le due case che si sono avvicinate stranamente a Lui.
Si immette nella strada de su Pranu per poi sfociare al mare con un grosso alveo ma solo nell’ultima parte del suo tratto.
Vicino alla foce ci sono preziosi e misconosciuti resti punici e romani e c’è un antico passaggio per andare dall’altra parte della laguna dove si trova un’antica chiesa misteriosa che cela la sua leggenda
La zona de S’Arriaxiu per coloro che hanno ancora i sensi vigili evoca culti pastorali antichi, riti agricoli ancestrali, un esoterismo bucolico che ai profani risulta un po’ fuori moda nell’era dei fondi della Comunità Europea elargiti per eliminare i vigneti.
E’ per questi motivi che apparentemente atterrebbero alla sola sfera affettiva che non dobbiamo prendere sotto gamba quello che i nostri amministratori comunali vogliono fare col Rio S’Arriaxiu.
Ovviamente a meno che tu non sia quell’ingegnere che ha deciso a tavolino che il Rio farà più danni dell’uragano Katrina ma non al tuo conto in banca.
Perché il vero problema non è quello di sventrare con argini titanici uno dei pochi territori fertili che ancora possediamo e che qualcuno ha deciso che rappresentebbe un esemplare caso di massimo livello di rischio idrogeologico ma è il fatto che diventerà di Livello 4 una volta che si sarà fatta l’inutile e costosa opera.
Cosa oltremodo bizzarra considerato che a S.Antioco non abbiamo la minima percezione di cosa voglia dire diluvio universale che tutto spazza, anche gli alvei più larghi del mondo a meno che non vogliamo fidarci della testimonianza solitaria e interessata dell’ingegnere di cui sopra.
La prova provata di ciò è che le pendenze che fanno scorrere le acque sono leggi della fisica e fino a quando non nascerà qualcuno più dritto di Galileo Galilei o Isacco Newton esse non verranno bypassate da alcun moderno scavo, da nessun tipo cemento armato o da nessun nuovo modello di tubatura.
Un ottimo punto di partenza per imbastire un ragionamento è non scordare mai che ogni mutilazione e oltraggio subito da Madre Terra e dal Paesaggio prima o poi si ritorce sempre contro noi stessi, inconsapevoli pedine di giochi avvenuti nelle segrete stanze dei borderline dell’intrallazzo.
Perché rivestendo di cemento, coprendo od ostruendo ogni torrente in secca, ogni alveo di fiumi, ogni argine, ostruendo le vie di fuga delle acque si va a incontro allo sfacelo.
La natura si vendica e si riappropria del maltolto che noi abbiamo sottratto senza scrupolo, per i soliti interessi dei Furbetti del Mattoncino.
Quando amministratori e costruttori, senza alcuna precauzione, deviano i corsi dei fiumi o costruiscono accanto agli alvei la natura si ribella.
Come è accaduto giorni fa tra a Poggio dei Pini, Capoterra.
Ma anche a Villagrande Strisaili.
Ricordate la tragedia del 6 dicembre del 2004?

