Archivio Giugno 2008

Ciao Lu ti scrivo perche sabato 21 giugno sull’Unione Sarda è apparso un articolo firmato da Andrea Scano che parlava di un "nuovo" servizio di prevenzione del disagio giovanile fatto con un camper e di una ricerca fatta dalla Provincia di Carbonia-Iglesias sull’uso di sostanze stupefacenti fra i giovani del Sulcis Iglesiente.
Ti scrivo anche perchè io, te e Marta siamo parte in causa nella storia, come tu ben sai, e perchè è necessaria un pò di chiarezza sulla questione per ristabilire i giusti meriti: non per la necessità di fregiarci di chissa’ quali medaglie al valore ma perchè sappiamo la fatica fatta per tirar su un servizio di prevenzione che non esito a definire una delle migliori cose presenti nei servizi sociali della Provincia.
Ma facciamo un pò di cronistoria.
Nel lontano settembre 2003 parte un progetto di educativa di strada – con finanziamenti della legge 309/’90 – con l’ausilio di un’Unità Mobile (un camper), con tre operatori di strada esperti, che "visitarono" in tempi e modi diversi, di giorno e di notte, per tre anni e mezzo, le piazze, i muretti, le stazioni, i quartieri popolari, le discoteche, i centri di aggregazione e le comunità terapeutiche di 16 comuni del Sulcis Iglesiente.
Lo testimoniano i centinaia di graffiti lasciati sui muri di tutta la provincia quando ancora non era provincia da quei ragazzi che venivano nel camper per chiedere aiuto per un grande o piccolo problema, per farsi una chiaccherata o semplicemente per bersi un caffè in compagnia.
Lo testimonia anche, in modo piu’ "scientifico" e tangibile una ricerca statistica pensata come pubblicazione universitaria dai nostri coordinatori del tempo il prof. Francesco Serri dell’Università di Cagliari e il dottor Romagnoli il padre dell’Accordo di Programma per le Alcol e Tossicodipendenze del Sulcis che ora non è più per dissapori con un assessore della Provincia.
La cosa che un pò mi lascia l’amaro in bocca è che nell’articolo si parla della Provincia di Carbonia-Iglesias e dei nuovi operatori (perchè dopo un anno e mezzo di stand-by e dopo averci fatto fuori senza un grazie il servizio è ripartito con nuovi operatori, nuovi coordinatori e nuova cooperativa )come se tutto quel lavoro statistico, costatoci anni di lavoro e sacrifici sia farina del loro sacco. Sia merito loro.
E ancor di più mi dispiace il fatto che non siamo stati nè contattati, nè in Provincia,  nè in altra sede (ma conoscendo i modi ben poco cortesi e urbani dell’assessore alle politiche sociali della Provincia di Carbonia-Iglesias Marinella Grosso non mi stupisce poi tanto) alla presentazione di quei dati e del progetto nuovo con nuovi operatori: sarebbe stato il momento ideale per un utile confronto, per un passaggio di consegne, dei suggerimenti tra chi in quelle strade ha lavorato, sudato, sofferto e anche rischiato per tre anni e mezzo e chi si accingeva per la prima volta.
Ma ripeto conosciuti i politici in mezzo a quel progetto non mi stupisce quella mancanza di tatto e stile e non rimpiango certo di non lavorarci piu’.
Voglio fare però un augurio di cuorie ai nuovi operatori e dirgli quelle cose che avrei voluto consigliare personalmente: acquisite esperienza , abbiate buona comunicazione verbale e non verbale, buttate nel cesso la laurea se l’avete perchè dovrete tamponare tutte quelle emergenze sociali che la mala volontà politica  e la burocrazia hanno acuito perchè perso tempo per un anno e mezzo dietro questioni di piccola bottega.
E di tutto cio’ dovrete tenerne conto e lavorare con pazienza e abnegazione senza sosta e orari.
Buon lavoro ai nuovi operatori.
Caterina Pisanu.
