Archivio Novembre 2006


Ciao a tutti e complimenti per questo vivace dibattito attorno alla questione elettorale.
È interessante che si partecipi attivamente anche attraverso lo strumento del blog alla vita politica della nostra comunità. Spero che anche a elezioni ultimate questo luogo di confronto continui ad esistere affinché serva da stimolo ai nuovi amministratori e perché no anche ai nuovi oppositori!
Scelgo di intervenire con la mia reale identità per fornire alcune informazioni che penso possano risultare utili per consentire di uscire dalla fase delle indiscrezioni e dei si dice (per quanto riguarda il processo di formazione della lista dell?area progressista), e di precisare alcune questioni che mi riguardano visto che son stato citato diverse volte su questo blog e sul forum ?che sindaco vorresti a Sant?Antioco? .
Il progetto che vede impegnati i partiti della sinistra antiochense, e diverse persone che si riferiscono a quell?area politica pur non aderendo ad alcun partito (io sono tra questi) sarà presentato entro le prossime settimane ai cittadini di Sant?Antioco.
Il progetto prevede un programma innovativo, concreto e realizzabile, basato su alcune questioni qualificanti: rinnovamento, una norma rigida che garantisca l?assenza per gli amministratori di qualsiasi conflitto di interesse, un?amministrazione basata sul coinvolgimento della comunità nelle scelte importanti, una nuova pianificazione urbanistica basata sui reali bisogni della comunità e non su quelli di qualche speculatore, costruire una città vivibile a misura di uomo, valorizzare le tante risorse culturali e locali esistenti e utilizzare le aree industriali dismesse e l?area portuale per rilanciare l?economia di Sant?Antioco e dare una risposta concreta ai troppi giovani costretti a lasciare l?isola per trovare un posto di lavoro.
Per la scelta del candidato sindaco ricorreremo al democratico metodo delle primarie alle quali potranno partecipare tutti i cittadini di Sant?Antioco che sottoscriveranno il nostro programma politico-ammistrativo.
Ci sono molte altre cose interessanti, ma non voglio togliervi il gusto di venirle a sentire all?incontro in cui presenteremo il programma ?? vi informerò non appena stabiliremo data e luogo e naturalmente sarete tutti invitati.
Dopo queste doverose informazioni, permettetemi di fare il mio avvocato difensore e quello dell?opposizione di cui facevo parte. Per questo interessato intervento vi chiedo scusa, ma è necessario che alcune questioni vadano chiarite perché altrimenti si genera confusione e notizie non rispondenti al vero, se non smentite, rischiano di indurre in errore i lettori e gli altri partecipanti al dibattito.
L?insinuazione avanzata da alcuni sullo scarso operato dell?opposizione e mio personale, o peggio ancora su una sorta di opposizione di facciata alla giunta Baghino credo possa essere smentita dai manifesti murali e dal volantinaggio capillare fatto dalla giunta Baghino e che ha avuto come bersaglio proprio la mia persona e le idee che manifesto. A chi ha la memoria corta vorrei ricordare il manifesto contro gli ambientalisti difensori di cipollotti e di lentisco! O ancora le lettere alla Nuova Sardegna e il volantino capillarmente diffuso sempre contro la mia persona a firma del vicesindaco di Sant?Antioco!!!
Sono poi avvenuti incresciosi fatti di vera e propria rappresaglia, o se vogliamo di intimidazione mafiosa, partiti dall?interno del palazzo e indirizzati a me, che purtroppo hanno colpito la mia famiglia, dei quali questo blog ? di solito ben informato – non era a conoscenza perché ho scelto di non fare pubblicità sull?argomento.
L?acredine e il livore verso il sottoscritto manifestato dall?amministrazione uscente, che non ha precedenti nei rapporti istituzionali tra avversari politici, credo serva a chiarire bene quali inciuci e quante anticamere ho dovuto fare per sottoscrivere accordi sottobanco con la giunta Baghino.
Se poi svolgere il proprio compito istituzionale di capogruppo della più rappresentativa forza politica di minoranza presente in Consiglio Comunale possa rappresentare un?azione deprecabile, allora il mio operato è da condannare due volte in quanto oltre a partecipare alle poche conferenze dei capigruppo, in quelle riunioni ho sempre anticipato il comportamento che il mio gruppo avrebbe avuto in Consiglio Comunale.
Anche sul silenzio dell?opposizione in Consiglio Comunale avrei qualcosa da ribattere. Io credo che l?attività dei consiglieri comunali debba essere giudicata in base a quanto hanno prodotto in termini di proposta, di stimolo e, trattandosi di opposizione, di critica all?operato dell?Amministrazione. Ho fatto un veloce esame di coscienza e sinceramente non mi sento di giudicare tanto negativamente l?attività dei consiglieri che rappresentavano la sinistra, ma anche quella del resto dell?opposizione, nel disciolto consiglio comunale.
A titolo di esempio vorrei ricordare che il Consiglio Comunale di Sant?Antioco ha discusso di Attività portuale, di zona franca e di ristrutturazione e di dragaggio del porto di Sant?Antioco, di attività estrattiva impedendo che nuove cave distruggessero il nostro territorio, di accessi al mare, di utilizzo degli spazi e degli edifici pubblici da parte di cittadini e di associazioni, solo perché il gruppo consiliare dell??isola che c?è? ha presentato mozioni e interrogazioni su questi argomenti. Oggi noi abbiamo uno Statuto Comunale fortemente innovativo rispetto al passato grazie alle proposte dell?isola che c?è (diritti delle donne e dell?infanzia, riduzione del numero delle firme per il referendum etc?.). Ci siamo battuti in solitudine contro il cambio di destinazione d?uso dell?ostello della gioventù e tanto altro abbiamo fatto, ma non è il caso di dilungasi.
Vorrei ancora ricordare la richiesta a Soru di sciogliere il Consiglio Comunale, le dimissioni di Andrea Siddi. Vi paiono davvero scelte politiche silenziose?
Credo che su questa questione ci sia un malinteso di fondo: qualcuno crede forse che l?operato delle forze di opposizione sia misurabile dalla quantità di decibel emessi durante le riunioni di Consiglio (per intenderci quelli che sono interessati allo spettacolo mediatico) e chi invece pensa che il consigliere dell?opposizione abbia il ruolo di pretendere che l?amministrazione lavori, lavori bene e per il bene della comunità e rispetti le regole e le leggi.
Questo è ciò che abbiamo tentato di fare, con molti limiti indubbiamente, ma con tanto spirito di servizio e, visto l?epilogo, portando a casa un ottimo risultato!!!!
Chiudo infine concordando con quanti affermano che la fuoriuscita dei consiglieri della maggioranza è stata utile per rafforzare l?opposizione (è indubbiamente una questione numerica), ma vorrei anche ricordare che io personalmente e i consiglieri della sinistra in diverse occasioni hanno continuato ad opporsi in solitudine ad alcuni dei famigerati e interessati provvedimenti adottati in extremis dalla Giunta Baghino.
A presto, ciao