Ancora oggi, a ogni pioggia copiosa, il fango proveniente da Villagrande colora di marrone scuro il Flumendosa rammentandoci sempre, anche se non vorremmo, il tragico evento. Visto con i miei occhi.
Quando succedono le tragedie che in Sardegna stanno ormai divenendo una drammatica costante il cielo ha la minima parte delle colpe, il resto lo mette a disposizione generosamente l’uomo.
Il selvaggio sviluppo edilizio – sia pure strumentalmente chiamato opera pubblica – infatti non ha alcuna regola se non quella del compiacimento economico di pochi .
E andrà sempre così sino a quando non smantelleremo la primazia della cultura dell’illegalità amministrativa, sino a quando le regole non diverranno una costante automatica. Una cosa scontata.
Eppure a S.Antioco dovremmo essere abituati allo sdegno per l’edificazione senza regole e utilità che fa costruire decine di casa senza reale bisogno, abitazioni che rimangono sfitte per gran parte dell’anno come monumenti pagani al Dio Laterizio depauperando il territorio e sottraendolo a possibili impieghi ben più utili alla collettività.
Dovremmo essere avvezzi alle proteste contro le cordate collusive tra amministratori locali e "imprenditori" del paese, dopo la ferita quasi mortale inflitta a Is Pruinis con la vergogna di Mari Biu.
Invece continuiamo a dare credito infinito a persone che di quel modus vivendi ne hanno fatto uno stile amministrativo. E senza occultarlo affatto, pensate un pò.
Lo trovi scritto a caratteri cubitali nel programma elettorale.
Pongono i cervelli in naftalina ma si ritrovano sempre le urne piene.
Non riuscirò mai a capire questo strano fenomeno.
Come conseguenza ne discende uno stupidario comportamentale che raggiunge vette vertiginose.
A S.Antioco poi si declina in un’accezione particolarissima.
Fa dire all’assessore di turno bestialità del tipo "Bisogna fare i cantieri perché sono posti di lavoro". Oppure "Se non facciamo i lavori a S’Arriaxiu perdiamo i finanziamenti". Sentito con i miei orecchi.
Ma dico io: se è per fare una cazzata sesquipedale perdiamoli pure questi finanziamenti, che lì fuori di soldi ce n’è per tutti i gusti. Basta saperli prendere per questioni ben più pregnanti di un muro infinito di calcestruzzo.
Così facendo stiamo prendendo in giro pure la sapienza antica, il lento e ponderato buon senso di una volta. Quello che portava i nostri nonni a sapere esattamente qual’era il modo e quand’era il tempo di pulire gli alvei dei fiumi, is corettas e ogni rigagnolo potenzialmente pericoloso e vagamente intimidatorio .
Tutto questo senza avere la mangiatoia grassa dei finanziamenti regionali ad hoc.
O il navigatore satellitare e le mappature del territorio fatte col GPS in tempo reale.
Niente Sardegna Fatti Bella o aiuto dell’Anas, dunque.
Si trattava solo di conoscenza antica dei posti e atavico rispetto per la natura.
E cosi dovrebbe essere oggi perché in fondo si tratta di fiumi, ruscelli e campagne dunque cose che dovrebbero risvegliare ricordi infantili, dolcezza, innocenza o vostro Nonno.
Invece si materializza, sempre e comunque, una carriola in moto perpetuo uniforme.
E’ per questo che a S.Antioco non dobbiamo gloriarci troppo dei bei finanziamenti per le opere cosiddette "pubbliche" o di ogni loccizzazione andata a buon fine per la maggior gloria degli impresari edili.
Così facendo vincerà sempre il Re Cemento dunque, sempre e comunque glorificato e giustificato da quell’ipocrisia pelosa che fa chiamare la speculazione edilizia, sviluppo.
Perché ricordiamoci che, alla fine della corsa, c’è sempre la natura, normale nella sua distruzione.
Troveremo sempre la natura con la sua pazienza infinita.
Si fa rapinare, stuprare e devastare ma poi Ella si riprende il maltolto con insistenza e costanza, con una ferocia direttamente proporzionale alla violenza subita.
Perché parafrasando una famosa pubblicità se è vero che la vita umana non ha prezzo non è che  devi rischiare la pelle  e il prezzo delle tue cose lo deve pure decidere un assessore a tempo determinato.

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CAPITOLO SESTO: IN CERCA DI SPIEGAZIONI
Cosa c’entra questo con la Terra rotonda? – controbattè ser Paolino – Io dico che è piatta, invece. – Piatta sì, come la tua testa! – Come osi, fellone rincitrullito. – Te la faccio ingoiare, tonda o piatta che sia. – Provaci.

(continua…)

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L’articolo 75 della Costituzione prevede che si possa richiedere un referendum abrogativo per qualsiasi atto avente forza di legge, come la riforma Gelmini, pertanto se lo stesso verrà approvato in tutta Italia molto probabilmente ci sarà una grande mobilitazione per richiederlo.
Sono 500.000 firme, ma si possono raccogliere in tutta Italia e noi di Sant’Antioco possiamo dare il nostro contributo.
Il 28 Ottobre infatti, ossia il giorno prima dell’esame finale della Riforma, alle ore 17:15 in piazza Italia, a Sant’Antioco ci sarà una manifestazione con professori, genitori, studenti, etc, quindi siete tutti invitati a partecipare e fare sentire la vostra voce.