 
Be’ cara Cate come potrei non pubblicartelo visto che, come dici mirabilmente tu, sono parte in causa?
Ma sapevano, in fondo in fondo, che non potevamo aspettarci nulla di più, null’altro, da personaggi di tal car(ic)atura.
La storia per noi poveri educatori di strada, senza padrini, senza paracadute politico, era scritta da tempo mancava solo il finale.
Ed è stato un finale scritto in modo sgrammaticato e prevedibile. Manco Liala è così banale.
Il malo modo in cui è finito il nostro bellissimo, faticosissimo e utilissimo servizio poi è stato solo l’apripista a tutto quel mercimonio di posticini e incarici e convenzioni che sta avvenendo nel fantasmagorico mondo della Provincia di Carbonia-Iglesias.
Resa celebre dall’ormai mitica puntata di Report nella quale il
Presidente Gaviano giustificava la sua nascita sotto l’urgenza di far conoscere a tout le monde i carciofi di Giba e Masainas.
Con tutto l’affetto che posso avere per le attività agricole di Giba e Masainas.
Nella funambolica Provincia di CI l’impossibile diventa possibile.
Ma è un’impossibile così sgangherato e raffazzonato che sto rivalutando pure il mago Casanova.
Trombati alle elezioni provinciali che vincono improvvisamente concorsi a tempo indeterminato.
Interi uffici di assessorati riempiti fino a scoppiare di "dirigenti" e "professionisti" a convenzione del medesimo paese dell’assessore: ci sono più assunti di Portoscuso nell’assessorato dei servizi sociali della Provincia che al Municipio portoscusese.
Delle due una: o a Portoscuso nascono solo geni delle scienze sociali (dunque contro la genetica c’è ben poco da protestare) oppure c’è puzza di marcio. Giusto per non sare sempre la colpa alle fabbriche di Portovesme.
Candidati che vincono sia il concorso a tempo determinato per due anni che quello a tempo indeterminato. Giusto per non farci mancare nulla.
Figlie di segretari particolari di "pezzi grossi" della Provincia che vengono assunte immantinente con annesso volantino di sberleffo che svolazza per Carbonia. Giusto per non farci mancare una buona dose di comicità più o meno involontaria.
Presidenti e segretarie generali che non attivano le procedure di mobilità per l’assunzione di dirigenti provenienti da enti dismessi come comunità montane e scuole di formazione professionale. Giusto per non sprecare soldi pubblici.
Sindacati incavolati perché le promesse di assunzione fatte non sono state mantenute. Giusto per fare tutto in maniere trasparente.
Ricorsi al Tar per bloccare questo o quel concorso. Giusto per non intorbidire acque già agitatissime.
Tra l’altro ciò che sta succedendo nel Premiato Concorsificio del Sulcis Iglesiente è stato pronosticato dalle pagine – allora nere come la pece – del nostro blog ben due anni fa.
Aprite i link del post di Caterina e ditemi se non c’ho ragione.
Dico questo non per – come dice Cate – fregiarci di chissà quale medaglia al valore ma perché ci saremmo risparmiati un bel po’ di clientelismo becero e ignorante. E di figuracce di pessimo gusto di fronte a tutta la Sardegna.
E chissà che l’onda lunga di tutto cio’ non arrivi sino alle orecchie di Rizzo e Stella che avrebbero materiale e iosa per poter scriverci l’ennesimo, assai remunerativo, best-sellers.
Ci risentiamo qui tra un annetto quando vi diremo: ebbene si siamo stati cattivi profeti ma non dite che non vi avevamo avvertiti/e…
 
uomonero
 
 

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Al mio ritorno a CasaBlog noto con rassegnato piacere che alla prima marachella dell’osannato Presidente di Tutti gli Italiani si levano immantinente gli scudi a difesa dei diritti costituzionali "offesi" per dirla come gli Svizzeri di Aldo, Giovanni e Giacomo.
