Archivio Maggio 2008

Io non so come andrà a finire la querelle sull’Asilo Carlo Sanna ma la questione dell’edificio che incarnerebbe – nelle pompose parole dei rappresentanti del gruppo consiliare Città Nuova – "le identità storiche del paese", a mio modesto parere, mi pare non regga poi tanto.
Magari cambieranno amministrazioni comunali, muteranno ideali e destinazioni d’uso ma l’edificio e la sua Storia rimarranno li, immutabili e solidissimi.
Una storia che sarebbe da celebrare al posto de "sa Die de Sa Sardigna" che racconta di un’istituzione nata tra il 1917 e il 1918 dalla benevolenza di un gruppo di brave e disinteressate persone di Sant’Antioco per dare un tetto e sostegno ai bambini poveri.
Dunque nessuna retta da pagare, nessun privilegio da esibire, nessun calcolo da manager o coordinatore moderni per fare carriera, magari politica.
L’istituzione allora funzionava benissimo e, contemporaneamente, il paese aumentava demograficamente, come oggi non potrebbe succedere.
Venne così l’esigenza di un nuovo edificio perché il piano terra del Monte Granatico era divenuto ormai piccolo. Nel 1930 quasi al termine dei lavori venne emanato il decreto che faceva dell’asilo "Concordia" un Ente Morale.
Fu intitolato al gen. Carlo Sanna perché il Regime diceva che invece di fare monumenti che abbruttivano le piazze in onore dei caduti della Prima Guerra Mondiale era meglio fare un edificio che fosse anche di pubblica utilità.
Lo aveva capito anche il Mascellone. Ma a quei tempi i treni arrivavano in orario.
Il vero figurone però lo fecero gli anonimi donatori di denaro, le pie persone e le suore che in condizioni disagevoli ma con un destino meravigliosamente condiviso (anche se in periodo di grande povertà) agli inizi riuscirono a cementare e far passare, anche tra la popolazione, un concetto universale di solidarietà che permise la sopravvivenza dell’Asilo. Ma soprattutto il sostentamento di tanti poverelli.
Raccontato e interiorizzato così, quel glorioso e aulico passato, non fa diventare uno sfregio alla collettività prefigurare la possibilità che l’Asilo possa passare interamente allo Stato invece che rimanere in bilico tra fondi regionali e comunali (che possono cambiare destinazione e uso a seconda del colore politico e del contingente) e rette di mamme (che fanno sempre meno figli e hanno ben altre preoccupazioni che far aumentare la natalità in paese).
In alternativa poniamolo almeno alla stessa stregua del tentativo di stupro naturalistico che si cerca di mettere in atto contro molti nostri beni paesaggistici e ambientali o le offese praticamente mortali già fatte dalle parti di Is Pruinis o in via Belvedere. Per ritornare al discorso delle identità storiche.
La questione della corretta crescita della meglio gioventù o della necessità di avere migliori servizi non muta di una virgola la condizione della cuoca, degli amministrativi e delle maestre se gli stipendi vengono elargiti da mamma Regione o da nonna Italia.
O se la cuoca e la mensa e la giusta istruzione vengono garantite da un appalto comunale.
In fondo taglia qui, crea disoccupati là, il vice-sindaco è bravo nel far quadrare i conti con un occhio di riguardo ai suoi.
Allora alla fin fine, diciamolo chiaramente, trattasi di conservazione di posti di lavoro e non di peccati di lesa maestà.
Un po’ come è stata la questione del Centro Diurno. O avete già rimosso?
O magari siete convinti che esistano posti di lavoro (in pericolo ovviamente, non sia mai se ne voglia creare qualcuno) di serie A e di serie B?
Sdegno meritorio, sacrosanto, ci mancherebbe altro.
Allora un po’ provocatoriamente io chiedo: invece di mandarmi mail per sapere che ne penso della questione e invece di fermare la mia povera mamma in giro per chiederle sottovoce