 

(continua…)

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Si è svolta ieri a S.Antioco la giornata di mobilitazione generale cittadina contro il passaggio del metanodotto Galsi nel nostro Golfo promossa dal consigliere di opposizione Giorgio Testa.
Il colorato e festoso corteo composto da una cinquantina di Alfa Romeo 146 di tutte le fogge e colori ha percorso le vie cittadine suonando col clacson a ogni incrocio a raso il celebre motivetto del Generale Lee di Hazzard e lanciando per le strade del paese pacchetti di volantini che recavano l’invito alla cittadinanza a dire NO al progetto Galsi.
Le vie della cittadina lagunare – che ricordiamo, vive esclusivamente del prezioso e raro liquido chiamato acqua di mare – sono state percorse agevolmente dalle Alfa grazie ai nuovi navigatori satellitari acquistati a prezzi di favore al Centro Commerciale La Contessa. Tra l’altro l’acquisto era doppiamente vantaggioso considerato che ogni 50 euro di spesa si poteva ottenere un buono benzina da 5 euro spendibile nei distributori di S.Giovanni Suergiu.
Cletus il bifolco, vera anima dell’iniziativa con Giorgio Testa, è venuto a conoscenza del progetto Galsi grazie alla soffiata dello zio pescatore, a sua volta allertato dal capo dell’asta del pesce che il noto avvocato Mutarelli aveva reso edotto sul cavillo giuridico che se ben interpretato poteva rendere specie protette le migliori spigole a causa della presenza del metanodotto.
Ad allarmare Cletus è stata anche la possibilità del ripascimento delle strade per la costruzione della rete del gas (già partita a Carbonia), assolutamente inutile secondo il  Masaniello sulcitano dato che a realizzare l’operazione ci avrebbe pensato un ex sindaco con una semplice telefonata in Regione.
Ascoltata da tutti in vivavoce per evitare strumentalizzazioni politiche.
"Porco dinci goppai" – nelle parole di Cletus in un’intervista resa all’Unione Sorda – "se distruggono le strade sappiamo che qualche capo squadra comunale dirà che non è competenza sua ripristinarle o lo farà solo per quelle degli amici degli amici rubando ghiaino del demanio e comunque, se così non fosse, nessuno ha mai chiesto alla popolazione se vuol pagare le bollette meno care a scapito delle divertenti scorribande in paese.
Non è assolutamente democratico goppai".
Malelingue intervistate dietro i muretti a secco di Prac’è Cresia si lasciano scappare che secondo loro l’iniziativa di Cletus è strumentale perché con l’inizio dei lavori per le strade di S.Antioco il muscoloso giovanotto, bella speranza della destra liberale antiochense, si vedrà costretto a rovinare le minigonne e lo spoiler nuovo della sua Alfetta 146 rossa sul fondo sconnesso, con gravissimo danno d’immagine al corteo che ogni week-end si reca a fare tuning dalle parti della rimessa delle auto di un noto autonoleggio del paese.
Tutto a favore delle bande omologhe di Terraseo e Riomurtas.
Il comitato "No Tubo" denuncia come mai, esauriti artatamente gli argomenti sui 180 metri di tubo – che ricordiamo si lamentava che sarebbero dovuti passati in territorio comunale di S.Antioco e poi si è scoperto che le Saline cosiddette di S.Antioco erano in realtà in territorio di S.Giovanni Suergiu (sic!) -, ci si ostini a voler vincolare l’unico pezzo di territorio di Sant’Antioco, anche se acquatico, che non ha vincoli.
Inoltre, illuminati esponenti dell’opposizione adducono il fatto che il tubo rovinerà la futura Area Marina Protetta (prevista per il 2072) e la posidonia del Golfo, fonte di sostentamento dei pesci a loro volta fonte di sostentamento dei pescatori, la classe meno abbiente (dopo i pescatori in pensione) ma più consistente in senso elettorale del paese come suole dire il capogruppo della maggioranza Gianni Camilleri.