Addirittura lo stesso Veltroni si sveglia dal torpore nel quale pareva sprofondato dopo la sconfitta elettorale e finalmente si accorge che Silvio Berlusconi – anzi il principale esponente dello schieramente avverso – non ha mai smesso i panni del Caimano e non è certo quel galantuomo che pareva fosse diventato subito dopo la vittoria alle elezioni di aprile.
Ma per evitare noiosi giri di parole occorre dire subito tutta la brutale verità: a quell’entita’ mitologica chiamata gente degli sputi in faccia al pubblico interesse non gliene frega una cippa.
Vuole la sicurezza – a proposito di concetti inafferrabili – e arrivare alla fine del mese in santa pace.
Come pare stia succedendo improvvisamente ora che al Governo abbiamo l’Unto dal Signore.
Magari si gradirebbe pure la sparizione dell’immondezza di Napule che se ciò avvenisse anche a S.Antioco si starebbe molto meglio al netto della nostra sbrindellata raccolta differenziata.
Ora giusto per non perpetuare la fama di snobismo intellettuale il colto elettore di sinistra non può certo sprecare il suo prezioso tempo per spiegare in maniera intelligibile al suo amico Cletus (tutti noi abbiamo un Cletus per amico!) che se passa la norma salvapremier verranno sospesi migliaia di processi per reati come furti, rapine, scippi, truffe, violenze varie e persino taluni episodi di pedofilia (e immagino lo scoramento dalle parti di Bonaria che se passa quella genialata si rischia la chiusura del centro anti-pedo) configurando tutto ciò come un indulto 2 al cubo.
Di fatto sarebbe un colpo mortale a quella sicurezza che la stessa gente invoca a gran voce come ultra’ di una squadra di calcio.
Certo non si può neppure spiegare a quel totem intoccabile chiamato gente che è un pessimo affare barattare l’immunità-impunità del capo del Governo al prezzo di una diminuzione generale della legalità: non lo si può spiegare nè in Tv, nè nei giornali e tanto meno in campagna elettorale dove chi prova solo ad accennare alla questione viene bastonato e sommerso da una marea di voti contro (Sicilia).
Mi pare che il "paese silente" che d’Avanzo (nel commento postato da Sisifo) cerca di svegliare è ben poca cosa poichè molto più esteso è il paese indifferente o inconsapevolmente plaudente.
Ora questa visione sconfortante della realtà calatela in un paese magari casualmente del sud, preferibilmente insulare, e applicategli le teorie liberal anglosassoni del castigamatti Brunetta otterrete un paese che già privato della sua memoria storica da anni e anni di mala amministrazione si troverà a ciarlare di sprechi di denari pubblici, di statali fannulloni e di cosa sia la spesa utile.
Un paese abitato da gente che vista la malaparata e dunque non potendo difendere la necessità del posto fisso perchè il posto fisso è merce sempre piu’ rara si metterà a fare il tifo contro la gente del Posto Statale, contro la burocrazia che rallenta lo sviluppo e a prendersela con gli habituè dell’infortunio sistematico e dei giorni di malattia da prendere per contratto.
Ciò succede perchè applicando tale modello di efficienza anglosassone al savoir faire (leggi assistenzialismo) italiota si creeranno sempre nuovi mostri e mai prassi virtuose.
Mostri tentacolari che manterranno al potere sempre gli stessi, dal nepotismo di Miss Italia al Lapo stilista, dai giornalisti RAI dal cognome illustre ai politici figli di papa’.
E tutti noi sappiamo bene che quanto sia bravo Giuseppe Cossiga.
Questa è la stessa gente d’Italia che chiede sicurezza e non si accorge che gliela stanno togliendo da sotto il naso  velata da un fiume di parole.
Tale situazione è ancora più tragicomica se la decliniamo alla sarda dove le folle plaudenti che osannano e che hanno votato il Brunetta ammazzatutti sono le medesime che vorrebbero legare Soru al pennone più alto del Bastione.