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2 giugno 2003.
E’ la data del mio primo post.
Ne sono seguiti migliaia, ma non posso dimenticare il giorno in cui sono diventato un blogger.
Perché l’ho fatto? Perché ho aperto un luogo che progressivamente è diventato invasivo, pervasivo, ossessionato e ossessionante?
Perché mi sono messo “in piazza”, tutto, con pregi e difetti e sostanziale nudità?
Perché non c’è altro modo.
Non c’è altro modo di essere continuamente e pervicacemente a contatto con noi stessi, con gli altri, con la comunità in cui viviamo, con la nostra e l’altrui verità, redatta in forma scritta e consegnata al mondo con un’immediatezza che ancora oggi mi spaventa.
Immediato è la parola chiave.
Non c’è mediazione, non c’è filtro.
Non c’è editore e non ci sono vincoli di alcun genere. Questo è il motivo per cui non chiuderò mai il mio blog: perché la forma più alta di libertà nella comunicazione che mi sia capitato di conoscere e la comunicazione io
l’ho conosciuta tutta, sono una vecchia troia del mestiere.
Sono stato pagato, per scrivere, da partiti politici, chiese, editori “puri”, ciarlatani, uomini di un qualche genio, persino da me stesso.
Ognuno di costoro chiedeva in cambio una forma di condizionamento che sul blog semplicemente non esiste.
A patto di essere chiari con se stessi.
Sul blog non si può barare: chi ti legge e ti commenta se ne accorge subito.
Conviene essere se stessi e prendersi addosso il giudizio che il mondo che ti legge ti assegna.
A me capita di non essere d’accordo con alcuni di quei giudizi, ma incarto e porto a casa.
E’ sempre un regalo, l’attenzione altrui.
Il mio blog si intitola “Idee”.
L’attenzione che richiedo è alle mie idee, il blog è un luogo perfetto per propagandarle, ragione per cui io non lo chiuderò mai.
Qualche volta finisce che l’attenzione, propria e altrui, si sposti sul personale.
E’ un rischio a cui ci si espone, consapevolmente e qualche volta attizzando le curiosità non senza malizia.
Un blog serve a qualcosa se è letto, se è molto letto.
A questo fine, ogni mezzo è legittimo.
Un blog per incidere seriamente sulla realtà che lo circonda (e ora le pre-condizioni per farlo ci sono tutte) deve essere pop, i cultori del blog come luogo di racconto delle proprie minime vicende e frustrazioni, hanno davanti una sola strada: chiudere il blog. Ci sono mezzi più efficaci per girare attorno al proprio ombelico, un buon analista di solito è lo strumento adatto alla bisogna.
Il blog no. Il blog è proiezione esterna, assalto al mondo, cattura della sua attenzione.
Il blog è vivacità irrefrenata, mobilitazione permanente e costruzione dell’esercito.
Il blog è lo strumento più efficace nelle mani delle giovani generazioni per uscire dal guscio e dire: noi ci siamo.
Il mio blog.
Io l’ho aperto e guai a chi me lo tocca.
Se vi aspettate che un giorno o l’altro lo chiuda, affogherete in un’attesa vana.
In compenso potrei collaborare alla chiusura dei blog inutili.
Molti. Troppi.
Da riconvertire alla battaglia, se proprio non si vuole calare la saracinesca.
Io, la mia, la terrò ben alzata.
Che guardino, che comprino, che commentino.
E poi, insieme, andiamo a combinare qualcosa.
Che combinare qualcosa non è mai un esercizio inutile.

Note biografiche
Mario Adinolfi è nato a Roma il 15 agosto 1971.
E’ autore e conduttore di programmi radiofonici e televisivi (Contro Adinolfi, 70in2, Polifemo, Domani è Tardi, il Tornasole), romanziere (Email-lettera dalla generazione invisibile, Mundial) e saggista.
Esponente in vista della blogosfera italiana, tiene una rubrica giornaliera sui blog sul quotidiano Europa.
Nell’aprile del 2006 è stato indicato da Time come una delle dieci giovani speranze della “Young Italy”.
E’ stato candidato sindaco di Roma nel 2001 per il suo movimento Democrazia
Diretta e coordina l’associazione di blogger per il partito democratico, Generazione U.
Il suo blog è marioadinolfi.ilcannocchiale.it