"Ma Luca cosa sta facendo per l’asilo Carlo Sanna?" (io li dentro durante la mia infanzia ho preso solo scappellotti dalla suore che manco Antonio Tramatzu, freudianamente quindi capirete se non mi sento minimamente toccato nella mia "identità storica" se in futuro vi sarà questo…salvi i posti di lavoro) non è piu’ semplice, se vi sentite defraudati o minacciati dalle orde barbare che mirano ad annichilire il vostro lavoro, andare in ufficio o in ambulatorio dall’assessore Daniela Ibba o dal Padoa Schioppa dei Poveri Nuccio Puddu e piantonare in sit-in prolungati il Comune con agguerriti legali, con i soliti sindacalisti prezzemolini e commercialisti vari per vedere se effettivamente, conti alla mano, valga la pena – come ci dice come sempre un po’ confusamente l’Amministrazione Comunale – che l’asilo Carlo Sanna diventi scuola materna statale?
E’ la via più semplice e democratica per far valere le proprie ragioni.
Ma in fondo capisco che da, noi nella bellissima S.Antioco, ogni cosa cresce storta.
È meglio non mettere mai la faccia, nemmeno quando ci fanno uno sgarro bello e buono, nemmeno quando ci negano un diritto sacrosanto.
Sia mai che ci facciano dispetti, sia mai che si impuntino su una concessione edilizia, sia mai che non ci ritirino l’immondezza o ci mettano 2 divieti di sosta e fermata dentro casa.
E allora ci si attiva solo per questioni personali come tifosi di una squadra di calcio – vista la contrapposizione tra lo sdegno popolare e la claque corongiana convocata a difendere il fortino traballante alla seduta comunale del 22 maggio – solo quando ci tocca o minaccia di toccare la tasca.
Noi annuiamo al politico bravo e intelligente, che dice cose sacrosante ma votiamo a prescindere il presunto bravo guaglione che ci fa andare in brodo di giuggiole con quell’aria da cane bastonato nemmeno sapesse segnare in rovesciata come Osvaldo.
Allora davvero, sapesse almeno giocare a calcio, io lo capirei.
Così si sceglie nell’urna da chi farsi comandare, pronti a criticare i passati di taluni, salvo accettare molto peggio da colui che abbiamo scelto come carnefice.
Salvo poi pentirsi o per paura che rivinca, votargli contro per entrare a far parte di una nuova schiera di unti. Del prossimo presunto messia.
Senza raziocinio, senza discernimento, senza memoria storica, senza voltarsi indietro a vedere chi ha fatto e cosa.
Eppure diciamo continuamente che il miglior favore personale è quello fatto nell’interesse della comunità intera, quello che nessuno può portarti via manco cambiasse il colore del cielo e non solo quello dell’amministrazione.
Così nasce il potere dei politic(ant)i e dei funzionari: dando la delega in bianco su tutto.
E così nasce il culto della conoscenza personale per avere un diritto, nasce il ricatto, la concussione, la minaccia, il pugno sbattuto sul tavolo e un sistema marcio di connivenze.
Che non ci fa progredire. Che ci fa rimpiangere il 1917.
Così ci si crede liberi, grandi uomini che hanno capito tutto della vita.
Persistendo con questa forma mentis sarete anche liberi di credere che quello messo in atto dall’Amministrazione Corongiu sia una sorta di "fascismo amministrativo" ovvero decisione calata dall’alto senza concertazione con i cittadini.
Come quella storia del Centro Diurno o come il Mercato Ittico sopra il Ponte Romano.
Esempi ormai se ne contano a decine.
In verità se paragonato all’animo dei padri fondatori dell’Asilo Carlo Sanna mi pare che le motivazioni pro e/o contro il passaggio allo Stato stridano con la riforma avvenuta nelle coscienze antiochensi di epoca moderna.
Non c’è più nulla di quel passato, purtroppo, è tutta farina del sacco di questo mediocre presente e delle motivazioni occulte che muovono certe decisioni.
E forse per il bene di tutti e per la salvezza dell’anima sarebbe pure il caso di prestare nuovamente attenzione alle sorti degli altri, non solo alla propria.
Il passato, per chi sa leggerlo, insegna sempre qualcosa.

