Archivio Agosto 2007

Voglio essere franco sino in fondo con voi fedeli aficionados del blog dell’Uomo Nero.
Il sottoscritto, fondatore-capo redazione-maggior azionista di una testata editoriale prestigiosa e seguitissima come quella che avete sotto gli occhi ha la vita facile.
Soldi a palate, belle donne disposte a tutto per una dichiarazione sulla mia ex- nera carta virtuale, possibilità di interviste ai vips della BellaVita antiochense con annesso accesso a scrocco ai migliori buffet organizzati dalle migliori società di catering, elogi facili solo per esaltare con la mia pappardella, da buon parolaio di regime il buonumore del sindaco Corongiu per la perfetta riuscita del concerto dei TAZENDA, dare ordini vessatori a quegli "sfigati"- perchè devono sopportare le mie angherie – ma lautamente pagati della redazione del Blog.
Ma ogni baciato dalla Buona Sorte e dalla Provvidenza (ovviamente non sto parlando di me) credo debba pagare il fio secondo le proprie fortune: e a quei privilegiati della Redazione del BdUN – Zanzara Tigre, Omero, Julian Carax, Il Sulcitano, Amsicora – è toccato essere richiamati dal Sottoscritto dalle ferie per indagare su un classico delitto imperfettissimo accaduto in questi giorni all’ombra del Cronicario.

In diretta sulle pagine di questo blog poi sugli schermi di Canale 40 e di Sulcis TV.

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Dopo oltre 20 anni di inutili chiacchiere sul futuro delle aree industriali dismesse, finalmente in questi giorni si è parlato in maniera concreta di un progetto per recuperare le aree e per avviare iniziative imprenditoriali nel settore turistico e cantieristico capaci di attivare economia nel territorio e nelle aree circostanti.
L’iniziativa degli amministratori di Sant’Antioco di invitare gli assessori Regionali all’Industria e agli Enti Locali è stata intelligente e tempestiva e denota interesse al problema e capacità di individuare le priorità.
L’idea della Regione è semplice, lineare e interessante: indire un’asta internazionale da assegnare al miglior progetto in termini qualitativi e con la miglior capacità di ricaduta occupazionale e di coinvolgimento dell’imprenditoria locale. Garanzia sulla qualità dei progettisti e su quella degli imprenditori. Quindi accordo di programma che coinvolga l’amministrazione locale e realizzazione degli interventi.
È vero che non è il primo tentativo di trovare una soluzione per quelle aree, altri progetti attivati dalla pubblica amministrazione lo hanno preceduto.

Di un progetto si stanno interessando sia la magistratura penale (che nel primo grado di giudizio ha condannato amministratori, funzionari e affaristi coinvolti), che la magistratura contabile che ha richiesto risarcimenti per molte centinaia di migliaia di euro.
Un altro progetto è stato attivato dall’amministrazione locale nel 2001, ma dallo stesso Comune non è mai stato approvato.

L’unica proposta in campo rimane questa della Regione Sardegna e sinceramente ci saremmo aspettati un po’ più di entusiasmo da parte del Consiglio Comunale verso l’iniziativa degli Assessori Regionali che per la prima volta dopo decenni partecipano ad un incontro pubblico per illustrare la proposta e coinvolgere il comune di Sant’Antioco su un’importante ipotesi di sviluppo.
Un vero peccato non aver colto l’occasione per chiarire meglio le modalità del bando. Abbiamo assistito invece ad una sorta di ostilità verso la Regione e a una velata contrattazione sui volumi da realizzare nelle aree interessate, oltrechè ad una serie di inutili proposte dilatorie che di fatto tendono a non risolvere il problema – concorso di idee, piano di marketing, studio di settore etc…- anche perché il bando internazionale contiene tutte queste procedure. Anche attendere la caratterizzazione delle aree ex Sardamag e la successiva bonifica significherebbe perdere inutilmente del tempo prezioso.

È invece estremamente interessante che la Regione abbia preso l’impegno a partecipare finanziariamente alla bonifica delle aree adiacenti lo stabilimento ex Sardamag , così come dichiarato dagli assessori Rau e Sanna, il che presuppone l’intenzione di avviare un progetto più ampio rispetto al quello del semplice recupero dei siti industriali.

In base a queste informazioni, Italia Nostra ritiene che l’iter impostato dalla Regione sia condivisibile. L’Associazione propone che, prima dell’assegnazione definitiva, il progetto prescelto venga sottoposto a VIA strategica (in base alla direttiva del Parlamento e del Consiglio Europeo n.42 del 27 giugno 2001, applicabile in Italia dal 21 luglio 2004), che aggiunge garanzia di ecocompatibilità all’iniziativa e consente di coinvolgere la popolazione nella fase decisionale.
Si conclude così il capitolo dell’industrializzazione dell’isola di Sant’Antioco e lo scenario che si presenta non è dissimile da altre realtà: anche nell’isola l’industria si è caratterizzata per aver privatizzato i profitti e per aver socializzato i costi.
Costi economici, ambientali e sanitari.

Noi pensiamo che questa non debba essere una condanna perpetua, che sia arrivata l’ora di invertire questa logica e che finalmente chi inquina debba pagare: di tasca e in solido.

È bene ricordare che nell’isola esiste un’altra importante area interessata dall’attività estrattiva (quella della Calcidrata) che è ancora in mano agli stessi privati che hanno scavato e deturpato e che per questa attività sono stati più volte condannati, ma ciononostante non hanno mai recuperato il territorio compromesso, anzi, hanno chiesto pure il conto avanzando la richiesta di realizzare una sorta di villaggio turistico!
Non crediamo che chi ha distrutto debba ricevere un premio volumetrico.
Anche per questi deve valere la regola: "chi inquina paga"; si tratta di trovare il modo di imporre loro di spendere parte dei profitti realizzati deturpando un pezzo di isola di Sant’Antioco.
Questo deve valere per tutti i cavatori che hanno svolto attività nell’isola, compresi quelli che hanno fatto attività di ricerca mineraria movimentando migliaia di metri cubi di materiale e per i nuovi imprenditori che hanno avviato attività di acquicoltura promettendo occupazione e sviluppo, ma che dopo aver distrutto spiagge e litorali hanno abbandonato gli impianti; anche questi in attesa che la comunità si faccia carico di recuperare i luoghi deturpati.

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IL TEATRO CHE NON C’E’ presenta "BUENOS AIRES NON FINISCE MAI" di Elio Turno Arthemalle e Vito Biolchini.

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RICEVO E PUBBLICO INTEGRALMENTE.

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