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Avevo pronto un pistolotto semi-serio sul caleidoscopico e mirabolante mondo dei bloggers.
Dunque dei blogs.
Era un modo per ?sfangarmela?, in un modo o nell?altro, da tutte quelle accuse di faziosità, di autocelebrazione non-petita, di velleità pseudo-artistiche frustrate abbinate a declinazioni onanistiche che ultimamente mi vengono mosse magari solo per andarmi contro a prescindere.
Ma anche, o forse soprattutto, per dire che il mondo dei blogs, o meglio il mio blog, è solo entusiasmo puro, tempo da perdere o da impiegare in qualche modo.
Avrei voluto dire che un blog ? anche il mio blog – è una vetrina che più di altre si presta alla demodè inclinazione alla confidenza ma anche all?antico e purtroppo attualissimo vezzo dell?offesa.
Sostenevo che un blog ? il mio blog – è un delirio di neologismi, di consecutio temporum abortite, di puntini di sospensione e di punti esclamativi: qualcuno, da qualche parte, diceva che i punti esclamativi sono le avanguardie letterarie del 2000.
Sottoscrivo in pieno.
A tutte quelle accuse e a quei bei complimenti ho quindi delle risposte da dare e dei grazie da offrire: ma sono solo le MIE risposte e i MIEI grazie.
Per me valgono molto, per altri magari non sono così preziosi.
Così ho cancellato tutta la mia paginetta di considerazioni anche un pò sconclusionate come noterete, di un?elegante Times New Roman vergata, e mi son domandato: perché non far parlare sulla questione un?autorità in materia?
E il primo nome che mi è venuto in mente è stato quello di MARIO ADINOLFI.
Come chi è Adinolfi?
Solo per aver fatto piangere, in un?ormai epica puntata de Il Tornasole, una Anna Falchi sentenziante sul tema del precariato dei giovani italiani meriterebbe un tappeto di rose e, se fossimo in Francia, una Legion d?Onore: ma io conosco i miei polli e son convinto che i miei sforzi per convincervi della bontà della mia proposta non vi hanno smosso dall?apatia.
Mi sembra di vedervi mentre continuate a consultare noncuranti della mie parole, la massima espressione artistica dell?Annona Nazionale in Ricucci.
Ovverosia il calendario di Max del lontano 1996.
Come si suol dire: siete degli ossi duri e agli ormoni non si comanda.
Per convincervi dell?autorevolezza dell?Adinolfi potrei anche aggiungere che il Nostro è autore di programmi radiofonici e televisivi, giornalista, romanziere e saggista ed è stato il più giovane candidato a sindaco di Roma nel 2001.
Come dite dal fondo dell?aula?
Non leggete, non guardate tv e non andate a votare?!?!
Capperi ma allora ditelo!!
Vediamo allora se non vi smuove il fatto che Mario Adinolfi è il blogger italiano più cliccato in assoluto (marioadinolfi.ilcannocchiale.it), coordina l?associazione dei blogger del Partito Democratico e che nell?aprile del 2006 è stato indicato dalla rivista Time come una delle dieci giovani speranze della ?Young Italy?.
Ah ecco, vedo che vi siete finalmente svegliati dal torpore…
Vecchie pellaccie virtuali, navigatori internauti indefessi questo vi incuriosisce, vero?
Abbiate un po? di pazienza però: dovrete aspettare a lunedì quando metterò in rete un articolo dell?amico Mario scritto esclusivamente (o forse no? Sapete nella Rete tutto è relativo) per gli amici del blog dell?UomoNero sul perché è assolutamente imprescindibile che esistano spazi liberi e anticonformisti come i blogs.
Coming soon.

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CONTINUIAMO L’ALLEGRA E TOSTA DISCUSSIONE SUL PRECARIATO E SULLE MISURE POSTE IN ESSERE DAL GOVERNO PER FRONTEGGIARLO: PAROLA ALL’ACCUSA.
l’U.N.

Non so se sia corretto definire la proposta Damiano, nuova regolamentazione del mercato del lavoro, e se così si può definire mi viene subito in mente che dove non c?è questo mercato è evidente che non si regola nulla. Devo subito dire che le stesse perplessità le avevo ai tempi della legge Biagi o Maroni, fate voi. Mi spiego ancora meglio, è inutile avere flessibilità, tantissimi quadri contrattuali, se poi non c?è il lavoro. Ritenevo allora e lo ritengo ancora, che avendo nella sostanza un? Italia del nord e un?Italia del sud, nel senso di due velocità, prima di pensare alla regolamentazione, si debba pensare alla creazione delle condizioni o precondizioni di un possibile mercato del lavoro.
Detto questo, entro meglio nella polemica.
Si chiama “accordo di solidarietà tra generazioni” la nuova tipologia contrattuale per accedere al mondo del lavoro, inserita nella finanziaria di fine anno.
“Un lavoro per due, a dividerselo saranno giovani ed anziani”: i dipendenti con età superiore a 55 anni potranno decidere (spontaneamente?..) di ridurre il proprio orario di lavoro(del 50%) a favore di giovani di età inferiore a 25 anni o con meno di 29 anni se in possesso di laurea .
Gli anziani avranno la retribuzione ridotta del 50% ma in compenso gli verrà anticipata (con quale tipo di automatismo?..) una quota di pensione. I giovani avranno inizialmente un contratto di ingresso e al termine del periodo saranno assunti a tempo pieno. Il tutto verrà condito da nuove regole che il Ministro del lavoro Cesare Damiano dovrà stabilire in accordo con i sindacati nei contratti aziendali.
Se gli esperti in diritto del lavoro consentono, non si può leggere la notizia come una grande novità introdotta nel mercato del lavoro, nè farla risultare una mala copia rispetto alle tipologie contrattuali precedenti, vedi legge Biagi.
La terminologia straniera non piace ai nuovi inquilini del Parlamento: la legge Biagi aveva già introdotto il contratto di Job sharing, ossia lavoro condiviso. Due persone della stessa famiglia condividono la stessa posizione lavorativa, e soltanto dal punto di vista previdenziale e assistenziale, i contraenti vengono ricondotti al contratto part-time, mentre conserva la natura di lavoro atipico. La differenza, sempre nell’ottica della nuova fantasia governativa, se vogliamo coglierla, consisterebbe nel lasciare il posto, poichè oramai vicini alla pensione?, ad un giovane.
Ma poichè nessuno può garantire che i nuovi inquilini non metteranno mani alle pensioni e all’età dei pensionati, come e in che modo risolvere il dilemma dell’anziano che non avrà l’età pensionabile per lasciare il suo ambito posto di lavoro al giovane scalpitante che non vedrà l’ora di sostituirlo nelle sue stesse funzioni al fine di garantire nuova e fresca manodopera alle aziende? E per quale motivo se 29enni dovranno avere la laurea? Forse perchè per ricoprire il ruolo di operaio si sceglieranno i laureati?
E, mi domando, che fine fa il contratto di lavoro di apprendistato rivolto ai giovani fino a 29 anni? Dovranno aspettare che qualcuno, miserevolmente, gli lasci il posto di lavoro o potranno aspirare a ricoprire ruoli più qualificanti? Bah, con un pò di fantasia, provate anche voi a fare qualche ipotesi, per il momento rimango in attesa delle regole del Ministro e degli accordi decentrati del sindacato.

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LEGGO E TRASCRIVO FEDELMENTE DALL’UNIONE SARDA.
A VOI CARI AMICI OGNI COMMENTO SULLA NUOVA FORMAZIONE POLITICA.