Situazione incomprensibile per quanto mi riguarda considerato che Soru fa da 4 anni in Sardegna ciò che il trio TremontiSacconiBrunetta vorrebbe iniziare solo ora a fare: taglia enti inutili e comunità montane al livello del mare; azzera consorzi industriali e di bonifica; decapita quel settore malmostoso e ingovernabile che è divenuta la formazione professionale; manda a casa dirigenti, segretari, consulenti e taglia spese di rappresentanza inutili.
Se potesse, come in quella preghierina che tutti noi facciamo prima di andare a nanna, cancellerebbe dalla faccia della terra quel concorsificio – ma solo per gli amici di Gaviano - della Provincia di Carbonia-Iglesias .
Tutto questo mentre i politici alla Mauro Pili del passato facevano a gara nel fare debiti e accendere mutui – che oggi abbiano sul groppone ed ecco spiegato l’equivoco della Consulta-, a farsi concedere pensioni di invalidità per un dito storto, a creare clientela con Rose del Marganai, Aias, Asl e vattelapesca, a infiltrarsi in lobby di semolerie  comprate a 1 e vendute a 100 a Mamma Regione.
La vera mortificazione per gli uomini di buona volontà dunque starà sempre in questa realtà delle cose e non nella volontà di cercare di cambiare questo marcio status quo: e la realtà delle cose recita che a forza di spogliare gli altari continueremo a credere a tutto quello che ci raccontano.

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I fratelli Altintop avevano poche certezze nella vita.
Sapevano come si dava un pugno sul muso e che a casa si rientrava solo quando la faccia era gonfia e sporca da far paura per le punture delle zanzare o per il sudore e la polvere.
La loro stanzetta stava in un soppalco di una casetta in affitto in via Necropoli presa per la modica cifra di 650000 lire dal padre subito dopo l’assunzione in un noto stabilmento del paese.
I fratelli Altintop non potevano permettersi che le Tiglio ai piedi, ma le giocate al campo de is Pirixeddusu a soli 12 anni erano all’altezza delle migliori squadre di calcio della Coppa Primavera tanto che le scuole calcio del Serbariu, della Sguotti e del Medadeddu si informavano – un giorno si e l’altro pure – sul prezzo del cartellino da un dirigente del S.Antioco notoriamente dotato di braccino corto. Ma solo per i tesserati del paese. I carbonianti sin da allora erano dotati di occhio punto.
Certo i fratelli Altintop erano gli ultimi della classe, a scuola come in società, perchè il padre era considerato dall’elite dirigente di Monte La Noce – sapete lì in montagna c’è più ossigeno e dunque si ragiona meglio – il responsabile del cancro che colpiva centinaia di persone nel paese.
Come rigorosi dati forniti da società mediche di primo piano testimoniavano.
In paese girava la voce che gli accozzati che li dentro lavoravano era immuni a tutto ciò e si divertivano cinicamente ad impestare gli onesti cittadini i quali non erano per nulla invidiosi del loro stipendietto fisso.
Gli Altintop passavano i pomeriggi, quando non sfidavano a calcio quelli dell’ACAI, a Sa Marina a pescare a lenza e talvolta la busta di pesci se la vendevano per due lire con tutta sa pallosina dentro. Talvolta facevano brutti incontri come quello con un vecchietto senza rotelle che si scraccionava e prometteva soldi più un blob o un ditone o un twister per una toccatina: oggi di certo non avrebbe avuto vita facile con il centro antipedofilia dell’Oratorio di Bonaria!
Ma presto questo disgustoso fenomeno morì col vecchietto e nessuno parlò più di certe brutte cose che così sparirono dalla vista e dalle coscienze dei più per riapparire oggi grazie al buon cuore e alla vista lunga (che sia di Carbonia?) di un sant’uomo con le conoscenze giuste.