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Questa mattina le Associazioni di Volontariato di Primo Soccorso delle province di Cagliari, di Carbonia-Iglesias, del Medio Campidano e di Oristano hanno consegnato le disdette alla convenzione per il servizio di emergenza urgenza 118 che preavvisano la sospensione delle attività di soccorso per conto della Centrale Operativa di Cagliari.
La disdetta, con contestuale cessazione del servizio avrà effetto a partire dal 30° giorno dalla comunicazione (dal prossimo 20 giugno 2008).
La decisione di preavvisare la sospensione del servizio 118 è dovuta all’impossibilità di sostenere i costi di gestione delle Associazione di Volontariato a causa dell’eccessivo aumento dei prezzi, in particolare del carburante, delle utenze, del materiale di consumo e delle attrezzature necessarie all’espletamento del servizio di soccorso, a fronte di esigui rimborsi per l’attività prestata.
Le Associazioni hanno sperato inutilmente che la nuova convenzione deliberata dalla Giunta Regionale lo scorso ottobre 2007 (deliberazione G.R. n°. 41/18) consentisse loro di poter proseguire l’attività di soccorso. Invece la delibera inserisce una serie di requisiti che di fatto impediscono a molte Associazioni di Volontariato di poter partecipare al servizio 118.
Tale difficoltà è riscontrabile in particolare nelle Associazioni che operano nei piccoli centri urbani.
Non consentire a queste Associazioni di poter operare, e non esistendo al momento valide alternative, significa sancire di fatto un regime discriminatorio nel servizio di primo soccorso verso quei cittadini che vivono nelle piccole realtà urbane della Sardegna.
La decisione assunta oggi, è la conseguenza di mesi di inutili ed estenuanti tentativi – fatti dai rappresentanti del volontariato – verso l’ass.to alla Sanità della Regione Sarda affinché apportasse le necessarie variazioni alla convenzione. Modifiche indispensabili per consentire l’applicabilità delle nuove norme alle varie realtà della Sardegna e per garantire un servizio sempre più efficiente al cittadino salvaguardando le specificità, la dignità e la gratuità del volontariato.
Ciò che i Volontari richiedono è il riconoscimento delle Associazioni di Volontariato quali indispensabili partners alla rete sarda del soccorso – attività che hanno svolto appieno negli ultimi vent’anni, ancor prima che si istituisse il servizio 118 .
Le Associazioni chiedono l’applicabilità delle nuove linee guida alla specificità territoriale della Sardegna, la tutela della dignità del medico responsabile sanitario dell’Associazione, la sostituzione delle ambulanze quando è necessario, o quando lo impone la legge (consentendo così un notevole risparmio di risorse pubbliche e di denari provenienti dalle donazioni dei cittadini) e non a periodi stabiliti aprioristicamente dalla burocrazia regionale.
Constatiamo invece che le nuove regole deliberate dalla Regione Sardegna sono state volute quasi esclusivamente per poter assimilare le Associazioni di Volontariato con le Cooperative Sociali, e per unificare realtà che sono completamente diverse tra loro, nella struttura, nelle potenzialità e nell’impostazione del servizio svolto.
Riteniamo che tale condotta contrasti con i principi fondanti del volontariato e rappresenti il primo passo per escludere le Associazioni di volontariato che non accettano di diventare appaltatori a basso costo del servizio 118, incentivando forme di prestazione d’opera non rispettose della normativa sul lavoro, sulla sicurezza e sulla previdenza. A tal proposito questo Coordinamento ha richiesto verbalmente ai funzionari dell’ass.to alla Sanità di avviare gli opportuni accertamenti e si impegna a presentare circostanziate informative sull’argomento, riservandosi di intervenire anche presso gli altri organismi preposti.