Si chiama Bentu Nou, Obiettivo rinascita.
E’ il nuovo movimento politico, aperto a tutti i cittadini, che si è recentemente costitito a S.Antioco.
Il comitato promotore è formato da MARIANO GALA, Fabrizio Steri, Carlo Lai, Alberto Fois, GRAZIANO MILIA, Sergio Cossu, Gigi Serrenti e Giorgio Obino,
Alcuni sono delle vecchie conoscenze della politica cittadina mentre altri sono new entry.
GALA, MILIA e Steri, hanno già fatto parte del Consiglio comunale, I PRIMI DUE CON LA LISTA DEL SINDACO USCENTE EUSEBIO BAGHINO.Obiettivi e finalitò del neonato movimento, che sicuramente progetta di ritagliarsi un proprio spazio nella scheda delle prossime elezione amministraztive di primavera, è stato reso noto con un comunicato.
“Il movimento – si legge nel documento – propone di realizzare un progetto organico per lo sviluppo economico e sociale dell’isola, in grado di innescare un processo virtuoso di sviluppo economico”.
Poi una precisazione: “Il movimento è contro ogni forma di strumentalizzazione. Da sempre la città ha subito condizionamenti da interessi esterni alla comunità locale che ha prodotto un’azione politica disarticolata i cui effetti non è difficile ritrovare nello sconfinato patrimonio ambientale reso sterile e infecondo da interventi che ne hanno ridotto il potenziale produttivo”.

P.s.U.N.: il signore della foto è Camillo Bellieni (1893-1975), ideologo del Sardismo e fondatore, con Emilio Lussu, del Partito Sardo d’Azione.

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RICEVO E PUBBLICO INTEGRALMENTE. l’UOMONERO

(continua…)

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L?amico A. dopo avermi giustamente tirato un po? le orecchie per lui sa cosa mi ha chiesto, dopo fitta corrispondenza on-line, di parlare sul blog di una malattia che spesso si giudica di serie B: il diabete.
Ammetto di non essere il massimo esperto in materia perché facevo (sarebbe meglio dire faccio) parte di quei faciloni che credevano che i diabetici di null?altro avessero bisogno se non di fare le iniezioni di insulina giornaliere e mangiare zollette di zucchero nei momenti di crisi.
Ma la morte di Lorenzo un piccolo diabetico proprio di S.Antioco, come spesso succede quando le tragedie ci sfiorano, mi ha portato ad aprire gli occhi e a documentarmi sull?argomento spinto come detto, dall? amico A.
Ho dunque acquisito una serie di informazioni che vorrei mettere a disposizione di chiunque voglia apprendere qualche dato sul misconosciuto mondo dei malati di diabete.
Mi scuso propedeuticamente di eventuali inesattezze ma cercate di capire che il senso di questo intervento è altro.
Uno degli obiettivi principali nella gestione del diabete è quello di mantenere la glicemia ? ovvero il tasso di glucosio nel sangue – il più possibile all’interno dell’intervallo di normalità (chiamata euglicemia) nell’arco dell’intera giornata.
E? fondamentale quindi, tenere sempre controllo il livello della glicemia nel sangue: l’autocontrollo glicemico si deve fare prima e dopo ogni pasto e prima di coricarsi la sera.
In totale si tratta di sette controlli quotidiani, tre prima e tre dopo i pasti principali ed uno la sera prima di coricarsi.
È importante rispettare sempre gli stessi intervalli di tempo.
Giacché non ci sono forme di prevenzione del diabete infantile, perchè fino a oggi non si conoscono le cause che portano il nostro organismo a distruggere le cellule che producono l’insulina, certo è che l’informazione alle famiglie va data soprattutto sui sintomi che si potrebbero presentare nel bambino all’esordio della malattia.
Uno degli indicatori più importanti dell?insorgenza del diabete diviene così la costante voglia di urinare e bere: quindi cari genitori se il vostro bambino beve e urina frequentemente allertatevi e fate fare un controllo al pargolo.
Con una punturina al dito avrete le risposte ai vostri dubbi.
Gli specialisti sottolineano anche l?importanza dell?attività fisica: l’esercizio fisico, oltre ad apportare i benefici universalmente riconosciuti è particolarmente utile nel soggetto diabetico poiché induce modifiche positive del metabolismo, del sistema cardiocircolatorio, delle funzioni ormonali e del sistema nervoso.
Dicevamo dell?importanza del controllo della glicemia.
In tale frangente non potevano certo mancare le solite inefficienze burocratiche all?italiana.
L?amico A. mi ha edotto sul fatto che la Regione Sardegna (secondo una obsoleta norma del 1993) consente la vendita nelle farmacie di solo 4 striscette per la rilevazione della glicemia a fronte, come dicevamo, di 7 rilevazioni giornaliere.
Se quindi la matematica non è un?opinione costando una striscetta 1 euro circa, ciascuna famiglia che ha un malato di diabete in carico deve far fronte a un esborso mensile pari a 217 euro più, euro meno.
Una sommetta piuttosto elevata per un diritto che reputare sacrosanto è riduttivo.
Mi scuso se magari ho banalizzato, semplificato o estremizzato certe questioni, ma ripeto il mio non è un intervento da esperto.
Ora vorrei lasciarvi facendo mie le parole di A. che a suo tempo mi disse ? vorrei sapere…vorrei conoscere…vorrei che tutti sapessero…vorrei che tutti conoscessero perché non ci siano più morti per ignoranza.
Il diabete è intorno a noi e non ci accorgiamo di niente?.
La discussione e il confronto sono aperti.
Bene accetti sono i consigli dei massimi conoscitori della malattia: ovvero i familiari o coloro che affrontano quotidianamente il problema del diabete.
Per ogni ulteriore precisazione l?amico A. mi ha promesso di essere presente sul blog per moderare la discussione, inclusa quella sul forum dell?UomoNero all?argomento ?Si può morire di diabete nel 2006??.
Ah dimenticavo di dare un’informazione molto importante ovvero che a S.Antioco in via Mazzini ha sede la FAND Sulcis un?associazione onlus che si occupa dei malati di diabete mellito: altra bella opportunità per acquisire informazioni e scambiarsi esperienze.