A rasserenare gli animi della folla preoccupata dall’Area Marina Protetta è stato il Sindaco Mario Corongiu che dal predellino di una Alfa modificata con Proma ha risposto alle sollecitazioni di Cletus riferendo che l’Area Marina Protetta non è vincolante come il tubo di metano e che non esistono contraddizioni nella questione. Oltretutto aggiunge Corongiu la colpa è della società Galsi che non risponde ai nostri appelli, non viene ai concerti dei Tazenda, mette sulla rete internet solo mezza paginetta di falsità scritta, peraltro, su un foglio di quaderno di terza elementare.
E poi tale società è inattendibile perché nel sito ha il link al blog dell’Uomonero dove scrivono solo persone che neppure mi votano.
"Il territorio potrebbe essere svalutato notevolmente" afferma l’assessore ai lavori pubblici Antonello Pittau "se non si valutano correttamente i giusti parametri antropici e se non si tien conto della variabile cosiddetta Carla Pittau potremmo deprezzare il valore delle case da vendere e dei terreni ancora da lottizzare se solo i turisti verranno a sapere che c’è un moderno metanodotto sotto il mare". "Da tempo siamo impegnati a rendere pulito il territorio di quest’isola di cultura e emozioni, l’amministrazione comunale ringrazia per averci visitato e rispettato il nostro territorio" ci tiene a sottolineare l’assessore all’ambiente Massimo Melis "Per non parlare" aggiunge l’assessora alla cultura, nonché apprezzato medico di base Daniela Ibba "delle malattie che esso potrebbe procurare, i fumi acquatici, l’amianto subacqueo, i vapori di acido solforico e gli odori simil depuratore".
Maggioranza e opposizioni unite poi fanno notare a un Cletus ormai quasi rasserenato che è falso che i rappresentanti della Galsi si siano presentati in Consiglio Comunale ad esporre i progetti con dovizia di particolari poiché la delegazione presente era in realtà la Sovrintendenza di Cagliari che prometteva la spendita dei soldi di MarathonArte in modo consono finanziando il solito scavo fenicio-punico dell’esimio prof. Bortolotti da Roccabertì.
A chiudere il corteo, per la prima volta le due bande musicali riunite e rappacificate, decine di gruppi folkloristici con abito della festa, i primi calci della scuola calcio Isola di S.Antioco in divisa societaria e gli adolescenti dell’Oratorio Don Bosco che alla fine della manifestazione esporranno i loro lavoretti in decoupage e pasta di sale.
Il ricavato andrà in beneficenza per la campagna ambientalista "Adotta un marangone col ciuffo".
Al festoso corteo mancavano solo i nonni vigile perché impegnati con pettorina arancione e fischietti da arbitro a manifestare rumorosamente il loro dissenso sotto casa dell’assessora ai servizi sociali Mari(ast)ella Piredda detta Gelmini.
Qualora la Regione Sardegna e la società Galsi continuassero con l’ostruzionismo è stato assicurato un referendum popolare e per assicurarsi che tutti si pronuncino (si teme l’astensione dei manifestanti del Comitato del Rio S’Arriaxiu), passeranno i vari comitati delle feste parrocchiali per il voto a domicilio.
Un paese per una volta unito contro, si potrebbe chiosare.
Dal palco in piazza Ferralasco, alle note degli Afrabrika e dei Mavriana, l’esponente dell’opposizione Giorgio Testa scortato da un noto itticoltore locale ha chiuso la serata di protesta dicendo che comunque con l’Area Marina Protetta non ci sarebbe stato il problema del gasdotto.
Brusio e sconcerto per la contraddizione, ma solo per un momento considerato che ai lati del palco si spillavano gratis birre Duff come se piovesse.
 