La rivendicazione di una convenzione esclusiva per il mondo del volontariato tende a portare chiarezza e nel contempo a tutelare i soci e i lavoratori dipendenti delle Cooperative sociali. Questa rivendicazione tutela anche quelle Associazioni di Volontariato che per svariati motivi hanno scelto di non partecipare a questa iniziativa di protesta pur condividendone le motivazioni.
L’iniziativa odierna rappresenta inoltre una forte denuncia verso le inadempienze del Comitato di Gestione della Centrale Operativa di Cagliari che in base alla convenzione sottoscritta 8 anni fa, avrebbe dovuto garantire, tramite gli operatori del sistema di emergenza-urgenza 118, la formazione progressiva degli operatori del volontariato e che invece nulla ha fatto.

(continua…)

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L’Assemblea cittadina del Partito Democratico di S.Antioco esprime dissenso nei confronti della attuale amministrazione comunale che, ad un anno dal suo insediamento, pare non avvertire l’esigenza di definire un progetto politico ed amministrativo coerente per affrontare in modo adeguato e moderno gli innumerevoli problemi della nostra cittadina.
In particolare si rileva la contraddittorietà tra una dichiarazione d’intenti del tutto teorica enunciata in direzione della tutela dell’ambiente con finalità turistiche e per contro la concreta serie di azioni tutte rivolte ad accentuare il già incalzante impegno edificatorio con nuove lottizzazioni (ad esempio si veda quella futuribile chiamata Su Pranu in zona tofet/Museo Archeologico che se approvata dalla RAS danneggerebbe irreparabilmente uno degli insediamenti fenicio-punico più importanti del Mediterraneo dunque del mondo), con accenni di devastazioni ambientali (è il caso dei lavori nel Rio Maladroxia) e addirittura con espropri de imperio (vedi S’Arriaxiu).
Ancora preoccupante riteniamo l’insensibilità mostrata dall’attuale maggioranza nei confronti del nostro patrimonio ambientale e archeologico, con la decisione presa all’ultima seduta consiliare di edificare un Mercato Ittico all’ingresso del paese e a ridosso del Ponte Romano, una delle poche sopravvivenze di età romana e incontestabile simbolo di S.Antioco, legato alla sua identità e alla sua storia anche recente.
Fermo restando che il PD di S.Antioco ritiene assolutamente necessaria la realizzazione del Mercato Ittico, considerato che la marineria di S.Antioco – che ricordiamo, è la più numerosa della Sardegna – necessita urgentemente di un luogo di lavoro adeguato allo stoccaggio e lavorazione del pescato, si è contrari anzitutto alla sua realizzazione nel sito individuato per il danno che arrecherebbe in termini di tutela archeologica e ambientale; e in secondo luogo, per l’improvvisazione mostrata in termini di pianificazione dei lavori pubblici (per usare un termine abusatissimo dall’amministrazione comunale) visto che tale decisione risulterebbe del tutto contraddittoria rispetto al già esistente Piano Regolatore del Porto che, suggeriamo, andrebbe ripreso in mano al più presto.
C’è da considerare inoltre che la realizzazione di una simile opera proprio all’ingresso del paese creerebbe significativi disagi dal punto di vista viario e di smaltimento del traffico; sottolineiamo infine che vi sono zone del paese (ad esempio il P.I.P. cittadino) che meglio si prestano – sicuramente meglio di uno specchio d’acqua tra i più suggestivi di S.Antioco – ad ospitare attività come quella della lavorazione e stoccaggio del pesce, senza per questo dover colpevolmente compromettere e distruggere l’esistente.
Constatato il devastante impatto ambientale che avrebbero la realizzazione di tali opere, e l’insensibilità mostrata dagli attuali amministratori nei confronti delle nostre risorse ambientali e storiche, il Partito Democratico antiochense invita i cittadini ad esprimere il proprio dissenso, anche in forme organizzate, per quelle che sembrano essere iniziative di pura barbarie edilizia.

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Rilevata la profonda crisi economica che ormai da anni investe il territorio dell’isola di Sant’Antioco, si è ritenuta inevitabile la necessità di organizzare e coordinare l’offerta commerciale antiochense .