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Ha suonato per qualcuno il campanello d?allarme a seguito del QUINTO RAPPORTO IARD SULLA CONDIZIONE GIOVANILE NEL 2002?
Eppure anche allora i giovani si presentavano soli e incerti, figli di un’epoca in cui la condizione dominante era l’instabilità, sia affettiva che lavorativa.
Mancano le figure-guida, diceva il rapporto, che un tempo aiutavano i ragazzi a crescere, e gli unici sostituti sono la televisione e i divi dello spettacolo.
Insomma l?indagine dipingeva un quadro certamente non incoraggiante della popolazione giovanile nell?età compresa fra i 15 e i 34 anni (la gran parte dei matrimoni si concentrava fra i 30 e i 34 anni).
Il governo precedente, quello di Berlusconi ovvio, così sensibile alle problematiche giovanili ha avuto quattro anni di tempo per ?elaborare proposte costruttive?, indicare soluzioni, rendere meno precaria la vita di chi deve investire nel futuro e si trova in mano un contratto di tre mesi (e come unica certezza il precariato).
E la famiglia? Pur ritenendola sacra a parole, si è investito su famiglia e figli meno di Lussemburgo, Danimarca, Finlandia, e via così fino al penultimo posto.
Si potrebbe proseguire a lungo.
Una curiosità. Nell’area della sfiducia trovavamo nel 2002:
a) i militari di carriera;
b) gli amministratori del comune (che all’interno della politica risultano comunque la categoria che ottiene la valutazione migliore, era però appena arrivata la Giunta Baghino) e i funzionari dello stato;
c) i sindacalisti, il governo, i partiti e ultimi gli uomini politici. Forse si potrebbe fotocopiare.
Interessante la risposta di BEPPE SEVERGNINI alla e-mail di un lettore del Corriere della Sera sulla lunghissima adolescenza dei figli, che giustifica l’interminabile gioventù dei genitori.

GENITORI SEMPRE GIOVANI E FIGLI CHE NON CRESCONO
Ho ricevuto e pubblicato, nella rubrica in rete che porta questo nome (“Italians”), una lettera affascinante.
L’ha scritta Gianluigi M. e si apre così:
“Un bel sabato mattina di qualche settimana fa, passando davanti all’università Bocconi di Milano, si poteva notare un nutrito gruppo di genitori in attesa dell’uscita dei propri figli, intenti ad affrontare gli esami d’ammissione.
Dobbiamo dunque concludere che a diciott’anni uomini grandi e grossi, adulti e in età di voto, vanno ad affrontare il mondo “accompagnati dai genitori”, come si diceva una volta?”.
Colpiti, affondati: bravo Gialuigi.
Lei non ha descritto un episodio.
Lei ha riassunto, in poche righe, uno dei più strabilianti fenomeni italiani: la lunghissima adolescenza dei figli, che accompagna – e, in qualche modo, giustifica – l’interminabile gioventù dei genitori.
Lo vediamo ogni giorno.
Le città italiane sono piene di ultraquarantenni che si fanno chiamare “ragazzi”, e scimmiottano i ganzi-con-pizzetto della pubblicità Tv.
Le mamme sono più caute: ma troppe sembrano uscite da un telefilm.
E’ evidente che, per queste e quelli, la maturità dei figli rappresenta una silenziosa minaccia, perché è la prova del tempo che passa.
E il tempo non si può tingere, a differenza dei capelli.
Li ho visti, i coetanei che giocano a fare gli amici dei figli.
Se è un modo di passare un po’ di tempo con loro, va bene.
Ma spesso è un tentativo goffo di marcarli stretti, e specchiarsi nella loro gioventù.
Mettiamocelo in testa, cari coetanei: i nostri figli non hanno bisogno di nuovi amici (ne hanno in quantità).
Hanno bisogno di padri e madri.
E se non sono nuovi, meglio.
Ho avuto diciott’anni nel secolo scorso, è vero.
Ma vi assicuro che nel 1975 nessuno di noi avrebbe voluto i genitori all’uscita della maturità, o in attesa dopo un esame all’università.
E i genitori non si sarebbero mai sognati di apparire in occasioni del genere.
Non eravamo meglio; né avevamo genitori migliori.
Ma credevamo – noi e loro – che i ruoli andassero rispettati.
Altrimenti come si fa a diventar grandi, a questo mondo? Sia chiaro: non sto invocando “il metodo americano”, secondo cui i figli escono di casa a diciott’anni, per non tornarci più.
Credo che vivere in casa coi genitori possa essere una soluzione intelligente, in attesa di prendere decisioni (di lavoro, di famiglia).
Ma le decisioni vanno prese. Rimandare sempre non si può.
O meglio: si può, ma è sbagliato. E si comincia a sbagliare proprio intorno ai diciott’anni, come ha intuito il mio lettore.
Donne fatte e ragazzoni robusti vegliati da genitori apprensivi. Secondo voi, chi ha bisogno di chi? Se vogliamo creare una “generazione di burro”, avanti: questa è la strada giusta.
Lo dice un italiano quarantacinquenne, esponente della “generazione di latta”: l’ultima che ha avuto giocattoli che s’arruginavano e tagliavano (poi è arrivata la plastica). Una generazione che – come ho scritto in un libro – “ha ricevuto un’educazione di ferro da genitori con nervi d’acciaio”.
Discutibile, perfettibile.
Ma, almeno, era un’educazione.
Non una forma di estenuante baby-sitteraggio.
Considerate questo, ora che viene l’estate: molti di noi hanno potuto viaggiare all’estero, tra i diciotto e i vent’anni.
Treni, auto, motociclette, furgoncini: bastava partire. Nordeuropa, Grecia, Spagna, chi poteva America: era sufficiente avere una meta.
Quando ho attraversato per la prima volta gli Stati Uniti con cinque amici e un camper – estate ’77, venticinque anni fa – sono certo che i genitori, a casa, qualche apprensione ce l’avevano.
Ma hanno capito, e mi hanno lasciato andare.
E i rischi che ho corso in quel viaggio erano poca cosa, rispetto a quelli che corre oggi un ventenne il sabato notte, mentre batte le strade d’Italia, passando da una discoteca all’altra.
Questo dovrebbero impedire – se possono – i genitori del 2002. Dovrebbero battersi contro le tragedie evitabili; non contro l’inevitabile maturità dei figli, e la propria auspicabile mezza età.

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RICEVO E INSERISCO SENZA CENSURE E COMMENTI.
CONDIVIDENDO OGNI SINGOLA PAROLA.
L’UomoNero