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Recenti articoli di stampa informano che il comune di Sant’Antioco ha presentato alla Regione un progetto mirato a ridurre drasticamente l’emissione di CO2 e a garantire l’autosufficienza energetica dell’isola. Non conosciamo ancora i termini dell’iniziativa avviata dal comune, che comunque sembrerebbe interessante. Anche perché la nostra isola è in forte ritardo nel promuovere l’utilizzo delle energie rinnovabili.
Spiace però precisare che l’isola di Sant’Antioco, lo scorso settembre, ha perso una grande occasione.
Infatti è scaduto il bando emanato a marzo dal Ministero dell’Ambiente finalizzato alla realizzazione di progetti inerenti l’impiego delle fonti rinnovabili e il risparmio energetico nelle isole minori Italiane sede di aree marine protette già istituite o in corso di istituzione (il bando prevedeva un cofinanziamento fino all’80% e l’importo totale stanziato era di quasi tre miliardi e mezzo di euro).
Un vero peccato per l’isola visto che è rimasta una delle poche isole italiane che non è sede di un’Area Marina Protetta!
A tal proposito Italia Nostra ritiene che sia arrivato il momento di riprendere il discorso interrotto nel 2003 sulla necessità di istituire l’Area Marina. Ciò avrebbe contribuito tra l’altro a una idonea soluzione per la definizione del tracciato del metanodotto GASLI del quale tanto si parla.
Il fatto è che si parla tanto e si fa poco.
Infatti è opportuno ricordare che nell’iter della Valutazione di Impatto Ambientale Strategica (VIA) è prevista la presentazione di documentate osservazioni, anche da parte del Comune, per far valere le proprie ragioni; e questo prima di indire mobilitazioni popolari e referendum.
Piuttosto che continuare con il solito slogan populista: "Area Marina Protetta uguale vincolo", sarebbe stato opportuno avviare una corretta informazione sulle grandi opportunità anche economiche che i parchi e le aree protette, se ben gestite, rappresentano.
Spiace che molti amministratori ancora oggi parlino esclusivamente di vincoli piuttosto che di risorse, alimentando ingiustificate paure nella popolazione e in qualche operatore troppo "interessato", senza saper cogliere queste importanti occasioni di sviluppo sostenibile.
Italia Nostra ribadisce che qualsiasi intervento sul territorio, anche quelli che riguardano l’installazione di impianti per le energie rinnovabili, deve essere compatibile con il sito che lo ospita. E in questo concorda con le direttive della Regione Sardegna che ha individuato le aree già degradate per localizzare le torri eoliche o le centrali fotovoltaiche.
Attenzione però!
Anche in questo campo la speculazione è in agguato. Le energie rinnovabili sono un’ottima cosa, ma possono nascondere grossi "appetiti". Come denuncia Mario Pirani in un noto quotidiano nazionale "… dietro tutto questo vi sono la fame di soldi dei piccoli comuni abbindolati dalla sovvenzioni e, ancor più, i profitti vertiginosi delle industrie produttrici degli impianti eolici".