Un giorno però avvenne, che al padre degli Altintop, alcuni colleghi burloni del suo stabilimento mettessero della merce sospetta nel bagagliaio della sua Fiat 128 bianca 3 porte con imperiale nero e mentre se ne stavano al bar sorseggiando tre birroncini Messina all’urlo di battaglia "Dughe’ mettine 3" ciascuno di loro, prima di rientrare a casa e lasciare il bagno della bettola in uno stato pietoso, facesse una telefonata delatoria agli sbirri cosa mai avvenuta in paese.
Fu così che il padre dei fratelli Altintop si ritrovò davanti a Su Pretori con l’accusa infamante di aver rubato nella sua fabbrica. L’accusa era furto di sacchi di farina di proprietà della mensa aziendale.
Per la propria difesa si rivolse al celebre avvocato Mutarelli del Foro di Cagliari che a dispetto delle sue tendenze ambientaliste – ma solo in tempo di elezioni perché, in realtà, nel tempo libero era l’eminenza grigia dietro alle manifestazioni per la chiusura della fabbrica – decise di accettare il facile incarico mentre si crogiolava tra cruciverba impossibili e allenamenti ad acchiappare la cornetta del telefono al volo.
Oggi è un noto campione di sudoku per pc o di Texas Hold’em on line.
L’arringa difensiva andò male, Su Pretori non volle sentir parlare di complotti di colleghi burloni e di gente invidiosa e imboscata in quella fabbrica in cui il senso del gruppo di lavoro era troppo forte.
L’avvocato Mutarelli cercò di puntare, con la sua solita e sottile verve demagogica una sorta di mix tra la signora Fletcher e Geronimo Stilton, di parlare degli antiochensi come popolo solidale e incapace di invidie o sotterfugi. Preso dall’orgasmo retorico (lo stesso che usava in campagna elettorale quando attaccava lo stabilimento e il presidente della Regione Sardegna, lui avvocato che dovrebbe far applicare le leggi!) si dimenticò di andare al cuore delle cose, come sempre.
Ovvero dire che di farina in quel posto non ne entrava e non ne usciva mai, nessuno preparava pane e tamatiga nei forni rotanti e per legittimare tutto cio’ (il che avrebbe scagionato il padre degli Altintop) bastava controllare le bolle degli ordini.
Tutto a disposizione, tutto alla luce del sole, esattamente come i dati sull’amianto che qualche sindacalista di oggi dice che son portentosamente spariti.
Purtroppo per lui (ma sopratutto per il povero Altintop) l’avvocato Mutarelli trovò Su Pretori, uno che ne masticava a calci in bocca e tutti sapevano che era uno con le palle e che con lui non si poteva bluffare, esattamente come la persona che tutti vorrebbero alla guida di un paese ma che se un tipo così lo trovi in Pretura sono cazzi amari. Mutarelli o non Mutarelli.
Per evitare ciò basterebbero quattro sberle a coloro che filtrano e fagocitano i diritti dovuti e si mettono di traverso nelle risposte chiare da dare al cittadino. Ma si sa, questa è un’altra storia e ci sarà tempo per ritornarci.
Così al padre, madre, e fratelli Altintop e le loro vecchie scarpe Tiglio, non restò che emigrare in Germania nella grigia cittadina di Duisburg. La madre morì dopo un anno di dolore e malinconia nel pensare che il bel paese che aveva lasciato in realtà non aveva speranza di miglioramento se si fosse continuato così: ella non si adattò alla Germania e alle sue periferie multietniche con melting pot imperante che generava disagi sociali che si vorrebbero evitare anche in Italia ma in fondo, in fondo al politico piace cercare di controllarli con altra demagogia e finto senso dello Stato.
Il padre dei fratelli Altintop si risposò poco dopo con una trentenne turca musulmana e gli Altintop riuscirono a prendere la terza media e, finalmente, prendere la nazionalità di un nazione civile come desideravano da sempre perché, sebbene multirazziale e con tanti disagi, la Germania riusciva ad arrivare coi suoi diritti e il suo senso di giustizia, proprio a tutti.