Per questo ci siamo costituiti in una associazione che abbiamo chiamato "Associazione Centro Commerciale Naturale Isola di Sant’Antioco", associazione non lucrativa e apolitica.

(continua…)

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A S.Antioco due opere pubbliche, deliberate alcuni anni addietro stanno per arrivare alla fase di realizzazione, una in verità, la sistemazione del Rio Maladroxia in prossimità della foce, è già in fase di avanzata realizzazione, per l’altra, la sistemazione spondale del Rio S’Arriaxiu, siamo alla fase degli espropri.
Per entrambe le opere si tratta di azioni molto impegnative, alla foce del Rio Maladroxia si era creato un microsistema con folta macchia mediterranea e canne che è stato travolto dalla furia dei mezzi meccanici per altro in una zona che, per la immediata prossimità al mare non ha mai creato allarmi per alluvioni a memoria d’uomo.
L’intervento, che rischia di stravolgere un microsistema naturale che esisteva da molti anni, avrebbe ricevuto il nulla osta della Regione, ufficio tutela del paesaggio e dell’ambiente, e bisognerebbe capire cosa tutela esattamente questo ufficio visto che l’ambiente ed il paesaggio risultano stravolti.
Su questo intervento si è levata anche la voce di allarme di alcune associazioni ambientaliste ma la forza dei finanziamenti pubblici, dei progettisti e delle imprese che realizzano i lavori è molto più forte degli allarmi lanciati da alcuni.
Analogo discorso si può fare per il Rio S’Arriaxiu, del quale, non si ricordano inondazioni in grado di creare pericolo per gli uomini e le cose, tuttavia, anche in questo caso si sta procedendo agli espropri, che proprio in questi giorni dovrebbero essere portati a termine.
Si tratta in alcuni casi di fasce di terreno fra i cinque ed i dodici metri, e davvero risulta difficile capire perché ci sia necessità di una tale ampiezza di intervento che viene sottratta ad alcuni dei migliori vigneti dell’isola.
Ancora una volta sembra che le vecchie stradine in sabbia non possano più coesistere con gli uomini e debbano essere sostituite da un po di cemento armato e magari anche di asfalto a maggior gloria di progettisti e quant’altri, senza alcuno intervento di tutela del paesaggio esistente, i nostri vignaioli hanno convissuto per anni con questi terreni ed hanno lavorato nel tempo per modellarli ed evitare le ripercussioni degli acquazzoni violenti che sempre più raramente cadono in alcuni periodi dell’anno. Finora tutto sembrava funzionare alla perfezione.
Altra questione è quella relativa alla pubblicità dei provvedimenti presi per gli espropri.
È stata sufficiente l’affissione alla bacheca comunale e la pubblicità su un quotidiano.
Vale forse la pena interrogarsi anche su questi vecchi sistemi di comunicazione ai cittadini interessati. Sarebbe valsa meglio un’assemblea pubblica prima dell’adozione del provvedimento, i cittadini però in questi casi sono solo sudditi.