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La stagione turistica si avvia alla sua conclusione definitiva. Rimangono ancora pochi turisti che hanno scelto settembre per venire nel Sulcis Iglesiente; saranno ancora meno quelli che verranno nel mese di ottobre.

(continua…)

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Sant’antiogesus stimaus, deu seu S’Arriu, S’Arriu de S’Arriaxiu e de Su Pranu, o, po nai sa berirari, deu femmu un’Arriu, una borta, mera, ma aicci mera annus fairi, ca no m’arregordu nemmancu.
Immoi seu scetti unu fossu siccau prenu de aliga e de dogna beni ‘e Deusu, ca nisciunusu mi limpiara, e seu aicci becciu ca seu scetti preghendi a morri po m’arreposai. nu mengianeddu, pagu tempu fairi, appu intendiu un’omini, unu bixinu miu, prangendi e frastimendi e appu domandau itta teniara: itta tengu?" – "m’ari arrespundiu cussu – " tengu ca mi ndi bolinti pigai casi tottu sa bingixedda ca m’ari lassau babbu miu po curpa tua". – " po curpa mia? Itta c’intru deu?"- D’appu nau. E su contu ca m’ari contau m’ari fattu troppu, troppu arrinegai.
Nanca anti pigau, (genti studiara, nemmancu ignorantisi no ..) e anti decidiu ca deu seu un’Arriu periculosu mera, unu de is Arrius prusu periculosusu de tottu sa Sardegna, e aicci, anti potziu domandai nu muntoni de dinai a sa Regioni po mi furriai farrancasa a susu. E po custu motivu bolinti pigai sa terra de tottusu, ( o casi tottusu..) i bixinusu miusu. Periculosu deu?? Ma si po biri pagu pagu ‘e acqua deppu pregai tottu is Santusu Protettorisi de is arrius e du scinti tottusu in Sant’Antiogu ca deu no seu periculosu, e no seu mai stettiu periculosu. Itta beniri a si contai a bosartrusu e a tottu sa Sardegna custa genti? ma non ndi teninti de brigungia?!
Poitta no anti fattu accomenti tottus is attrus logus, finz ‘e Carbonia po nai unu logu accanta, aundi po s’Arriu Cannas (ca esti un’arriu diarerusu, no accoment’e mei) deppinti limpiai beni e arrangiai cussu ca c’esti giai, no distruggi po s’allargai ( cosa ca certamenti no serbiri a mei), e pigai sa terra de sa genti paghendidda una limosina. In d’unu atru logu, Jerzu mi pariri, aundi c’esti unu frumini diarerusu (parenti miu) ca si zerriara Pelau, funti is proprietariusu ettottu chi bolinti ca si fazzanta custusu traballusu mannusu poitta c’esti periculu po is terrasa e po is dommusu.
Ma in Sant’Antiogu no mi pariri ca nisciunu bixinu miu appara domandau mai na cosa aicci, anti scetti domandau sempri de mi limpiai. Ma si biri ca a calincunu a limpiai scetti e arrangiai beni cussu ca c’esti giai no d’abbastàra,(eppuru, traballu po is Sant’Antioghesusu ci ndi eressi stettiu su propriu). Bàstara a castiai tottu is documentusu, a cumenzai de is documentusu de sa Regioni ( mi d’ari nau su fillu de un’atru bixinu miu chi sciri maniggiai cussa cosa ca zerrianta INTERNET) ca si cumprendiri tottu e poitta. Deu nau ca a bosartrusu, e a mei , S’arriu, s’anti pigau e trattau tottusu po callellusu e ignorantisi! E custu no esti tottu, poitta deu, po no sciri ni liggi ni scriri, appu scipiu ca is terrasa accanta mia de immoi a innantisi, si custu progettu sighiri (e si du lassaisi sighiri) antessi cundennarasa, ca unu no ci ara porri fai prusu nudda " ZONA AD ALTO RISCHIO – RISCHIO 4 " naranta cussusu. E du scieisi itta boliri narri custu? Boliri narri ca deu appu sguttau aicci mera ca appu fattu disastrusu mannusu boccendi genti, animalisi, distruggendi domusu e tottu cussu ca appu agattau. Ma mi ‘nci bessisi!! Deu seu S’Arriu , e sciu tottu, sciu sa storia mia e sciu sa storia de chini esti fendimi’ custu, a mei e a tottu is bixinusu miusu.
Nanca aicci arribanta "I FONDI" , e po fai arribai "I FONDI" ndi deppinti pigai "IS FUNDUSU" de bosartrusu? Ma bosartrusu Sant’ Antioghesusu accomenti poteisi accettai una cosa aicci? Si pariri giustu ca po fai arribai su dinai de sa Regioni si deppara fai dannu a tottu custa genti? Esti accomenti si su Comunu benessiri a domu de bosartrusu e si naressiri: – "Mi deppisi donai una stanza, poitta aicci arribara dinai in bidda" – e abarrarì cittiu ! Primu de tottu bisungiara a biri in cali bucciaccasa arribara custu dinai, certu no in is bucciaccasa miasa, ca seu scetti un’Arriu, o de is bixinusu miusu. Deu, s’Arriu, ge da sciu sa berirari, poitta deu chistionu cun tottu is animalisi e chistionu puru cun is attrus arrius e fruminisi ca funti parentisi miusu, e deu du sciu ca na cosa aicci leggia no d’anti fatta in nisciunu logu, nemmanco d’anti fatta a cussu frarili miu, mannu mera, in Continenti, cussu chi si zerriara Fiume Po, eppuru cussu dannusu n’da fattu diarerusu. Deu appu nau a su bixinu e si nau a bosartrusu: – " Invecisi de benni anche mei a prangi a solu, primusu ti deppisi informai beni, po biri si custa genti du potera fai cussu ca esti fendi, la ca seusu in d’una Repubrica e ca sa genti teniri derettusu. Custusu si funti postusu, dusu o tresi e anti decidiu tottu sa cosa. Nou! No esti aicci ca bandara. Tottu is attras biddas anti cunvocau Cunsillu Comunali e proprietariusu , po intendi itta ‘ndi penzanda tottusu." Sa genti accanta mia aicci esti danneggiara tre bortasa: una borta poitta su dinai ca arribara esti dinai de bosartrusu ettottu, sa segunda,poitta si ‘ndi piganta sa terra, e sa terza poitta cussu ca si lassanta no ara balli prusu nudda.
E deu no mi deppu arrinegai ?!?
Sa cosa esti longa mera de spiegai e no si bollu arrosci prusu de cussu ca s’appu giai arrosciu, : "Tui, d’appu nau a custu bixinu, no deppisi timmi nudda, deppisi difendi sa cosa tua, poitta tui sesi in su giustu, e chini esti in su giustu no deppiri timmi nudda, funti is attrusu chi deppinti timmi".
FORZA PARISI ! E…A PRESTUSU
S’ARRIU DE S’ARRIAXIU

 

(continua…)

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RICEVO E PUBBLICO DA UN ANONIMO, 
Luca…
 