E tutti i tedeschi erano lieti di perdere qualche privilegio per il bene della collettività.
Così arrivarono le prime soddisfazioni calcistiche sino alla chiamata del ct della nazionale under 21 tedesca e i fratelli Altintop ben presto dimenticarono il polveroso campo de is Pirixeddusu e fu veramente un’altra cosa giocare con quegli scarpini nuovi che ti fanno arrivare subito al "next level" come ci dice la pubblicità.
L’anziano padre degli Altintop oggi non riesce ad ottenere alcuni documenti per dimostrare l’esposizione all’amianto ai tempi dello stabilimento a causa di qualcuno di quei burloni che lo aguzzinavano in fabbrica ora, ironia della sorte, divenuti sindacalisti grazie all’innata maestria nell’omaggiare e mettersi a quattro zampe per i nuovi padrone del vapore.
Ma ormai il vegliardo sta dimenticando anche quest’ultimo sfregio aiutato anche dalle ovazioni degli amici di tavolo ogni volta che compie uno di quei formidabili recuperi a briscola nel circolo sardo di Duisburg denominato "Lo Zampillo", un bellissimo stabile in stile Times New Roman con fregi Arial progettato da un giovane architetto sardo emigrato anche lui a Duisburg e circondato da un immenso e curato prato verde.
Dell’ameno paese natio solo tenui e confusi ricordi in dissolvenza ma il vegliardo sa, in fondo al cuore, che scorderà fortunatamente pure quelli.

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UN RACCONTO PER I PIU’ PICCINI de Il Sognatore

Un giorno, in un’antica città, dove regnava, fino a qualche tempo fa, un vecchio saggio dalla memoria lunga, giunse il viandante, trasandato come al solito. Quando il viandante arrivò, in questa terra lontana vi dimorava un gigante che si chiamava Isaurodives.
Un bel giorno il gigante andò a fare una passeggiata.
Di sera, mentre faceva rientro alla sua dimora, si perse. Dopo avere girovagato in lungo e in largo superando montagne impervie e fiumi in piena. come Rio Bonadroxia, finì nel Regno di Mezzo e più precisamente nei territori di Corongiumurvonis di proprietà del fattore Marius. Avvertito dalle pireddas del suo cane, Marius, che era di poche parole, prese il suo trombone (una sorta di uomo fucile che in quel tempo utilizzava per spaventare i nemici e che recentemente è passato al servizio dei pidì, una sorta di tribù pacifica che usa fare abluzioni con l’acqua santa colorata di rosso, e, aiutato da 13 compagni, riuscì a scacciarlo dopo una dura guerra durata alcuni mesi che ebbe il suo epilogo nella famosa battaglia combattuta su fogli di carta a colpi di croci di Sant’Andrea.
Gli abitanti del suo villaggio esultarono: il fattore Marius era diventato un eroe.
La sua reputazione si diffuse per tutto il Regno di Mezzo che il popolo lo acclamò re e lo ricompensò regalandogli una caramella per la voce e una spada dalla forma di graziosa fanciulla chiamata Vampyrmordax (in volgare "Mordivampiri" che agiva per conto proprio spesso con decisioni antipopolari e insensate come quella di chiudere un Centro Diurno per recuperare i soldi per finanziare un centro di ascolto antipedofilia dove lei faceva la matrona e disputare le olimpiadi per le zanzare sotto un ponte.
Marius, pur essendo un uomo di pace, non tenne però la spada per molto tempo nel fodero.
Alcuni draghi infatti, che popolavano il regno di mezzo, avevano preso l’abitudine di lanciare lingue di fuoco nelle riunioni del popolo che però in fondo non facevano male a nessuno. Il gigante infatti, attraverso i suoi portavoce raccontava ai suoi amici che nel Regno di Mezzo non esistevano più cavalieri, soltanto insetti fastidiosi che in realtà erano i colpi del trombone – uomo – fucile di Marius.