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RICEVO VIA MAIL E PUBBLICO QUESTA INTERESSANTE RIFLESSIONE.
LUCA… 
 
Un giorno, in un’antica città, dove regnava, fino a qualche tempo fa, un vecchio saggio dalla memoria lunga, giunse il viandante, trasandato come al solito.
In un angolo di quella città, davanti ad un incrocio decise, per attraversare indenne la via, di utilizzare un passaggio pedonale.
Ma, ahimè, che triste esperienza!
Quel passaggio altro non era che uno spazio pericoloso.
Rischioso, per mille motivi, soprattutto per chi per avventura avesse deciso di attraversarlo.
Era raro infatti che un automobilista si fermasse dove non esistevano spazi di fermata.
Le scuole funzionavano male.
Il centro diurno era stato chiuso ed i vecchi e i bisognosi erano lasciati a se stessi.
Eppure da quel passaggio si poteva arrivare da un’altra parte della città, che, dissero al viandante, fu patria di genti importanti che avevano lasciato ai posteri tanti grani di saggezza.
Adesso quasi in contrapposizione all’antico è un centro moderno, con le radici nel futuro, dove dissero al viandante, fu ed è di proprietà una casta ancora regnante.
Sullo sfondo, dolci colline e, poi, vicinissime, delle antenne, che sembravano mostri con tante braccia e mani con dita adunche da dove scaturivano invisibili raggi malefici.
Più avanti grandi recinzioni con tanto di cartelloni, che indicano che si sta costruendo una città, una città tutta nuova, "la città del futuro economico turistico" che un PUC aveva previsto di 30 mila abitanti.
Che bello deve essere la città del futuro, pensava, commosso e un po’ triste, il viandante.
Dietro i cartelloni e la recinzione, si potevano già intravedere misteriosi lavori che passavano come operazioni di ripristino ambientale nel tentativo di coprire i tanti veleni che si erano accumulati negli anni.
In quella via passavano tante auto con dentro gli uomini della casta.
Il sindaco, il presidente, l’assessore alla sicurezza, l’assessore ai servizi sociali, le assistenti sociali, i funzionari, i convegnisti esperti di violenze sui minori.
Il viandante si rese subito conto, però, che non c’era proprio tempo per pensare.
Ma un bel giorno però il Sindaco di quella città scomparve improvvisamente.
Scomparvero anche i suoi collaboratori più stretti.
I cittadini chiesero aiuto alle forze di polizia. Invano. Le autorità tutte, scomparse.
Tutti furono in allarme.
La voce, un tam-tam angosciante, fece il giro della città.
La sorpresa fu davvero grande quando si scoprì che a palazzo non c’era ombra di autorità. La paura fu grande. Si temette davvero il peggio. Cosa era mai successo?
Calma, nessuna preoccupazione.
Era accaduto che tutti si erano ritrovati in un luogo segreto, in totale discrezione, per assumere, tutti insieme, una serena e davvero saggia decisione.
Si proclamò solennemente che in futuro nessuno avrebbe fatto niente di testa sua ma che si sarebbero ascoltati i desideri e i bisogni della gente.
Così, pronunciata quella suprema volontà gli uomini della casta si salutarono e ognuno raggiunse la propria casa.
Qualche giorno dopo le nuove elezioni, il viandante, rassegnato ad attraversare la strada tumultuosa vide un balcone fiorito. I cartelloni erano stati riverniciati con i colori delle colline in primavera. Insomma, un orizzonte illuminato, una finestra gioiosa. Il viandante finalmente sorrise. Decise, così, di attraversare quell’incrocio pericoloso e raggiungere la collina.
E lo spettacolo che vide fu ancora più bello. Il cielo era più terso ed il mare più blu.
I bambini non erano più impauriti.
Il centro diurno era stato finalmente riaperto.
I bambini erano tutti, dissero al viandante, nelle scuole. A divertirsi, a imparare. A crescere, giocando, a inseguire gli aquiloni, i sogni.
A perdersi nel volo di un gabbiano.
Gli adulti nei posti di lavoro a produrre, pensare ed operare per il bene della comunità.
"Questa volta in quest’isola " pensò il viandante  "un piccolo grande sogno è stato realizzato. Speriamo per sempre".
Il viandante continua, ancora oggi, sornione, il suo cammino di sognatore.
E ogni qualvolta che un sogno è realizzato la sua pesante bisaccia diventa più leggera.
I sogni dei bambini, come quelli degli adulti, non sono mai tanti, mai troppo piccoli, mai troppo grandi: sono sogni, e basta.
Ma anche i sogni non durano per l’eternità, bisogna fare presto per realizzarli.

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Caro Luca e cari lettori del blog dell’Uomonero, che rimane l’unica voce veramente libera e di denuncia a S.Antioco in un mare di menefreghismo, chiedersi il perchè di quello che si sta vivendo a S.Antioco significa chiedersi il perchè di situazioni analoghe in America Latina, Africa, gran parte dell’Asia.

(continua…)

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