Ci sono giorni in cui l’estate ti regala serate fresche e ventose.
E così, seduto nel giardino di casa tua, lasci che il vento e un buon bicchiere di vino cullino i tuoi pensieri. In questi momenti sul limitare del sonno la mente vola verso ricordi e pensieri senza meta.
E mi è venuto in mente mio nonno. Lui era un ragazzo del ’99, uno di quelli che da tanti paesi (sardi Siciliani, Calabresi, Lombardi, Toscani, Friulani) a 18 anni ha combattuto nella grande guerra del 15-18.
Lui era lassù, a Vittorio Veneto, nel 1918, con lo sguardo smarrito alla ricerca del suo amore lontano, mandato sui monti a combattere, forse senza sapere bene perché. Mi ricordo che nel suo cuore di ragazzo smarrito c’era il pensiero di Venezia, che era lì, a pochi chilometri.
La Venezia di cui aveva sentito parlare, a volte, da qualcuno nei suoi monti dell’Umbria, una città che non avrebbe mai visto.
Non so se mio nonno sapeva che a Venezia tanti ragazzi di vent’anni come lui erano caduti, durante l’assedio alla città, nel 1849, massacrati dall’esercito austriaco, con il sangue che macchiava il Canal Grande. Non credo che conoscesse quello che resta di loro, una canzone lontana e dimenticata.
E certo mio nonno non sapeva che poco lontano, in un’altra città di quello strano paese in cui si era trovato a combattere, Brescia, altri giovani avevano combattuto per dieci lunghissime giornate, nella primavera di quel 1849. Non sapeva mio Nonno, che stava facendo la Storia. E mentre ripenso a quei giorni lontani, a quei ragazzi ammazzati sul selciato, o sperduti tra i monti, un altro bicchiere mi aiuta a ricordare di altri ragazzi che morirono anch’essi nelle sere calde di Roma, nel luglio del 1849, i loro corpi abbandonati sul Gianicolo. Erano tanti, e venivano da tanti paesi diversi, come quelli del 1918.
E tra loro, un ragazzo di Genova, di 22 anni, Goffredo. Era morto anche lui così, come si muore a vent’anni, con il cuore pieno di quella gioia di vivere e la sensazione di aver tutto ancora da fare, con tanto tempo davanti per inseguire i tuoi sogni. Sogni che Goffredo aveva scritto in una piccola poesia senza importanza. Quanti morti, per quel sogno.
Tanti, troppi, come quell’immenso sacrario lassù, vicino Gorizia, dove più di 100 mila ragazzi senza nome riposano in silenzio. Erano i compagni di sventura di mio nonno, e lui spesso diceva: potevo essere anch’io lassù, mentre raccontava – me lo ricordo, proprio qui, sotto questo albero del mio giardino, una sera d?estate di trenta anni fa – della fame, di questo paese di stracci e straccioni, delle notti passate a piangere sulla branda, e poi ancora del dopo guerra, della fame, delle bombe e di quell’altra guerra, un’altra, perché le guerre sono come le canzoni, ce n’è sempre un’altra che arriva prima o poi.
Sembrava una favola, e invece era la Storia, e lui non lo sapeva.
Ed è la storia, e i milioni di giovani con gli occhi sbarrati in faccia al cielo azzurro, che ci hanno regalato l’talia, quell’Italia che ama la moda, e la Ferrari, le donne più belle, e l’estate che arriva, ogni anno più calda.
L’Italia che vince i mondiali, che gioca d’azzardo e che canta le canzoni.
Intossicata da troppi scandali, cemento, cialtroni, adesso è smarrita, confusa, ferita.
Troppi hanno dimenticato quanto sangue è stato versato, i nostri nonni che zappavano la terra sotto il suo sole accecante, i nostri fratelli d’Italia che sotto il fuoco dei cannoni ci hanno regalato il sogno di sentirci, davvero, padroni a casa nostra.
Ora che tutto si smarrisce e si confonde, proprio come in un sogno di una notte di mezza estate, davanti a un buon bicchiere di vino, ripenso a mio nonno che da tanto tempo se n’è andato lassù, e chissà se guarda dalle placide stelle di questo cielo italiano. E cosa penserà, lui che non sa neppure cos’era la storia, di questi piccoli uomini senza cervello, che sputano addosso al nostro passato, al loro passato, immemori di quello che è stato. Perché forse è vero che quel sogno si è rattrappito, che l’Italia è solo un nome su una carta geografica, e che in fondo siamo tutti cittadini di questo pazzo mondo.
Ma è anche vero che ognuno di noi è figlio di suo padre, di suo nonno, della sua storia.
E un uomo senza storia è meno di niente.
Non è neppure quel piccolo punto sperduto che adesso mi sento, io, quaggiù, pensando a mio nonno, a Goffredo, ai milioni di italiani caduti, che con gli occhi smarriti sussurrano al vento: Ricordati, Italia!