Questi racconti stimolarono il drago Jansensepius, chiamato così a causa della mancanza di capigliatura, il drago Testamatta che si svegliò da un sonno profondo e la draghessa dei tempi andati Luxias, ad esplorare il territorio per cercare onori e prepararsi per la conquista di tutto l’impero.
Tutti gli abitanti del Regno di Mezzo, chiamati così per la loro indecisione a voler veramente cambiare le sorti del loro regno, impauriti si rivolsero a Marius affinché se ne occupasse.
Egli era riluttante perché i draghi in fondo non stavano minacciando il suo potere ma stavano facendo solo gazzosa.
Ma alla fine dovette intervenire. Girò in lungo e in largo per tutto il regno, insieme ai suoi fidi senza incontrare nessuno.
Stava già tornando a casa e mentre tentava di guadare col suo esercito l’impetuoso e pericoloso Rio S’Arriaxiu incontrò i draghi.
Marius, incalzato dalla Coorte dei Conti che voleva giustizia a tutti i costi, ingaggiò subito una furibonda battaglia.
I draghi, nonostante sputassero fuoco e fiamme, non riuscirono a battere il suo esercito.
Vampyrmordax in questa occasione invece che mordere, si era trasformata in gran sacerdote e lanciava tremende giaculatorie.
Lo scudiero Nuxius sparava contro i draghi debiti fuori bilancio mentre lo sceriffo Paulgaraux ridacchiava silenziosamente lucidandosi la stella pronto ad intervenire a colpi di carta bollata e sanzioni.
L’ispettore Melius con il manipolo di guastatori ASPICA (associazione subordinata per interventi cazzi e alliga) compiva rapide incursioni prelevando le buste cariche di munizioni dei draghi. L’ammiraglio Corsinis invece, per stanare i draghi quando tentavano manovre diversive, sparava puzzolenti pesci di terza categoria forniti direttamente dai venditori delle banchine del lungomare mentre dal canto suo il federmaresciallo Antonelluspittaux con una mitragliatrice improvvisata sparava all’impazzata tappi di bottiglie di birra sia della sua scorta personale che quelli forniti dal fido scudiero Valerius Di Barlecca.
Neppure il reparto sanità restò con le mani in mano.
La dottoressa Danielaux, nascosta dietro una barella, scuoteva ogni tanto la testa bionda da cui partivano terribili colpi di sole di sole che accecavano i nemici.
I draghi così sconfitti si dovettero arrendere e Marius continuò a comandare il villaggio per altri quattro anni costruendo mercati ittici all’ingrosso sotto il ponte in riva al mare e mettendo in sicurezza i corsi d’acqua per paura che qualche alluvione improvvisa potesse spazzar via il suo regno. "Questa volta in questo regno" pensò il viandante mentre andava via amareggiato "non si è realizzato nessun sogno".
Il viandante continua, ancora oggi, il suo cammino di sognatore. E ogni qualvolta che un sogno è realizzato la sua pesante bisaccia diventa più leggera.
I sogni dei bambini, come quelli degli adulti, non sono mai tanti, mai troppo piccoli, mai troppo grandi: sono sogni, e basta.
Ma anche i sogni non durano per l’eternità, bisogna fare presto per realizzarli…

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Il PD di Sant’Antioco richiama ancora l’attenzione dei cittadini antiochensi sull’allarmante smania edificatoria dell’attuale Amministrazione Comunale volta ad avviare tutte le opere cantierabili pregresse (ad es. quelle di epoca Baghino), a prescindere da concrete e plausibili motivazioni di utilità pubblica, semplicemente con la risibile motivazione, già vista in occasione del Mercato Ittico, secondo la quale "…altrimenti si perderebbero i finanziamenti…".
Una motivazione che secondo tale prospettiva basterebbe a giustificare qualsiasi scempio ambientale, senza prestare alcuna attenzione sia all’effettiva utilità dell’intervento, sia alla reale necessità dello stesso per le sorti della collettività antiochense.