Mantova è una ridente città della Bassa Lombardia, cinquantamila abitanti, città medievale inspirò poeti e scrittori di ogni tempo.
Baudelaire. Dickens.
E poi Palazzo Gonzaga, Palazzo Te. Bellissima.
D?inverno nebbia fitta, d?estate sciami di zanzare si alzano dalle zone umide e paludose circostanti per succhiare vene e tempie. Non certo un clima ideale, ma non siamo mica a Sant?Antioco.
Eppure ogni anno riescono ad organizzare uno degli eventi culturali più alti della cultura e della letteratura in Italia: il Festival della Letteratura di Mantova.
Ho letto che quest?anno si sono registrate, nell?arco di una settimana, circa 70 mila presenze distribuite negli incontri con gli autori, i laboratori, i readings, gli spettacoli, i concerti che animano il Festival.
Con le debite proporzioni, la ricezione turistica di Sant?Antioco non registrerebbe una simile cifra neppure in sei anni ( sono esclusi dal campione gli ideatori e i partecipanti del PALIO DELL’UOVO). Eppure passeggiando per Mantova non si ha la sensazione che la salsedine del mare ti stia entrando nelle narici.
Non si ha quel profumo intenso di corbezzolo e mirto che ti inebria i sensi. All?ingresso della città non ho visto neppure dei Fenicotteri Rosa, così riservati ed eleganti. Non ho mai visto colori come il bianco-pietra delle scogliere, turchese, verde intenso acceso, blu-scuro del mare profondo, né pescatori che ritornano al porto dopo una faticosa notte in mare.
A Mantova, niente di tutto questo. Eppure, attraverso questo Festival, riesce a diventare una città cosmopolita, viva, fresca, centinaia di volontari animano questa meravigliosa festa della cultura e della vita sociale.
Vi giuro che quando ho appreso che il Palio dell?Uovo, evento di punta della programmazione cultura e spettacolo del Comune, sarebbe arrivato alla quarta edizione, mi sono vergognato.
Buio pesto, come si dice a Carbonia.
Quest?estate ho consigliato e mandato sulla mia isola circa una quindicina di turisti, abituati a palcoscenici marini degni di nota: Liguria, Rimini, le Marche: 28 euri due sdraie, spiaggie pubbliche di 4 metri, mucillaggine, acqua grigia metalizzata,parcheggio 5 euri, e ombrellone dritto nel culo.
State tranquilli, dico io, fidatevi.
Tornano.
In trance, come se avessero trovato l?Eldorado, mi dicono mai visto qualcosa di simile, stupendo, meraviglioso.
Un mare meraviglioso, un posto stupendo.
Li incalzo.
Cosa hanno organizzato? Spettacoli? Niente. Concerti? Niente.
Ristoranti? Parecchi pessimi.Pro Loco? Ah, c?era la Pro Loco?
Giudizio finale bella, ma?
Sprofondo, buio pesto come dicono a Carbonia.
Su 15 solo due torneranno il prossimo anno,credo.
Torniamo a Mantova.
Leggo il depliant dell?evento.In bella mostra, lo stemma di Mantova Cultura, poi di seguito MangiareaMantova.com, Provincia di Mantova sezione Turismo, Mantovabedandbreakfast.it, Società per il Palazzo Ducale di Mantova, Mostra Andrea Mantegna 2006.
Non mollo, guardo il sito del Comune. Leggo Sistema Culturale, Poli Culturali, Sistema Museale, Accoglienza.
In italiano e in Inglese.
Concetti a me sconosciuti. L?ultimo depliant informativo sull?Isola di Sant?Antioco, a livello di grafica e di contenuti, faceva cagare.
Non oso immaginare le menti bacate che abbiano potuto partorire uno scempio comunicativo di questo genere. Dopo trenta dico trenta anni, entro nel Museo Archeologico di Sant?Antioco. Bello, vendita gadgets e libri, reperti e testimonianze millenarie che Mantova neppure si sogna.
Bene, guida turistica, fenici qua corinzi là, molto competente per carità. Entrano due olandesi. Accompagnati da una coppia del posto. Panico Totale. Inglese. Io poco. Noio voulevons savuar! La guida farfuglia, ma ci pensano i miei concittadini a sbrogliare l?impasse.
Non state a preoccuparvi, già gli parliamo in sardo già lo capiscono. Ehia dico io, senza qualcuno che parla almeno inglese in un museo, siamo proprio messi a fiori e a pois.
Dopo qualche impressione romanzata veniamo a qualche conclusione bella tosta che mi auguro possa diventare oggetto di dibattito e di discussione per tutti:
1) Contrariamente al nostro comune, Mantova dispone di persone culturalmente preparate, capaci ed intelligenti. Grazie ad un intuizione geniale come il Festival della Letteratura, registrano cifre di presenza che noi possiamo ricevere in sei anni. L?indotto economico che si ricava dall?evento del Festival in una settimana corrisponde al nostro fatturato turistico sviluppabile in tre anni da luglio ad agosto. Competenza,comunicazione,valorizzazione della storia e della cultura locale, hanno reso Mantova città dell?arte della Cultura al pari di Roma e Firenze. Se consideriamo per assurdo che, ogniqualvolta sbronzo, lungo la via Belvedere, camminavo sopra una tomba fenicio-punica sotto l?asfalto , allora qui ragazzi/e i conti non tornano. O qualcuno lavora male e ce lo si dice in onestà. Oppure ci si sta prendendo per il culo.
Altro che Sindaco?, che insieme all?amministrazione deve dare l?impronta e l?impulso:in Comune chiunque non renda un servizio utile e intelligente alla nostra comunità deve levarsi fuori dai coglioni, vada a pescare, a raccogliere vermi a Is Pruinis…ma se ne vada via.
Dia le dimissioni.Acchiappi galline e polli. Tutti, dagli amministratori ai politici.
2) Dopo averci sparato nel culo e nel sangue piombo e leucemia, vedi Sardamag, abbiamo capito che per il nostro sistema economico l?industria pesante non sia particolarmente indicata. A fronte poi dei cambiamenti repentini dell?economia globale e quindi lo sviluppo delle attività legate al terziario,ai servizi, alla ricezione culturale e turistica, alla produzione immateriale e culturale mi pare evidente che nel nostro piccolo, l?Ufficio Comunale Cultura e Spettacolo, in un paese che vuole essere un polo culturale e attrattivo, ricopra un ruolo indispensabile e determinate. Ha una potenzialità essenziale di sviluppo economico senza precedenti, più dell?Amministrazione e Bilancio. Con intuizioni e scelte intelligenti può dare l?impulso affinché si creino attività ed esperienze di produzione di reddito legate all?ambiente, all?archeologia, alla cultura, allo spettacolo. Considerate che di tutto questo nella nostra Isola c?è pochissimo significa che siete incompetenti e non fate un cazzo.
Andate mano nella mano, stile scolaresca, a Mantova a studiare come dall?arte e dalla cultura dalla storia e dall?archeologia si possa creare reddito, produrre ricchezza in un contesto rispettoso dell?ambiente! Reddito, capito? Non ci sono soldi dalla regione,questo qui questo là, l?assessore va qui va là, è ora che vi leviate dai piedi e veniate sostituiti da giovani, seri e con idee. Avete stufato con la vostra Programmazione Eventi Estate 2007 da vecchi rincoglioniti, Terza Età, ballo liscio e mazurca con razzi nel culo a Ferragosto.
E? ora di cambiare radicalmente. Fuori dalle palle, tutti.