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CAPITOLO PRIMO:  UN BRUTTO RISVEGLIO

(continua…)

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Il 5 ottobre non andrò a votare.
Il diritto dovere di voto è una conquista democratica importante (tra l’altro per le consultazioni referendarie non esiste neppure l’obbligo di voto) e non può essere immiserito da un inutile referendum come quello di domenica prossima.
Andando a votare si riconoscerebbe validità a questa strumentale consultazione, che ci costerà ben nove milioni di euro, che non ha nessuno scopo pratico, se non quello di avviare con un anno di anticipo la campagna elettorale del 2009.
Il referendum è stato proposto da Pili e compagni, ma dietro questi si cela il potente partito dei costruttori, dei geometri, dei sindaci e dell’Unione Sarda. (a proposito oggi sulla Nuova c’è un invito a tutta pagina di Berlusconi a votare si per bloccare la speculazione immobiliare, sic!).
Il quesito referendario recita: "Volete voi l’abrogazione della Legge Regionale 25 novembre 2004, n. 8 recante "Norme urgenti di provvisoria salvaguardia per la Pianificazione Paesaggistica e la tutela del Territorio Regionale"?
La cosiddetta legge salva coste – che come dice il titolo era una norma
"provvisoria di salvaguardia", aveva validità per un tempo limitato e ha perso efficacia nei primi mesi del 2006.
Esattamente nel momento in cui è stato adottato il Piano Paesaggistico Regionale che tutela in maniera più articolata il territorio regionale e che è conseguenza degli obblighi derivanti dalle norme del codice dei Beni Culturali e Paesaggistici (il c.d. codice Urbani) e che non sarà abrogato da alcun Referendum.
Fatto curioso è che nelle isole minori della Sardegna la legge salva coste non ha sortito alcun effetto pratico (la striscia di costa da salvaguardare è stata ridotta a 500 mt dalla battigia – rispetto ai due km dell’isola madre – per cui tolti i 300 mt già tutelati dalle precedenti norme urbanistiche è rimasto niente da tutelare) per cui si è potuto costruire allegramente in questi ultimi anni, e gli effetti sull’economia locale di questa sconsiderata politica sono sotto gli occhi di tutti.
Concludendo quindi non andrò a votare perché spero non si raggiunga il quorum del 34,5 % e quindi il referendum venga invalidato, ma anche perché son contro il partito del cemento e gli sporchi affari che esso genera e perché son convinto che la legge salva coste ha comunque avuto un ruolo importante nella difesa del territorio della Sardegna. Tra l’altro è in discussione la legge urbanistica regionale che verrà licenziata entro il corrente anno e che finalmente doterà la Sardegna di una norma organica sulla pianificazione territoriale.
Sono del parere che anche quelli che sono contrari al PPR, e non vogliono essere strumento della speculazione immobiliare, dovrebbero seguire il mio esempio perché il tanto deprecato (per alcuni) Piano Paesaggistico non verrà comunque abrogato anche se dovessero prevalere i SI al referendum.

Sulla questione degli ambientalisti dell’ultimora vorrei dire che chi si converte anche se tardivamente ai temi della tutela ambientale è sempre il benvenuto. L’emergenza climatica, ambientale e paesaggistica ha assunto una gravità tale che c’è bisogno dell’impegno di tutti, anche di quelli che fino a qualche giorno fa irridevano gli appassionati tutori del cipollotto, del lentisco, del marangone dal ciuffo, del carignano e della salicornia.
Anche di quelli che si sono pentiti (
spero!) di aver approvato la realizzazione di fallimentari e inquinanti impianti di acquacoltura finalizzati esclusivamente ad intascare i soldi della comunità europea.
Anche di quelli che qualche anno fa hanno affisso un manifesto con la scritta "AREA MARINA PROTETTA? NO GRAZIE!" cavalcando il timore dei pescatori in buona fede e la rabbia dei pescatori di frodo e impedendo con la loro azione che si tutelasse il mare e si creasse una grande opportunità di lavoro attraverso la realizzazione nell’isola e nel mare adiacente di una zona di ripopolamento dove le attività umane sono soggette a una seria disciplina.

(continua…)

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