Ben più utile sarebbe a parer del PD di S.Antioco adeguare, da parte della Giunta del Comune di S.Antioco, il PUC alle norme della Piano Paesaggistico Regionale per tutelare così al meglio il suo territorio e dare certezze a chi lavora nell’edilizia.
Si otterrebbe inoltre, un finanziamento di 40.000 Euro qualora si approvasse il fondamentale strumento urbanistico entro il prossimo 30 settembre; la metà se lo si farà entro il 31 Dicembre 2008.
Ovviamente zero euro se si farà dopo e rischiando così anche l’ennesimo commissariamento
In realtà le bizzarrie in tema di urbanistica e lavori pubblici continuano senza soluzione di continuità da un anno ormai .
Si presti attenzione, ad esempio, al Piano di Riassetto Idrogeologico RegionaleAree di Rischio di Piena con riferimento alle presunte riferite ovviamente a Sant’Antioco.
In tali mappature, le zone di S’Arriaxiu e del Rio Maladroxia vengono menzionate in modo, per noi e per gli abitanti che abitano in quelle zone, esagerato come aree di quarto livello di rischio ovvero "aree dove sono possibili la perdita di vite umane e lesioni gravi agli edifici, alle infrastrutture e al patrimonio ambientale, la distruzione delle attività socio economiche".
Volendo soprassedere sull’enormità della spesa in tempi dove sperperare anche solo un euro risulterebbe peccato mortale (si parla di cifre che superano ampiamente il milione di euro!) per un intervento di dubbia utilità dal punto di vista strutturale e ambientale poichè il risultato finale sarà quello di vedere cancellati qualche km di una delle zone più ricche di vigneti del prestigioso Carignano, oltre che alberi da frutto assieme ad una rigogliosa macchia mediterranea fatta di querce e ginepri; volendo inoltre chiudere, non uno, ma due occhi sulla serie storica rilevata dagli esperti del SAR (Servizio Agrometereologico della Sardegna) che recitano che è dal 1986 ormai che l’isola è sempre più secca e per il terzo anno consecutivo sarà colpita da siccità grave; il PD di Sant’Antioco vuol far notare la singolare (e quanto meno inopportuna, crediamo) presenza della stessa persona nella figura dell’ ingegnere che ha partecipato al Gruppo Tecnico Regionale che ha deciso di includere le zone di S’Arriaxiu e del Rio Maladroxia tra le aree del summenzionato quarto livello di rischio, e che ha proposto subito dopo al Comune di Sant’Antioco i progetti per la "presunta" messa in sicurezza delle zone succitate.
La sorveglianza su tali palesi casi di conflitto d’interessi ci pare uno dei doveri fondamentali di un’Amministrazione Comunale che vuol professarsi seria e rigorosa soprattutto nelle fattispecie di interventi di lavori pubblici così invasivi e irreversibili come quelli che ci si sta accingendo a fare nel Rio Maladroxia e a S’Arriuxiu due delle zone di maggior pregio paesaggistico della nostra isola di S.Antioco.

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Su invito dell’amico Luca e con la stagione estiva ormai alle porte, ritorno per l’ennesima (e a questo punto direi anche ultima) volta sull’argomento decoro urbano con la speranza che, tra estate alle porte e nuovo assessore, dal palazzo qualcosa si muova per restituirci un paese ancora vivibile e presentabile.
Com’è sotto gli occhi di tutti, il paese continua a presentarsi in condizioni di sporcizia ed incuria totalmente incompatibili con la sua vocazione turistica. Malgrado ciò sono persuaso che un’ azione mirata da parte dell’amministrazione comunale, con un paio di precisi interventi, sarebbe in grado di recuperare la situazione nel giro di pochi giorni.

Questi, in sintesi, gli interventi che personalmente reputo improcrastinabili:

1) Imporre, sempre e comunque, l’utilizzo dei contenitori per il deposito dei rifiuti.

(continua…)

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