3) Abolire la Pro Loco.
Un ufficio che non serve ad un cazzo se non a per piazzare qualche appartamento a qualche turista. Quello del posto dà la mancia e ecco che porta a casa il turista da spennare, 1500 euri una bettola due settimane. Neanche nel ventennio fascista esisteva un ente così superato.
Ho conosciuto qualcuno in gamba ma avevano le mani legate, lodevoli alcune iniziative, pochi soldi, ma è una struttura che va radicalmente ammodernata e dotata di strumenti di comunicazione validi. Nell?era della comunicazione di internet e del villaggio globale veda di ridisegnarsi in una agenzia di comunicazione turistica,dotata di connessione internet Pc, sito web e brochure informative degne di un paese civile.
Se non sapete dove iniziare, invece di sbolognare costumi sardi e pane e pomodoro ai turisti, contattate e pagate un consulente come il dottor ALESSANDRO MEREU (faccio il nome ma non si offenderà) consultate la sua tesi di Laurea ?Aspetti psicologici del Turismo. Una ricerca della zona di Sant?Antioco? oppure il suo geniale lavoro sul sito internet http://www.psicologiaturistica.it/ .

4) Un comune, come Sant?Antioco, che individua nel territorio,lo strumento attraverso cui sviluppare la propria economia locale, ha nel suo Ufficio Tecnico un potere importante e di vitale importanza. Curare l?aspetto architettonico di un paese a vocazione turistica, un immagine del paese, la salvaguardia del suo ambiente e degli abusivismi.
Cosa vediamo?
Un ex responsabile tecnico infangato nello scandalo Mari Biu, una truffa colossale ai danni del Paese, in cui sindaco e amici si sono succhiati milioni per risanare l?area dell?ex Sardamag.
Licenze e permessi per costruire abusi edilizi in tutta l?isola.
Via Grazia Deledda, grossa arteria del Paese, ridotta a mulattiera a prova di cingolati guerra Iraq.
Un ragazzino, in paradiso, per colpa di una fottuta buca assassina sull?asfalto.
Il poligono di tiro, costruito nei pressi di Is Pruinis per esercitarsi a spararsi nei coglioni.
Un albergo con piscina, a Coe Quaddus, costruito in una delle zone più belle dal punto di vista naturalistico e ambientale di tutta l?isola con permessi e licenze dell?Ufficio Tecnico.
Tutte queste persone lavorano tranquillamente e con la loro intelligenza e la loro capacità si metteranno a disposizione delle prossime amministrazioni politica.
Buio pesto, come si dice a Carbonia.
Tabula rasa ragazzi e ragazze. Fino a quando, queste persone e i loro padrini politici continueranno a sedersi in quelle poltrone c?è poco da fare amici miei, nessun futuro, nessun sviluppo.
Hanno fatto il loro tempo, hanno sbagliato troppo. È nostro compito metterli da parte, esautorarli da ogni potere decisionale attraverso il voto oppure con qualche ardito che gli colori la finestra dell?ufficio a suon di pomodori e gureu.
Cerchiamo di spingere dentro quel sistema vecchio e stantio un giovane intelligente che sappia spezzare quell?ingranaggio di favori e clientelismi che si sono creati.
Liberiamoci di quei cazzo di pensionati-politici che invece di sclerotizzare nelle panchine della Piazza girano con fogli e cartaccie per il Comune, offrono colazioni in cambio di voti, promettono case popolari. Cari miei, va bene andare al voto.
Ma se non abbiamo un momento in cui noi cittadini effettuiamo una verifica politica del loro operato che cazzo andiamo a votare a fare?
A pagarli lo stipendio, seduti sulle loro scrivanie mentre noi ci sbattiamo a campare tra disoccupazione e crisi ?

5) Cultura e Mediterraneo dicevo, una possibilità di sviluppo.
Siamo portatori di cultura e storia da secoli.
Siamo immersi nel Mediterraneo da secoli. La materia prima della nostra ricchezza sociale è a portata di mano.
Basta girare un po? nuraghi qui, spiagge lì, natura lì, prodotti sani, pesce, ospitalità.
Mai usati con intelligenza, ma male e maldestramente.
Bisogna cambiare radicalmente la mentalità e questo solo i giovani possono caricarsi il peso di questo cambiamento. Bisogna ideare, sostenere, creare esperienze e iniziative che auto-producano reddito dal nostro territorio.
Incentivare e sostenere quelle persone e quei progetti che dalla valorizzazione del territorio possano creare possibilità di reddito, di ricchezza economica e sociale.
Ho amici che conoscono l?isola di Sant?Antioco come le proprie tasche: strade, percorsi naturalistici, siti archeologici, luoghi di interesse ambientale.
Ma perché non dare gli strumenti a questi ragazzi per auto-costituirsi in una cooperativa e valorizzare il patrimonio storico e archeologico del territorio? Creare cooperative che accompagnino il turista non a sciacquarsi le palle nel feudo di Baghino a Maladroxia ma che gli spieghino che Solki ai tempi dei Fenici era al centro del Mediterraneo? Che gli quegli ammassi di pietra in cima alle colline, i nuraghi, ci stanno lì chissà perché da migliaia di anni. Nessuno gli ha mai spostati. Eppure sono irraggiungibili e inaccessibili perché nessun deficiente ha mai messo un cazzo di cartello con su scritto: qui c?è un cazzo di nuraghe che esiste da diecimila anni!

6) Recentemente leggo sul Giornale di Sardegna.: i lavoratori dell?Ila alluminio di Portoscuso non ricevono gli stipendi arretrati, si prospetta il blocco della produzione ,chiusura aziendale.
Di fronte alla crisi e alla disoccupazione che attanaglia il Sulcis-Iglesiente, come cazzo è possibile che durante lo sciopero generale indetto dai Sindacati, le saracinesche dei negozi sono rimaste sollevate?
Dove cazzo erano i disoccupati di Sant?Antioco, di Carbonia e del Sulcis?
Possibile che nessuno sia mai riuscito a censirli, a capire quanti sono e come cazzo fanno a campare? Possibile che in una situazione così tragica non sia mai emerso un cazzo di movimento di disoccupati organizzati che pongano il reddito e il lavoro come premessa indispensabile di sopravvivenza in un territorio sconquassato economicamente come il Sulcis?
?Sta cazzo di Provincia è capace soltanto di organizzare sfilate per future galline Miss Sulcis-Iglesiente?
O capire il disagio di migliaia di persone senza reddito.
Disoccupati di Sant?Antioco,lavoratori saltuari e stagionali, senza reddito,precari/e Domenica 26 Novembre Finalissima Miss Sulcis Iglesiente 2006.
Presso Pierre Pub Sant?Antioco.
Accorrete tutti. Vogliamo lavoro o reddito per tutti.
Uova marce o bulloni.
Non importa.
Ricchi premi e cotillons.
Saluti.

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Giovani sempre più sfiduciati, usati come banderuole per dipingere in chiave young certe manovre del governo ma completamente dimenticati dal sistema e completamente estranei alle regole di questo sistema. Cercano protezione, i giovani, ma non sono pronti ad assumersi il peso di decisioni importanti e vincolanti perché, affermano, «niente è per sempre». Il sesto rapporto dell’Istituto IARD sulla condizione giovanile in Italia dipinge così le contraddizioni di vita del mondo giovanile: fugacità di un «oggi c’è e domani non c’è più» contro stabilità della protezione, solo sperata. Escono di casa sempre più tardi: quasi il 70% dei 25-29enni ed il 36% dei 30-34enni vive ancora con i genitori. Diventano grandi sempre più tardi, facendo segnare un vero record negativo per l’Italia rispetto all’Europa intera: finiscono gli studi più tardi, trovano lavoro con maggiori difficoltà, si sposano e fanno figli in età sempre più avanzata rispetto ai colleghi europei.
Ma cosa c’è che non va? Non va il sistema, in Italia. Ecco perché i nostri giovani sono sfiduciati. Si esce dalla scuola o dalle università «de-formati» culturalmente e senza alcuna abilità nel fare. Si tenta di entrare in un mercato del lavoro in cui spesso è impossibile giocare a proprio vantaggio il curriculum formativo che si ha alle spalle. Si tenta di far valere il merito, la creatività, il coraggio, ma è il sistema stesso che scoraggia il rischio. Niente mutui, niente prestiti, niente garanzie per chi non ha da darne. In Italia non conta la garanzia del saper fare. Conta la garanzia del sapere sborsare. Ed i giovani non hanno niente da sborsare e tutto da rischiare. E’ il sistema, dunque, che costringe i giovani a vivere alla giornata, sapendo che ciò che oggi c’è domani potrebbe non esserci più. Non hanno potere contrattuale nella società, questi giovani che si piegano alla fugacità. Cercano garanzie e spesso l’unica porta alla quale possono bussare è solo quella dei genitori.
Il paradosso dell’Italia si consuma proprio in casa, nel confronto padri-figli: figli precari che pagano la pensione dei papà e padri che, con la pensione, mantengono i figli trentenni costretti a vivere oggi non pensando al domani. Il padre non invecchia mai nel suo ruolo, mentre il figlio non cresce mai: la società italiana ha innescato una spirale che si sta inviluppando su se stessa. Anche Rita Cavaterra, responsabile delle politiche previdenziali della Cgil, ha affermato negli scorsi giorni: «Se non si trova una soluzione previdenziale adeguata per il futuro dei giovani e per il presente degli anziani, avremo fallito la nostra sfida. Si sta manifestando, proprio in questi giorni di protesta, una vera e propria frattura generazionale fra giovani e anziani, le due facce di un problema drammatico che va risolto al più presto». Non c’è prospettiva, però, perché non è dato di averne. «Nessuno tocchi le pensioni», gridano alcune fronde più estreme dei sindacati e dei partiti al governo. «Aboliamo il precariato», continua l’area massimalista della sinistra che scende in piazza contro il suo stesso esecutivo.
Eppure questo governo non ha ancora elaborato alcuna proposta costruttiva per risolvere questo problema sociale ed ha pensato, invece, di dare una mano ai giovani precari tassandoli (incrementando le aliquote contributive per gli atipici di 5 punti percentuali) ed opponendogli il miraggio del posto fisso a vita – che il mercato stesso non riesce a garantire più – anziché sfruttando le opportunità della flessibilità così come prevedeva il completamento della legge Biagi. «No alla libera concorrenza tra università; l’istruzione deve essere pubblica e uguale per tutti». È uno degli slogan tipici di questa sinistra al governo, che non si accorge che con quel foglio di carta che l’istruzione italiana riesce a dare, uguale per tutti, nessuno riesce più a trovare il lavoro per il quale ha tanto studiato. «Lotta allo strapotere del sistema bancario», eppure questo governo il sistema bancario non lo ha ancora scosso, ma ha lasciato a secco il Fondo di garanzia che era stato istituito per permettere ai giovani lavoratori «con scadenza» di prendere prestiti o mutui per i propri progetti di vita e, cosa ancor più grave, ha vincolato i pagamenti di tutti i servizi al circuito bancario. Tasse sull’apprendistato, inoltre, così i giovani rischiano di invecchiare ancor prima di entrare nel mondo del lavoro.
Non c’è, nel fosco orizzonte di questo governo, alcun incentivo alla crescita; per questo i giovani non rischiano, non si impegnano in scelte troppo vincolanti – tra cui il matrimonio, l’acquisto di una casa, la nascita di un figlio. Sperano nel domani ma non riescono a costruirlo, questi giovani, perché l’assodato sistema delle garanzie è più forte e politicamente più garantito della nuova prospettiva meritocratica delle opportunità future. La classifica dei valori mette ai primi posti nelle priorità dei giovani i grandi temi quali la salute (92% degli intervistati), la famiglia (87%), la libertà (80%) ex aequo con la pace. Temono ed apprezzano ciò che non riescono a controllare, mentre non riescono a fidarsi più della dimensione lavorativa (che perde 7 punti di consenso in 20 anni), della propria carriera (-12% in meno di 8 anni), delle banche (-23 punti in 20 anni, oltre un 1% l’anno), della scuola. Non si fidano, cioè, di ciò che dovrebbe garantire loro il futuro.
Dunque, il sistema è infetto dai mali del presente e non ha prospettiva per il futuro. Ecco il messaggio del sesto rapporto IARD. Non suona per nessuno il campanello di allarme? Forse ancora no, visto che ai giovani questo governo risponde solo con la tessera gratis per la palestra. Vogliono giovani tali per sempre, dunque: trentenni in casa ma in perfetta forma fisica, senza famiglia ma con una grande salute. Il giovanilismo di questo governo non ci farà crescere e non farà crescere il nostro Paese.

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